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<channel><title><![CDATA[I NOMI DELLE PIANTE - Storie]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie]]></link><description><![CDATA[Storie]]></description><pubDate>Wed, 04 Mar 2026 20:06:35 +0100</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Dalle Apiaceae ai tropici: il mondo secondo Mildred Mathias]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/dalle-apiaceae-ai-tropici-il-mondo-secondo-mildred-mathias]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/dalle-apiaceae-ai-tropici-il-mondo-secondo-mildred-mathias#comments]]></comments><pubDate>Tue, 03 Mar 2026 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[ambientalismo]]></category><category><![CDATA[botanici americani]]></category><category><![CDATA[donne nella scienza]]></category><category><![CDATA[novecento]]></category><category><![CDATA[orti botanici]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/dalle-apiaceae-ai-tropici-il-mondo-secondo-mildred-mathias</guid><description><![CDATA[	#element-157d02eb-70eb-417d-90d5-16aed7e11c9c .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}Chi &egrave; stata Mildred Mathias? 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La ragazza che voleva studiare matematica, ma divent&ograve; botanica perch&eacute; la matematica, nell&rsquo;America degli anni Venti, non era una faccenda da donne. La rigorosa tassonomista che rivoluzion&ograve; la classificazione della famiglia delle carote, introducendo pi&ugrave; di cento specie. La docente universitaria e la botanica che reinvent&ograve; un orto botanico. La divulgatrice e affabulatrice che in televisione spiegava cosa e come coltivare in giardino. L&rsquo;ambientalista che si batteva per creare riserve naturali viste anche come risorse per la scienza e la ricerca. La settantenne e ottantenne che invent&ograve; il concetto di ecoturismo e guid&ograve; migliaia di appassionati alla scoperta dei tropici.&nbsp;&Egrave; stata tutto questo, insieme, e senza contraddizioni.</font></div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/qui-est-ce-00-221px_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae" size="4">Una vita per la botanica, l'ambiente, la divulgazione</font><br />In un&rsquo;immensa citt&agrave; come Los Angeles, dove i giardini non mancano ma sono spesso privati, legati a fondazioni specifiche o a pagamento, esiste un solo orto botanico pubblico e gratuito. Non &egrave; grande, sette acri appena, ma &egrave; un mondo. &Egrave; l&rsquo;orto botanico dell&rsquo;Universit&agrave; della California (UCLA), un mosaico di collezioni botaniche, aree sperimentali e sentieri ombrosi. E porta il nome della botanica che lo ha diretto per quasi vent&rsquo;anni, lasciando un&rsquo;impronta indelebile: Mildred E. Mathias.<br />Molte delle collezioni che oggi rendono il Mildred E. Mathias Botanical Garden un piccolo universo &mdash; la boscaglia tropicale, le cicadacee, le palme, le piante native, mediterranee, dei deserti e delle Hawaii &mdash; sono state ampliate dopo la sua direzione. Ma la loro logica, la loro disposizione, la loro stessa presenza portano ancora la sua firma, quella di una scienziata che negli anni &rsquo;50 e &rsquo;60 ripens&ograve; questo giardino come un laboratorio vivente, aperto alla citt&agrave; e al mondo.<br />Mildred Esther Mathias (1906&ndash;1995) nacque nel Missouri; il padre era insegnante, e la sua infanzia e adolescenza furono segnate da continui spostamenti. Era una studentessa brillante e, anche se amava da sempre la natura e il giardinaggio, quando si iscrisse alla Washington University di St. Louis la sua prima scelta fu la matematica. Dopo il primo anno, non pot&eacute; tuttavia proseguire, perch&eacute; i corsi superiori erano aperti solo agli uomini. Cos&igrave; si rivolse alla botanica, che ben presto la conquist&ograve;.<br />A soli ventidue anni complet&ograve; il dottorato con una monografia sulle specie di <em>Cymopterus </em>e affini, della famiglia delle Apiaceae: un lavoro rigoroso che segn&ograve; l&rsquo;inizio del suo lungo rapporto con questa famiglia botanica complessa e allora poco studiata. Condusse le ricerche in parte all&rsquo;Orto botanico del Missouri, in parte visitando le popolazioni di Umbelliferae e i luoghi dei tipi a bordo della sua Ford T, che all&rsquo;occorrenza sapeva riparare da s&eacute;.<br />Nel 1930 si spos&ograve; con il fisico Gerald L. Hassler e, per alcuni anni, mentre nascevano quattro figli, continu&ograve; le sue ricerche come ricercatrice indipendente. Nel 1939 inizi&ograve; a collaborare con Lincoln Constance dell&rsquo;Universit&agrave; della California a Berkeley: insieme, dal 1940 al 1981, avrebbero pubblicato sessanta lavori sulle Umbelliferae del Nuovo Mondo, dando una nuova sistemazione alla famiglia, con oltre cento nuove specie e alcuni nuovi generi.<br />Nel 1944 gli Hassler si trasferirono in California e, nell&rsquo;autunno del 1947, Mathias fu assunta all&rsquo;UCLA come botanica dell&rsquo;erbario. Nel 1951 divenne lecturer, con il compito di insegnare tassonomia; si interessava per&ograve; anche di orticoltura, battendosi per l&rsquo;introduzione in coltivazione di piante tropicali e subtropicali insolite. Nel 1954 fu promossa assistant professor del Dipartimento di botanica e ne divenne vicepresidente. Nel 1956 fu nominata direttrice dell&rsquo;orto botanico che oggi porta il suo nome, incarico che avrebbe mantenuto fino al 1974.<br />All&rsquo;epoca le collezioni, pensate soprattutto come strumento didattico, erano limitate. Mathias volle che il giardino fosse aperto al pubblico e diventasse un servizio per l&rsquo;intera comunit&agrave;. Grazie all&rsquo;ottima posizione, esente da gelate, qui era possibile sperimentare l&rsquo;introduzione di piante subtropicali e tropicali, a beneficio non solo degli studi botanici, ma anche dell&rsquo;architettura del paesaggio, del giardinaggio e del vivaismo. Per questo privilegiava piante dalle fioriture vistose, come le Bignoniaceae. Gli spazi vennero ridisegnati, con un corso d&rsquo;acqua e stagni di ricircolo, e un&rsquo;ampia variet&agrave; di collezioni: una boscaglia subtropicale, conifere, palme, felci, Cycadaceae, piante mediterranee, desertiche e native. Con la costruzione del La Kretz Botany Building, un&rsquo;area assolata venne riservata alla coltivazione di piante destinate agli studi citologici. Alberi tropicali vennero piantati anche attorno al campus universitario.&nbsp;Spesso il giardino ospitava mostre educative pluripremiate, a testimonianza della vocazione divulgativa e del ruolo crescente che Mathias stava assumendo nella vita culturale dell&rsquo;universit&agrave; e della citt&agrave;.<br />Mathias fu anche molto attiva nella difesa dell&rsquo;ambiente. Nel 1957 partecip&ograve; alla battaglia per trasformare il Rancho Las Tunas di San Gabriel in un parco statale; fu tra i leader della sezione californiana del Nature Conservancy e, negli anni Sessanta, insieme ad altri docenti, si impegn&ograve; per creare un sistema di riserve naturali, affinch&eacute; aree incontaminate fossero acquisite e gestite dall&rsquo;universit&agrave; per l&rsquo;insegnamento e la ricerca. Per questo impegno ricevette nel 1962 un premio dal California Conservation Council e, nel 1964, il Nature Conservancy National Award.<br />Accanto all&rsquo;insegnamento, alla direzione dell&rsquo;orto botanico e all&rsquo;impegno ambientale, non mancava la ricerca sul campo. Nel 1958 fece la sua prima spedizione all&rsquo;estero, visitando la Baja California. Tra il 1959 e il 1964 affianc&ograve; Dermot Taylor, presidente del Dipartimento di farmacologia dell&rsquo;UCLA, nell&rsquo;esplorazione delle foreste tropicali alla ricerca di nuovi medicinali. Diversi viaggi la portarono nel Per&ugrave; amazzonico, in Ecuador, in Tanganika e a Zanzibar, dove entr&ograve; in contatto con erboristi e uomini di medicina locali. I risultati delle sue ricerche attirarono l&rsquo;attenzione anche della stampa: nel 1964 il <em>Los Angeles Times</em> la scelse tra le dodici &ldquo;donne dell&rsquo;anno&rdquo;. Del resto era anche un volto noto al grande pubblico: partecipava spesso a meeting e conferenze, pubblic&ograve; articoli e libri divulgativi di giardinaggio e, dal 1962 al 1964, tenne una rubrica settimanale alla televisione californiana, <em>The Wonderful World of Ornamentals</em>.<br />Con i viaggi ai tropici, il suo impegno ambientale divenne globale. La sua maggiore preoccupazione era la distruzione delle foreste tropicali, dove specie e specie di piante rischiavano di andare perdute per sempre prima ancora di essere conosciute. Sull&rsquo;esempio californiano si batt&eacute; per la creazione dell&rsquo;Organization for Tropical Studies (OTS), con l&rsquo;obiettivo di ottenere aree protette da destinare allo studio e alla ricerca. Dell&rsquo;OTS divenne la voce pi&ugrave; conosciuta, soprattutto nei primi anni, quando i fondi erano scarsi, e ne fu presidente dal 1969 al 1970. Tra i maggiori successi, l&rsquo;incorporazione degli orti botanici della Costa Rica nel sistema dell&rsquo;OTS e la creazione della stazione biologica di Las Cruces.<br />Dalla seconda met&agrave; degli anni Sessanta i suoi impegni ufficiali e le consulenze per numerosi programmi orticoli si fecero frenetici; Mathias descrisse quegli anni come &ldquo;una serie ininterrotta di riunioni&rdquo;. Arrivarono per&ograve; anche premi e riconoscimenti. Nel 1964 fu la prima donna a essere eletta presidente dell&rsquo;American Society for Plant Taxonomists. Nel 1973 ricevette il Botanical Society of America Merit Award, una sorta di Oscar botanico alla carriera, e nel 1984 fu eletta presidente della Botanical Society of America. Il riconoscimento forse pi&ugrave; gradito arriv&ograve; nel 1979, quando l&rsquo;orto botanico che aveva diretto per quasi vent&rsquo;anni prese ufficialmente il suo nome.<br /><span style="color:rgb(32, 33, 34)">Nel 1974, la carriera ufficiale fin&igrave; con il pensionamento. Ma, come lei stessa disse, non si vedeva nei panni della nonna che se ne sta a casa a preparare torte. </span>Tra il 1977 e il 1981 fu la prima direttrice esecutiva dell&rsquo;American Botanical Gardens and Arboreta, che sotto la sua guida cre&ograve; un programma di certificazione orticola capace di fare da ponte tra le universit&agrave; e la formazione pratica.<span style="color:rgb(67, 67, 67)"> </span><br />Ma soprattutto, a partire dal 1974, quando l&rsquo;UCLA Extension le propose di guidare un viaggio naturalistico in Costa Rica, accett&ograve; e invent&ograve; dal nulla un nuovo concetto &mdash; quello di ecoturismo &mdash; e una nuova carriera per s&eacute;. All&rsquo;epoca i viaggi turistici in Costa Rica si limitavano a San Jos&eacute; e, al massimo, a una puntata a uno dei vulcani; Mildred Mathias, invece, guid&ograve; il suo gruppo in una vera e propria spedizione sul campo. Fu il primo dei cinquantatr&eacute; gruppi &mdash; migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo &mdash; che avrebbe accompagnato nell&rsquo;Amazzonia peruviana, in Costa Rica, dove una tappa fissa era la stazione biologica La Selva con le conferenze dei biologi locali, e complessivamente in una trentina di paesi.&nbsp;L&rsquo;ultimo viaggio, nel 1994, all&rsquo;et&agrave; di ottantotto anni, la port&ograve; in Cile. Stava gi&agrave; programmando il viaggio del 1995 in Costa Rica e Amazzonia quando, lavorando in giardino, fu colpita dall&rsquo;ictus che l&rsquo;avrebbe portata alla morte nel febbraio di quell&rsquo;anno.<br />Se desiderate saperne di pi&ugrave; su questa donna straordinaria, nel <a href="https://www.botgard.ucla.edu/mildred-e-mathias-2/" target="_blank">sito </a>del Mildred E. Mathias Botanical Garden sono disponibili molti materiali, incluse fotografie scattate da lei all&rsquo;orto botanico e un filmato&#8209;intervista in cui si racconta.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:361px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/mathiasella-bupleuroides-green-dream-16683-1.jpg?1772630042" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font color="#5040ae" size="4">Un'insolita Apiacea messicana</font></strong><br />Figura eminente della botanica statunitense del Novecento, Mildred E. Mathias ha lasciato un'impronta relativamente discreta nella terminologia botanica. <span style="color:rgb(42, 42, 42)">&nbsp;Pur avendo svolto un&rsquo;intensa attivit&agrave; di ricerca sul campo, il suo contributo pi&ugrave; originale non fu la scoperta di nuove specie, bens&igrave; il rigore con cui affront&ograve; la tassonomia di una famiglia complessa come le Apiaceae, spesso rideterminando piante gi&agrave; note. Non sorprende che l'eponimia legata al suo nome sia limitata a poche specie:</span>&nbsp;<em>Eryngium mathiasiae</em>, un'Apiacea californiana; la messicana e centroamericana <em>Heliconia mathiasiae</em>; la sudamericana <em>Bronwenia mathiasiae</em>; l'orchidea peruviana&nbsp;&times; <em>Lycida mathiasiae</em>.<br />Nel 1954, quando la sua straordinaria carriera era ancora agli inizio, Lincoln Constance e C. Leo Hitchcock le dedicarono <em>Mathiasella</em>, scrivendo: "La scoperta di una pianta messicana sorprendentemente unica, non ascrivibile - ne siamo convinti - a un genere precedentemente descritto delle Umbelliferae &egrave; un evento importante. Nel collocare questa notevole scoperta in una pubblicazione ufficiale, ci pare appropriato dedicare&nbsp; il genere a un'eccezionale studiosa di questa difficile ma affascinante famiglia".<br />L'unica specie, <em>Mathiasella bupleuroides</em>, fu raccolta nel 1949 da L. R. Stanford sulla <span style="color:rgb(42, 42, 42)">Pe&ntilde;a&nbsp;</span>Nevada nello stato messicano di Taumalipas. E' una grande erbacea ramificata, con foglie lobate verde-bluastro e ampie ombrelle primaverili di piccoli fiori avvolti&nbsp;<span style="color:rgb(55, 65, 81)">da brattee simili a foglie che da verdi virano al rosa e persistono fino all'autunno.&nbsp;Specie dioica, presenta fiori maschili con piccoli petali e fiori femminili privi di corolla, entrambi per&ograve; circondati da un vistoso collare di brattee.</span><br />Rustica, resistente alla siccit&agrave;, capace di prosperare al sole come in mezz&rsquo;ombra, perfetta anche per i fiori recisi, <em>M. bupleuroides</em> &egrave; entrata nei giardini statunitensi e inglesi soprattutto nella cultivar &lsquo;Green Dream&rsquo;. &Egrave; una presenza insolita, elegante e un po&rsquo; fuori dagli schemi: proprio come le specie che Mildred E. Mathias amava introdurre nei giardini californiani, ampliando con curiosit&agrave; e gusto sicuro la gamma del coltivabile.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Charles Christopher Parry, un naturalista tra montagne e deserti]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/charles-christopher-parry-un-naturalista-tra-montagne-e-deserti]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/charles-christopher-parry-un-naturalista-tra-montagne-e-deserti#comments]]></comments><pubDate>Fri, 27 Feb 2026 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[botanici americani]]></category><category><![CDATA[cacciatori di piante]]></category><category><![CDATA[flora alpina]]></category><category><![CDATA[flora americana]]></category><category><![CDATA[ottocento]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/charles-christopher-parry-un-naturalista-tra-montagne-e-deserti</guid><description><![CDATA[	#element-41dd3b65-28e3-40d3-9bcc-f6b01cf43096 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.6);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}Nella botanica statunitense dell&rsquo;Ottocento, Charles Christopher Parry fu allo stesso tempo uno dei maggiori protagonisti &mdash; per la quantit&agrave; e la qualit&agrave; delle sue raccolte &mdash; e una figura di transizione. 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Allievo di Torrey, non appartiene pi&ugrave; alla stagione dei gentiluomini raccoglitori o dei medici di provincia per i quali la botanica era un hobby; ma non si riconosce neppure nel modello del raccoglitore indipendente alla Fendler, e l&rsquo;unica volta che tent&ograve; quella strada quasi se ne scherm&igrave;. N&eacute; volle diventare pienamente un botanico professionista al servizio dello Stato: fu esploratore federale e, per pochi anni, il primo botanico ufficiale dello Smithsonian, ma ogni volta che sembrava avviarsi verso un ruolo istituzionale si ritraeva. Scelse invece una forma di autonomia personale, sostenuta solo dalla piccola Davenport Academy of Sciences e da una produzione scientifica affidata a saggi, studi mirati e articoli, non a un&rsquo;opera sistematica. In questo percorso discreto, ma decisivo per la conoscenza della flora nordamericana, una presenza costante fu la moglie Emily.&nbsp;A ricordarlo, almeno un centinaio di specie con l&rsquo;epiteto <em>parryi </em>e due minuscoli generi dei suoi ambienti preferiti: le montagne e i deserti.<br></div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:376px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/mexican-border-survey-l.jpg?1772300965" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font size="4" color="#5040ae">Primo tempo: esploratore federale</font></strong><br />Nell'agosto 1872, c'era un'atmosfera di gioiosa attesa nella modesta cabin, la casetta di legno non lontana dal Mad Creek dove da qualche anno il medico e botanico Charles Christopher Parry (1823-1890) amava trascorrere le estati.<br />Insieme a un giovane amico, l&rsquo;entomologo Joseph Duncan Putnam, attendeva un ospite davvero speciale: il grande botanico di Harvard Asa Gray.<br />Anni prima, visitando per la prima volta quell&rsquo;area montana del Colorado, gi&agrave; da lontano Parry era stato colpito da due cime quasi gemelle, che a distanza apparivano di uguale altezza e separate appena da un dolce declivio. Aveva cos&igrave; deciso di dedicarle a coloro che considerava i suoi maestri e i fari della botanica americana: Asa Gray e <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente">John Torrey</a>. Ora avrebbe avuto la gioia di guidare Gray in persona a scalare la &ldquo;sua&rdquo; cima, il Gray Peak, in una sorta di consacrazione ufficiale.<br />Gray e sua moglie arrivarono, e il 14 agosto Parry e Putnam, accompagnati da un folto gruppo di autorit&agrave; locali, condussero il dottor Gray e sua moglie fino alla cima. Ci furono discorsi, canti patriottici e certo commozione. Parry, che aveva orchestrato la cerimonia ma a quanto pare non fu uno degli oratori, ebbe il piacere di &ldquo;aver pilotato su quelle ripide montagne uno dei pionieri che anni prima erano stati le nostre guide sulle vette della scienza&rdquo;.<br />Per Parry, la cabin era un rifugio e i Torrey e Gray Peak luoghi dell&rsquo;anima, scoperti in un momento particolare della sua vita, dopo un percorso tortuoso. Era nato in Inghilterra, in un villaggio del Gloucestershire, ma quando aveva nove anni la famiglia era emigrata in America, stabilendosi in una fattoria della Washington County, nello stato di New York. Dopo gli studi all&rsquo;Union College di Schenectady, si iscrisse alla Columbia di New York, dove nel 1846 consegu&igrave; la laurea in medicina. L&rsquo;atmosfera rurale dell&rsquo;adolescenza aveva certo alimentato il suo interesse per la natura, ma secondo i suoi stessi ricordi la vera passione per la botanica nacque negli anni universitari. Risalgono al 1842 le prime escursioni sul campo nello stato di New York, con una puntata alle cascate del Niagara. Decisiva fu poi l&rsquo;influenza di John Torrey, suo professore di chimica e botanica al College of Physicians and Surgeons a partire dal 1845.<br />Appena laureato, nell&rsquo;autunno del 1846 Parry si stabil&igrave; a Davenport (Iowa), sul fiume Mississippi. Oggi &egrave; una grande citt&agrave;, ma quando egli vi arriv&ograve; era un insediamento in tumultuosa crescita, fondato da appena otto anni. Apr&igrave; uno studio medico, ma scopr&igrave; presto che la sua vocazione lo portava piuttosto allo studio della natura. La prima occasione si present&ograve; l&rsquo;anno successivo: nell&rsquo;estate del 1847 partecip&ograve; al rilievo dell&rsquo;Iowa centrale diretto dal luogotenente Morehead, durante il quale studi&ograve; la flora dell&rsquo;area di Des Moines.<br />Questa esperienza gli apr&igrave; la strada a un incarico pi&ugrave; impegnativo e ufficiale, come botanico della Spedizione geologica del Wisconsin e del Minnesota, diretta da David Dale Owen. Per prepararsi adeguatamente, si rec&ograve; a St. Louis per incontrare <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/george-engelmann-uomo-ponte">George Engelmann</a>, i cui consigli e la cui esperienza sarebbero diventati da quel momento una guida costante. La spedizione geologica, tra il 1848 e il 1849, esplor&ograve; e mapp&ograve; un territorio vastissimo &mdash; 750 miglia da nord a sud e 350 da est a ovest &mdash; coinvolgendo un&rsquo;ampia &eacute;quipe scientifica. Oltre a raccogliere esemplari lungo il Peters River e dalla contea di St. Croix al Lago Superiore, Parry raccolse informazioni sui nomi locali delle piante e sui loro usi nella &ldquo;dieta indiana&rdquo;.<br />Nel 1852, nell&rsquo;ambito della relazione ufficiale della spedizione, comparve il suo primo scritto: un catalogo delle piante raccolte, classificate basandosi sulla <em>Flora of the Northern and Middle Sections of the United States</em> di Torrey e sulla <em>Flora of North America</em> di Torrey e Gray. Vi emerge, oltre alla grande precisione nell&rsquo;indicare i luoghi di raccolta, l&rsquo;attenzione all&rsquo;ambiente, alle associazioni vegetali e alle tradizioni etnobotaniche.<br />Parry era ormai un botanico esperto e particolarmente votato al lavoro sul campo; su suggerimento di Torrey fu scelto come botanico principale della maggiore spedizione scientifica federale dell&rsquo;epoca, la Spedizione di rilevamento del confine tra Stati Uniti e Messico, che nell&rsquo;arco di tre anni avrebbe percorso l&rsquo;intera frontiera sud&#8209;occidentale, dal Golfo del Messico alla California. Gli inizi furono tumultuosi. Nel luglio del 1849 Parry raggiunse San Diego, in California; a settembre accompagn&ograve; un team astronomico alla confluenza dei fiumi Gila e Colorado, ritornando a San Diego nel mese di dicembre. Tuttavia tutte le raccolte di questa prima fase andarono perdute: in parte in un incendio scoppiato a Panama, dove erano state immagazzinate in attesa dell&rsquo;imbarco, in parte durante l&rsquo;attraversamento dell&rsquo;istmo.<br />Nel 1850 dovette dunque ricostruire le raccolte, con estese esplorazioni lungo la frontiera meridionale e un&rsquo;ulteriore escursione dalla costa all&rsquo;area di Monterey. All&rsquo;inizio del 1851, da Washington gli giunse l&rsquo;ordine di redigere un rapporto sulle sue raccolte, ma un successivo contrordine gli ingiunse di raggiungere il nuovo quartier generale della spedizione, trasferito dalla California a El Paso, sul Rio Grande. Vi arriv&ograve; nell&rsquo;autunno, dopo un faticoso viaggio via San Antonio, in Texas.&nbsp;Nel gennaio del 1852 si un&igrave; a un piccolo team incaricato di esplorare l&rsquo;area a ovest di El Paso, raggiungendo i villaggi Pima lungo il fiume Gila e rientrando a El Paso in aprile. In seguito fece parte di diversi gruppi che esplorarono vari tratti della frontiera lungo il Rio Grande, inclusa una successione di imponenti canyon, fino ad allora del tutto inesplorati.<br />Nell&rsquo;inverno 1852&#8209;53 Parry si trovava a Washington per lavorare alla stesura della relazione finale: avrebbe redatto l&rsquo;introduzione al volume botanico del <em>Report on the United States and Mexican Boundary Survey</em>. Si tratta di un lucidissimo saggio sulla distribuzione geografica della flora e sulle comunit&agrave; vegetali, che anticipa gi&agrave; i modi della moderna fitogeografia.&nbsp;La parte tassonomica fu invece affidata a John Torrey, che cita Parry come principale raccoglitore praticamente a ogni pagina, mentre George Engelmann scrisse la sezione dedicata alle Cactaceae, cos&igrave; ampia da costituire un volume a s&eacute;, per la quale si avvalse anche di contributi dello stesso Parry.<br />Sul piano qualitativo e quantitativo i risultati botanici furono imponenti. La spedizione raggiunse aree in precedenza mai esplorate, con la raccolta di centinaia di esemplari e decine di specie nuove per la scienza. Alcune portano il nome del loro tenace scopritore: <em>Calycoseris parryi</em>, <em>Flyriella parryi</em>, <em>Phacelia parryi</em>, <em>Homalocephala parryi</em>.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:372px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/photo-grays-peak-rocky-mountains-61099.jpg?1772301241" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font color="#24678d" size="4">Secondo tempo: re della botanica del Colorado</font></strong><br />Torrey, nella prefazione della sua parte, parla di Parry come di un botanico &ldquo;instancabile, accurato, dotato di un occhio straordinario per le piante rare&rdquo;. Potremmo dunque attenderci per lui il coinvolgimento in altre spedizioni o una carriera accademica. Invece non fu cos&igrave;. Dopo la grande spedizione venne il tempo del ritorno a casa &mdash; a Davenport, che in tutti gli spostamenti della sua vita rimase sempre il&nbsp; centro &mdash;, della vita familiare, del silenzio. E anche del dolore. Come scrive lui stesso nel suo memoriale, &ldquo;l&rsquo;intervallo tra il 1854 e il 1860 trascorse soprattutto a Davenport, non attivamente impegnato nella botanica&rdquo;.<br />Rientrato nel 1853,&nbsp; Parry torn&ograve; a esercitare la medicina, si spos&ograve; con Sarah M. Dalzell e nel 1855 nacque una bambina. Poi, la tragedia: nel 1858 la moglie mor&igrave; di parto.&nbsp;Un nuovo equilibrio &mdash; potremmo dire una nuova vita &mdash; stava per&ograve; per delinearsi. Nel 1859 si rispos&ograve; con Emily R. Preston, che per trent&rsquo;anni sarebbe stata non solo sposa, ma assistente, segretaria, compagna di spedizioni, co&#8209;raccoglitrice. Con lei rinacque anche l'interesse per le piante, dapprima nei dintorni di casa, poi di nuovo nell&rsquo;Ovest.<br />Ora la sua attenzione si rivolse alla flora alpina, allora quasi sconosciuta. Come scrive nell&rsquo;articolo dedicato alla prima spedizione nelle Rocky Mountains, i precedenti esploratori &mdash; da Nuttall a Douglas, e pi&ugrave; recentemente Drummond e Fremont &mdash; avevano attraversato in fretta quelle regioni inospitali, concentrandosi su coordinate geografiche, altitudini, corsi d&rsquo;acqua, e solo raramente avevano fatto raccolte botaniche. Era dunque una nuova frontiera, resa ora meno inaccessibile da un evento esterno. Nel 1858 un cercatore d&rsquo;oro, lasciata la California dove la febbre dell&rsquo;oro andava spegnendosi, scopr&igrave; un ricco filone presso il Little Dry Creek. Fu l&rsquo;inizio della Pike&rsquo;s Peak gold rush, che per un breve periodo attir&ograve; in Colorado frotte di cercatori: si aprirono nuove strade, nacquero insediamenti effimeri, persino una linea ferroviaria. Quella regione remota non era pi&ugrave; inaccessibile.<br />Il cuore dell&rsquo;area aurifera era il Pikes Peak, forse l&rsquo;unica montagna della zona esplorata con metodo da un botanico professionista: <span>&#65279;</span><a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/edwin-james-dal-pikes-peak-alla-ferrovia-sotterranea">Edwin James</a><span>&#65279;</span>, che nel 1820 ne aveva conquistato la cima, lasciando estese raccolte. Fu sulle sue orme che, nella primavera del 1861, Parry decise di partire per il Colorado. Non come membro di una spedizione governativa, ma a proprie spese e di propria iniziativa. Stabil&igrave; la base ai piedi delle montagne, nel bacino del South Clear Creek, da cui partivano le sue escursioni solitarie; per tutta l&rsquo;estate scal&ograve; montagne &ldquo;risalendo ruscelli alpini, arrampicandosi sulle rocce, affondando in cumuli di neve&rdquo;. In montagna Parry ritrov&ograve; se stesso e scopr&igrave; due vocazioni che non lo avrebbero pi&ugrave; lasciato: l&rsquo;alpinismo e la flora alpina.<br />Rimase sulle Rocky fino ad agosto. Al ritorno a Davenport invi&ograve; set di piante perfettamente preparate a Torrey e Gray, e certamente anche a Engelmann. Nel 1862 pubblic&ograve; su "The American Journal of Science and Arts" i risultati della spedizione: un dettagliato saggio fitogeografico, <em>Physiographical Sketch of that portion of the Rocky Mountain range, at the head waters of South Clear Creek, and east of Middle Par</em>k, seguito da un catalogo dei taxa raccolti, redatto da Gray con l&rsquo;aiuto di note di Torrey ed Engelmann e, per gli habitat, di Parry stesso.&nbsp;<span style="color:rgb(42, 42, 42)">Il catalogo usc&igrave; in tre puntate tra il 1862 e il 1863.</span><br />&Egrave; una raccolta straordinaria: quasi quattrocento specie, spesso rare, talvolta note sulle montagne europee ma segnalate per la prima volta negli Stati Uniti; quindici sono del tutto nuove, e molte portano il nome dello scopritore, da <em>Haplopappus parryi</em> (oggi <em>Oreochrysum parryi</em>) a <em>Primula parryi</em>, da <em>Gentiana parryi</em> ad <em>Astragalus parryi</em>. Gli eclatanti risultati della spedizione ebbero vasta eco scientifica, suscitando l&rsquo;interesse anche di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/padri-e-figli-9-joseph-dalton-hooker-esploratore-e-botanico-darwiniano">Hooker</a>, egli stesso eminente studioso della flora alpina.<br />L&rsquo;anno dopo Parry torn&ograve; sulle Rocky, spinto dal desiderio di approfondire le ricerche, ma forse anche irretito &mdash; per la prima e unica volta nella sua vita &mdash; dalle potenzialit&agrave; economiche del plant&#8209;hunting. Questa volta non era solo: lo accompagnavano Elihu Hall, un agricoltore dell&rsquo;Illinois che, proprio come i Bartram un secolo prima, affiancava alla conduzione della propria fattoria un&rsquo;intensa attivit&agrave; di raccoglitore di piante, e J. P. Harbour, anch&rsquo;egli dell&rsquo;Illinois, presumibilmente reclutato da Hall. Con la partecipazione dei due, da qualitativa, la raccolta si fece quantitativa: il trio mise insieme una dozzina di set completi di quasi settecento taxa, la pi&ugrave; ampia raccolta mai realizzata in una singola stagione.<br />Il 1&deg; giugno 1862 il gruppo scal&ograve; il Pikes Peak, per la prima volta dai tempi di Edwin James; ma poi, forse, ci fu una divisione dei compiti che rispecchiava anche motivazioni diverse. Hall e Harbour si concentrarono soprattutto sulla flora delle pianure del Nebraska, mentre Parry proseguiva l&rsquo;esplorazione della sua prediletta vegetazione delle alte quote, trattenendosi in Colorado fino all&rsquo;autunno per raccogliere semi di conifere, tra cui l'azzurrissima <em>Picea pungens</em>.<br />Le raccolte furono poi pubblicate da Gray, non per&ograve; sotto il nome di Parry, ma di Hall &amp; Harbour: ben preparate e di grande interesse, erano essenzialmente un prodotto commerciale, venduto a otto dollari ogni cento esemplari. La collezione privata di Parry &mdash; forse cinquanta o cento specie alpine &mdash; non era in vendita e non fu pubblicata come tale n&eacute; da Gray n&eacute; da Parry stesso. Quest&rsquo;ultimo visse probabilmente in modo conflittuale questa spedizione cos&igrave; diversa dalle sue abitudini; non ne scrisse mai, tranne un resoconto della scalata al Pikes Peak, sotto forma di lettera a Torrey, pubblicata nelle Transactions dell&rsquo;Accademia di St. Louis, certo su invito di Engelmann, che ne era l&rsquo;animatore.<br />Fu sicuramente pi&ugrave; nelle sue corde la terza spedizione, da maggio ad agosto del 1864, in compagnia dello zoologo Jacobus W. Velie, durante la quale estese le sue ricerche ai distretti di Middle Park e del Longs Peak &mdash; scalato in agosto, quando le nevi di un&rsquo;estate spesso inclemente si erano sciolte, ma senza riuscire a raggiungere la cima. Diede notizia di questa spedizione nuovamente sulle Transactions dell&rsquo;Accademia di St. Louis (<em>Notice of Some Additional Observations on the Physiography of the Rocky Mountains, Made During the Summer of 1864</em>).</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div class="wsite-spacer" style="height:50px;"></div>  <span class='imgPusher' style='float:right;height:0px'></span><span style='display: table;width:361px;position:relative;float:right;max-width:100%;;clear:right;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/linanthus-parryae4.jpg?1772301448" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><font color="#5040ae" size="4">Terzo tempo: dalle piante alpine alla flora desertica</font><br />Come sommo conoscitore delle piante alpine, Parry era ormai un&rsquo;autorit&agrave;; nel 1867 fu nuovamente coinvolto in una spedizione governativa, la Ricognizione ferroviaria dall&rsquo;Arkansas alla California, che si mosse lungo il 35&deg; parallelo nord. La spedizione part&igrave; a giugno da Salina, nel Kansas, raggiunta in treno. Secondo Parry, le raccolte di maggiore interesse furono quelle effettuate nel Kansas occidentale e nel Colorado sud&#8209;orientale, e poi dal Sangre de Cristo Pass al New Mexico settentrionale; alla fine della stagione fu la volta dell&rsquo;Arizona, dove Parry visit&ograve; anche i distretti minerari. La Sierra Nevada fu valicata al Tehachapi Pass e, attraverso le valli di Tulare e di San Joaquin, la spedizione termin&ograve; a San Francisco.&nbsp;Parry ritrovava cos&igrave; la California della giovinezza; da quel momento, insieme alla flora del Colorado, quella californiana sarebbe diventata per lui una vera ossessione. I risultati botanici furono pubblicati in <em>New Tracks in North America</em> di W. A. Bell, ma Parry si rammaric&ograve; di non aver potuto rivedere le bozze.<br />In quello stesso 1867 egli fu tra i soci fondatori della Davenport Academy of Natural Sciences, di cui sarebbe diventato uno dei maggiori animatori. All&rsquo;Accademia avrebbe in seguito donato parte delle sue raccolte e avrebbe pubblicato molti dei suoi lavori scientifici nella sua rivista ufficiale; non disdegnava per&ograve; articoli divulgativi, spesso ospitati da giornali come il "Davenport Gazette" o il "Chicago Evening Journal".<br />Certo su insistenza di Gray e Torrey, nel 1869 accett&ograve; l&rsquo;incarico di botanico del Dipartimento dell&rsquo;Agricoltura degli Stati Uniti presso lo Smithsonian e con la moglie si trasfer&igrave; a Washington. Avrebbe dovuto essere una consacrazione, invece si rivel&ograve; un errore: Parry era un grande ricercatore sul campo e non era fatto per lavorare dietro una scrivania, a organizzare e sistematizzare le raccolte altrui. Unico momento davvero felice fu un viaggio semi&#8209;istituzionale a Londra, durante il quale visit&ograve; i Kew Gardens, calorosamente accolto da Hooker, che lo salut&ograve; come &ldquo;re della botanica del Colorado&rdquo;.&nbsp;All&rsquo;inizio del 1871 fu nominato botanico della commissione d&rsquo;inchiesta inviata a San Domingo, da cui ricav&ograve; una relazione ampia e accurata sulle caratteristiche botaniche dell&rsquo;isola, sui prodotti vegetali e sulle risorse agricole. Nonostante la qualit&agrave; del lavoro svolto, nell&rsquo;autunno dello stesso anno i rapporti con lo Smithsonian si incrinarono fino alla rottura e, come egli stesso ammette con franchezza, nell'autunno del 1871 fu rimosso dall&rsquo;incarico.<br />Fu forse pi&ugrave; con sollievo che con rincrescimento che ne approfitt&ograve; per raggiungere, in quello scampolo di stagione, le Montagne Rocciose e il rifugio della cabin del Mad Creek, dove gi&agrave; da tempo aveva l&rsquo;abitudine di trascorrere l&rsquo;estate. Come ho anticipato all'inizio, l'anno successivo vi sarebbe tornato con il giovane entomologo&nbsp;<span style="color:rgb(42, 42, 42)">Joseph Duncan Putnam e avrebbe avuto la gioia di guidare Gray sulla "sua" montagna.&nbsp;</span><br />Da quel momento, le ricognizioni sul campo si sarebbero susseguite con cadenza quasi annuale, talvolta nell'ambito di spedizioni ufficiali, talvolta a proprie spese e per propria iniziativa. Nel 1873 Parry partecip&ograve; come botanico ufficiale alla North Western Wyoming Expedition, guidata dal capitano William A. Jones e incaricata di esplorare l&rsquo;area compresa tra lo Yellowstone e le Montagne Rocciose. Al suo fianco, come assistente meteorologo, c&rsquo;era Putnam. Le raccolte sistematiche e le osservazioni di Parry sulle specie dell&rsquo;altopiano e delle vallate subalpine costituirono una delle basi pi&ugrave; solide per la conoscenza botanica del Wyoming prima dell&rsquo;istituzione del Parco di Yellowstone.<br />Nel 1874 intraprese una escursione privata nell&rsquo;Utah meridionale, dedicata alla singolare flora del distretto desertico della valle della Virgen, presso St. George. L&rsquo;estate successiva, di nuovo insieme a Putnam, lo vide nell&rsquo;Utah centrale, impegnato nello studio della flora del Monte Nebo.<br />Nell&rsquo;autunno si spost&ograve; in California, dove si un&igrave; a J. G. Lemmon ed Edward Palmer. Con loro trascorse diversi mesi, dall&rsquo;inverno 1875 al giugno 1876, sui monti del San Bernardino District. E con loro c&rsquo;era anche Emily. Probabilmente non era la prima volta che Mrs. Parry prendeva parte attiva alle spedizioni del marito, ma le testimonianze del tempo non permettono di ricostruirne il ruolo se non per accenni. La pi&ugrave; esplicita &egrave; quella di C. H. Preston che, nel necrologio di Parry, scrive:&nbsp;<span style="color:rgb(42, 42, 42)">"Negli oltre trent'anni della loro unione, si inser&igrave; utilmente in tutti i suoi lavori e nei suoi piani, assistendolo nei suoi studi e spesso accompagnandolo sul campo". </span><br />Per la spedizione nel San Bernardino District, per&ograve;, disponiamo di una prova diretta. Su proposta di Lemmon, Asa Gray le dedic&ograve; <em>Gilia parryae</em> (oggi <em>Linanthus parryae</em>) con queste parole:&nbsp;<span style="color:rgb(42, 42, 42)">"Su suggerimento di Mr. Lemmon questa graziosa pianta &egrave; dedicata a Mrs. Dr. Parry, un membro dell'&eacute;quipe botanica che ha trascorso l'inverno e la primavera nel San Bernardino District - facendo molte interessanti scoperte - e i cui servizi alla botanica meritano questo riconoscimento". Non accompagnatrice o moglie fedele, dunque, ma membro a tutti gli effetti del team.</span><br />Tra le raccolte pi&ugrave; significative di quella campagna, oltre alla pianta dedicata a Emily, va ricordata la spettacolare <em>Nolina parryi</em>. E la stagione si concluse con due ascensioni memorabili: al San Bernardino Peak in maggio e al Ring Brothers in giugno, dove fioriva il <em>Lilium parryi</em>, dedicato da Sereno Watson. Nell&rsquo;estate di quell&rsquo;anno di raccolte quasi incessanti, trov&ograve; ancora il tempo per tornare una terza volta in Utah, ad esplorare e scalare le Wasatch Mountains.<br />Nel 1878, insieme a Edward Palmer, si spost&ograve; in Messico, in particolare nel distretto di San Luis de Potos&iacute;; sulla via del ritorno tocc&ograve; Saltillo e Monterey, e poi i pi&ugrave; familiari distretti del Texas occidentale, che aveva visitato ventisei anni prima.&nbsp;Nel 1879, la morte del padre lo richiam&ograve; sulla costa orientale, lasciando poco spazio alla botanica. Si rifece nel 1880, quando, nelle vesti di agente speciale del Dipartimento forestale, accompagn&ograve; Sargent ed Engelmann nel bacino del Columbia River e nel Nord-Ovest.<br />Quindi torn&ograve; nuovamente in California, dedicando alla flora californiana tutto il 1881, con numerose escursioni che lo portarono, tra l&rsquo;altro, allo Yosemite.&nbsp;Trascorse l&rsquo;estate a Davenport a riordinare le collezioni, ma in autunno era di nuovo in California, per passare l&rsquo;inverno a San Diego. Nel gennaio e febbraio 1885 riprese le esplorazioni, rientrando a Davenport in estate. Lo attendeva ora un secondo, pi&ugrave; lungo viaggio in Inghilterra, durato oltre un anno, dal giugno 1885 all&rsquo;agosto 1886.<br />La fine estate del 1886 la divise tra la casa e un soggiorno nel Wyoming con alcuni amici; poi lo richiam&ograve; ancora la California, con il suo mite clima invernale, congeniale all&rsquo;et&agrave; che avanzava. Al centro delle sue ricerche &mdash; ora soprattutto nei dintorni di San Francisco &mdash; erano i suoi studi sui generi <em>Arctostaphylus</em>, <em>Alnus </em>e <em>Ceanothus</em>.&nbsp;Nella primavera del 1889 comp&igrave; il suo ultimo viaggio in California; poi, dopo un breve ritorno a casa, part&igrave; per il Canada, il New England, e da l&igrave; per New York e Philadelphia. Rientrato a Davenport alla fine dell&rsquo;anno, un&rsquo;influenza contratta in gennaio si trasform&ograve; in polmonite, portandolo alla morte il 20 febbraio 1890.<br />Nella sua vita attivissima aveva raccolto 30.000 esemplari, descritto o scoperto centinaia di nuove specie (circa un centinaio delle quali porta il suo nome). Non pubblic&ograve; mai un libro, ma dozzine di articoli, purtroppo dispersi in numerose riviste. Tra i pi&ugrave; importanti, oltre a quelli gi&agrave; citati, un&rsquo;analisi della flora delle Montagne Rocciose, pubblicata nei <em>Proceedings of the American Association for the Advancement of Science</em>, e uno studio sulla flora desertica tra il 32&deg; e il 42&deg; parallelo nord.<br />Dopo la sua morte, accanto agli amici dell&rsquo;Accademia di Davenport, fu soprattutto Emily a custodirne l&rsquo;eredit&agrave; scientifica. Fu lei a curare la lista delle pubblicazioni del marito, pubblicata in calce al necrologio di Preston, e si adoper&ograve; perch&eacute; lettere, manoscritti e quaderni di campo non andassero dispersi. Oggi sono conservati presso l&rsquo;Universit&agrave; dell&rsquo;Iowa.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:362px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/34466726500-c6e0922ab8-b.jpg?1772301525" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae" size="4">Due generi minucoli dalle sabbie e dalle rocce</font><br />Parry ha lasciato un&rsquo;impronta profonda non solo nella conoscenza, ma anche nella nomenclatura delle piante nordamericane. Darne conto sarebbe impossibile; a titolo d&rsquo;esempio, basti ricordare alcune tra le specie pi&ugrave; note che gli si devono. Tra le conifere, <em>Pinus torreyana</em>, scoperto in California durante la Spedizione del confine con il Messico e dedicato al maestro Torrey, <em>Picea engelmannii</em> e <em>P. pungens</em>, entrambe raccolte in Colorado, e il californiano <em>Pinus quadrifolia</em>, noto come Parry pinyon. Tra le succulente, <em>Echinocactus parryi</em>, <em>Agave parryi</em>, <em>Yucca whipplei</em> e la gi&agrave; citata <em>Nolina parryi</em>. Tra le piante alpine, <em>Primula parryi</em>, <em>Penstemon parryi</em>, <em>Phacelia parryi</em>. Ma l&rsquo;elenco potrebbe continuare a lungo.<br />A Parry stati dedicati due generi, entrambi monotipici, che per una curiosa coincidenza, anche se furono creati a molti anni di distanza, sono fondati su piante da lui raccolte in New Mexico nella spedizione del 1867. Il primo, <em>Parryella</em>, fu istituito da Torrey e Grey nel 1868, "per soddisfare il desiderio che il nome del nostro Dr. Parry venga commemorato in un tipo generico da lui stesso scoperto, che abita una delle vaste regioni che ha fedelmente esplorato per vent'anni". <span style="color:rgb(42, 42, 42)">La forma diminutiva fu scelta perch&eacute; esisteva gi&agrave; <em>Parrya</em>, dedicato da <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/robert-brown-dalla-raccolta-sul-campo-a-jupiter-botanicus">Robert Brown</a> all&rsquo;esploratore artico William Edward Parry.&nbsp;</span><br />L'unica specie di questo genere della famiglia Fabaceae, <em>Parryella filifolia</em>, &egrave; un arbusto tipico delle dune consolidate e dei terreni sabbiosi, che nell'aspetto generale pu&ograve; vagamente richiamare una ginestra, da cui il nome comune <em>dunebroom</em>. Relativamente raro, cresce in ambienti montani, come margini di canyon, tra 1200 e 2200 metri, in New Mexico, Colorado, Utah e Arizona. Eretto o semidecombente, &egrave; molto ramificato, con rami esili e sottili foglie lineari, molto aromatiche. I fiori, raccolti in lunghi racemi laschi, sono alquanto insoliti:&nbsp;privi di petali, sono costituiti da un calice giallo verdastro da cui fuoriescono dieci stami gialli con antere pi&ugrave; scure. I frutti sono baccelli allungati, verdastri, ma cosparsi di ghiandole pi&ugrave; scure.&nbsp;Le sue ceneri, alcaline, erano utilizzate dagli Hopi per trattare il mais blu nella preparazione del pane piki. Parry la raccolse lungo il Rio Grande, presso Albuquerque.<br />Nel settembre 1867, sulle rocce delle Huefano Mountains, trov&ograve; invece una piccola pianta rupicola, che Gray classific&ograve; come <em>Seseli nuttallii</em> (oggi <em>Lomatium nuttalii</em>). Solo nel 1929, esaminando l'erbario di Gray, Mildred E. Mathias, una importante specialista di Umbelliferae (Apiaceae), riconobbe che essa apparteneva a un genere distinto e la denomin&ograve; N<em>eoparrya lithophila</em>: il genere onora lo scopritore, l'epiteto "amante delle rocce" allude all'habitat. Endemica delle Montagne Rocciose del Colorado meridionale e del New Mexico, &egrave; una specie rara, legata a suoli vulcanici, colate laviche, affioramenti di tufo o rocce sedimentarie, capace di vivere in fessure delle rocce o pareti rocciose, in habitat estremamente aridi e assolati. Forma cespi erbacei compatti, con foglie rigide e lucide, e infiorescenze ad ombrella dai raggi retroflessi; i frutti, dotati di ghiandole oleifere tubolari, se schiacciati emanano un odore che ricorda quello delle pesche.<br />Colpisce che, tra tante piante maestose o di grande bellezza, a celebrarlo siano due generi minuscoli. Ma Parry &egrave; anche l&rsquo;uomo che, pur avendone piena autorevolezza, non scrisse mai un libro, affidando la sua eredit&agrave; scientifica a puntuali saggi fitogeografici, a qualche studio su pochi generi prediletti, a numerosi articoli divulgativi e a due contributi fondamentali dedicati alle flore che pi&ugrave; aveva esplorato (e amato): quella delle Montagne Rocciose e quella dei deserti. Proprio gli ambienti rappresentati da <em>Neoparrya </em>e <em>Parryella</em>.<br />Sono piante che non ostentano nulla: vivono, fioriscono, resistono in condizioni difficili, senza spettacolarit&agrave;. Una cresce nelle dune consolidate, l&rsquo;altra nelle fessure aride delle rocce vulcaniche. Appartengono ai paesaggi che Parry studi&ograve; con maggiore continuit&agrave; e rappresentano bene il suo modo di lavorare: osservazione attenta, rigore, nessun compiacimento.<br />Che almeno una di esse sia anche legata a una tradizione indigena &mdash; le ceneri alcaline di <em>Parryella filifolia</em> usate dagli Hopi per il pane piki &mdash; aggiunge un ulteriore elemento di coerenza. Parry non si limit&ograve; a raccogliere piante: studi&ograve; e rispett&ograve; le culture che le conoscevano da secoli.<br />Questa combinazione di discrezione, adattamento e continuit&agrave; culturale rispecchia con precisione il suo contributo alla conoscenza della flora nordamericana: vasto per profondit&agrave; e ampiezza, ma sempre sommesso, mai ostentato.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Edwin James, dal Pikes Peak alla "ferrovia sotterranea"]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/edwin-james-dal-pikes-peak-alla-ferrovia-sotterranea]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/edwin-james-dal-pikes-peak-alla-ferrovia-sotterranea#comments]]></comments><pubDate>Tue, 17 Feb 2026 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[botanici americani]]></category><category><![CDATA[flora americana]]></category><category><![CDATA[ottocento]]></category><category><![CDATA[spedizioni geografiche]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/edwin-james-dal-pikes-peak-alla-ferrovia-sotterranea</guid><description><![CDATA[	#element-9eddbf17-a5f3-4c4b-bea8-721a2c9ec2fd .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}Nel 1820, il medico ventiduenne Edwin James partecipa come botanico alla prima spedizione statunitense in cui militari e scienziati civili lavorano fianco a fianco. 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E' un modello per il momento ancora episodico, ma destinato a un grande futuro nella seconda met&agrave; del secolo, con le grandi spedizioni finanziate dallo Stato dopo il conflitto con il Messico. All'epoca, per&ograve;, gli Stati Uniti non dispongono ancora di strutture capaci di valorizzare i pur notevoli risultati scientifici; cos&igrave;, per James dopo la spedizione non ci sar&agrave; una carriera nella botanica, ma un forte impegno civile che lo porter&agrave;, tra l'altro, a trasformare la sua casa - con grave rischio personale - in una stazione della "ferrovia sotterranea". Che a ricordarlo sia l'elusiva <em>Jamesia</em>,&nbsp;che fu il primo a raccogliere ma non pubblic&ograve; n&eacute; segnal&ograve;, e che per decenni sfugg&igrave; alle raccolte, pur non essendo affatto una pianta rara, &egrave; un atto di giustizia poetica.</font></div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:378px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/screenshot-16-2-2026-7334-history-nebraska-gov.jpeg?1771399670" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font size="4" color="#5040ae">Dalla botanica all'impegno civile</font></strong><br />La mattina del 13 luglio 1820, all&rsquo;estremit&agrave; orientale delle Montagne Rocciose, tre giovani si accingevano a scalare la cima pi&ugrave; alta di quel tratto della catena, il Pikes Peak. Uno di loro era il medico, botanico e geologo Edwin James (1798&ndash;1861): aveva ventidue anni e, in cuor suo, si sentiva un piccolo <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/alexander-von-humboldt-ovvero-la-natura-come-cosmos">Humboldt</a>. Quando si era unito alla spedizione Long, nei propri bagagli aveva messo una copia del <em>Personal Narrative of Travels to the Equinoctial Regions of the New Continent </em>dello scienziato tedesco.<br />La scalata si annunciava faticosa e a tratti impervia, ma, a differenza del Chimborazo, la natura non si mostrava con un volto sublime e terribile, ma ameno e lussureggiante. Niente p&aacute;ramos deserti, ma foreste di conifere e prati smaltati di fiori. Il secondo giorno, quando gli ardimentosi superarono il limite degli alberi, invece di sfidare una nebbia glaciale, il mal di montagna, l&rsquo;epistassi e una cengia sospesa tra gli abissi, ai loro occhi si offr&igrave; un tappeto di piante alpine multicolori e un paesaggio di &ldquo;stupefacente bellezza&rdquo;.&nbsp;La vetta sembrava vicina e avevano sperato di raggiungerla in giornata, per poi rientrare entro sera al campo base. Ma presto si accorsero che era impossibile. D&rsquo;altra parte, come convincersi a tornare indietro? Ovunque c&rsquo;erano piante sconosciute da raccogliere, e la cima continuava a sembrare l&igrave;, a due passi. Cos&igrave; decisero di cogliere l&rsquo;occasione e di trascorrere la notte nel primo luogo adatto, per continuare l&rsquo;ascensione il giorno successivo.&nbsp;La natura amica non li abbandon&ograve;: l&rsquo;indomani realizzarono il loro programma, il cammino rallentato solo dalla raccolta continua di esemplari interessanti. Furono i primi uomini bianchi a scalare una montagna statunitense superiore ai quattromila metri. Il Pikes Peak ne misura infatti 4302.<br />I tre giovani alpinisti erano membri della spedizione diretta dal maggiore Stephen Harriman Long, che costitu&igrave; la seconda parte della fallita Yellowstone Expedition. Decisa dal Congresso nel 1818,&nbsp;<br />fu la prima missione statunitense a combinare obiettivi scientifici con un contesto ancora in gran parte militare. L&rsquo;intento iniziale era costruire una serie di forti lungo il corso del Missouri fino alla confluenza con lo Yellowstone, per rendere pi&ugrave; sicuro il commercio delle pellicce e contrastare la presenza britannica. Ma si voleva anche mappare il territorio e indagarne le risorse: cos&igrave;, accanto agli ingegneri militari e ai tipografi, per la prima volta furono reclutati geologi, botanici e zoologi con una formazione accademica.<br />Faraonica, costosa e mal preparata &mdash; si parl&ograve; anche di corruzione &mdash; l&rsquo;impresa si trasform&ograve; presto in un disastro. Nell&rsquo;inverno del 1819, duecento dei circa millecento militari coinvolti morirono di scorbuto; le perdite civili, non registrate, furono probabilmente ancora pi&ugrave; alte. La missione iniziale venne ridimensionata e, nel maggio 1820, il segretario di Stato ordin&ograve; a Long di abbandonare l&rsquo;esplorazione del Missouri per dedicarsi alla mappatura del Platte River e raggiungerne le sorgenti, accompagnato da una scorta militare ridotta e dagli scienziati che avevano partecipato alla prima fase. Bisognava per&ograve; reclutare un nuovo giornalista, che avrebbe stilato il resoconto ufficiale (quello precedente aveva dato le dimissioni) e un altro medico e botanico (il promettente botanico William Baldwin, gi&agrave; malato, era morto di tubercolosi e privazioni nei primi mesi della spedizione, nel 1819). Come giornalista venne scelto un militare, il capitano&nbsp;<span style="color:rgb(42, 42, 42)">John R. Bell, come botanico il giovanissimo Edwin Jones.</span><br />Figlio di un diacono, il pi&ugrave; giovane di tredici tra fratelli e sorelle, questi era nato nel Vermont ed era cresciuto in una casa di legno tra le colline; dopo il college si era trasferito ad Albany, nello Stato di New York, per studiare medicina con un fratello maggiore. Qui assistette alle conferenze di Amos Eaton, che lo avvicin&ograve; alla geologia e alla botanica e lo mise in contatto con il quasi coetaneo <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente">John Torrey</a>.&nbsp;Nel 1818, insieme allo stesso Eaton e al fratello, fu tra i soci fondatori del Troy Lyceum of Natural History, di cui l&rsquo;anno successivo Torrey divenne socio corrispondente. Sotto questa egida pubblic&ograve; il suo primo lavoro, uno studio sulla geologia della regione del lago Champlain. Prepar&ograve; inoltre una lista di circa cinquecento piante del Vermont, che avrebbe pubblicato nel 1821, al ritorno dalla spedizione Long.&nbsp;<br />Non &egrave; noto come si sia giunti all&rsquo;ingaggio di Edwin James, che all&rsquo;epoca era un civile, non un militare. Un&rsquo;ipotesi &egrave; che sia stato raccomandato dal capitano John Eatton Le Conte Jr. del genio militare, amico d&rsquo;infanzia di Torrey. In ogni caso, nel febbraio 1820 James accett&ograve; l&rsquo;incarico e alla fine di marzo raggiunse Pittisburg per unirsi al maggiore Long e al capitano Bell. Insieme si spostarono a St. Louis e, alla fine di maggio, raggiunsero il campo base della missione, l&rsquo;Engineer Cantonment, nell&rsquo;attuale Nebraska, dove li attendevano gli altri.<br />Erano in tutto ventidue gli uomini che il 6 giugno lasciarono la base militare per dirigersi verso ovest. Long era l&rsquo;ingegnere topografo e il cartografo, assistito dal luogotenente W. H. Swift; Bell, come gi&agrave; sappiamo, era il giornalista ufficiale. James aveva la duplice funzione di botanico e geologo, mentre gli zoologi erano Thomas Say (destinato a diventare il pi&ugrave; celebre di tutti, salutato come "padre dell'entomologia e della concologia americana") e Titian Peale, che era anche illustratore; l&rsquo;artista ufficiale, tuttavia, era Samuel Seymour. A completare il gruppo, un caporale, sei soldati semplici, cacciatori, guide e interpreti per le lingue native, lo spagnolo e il francese.&nbsp;C&rsquo;erano cavalli per tutti gli uomini, cavalli da soma e muli per il cibo, le attrezzature, gli strumenti scientifici e gli esemplari raccolti.<br /><span style="color:rgb(32, 33, 34)">Piccolo e ben rodato, il gruppo si metteva in marcia ogni mattina alle cinque e percorrevano ogni giorno dalle 20 alle 30 miglia: un ritmo moderato che permetteva i rilievi e le raccolte scientifiche. Il gruppo attravers&ograve; le grandi pianure seguendo il corso del Platte River, poi del South Platte River, fino al Front Range delle Montagne rocciose.&nbsp;Era una stagione eccezionalmente calda e arida, e il maggiore ne trasse l'impressione che le grandi pianure non fossero adatte agli insediamenti umani e le defin&igrave; "Grande deserto americano"; James per&ograve; raccolse numerose piante ancora sconosciute e gli zoologi registrarono una fauna ricca e variegata. L'incontro pi&ugrave; emozionante fu quello con una mandria di 10.000 bisonti. All'inizio di luglio, dopo aver attraversato il tormentato e fantastico paesaggio di guglie di arenaria, in seguito noto come Garden of Gods, gli esploratori si accamparono&nbsp;lungo&nbsp;</span>Fountain Creek, in un'area particolarmente ricca di fauna. Proseguirono quindi verso sud lungo il Front Range, dove James fece ampie raccolte di piante alpine, tra cui <em>Aquilegia coerulea</em>, futuro simbolo vegetale del Colorado.&nbsp;Tra il 13 e il 15 luglio, come ho anticipato, con due compagni scal&ograve; il Pikes Peak. <br />Quindi la spedizione si diresse verso sud-ovest, raggiungendo il fiume Arkansas; qui il gruppo si divise: alcuni uomini, tra cui lo zoologo Say, guidati da Bell, continuarono a risalire l'Arkansas, mentre gli altri, tra cui James, guidati da Long&nbsp;si diressero a sud est, lungo il Canadian River, che per&ograve; identificarono erroneamente con il Red River. Fu la parte pi&ugrave; difficile del viaggio; ormai il cibo scarseggiava e per nutrirsi bisognava cacciare cervi e bufali, di cui in quell'anno particolarmente caldo e arido non c'era abbondanza; cos&igrave; spesso bisognava accontentarsi di puzzole e tassi; i corsi d'acqua erano quasi asciutti o con acqua non potabile e si rimaneva senza bere anche per un'intera giornata. Tre uomini del gruppo di Bell disertarono, portando con s&eacute; il diario topografico di Swift e parte del diario di campo di Say. I due gruppi si ricongiunsero il 13 settembre a Fort Smith, in Arkansas, termine della spedizione, dopo aver percorso oltre 1500 miglia.<br />Molti degli uomini erano malati o esausti. Tra di loro anche James, che contrasse la malaria e rientr&ograve; a Philadelphia solo nell'autunno del 1821. In collaborazione con Long - che aveva tale stima di lui da battezzare Edwin James Long uno dei suoi figli - e Say, James fu incaricato di scrivere il resoconto ufficiale della spedizione, lavoro che complet&ograve; nel 1822 e fu pubblicato nel 1823 (Ac<em>count of an Expedition from Pittsburgh to the Rocky Mountains</em>). Subito dopo entr&ograve; nell'esercito e per una decina di anni serv&igrave; come chirurgo militare in vari avamposti di frontiera nella regione dei Grandi laghi. Ebbe cos&igrave; modo di entrare in contatto con i nativi, in particolare con gli&nbsp;<span style="color:rgb(32, 33, 34)">Ojibwe di cui impar&ograve; la lingua; con l'aiuto di John Tanner, catturato dagli Ojibwe da bambino e cresciuto in mezzo a loro, tradusse il Nuovo testamento in lingua ojibwe e aiut&ograve; Tanner a scrivere la sua storia, che divenne un bestseller tradotto in pi&ugrave; lingue. A Bellevue in Nebraska fu sottoagente indiano dei Potowatomi e si occup&ograve; dell'organizzazione di scuole elementari.<br />Nel 1833 lasci&ograve; l'esercito. Lo stesso anno fu ammesso all'American Philosophical Society, sulle cui <em>Transaction </em>gi&agrave; nel 1825 aveva pubblicato un catalogo delle piante raccolte durante la spedizione. Nel 1836 si stabil&igrave; come medico a Burlington (Iowa); a quattro miglia dalla citt&agrave;, viveva con la famiglia (si era sposato e aveva un figlio) in una grande casa, con annessa una fattoria, che divenne una stazione della cosiddetta "Ferrovia sotterranea", ovvero uno dei rifugi della rete di percorsi segreti usati dagli schiavi neri per raggiungere il Canada o gli "stati liberi" (quelli in cui la schiavit&ugrave; era vietata). Per i fuggitivi allest&igrave; una stanza segreta nascosta dietro un camino e continu&ograve; ad aiutarli per tutta la vita, talvolta con grande rischio personale. James mor&igrave; nel 1861, in seguito alle ferite riportate per essere stato schiacciato dalle ruote di un carro mentre caricava legna da ardere. Molti anni dopo, la Des Moines County Medical Society gli rese omaggio piantando intorno alla sua tomba nel&nbsp;Rock Spring Cemetery le aquilegie azzurre delle Montagne Rocciose di cui era stato lo scopritore.</span></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:359px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/a-c-img2731.jpg?1771432995" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font color="#5040ae" size="4">Un arbusto fiorito tra le rocce</font></strong><br />Quando Edwin James rientr&ograve; dalla spedizione Long, portava con s&eacute; non solo il peso dell&rsquo;esperienza &mdash; la fatica, la fame, la sete, la malaria &mdash; ma soprattutto un&rsquo;eredit&agrave; botanica sorprendente. In pochi mesi aveva raccolto per la prima volta circa settecento specie delle grandi pianure e delle Montagne Rocciose, 140 delle quali nuove per la scienza. Egli ne diede un primo resoconto nel catalogo pubblicato nel 1825 sulle <em>Transactions </em>dell&rsquo;American Philosophical Society, il primo tentativo sistematico di dare un volto vegetale a una regione ancora quasi sconosciuta. Egli stesso descrisse tredici specie nuove: oltre alla gi&agrave; citata <em>Aquilegia coerulea</em>, rimangono valide <em>Geranium caespitosum</em>, <em>Pinus flexilis</em>, <em>Veronica plantaginea</em>, <em>Populus angustifolia</em>. Altre sulla base dei suoi materiali vennero via via pubblicate da diversi botanici negli anni successivi. Alcune portano il suo nome:&nbsp;<em>Paronychia jamesii</em>, <em>Cleome jamesii</em>, <em>Carex jamesii</em>, <em>Dalea jamesii</em>, <em>Pomaria jamesii</em>, <em>Frankenia jamesii</em>, <em>Oenothera jamesii</em>, <em>Penstemon jamesii</em>, <em>Eriogonum jamesii</em>, <em>Solanum jamesii</em>. Molte di queste dediche vennero dal vecchio amico Torrey e da Asa Gray, che esaminarono le raccolte di James per la loro&nbsp;<em>Flora of North America</em>.<br />Venne da loro l'omaggio pi&ugrave; gradito, quello del genere <em>Jamesia</em>. Tra gli exsiccata di James, furono colpiti da un esemplare di un arbusto con foglie opposte e fiori bianchi cerosi; bench&eacute; alquanto imperfetto, era sufficiente a riconoscervi un genere a s&eacute; con affinit&agrave; con <em>Philadelphus </em>e <em>Hydrangea</em>; purtroppo il luogo di raccolta non era noto. Torrey e Gray scrivono: "Lungo il Platte River o il Canadian River, nei pressi delle Montagne Rocciose? I nostri esemplari furono raccolti dal dr. Edwin James durante la spedizione di Long, ma il luogo non &egrave; indicato. Probabilmente &egrave; raro o estremamente localizzato, visto che nessun altro botanico sembra averlo incontrato. Sembra appartenere a un genere ben distinto, al quale abbiamo dato questo nome in ricordo dei servizi scientifici del suo degno scopritore, il botanico e storico della spedizione del Maggiore Long alle Montagne Rocciose del 1820, che, durante quel viaggio, fece un'eccellente raccolta di piante nelle condizioni pi&ugrave; sfavorevoli".&nbsp;&nbsp;<br /><em>Jamesia americana</em>, in realt&agrave;, non &egrave; una specie rara; appartiene per&ograve; a una flora che all&rsquo;epoca era ancora largamente inesplorata, quella della fascia montana e submontana che dalle Montagne Rocciose si estende fino al Messico settentrionale. Per questo ci vollero ancora diversi anni prima che un altro botanico la incontrasse nuovamente. Nel 1846 <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/augustus-fendler-alla-ricerca-di-altrove">Augustus Fendler</a> la raccolse sulle rocce lungo il Santa F&eacute; Creek; l&rsquo;esemplare che invi&ograve; a Gray era perfetto, e grazie ad esso <em>Jamesia </em>pot&eacute; essere finalmente descritta in modo completo, permettendo di correggere e integrare la diagnosi originaria, fondata sul materiale &ldquo;estremamente imperfetto&rdquo; raccolto da Edwin James, come scrive Gray in <em>Plantae Fendlerianae</em> (1849).&nbsp;Dopo un altro lungo intervallo, <em>J. americana</em> venne raccolta nuovamente da Parry nel 1861 lungo il Clear Creek in Colorado. Ancora nel 1875, scrivendone sul <em>Curtis's</em>, Joseph Dalton Hooker la riteneva "una pianta molto rara o assai locale".<br />Come ho anticipato, non &egrave; esattamente cos&igrave;.&nbsp;<em>Jamesia </em>&egrave; uno dei cinque generi della famiglia Hydrangeaceae endemici del Nord America (gli altri sono <em>Carpenteria</em>, <em>Fendlera</em>, <em>Fendlerella </em>e <em>Whipplea</em>).&nbsp;&Egrave; endemico dell&rsquo;Ovest nordamericano e limitato alle regioni montane e submontane delle Montagne Rocciose meridionali e degli altipiani del Nuovo Messico; &egrave; rappresentato da due specie: <em>Jamesia americana</em>, con un areale relativamente ampio (Montagne rocciose meridionali, Sierra Nevada meridionale, California, New Mexico, Messico settentrionale) e <em>J. tetrapetala</em>, con un areale pi&ugrave; ristretto (ambienti subalpini di Utah e Nevada).&nbsp; Sono arbusti eretti o espansi, spesso ramificati alla base, con corteccia&nbsp; brunastra che tende a sfaldarsi; foglie opposte, ovate o subcordate con superficie fortemente rugosa; fiori bianchi o rosa, con quattro o cinque petali cerosi arrotondati e numerosi stami, raccolti da tre a oltre trenta in corimbi terminali; frutti capsulari, legnosi, persistenti,&nbsp;che si aprono in pi&ugrave; valve liberando piccoli semi.<br />Le <em>Jamesia </em>prediligono ambienti freschi e ombrosi, come gole rocciose, pareti di arenaria, canyon, pendii montani&nbsp;tra 1.800 e 3.000 metri, con suoli ben drenati e esposizione a nord o est, dove l'umidit&agrave; permane pi&ugrave; a lungo. <em>J. americana</em> &egrave; relativamente diffusa, ma localizzata,&nbsp;legata a microhabitat freschi e riparati che le permettono di sopravvivere in un contesto climatico altrimenti arido. Se ne conoscono quattro variet&agrave;: var. <em>americana</em>, la pi&ugrave; diffusa, ha foglie pi&ugrave; fortemente dentate e fiori pi&ugrave; piccoli, ma raccolti molto numerose nelle infiorescenze; var. <em>rosea</em>, presente in California e Navada, &egrave; l'unica con fiori rosati; var. <em>macrocalyx </em>e var. <em>zionis </em>sono presenti sono in Utah e si distinguono la prima per i sepali da lanceolati a triangolari-ovati, la seconda per le dimensioni maggiori delle foglie. <em>Jamesia tetrapetala</em>, come dice anche il nome, si distingue dalla precedente perch&eacute; ha fiori con quattro sepali e quattro petali anzich&eacute; cinque, raccolti in infiorescenze pauciflore di uno-tre fiori.<br />Oggi <em>Jamesia american</em>a rimane un elemento caratteristico delle gole e dei pendii ombrosi delle Montagne Rocciose meridionali, dove forma popolazioni localizzate ma stabili. La sua presenza discreta, confinata a microambienti freschi in un contesto arido, spiega perch&eacute; per decenni sia sfuggita agli esploratori. &Egrave; un arbusto interessante anche in coltivazione, purch&eacute; se ne rispettino le esigenze ecologiche, che ne limitano la diffusione al di fuori del suo ambiente naturale. Dato che in natura vive nelle fessure delle rocce, vuole un terreno molto ben drenato, e la condizione ideale &egrave; "testa al sole e piedi all'ombra", ovvero una posizione luminosa, ma con le radici al fresco.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Carpenteria californica, un fiore per il dr. Carpenter]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/carpenteria-californica-un-fiore-per-il-dr-carpenter]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/carpenteria-californica-un-fiore-per-il-dr-carpenter#comments]]></comments><pubDate>Sat, 31 Jan 2026 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[botanici americani]]></category><category><![CDATA[erbari]]></category><category><![CDATA[flora americana]]></category><category><![CDATA[ottocento]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/carpenteria-californica-un-fiore-per-il-dr-carpenter</guid><description><![CDATA[	#element-fe4be8b1-ba92-4839-bb22-0b3c3cd637c8 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}Come mai Torrey dedic&ograve; Carpenteria californica, una degli endemismi pi&ugrave; belli e rari della flora degli Stati Uniti, al medico della Louisiana William Marbury Carpenter, morto in giovane et&agrave; prima di aver pubblicato una sola riga di botanica? La risposta &egr [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div id="608808962486018039"><div><style type="text/css">	#element-fe4be8b1-ba92-4839-bb22-0b3c3cd637c8 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}</style><div id="element-fe4be8b1-ba92-4839-bb22-0b3c3cd637c8" data-platform-element-id="698263678581730663-1.1.0" class="platform-element-contents"><div class="content-color-box-wrapper"><div style="width: 100%"><div></div><div class="paragraph"><font size="4">Come mai Torrey dedic&ograve; <em>Carpenteria californica</em>, una degli endemismi pi&ugrave; belli e rari della flora degli Stati Uniti, al medico della Louisiana William Marbury Carpenter, morto in giovane et&agrave; prima di aver pubblicato una sola riga di botanica? La risposta &egrave; nascosta negli erbari che conservano le sue raccolte.</font></div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:357px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/plant-fremontian-california-descriptions-plants-collected-col-j-c-fremont-washington-dc-1853-california-plants-a-botanical-illustration-showcasing-the-plant-species-carpenteria-californica-the-centerpiece-f.jpg?1769943728" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;">&#8203;<strong><font color="#5040ae" size="4">La scarna biografia di un medico morto troppo presto</font></strong><br />Nel corso di una delle sue spedizioni in California, nella Sierra Nevada, presumibilmente nei pressi delle sorgenti del fiume San Joaquin, il colonnello Fremont raccolse un esemplare di un arbusto dalle strette foglie tomentose, con capsule di semi e fiori gi&agrave; appassiti. Anche se non dispiegava pi&ugrave; i suoi fiori in tutta la loro bellezza bast&ograve; perch&eacute; <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente">John Torrey</a> ne riconoscesse la stretta parentela con il genere <em>Philadelphus</em>, e al tempo stesso peculiarit&agrave; tali da assegnarlo a un genere proprio. Lo battezz&ograve; <em>Carpenteria californica</em>, segnando l&rsquo;ingresso ufficiale di una delle piante pi&ugrave; belle e rare degli Stati Uniti nella storia della botanica. <br />Come amava fare, ne fece un omaggio postumo a uno dei suoi corrispondenti, il medico <a href="https://www.inomidellepiante.org/william-marbury-carpenter.html">William Marbury Carpenter</a> (1811&#8209;1848), morto troppo presto, prima di poter portare a compimento una carriera scientifica che si annunciava promettente.<br />Morto prima di compiere 37 anni, il dr. Carpenter ha lasciato deboli tracce nei repertori e nella letteratura scientifica. Nato in una famiglia eminente della West Feliciana Parish in Louisiana, dopo aver studiato con precettori privati, a diciotto anni si iscrisse all'accademia di West Point, che dovette lasciare primo di completare gli studi quadriennali per problemi cardiaci, conseguenza di febbri reumatiche. Subito dopo (presumibilmente nel 1832) torn&ograve; in Louisiana e si stabil&igrave; a Jackson (East Feliciana Parish) dove, oltre a esercitare la medicina, accett&ograve; l&rsquo;incarico di professore di scienze naturali al Centenary College. Risalgono allo stesso anno le prime raccolte botaniche documentate, nelle Opelousas. Contemporaneamente proseguiva gli studi presso il Medical College of Louisiana (New Orleans), dove nel 1836 si laure&ograve; dottore in medicina.<br />La sua prima pubblicazione, un articolo su una foresta sommersa da lui stesso scoperta a Port Hudson (1838), documenta interessi naturalistici ampi, che oltre la botanica toccavano la geologia e la paleontologia. Certamente cominci&ograve; a farsi un nome nella comunit&agrave; scientifica della Louisiana, come dimostra una rapida carriera accademica: nel 1842 fu nominato professore di Materia medica all&rsquo;Universit&agrave; della Louisiana, di cui nel 1845 divenne preside. Fu anche professore di botanica e geologia presso il Medical College e, dal 1846, curatore del <em>New Orleans Medical and Surgical Journal</em>. Risalgono a questi anni diversi articoli di paleontologia (su alcuni fossili), di igiene (sull&rsquo;alimentazione degli schiavi neri), ma soprattutto di medicina, con studi molto influenti sulla trasmissione delle malattie infettive, in particolare la febbre gialla. Nel 1846 incontr&ograve; il geologo britannico Charles Lyell e gli fece da guida nell&rsquo;area del delta del Mississippi, presso La Balize. Lyell lo ricorda come un ospite gentile e amabile, con una profonda conoscenza tanto della geologia quanto della botanica.<br />Poi, nel 1848, una duplice tragedia. Per prima mor&igrave;, forse di parto, la moglie Matilda King, lasciandolo con quattro bambini, per provvedere ai quali il dr. Carpenter, forse gi&agrave; gravemente malato, spos&ograve; la cognata Eliza King. Poi, a ottobre, mor&igrave; anche lui.&nbsp;Di botanica non aveva pubblicato nulla, e la sua unica traccia nella storia della flora della Louisiana &egrave; affidata, da una parte, al <em>Catalogus florae Ludovicianae</em>, pubblicato nel 1852 da John Leonard Riddell, e dall&rsquo;altra agli esemplari d&rsquo;erbario raccolti da Carpenter e dispersi in vari erbari, nonch&eacute; a una manciata di lettere inviate a Torrey.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:369px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/ark-65665-m31e8d5bdec52f44f0a159634c0858dd36.jpg?1769944683" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font color="#5040ae" size="4">Ritrovare il dr. Carpenter: una ricerca negli erbari</font></strong><br />&#8203;Un necrologio apparso nel 1849 sul <em>New Orleans Medical and Surgical Journal</em>, probabilmente firmato da Alexander Hester, ne traccia un ritratto sobrio e un po&rsquo; deludente. Vi si legge che, nonostante la salute fragile, &laquo;continu&ograve; ad applicare la sua mente ai vari studi che avevano attratto la sua attenzione&raquo;, e che i suoi contributi al periodico testimoniano &laquo;una mente ben fornita di conoscenze utili e scientifiche&raquo;. &Egrave; il ritratto convenzionale di un medico colto e laborioso, che si interessava anche di botanica e geologia,&nbsp;come molti medici statunitensi del tempo.<br />La traccia successiva, sempre sul <em>New Orleans Medical and Surgical Journal</em>, ci porta al 1852, quando John Leonard Riddell (1807&ndash;1865), anch&rsquo;egli medico e collega di Carpenter all&rsquo;Universit&agrave; della Louisiana, dove insegnava chimica, pubblica un <em>Catalogus florae ludovicianae</em>. Nel brevissimo cappello introduttivo scrive: &laquo;La seguente lista sistematica, che ingloba i risultati di molti anni di osservazioni del dr. Josiah Hale, del defunto prof. W. M. Carpenter e dell&rsquo;autore, riassume un manoscritto inviato dall&rsquo;autore nel 1851 allo Smithsonian&raquo;. Quanto a quest&rsquo;ultimo, informa che era intitolato <em>Plants of Louisiana</em> e comprendeva i nomi botanici e volgari delle angiosperme e delle felci comprese nei limiti dello stato, &laquo;rappresentati da esemplari dell&rsquo;erbario dell&rsquo;autore, con le localit&agrave; speciali, i tempi di fioritura e la descrizione completa delle nuove specie&raquo;. Riddell precisa inoltre che la sintesi non comprende le Cyperaceae e le Graminaceae, fornite soprattutto dal dottor Hale.<br />Il <em>Catalogus </em>&egrave; una semplice lista di piante, con i nomi latini suddivisi in famiglie naturali. Sono per&ograve; indicati come nuovi (sulla base del nome d&rsquo;autore) 19 taxa attribuiti a Riddell e 9 a Carpenter (2 specie e 7 variet&agrave;). L&rsquo;anno successivo, ancora sul <em>New Orleans Medical and Surgical Journal</em>, Riddell colm&ograve; la lacuna con <em>New and hitherto unpublished Plants of the South West, mostly indigenous in Louisiana</em>, in cui descrisse 35 nuovi taxa. Aggiunse inoltre che al manoscritto depositato allo Smithsonian erano stati allegati anche gli esemplari e i disegni relativi. Carpenter &egrave; citato, oltre che come autore di due specie, come raccoglitore di altre sei, tre delle quali gli vennero dedicate da Riddell: <em>Lysimachia carpenteri</em>, <em>Physalis carpenteri</em> (oggi <em>Calliphysalis carpenteri</em>) e <em>Quercus carpenteri </em>(sinonimo di<em> Q. pagoda</em>).<br />Ce n&rsquo;&egrave; abbastanza per dedurre che la figura leader di questo nucleo di pionieri dello studio della flora della Louisiana fosse Riddell, mentre Hale (che tra l&rsquo;altro non pubblic&ograve; mai le Cyperaceae e le Graminaceae) e Carpenter fossero figure di contorno: l&rsquo;uno come specialista di quel gruppo di piante, l&rsquo;altro soprattutto come raccoglitore. &Egrave; esattamente la conclusione a cui arriva Joseph E. Ewan in <em>Notes on Louisiana botany and botanists, 1718&ndash;1975</em> (2005). Dopo aver sintetizzato le ricerche di Hale e le poche notizie note su Carpenter, si chiede: &laquo;Chi era il botanico leader della Louisiana del diciannovesimo secolo che coinvolse gli importanti raccoglitori Josiah Hale e William Carpenter a collaborare con lui in quella che sarebbe potuta diventare la prima sinossi della flora dello stato?&raquo;. Anche se per lui, con facile gioco di parole, <em>Riddell is a riddle</em>, Riddell &egrave; un enigma, non ha dubbi che il leader fosse lui e che da lui fosse venuta l&rsquo;idea di unire le forze per giungere alla prima flora della Louisiana.<br />Ma &egrave; proprio cos&igrave;? Riddell &egrave; certamente la figura pi&ugrave; nota del trio; ecclettico, oltre che di chimica, si occup&ograve; di geologia e numismatica, scrisse un romanzo di fantascienza, fu un pioniere dell'uso del microscopio che applic&ograve; a studi all'avanguardia sul colera. Formatosi alla scuola di Eaton, che fu anche il primo maestro di Torrey, prima di trasferirsi in Louisiana, fece raccolte botaniche in Ohio e pubblic&ograve; <em>A Flora of the Western States</em>, che Bailey, nella breve profilo che gli dedic&ograve;, giudica un lavoro sostanzialmente compilatorio, per lo pi&ugrave; basato su opere precedenti. Dopo il <em>Catalogus florae ludovicianae</em> e l'articolo citato, non scrisse pi&ugrave; di botanica, assumendo piuttosto un ruolo istituzionale, come socio fondatore della New Orleans Academy of Science, fondata nel 1853 insieme a Hale, che di quella istituzione fu il primo presidente. Ad essa don&ograve; numerosi esemplari del proprio erbario che, sempre secondo Bailey, era notevolissimo.&nbsp;<br />Ed &egrave; proprio negli erbari che possiamo cercare una risposta sul ruolo rispettivo di Riddell e di Carpenter come promotori e leader della prima esplorazione sistematica della flora della Louisiana. Il pi&ugrave; prossimo a entrambi (e anche a Hale) &egrave;&nbsp;quello della Tulane University, nel quale &egrave; confluito l&rsquo;erbario della New Orleans Academy of Sciences. Non digitalizzato, non &egrave; accessibile, ma la pagina iniziale ricorda tra i raccoglitori pi&ugrave; importanti, nell&rsquo;ordine, Hale, con un centinaio di esemplari; Riddell, che anche qui fa la parte del leone, con 125 esemplari; e infine Carpenter. Alle poche informazioni gi&agrave; note si aggiunge che l&rsquo;erbario di Carpenter, &laquo;eccetto esemplari spediti a Torrey e altri&raquo;, pass&ograve; a Riddell, che ne don&ograve; &laquo;alcune dozzine&raquo; all&rsquo;Accademia delle Scienze.<br />Come mai l&rsquo;erbario di Carpenter fin&igrave; nelle mani di Riddell? Due ipotesi, che potrebbero anche non escludersi. Se Carpenter collaborava con Riddell a una ricerca comune sulla flora della Louisiana, potrebbe avergli lasciato l&rsquo;erbario, nonch&eacute; le proprie note di campo, per preservare la propria eredit&agrave; scientifica oltre la morte. La seconda ipotesi &egrave; forse pi&ugrave; probabile: alla morte di Carpenter, la vedova-cognata si trovava in una situazione difficile, con quattro bambini da allevare, ed &egrave; verosimile che abbia venduto a Riddell un erbario che, soprattutto se ricco e con molte specie rare, aveva anche un discreto valore monetario.<br />Dobbiamo dunque seguire le vicende dell&rsquo;erbario di Riddell. Anche se un certo numero di esemplari &egrave; oggi disperso tra diversi erbari statunitensi ed europei, dopo la sua morte nel 1865 il grosso fu venduto dagli eredi al grande botanico Charles T. Mohr, che nel 1901 lo lasci&ograve; in eredit&agrave; all&rsquo;erbario nazionale, oggi custodito presso lo Smithsonian di Washington. Quest&rsquo;ultimo, con un lavoro encomiabile e titanico, &egrave; stato completamente digitalizzato e reso disponibile ai ricercatori.<br />La ricerca dei raccoglitori pu&ograve; essere effettuata solo per cognome, e il nome Carpenter compare oltre cinquecento volte. Non si tratta, naturalmente, di altrettanti esemplari raccolti da William Marbury Carpenter: molte occorrenze si riferiscono ad altri raccoglitori omonimi, o a etichette abbreviate e ambigue. Ma gi&agrave; dalle prime schermate emergono alcune occorrenze significative: &ldquo;Carpenter, Louisiana&rdquo;, &ldquo;Carpenter, Feliciana&rdquo;. Esaminando gli esemplari, l&rsquo;occhio impara presto a distinguere, sulla sinistra, l&rsquo;etichetta originale con il nome della pianta, spesso il luogo e la data di raccolta, e la firma: WMCarpenter, talvolta WmCarpenter o la sigla WMC; e sulla destra l&rsquo;etichetta di Mohr, con l&rsquo;origine: dr. Carpenter, prof. Carpenter o WCarpenter. Si scopre cos&igrave; che anche numerosi esemplari etichettati come M. Carpenter (e persino qualche D., C., F. Carpenter o altri) risalgono in realt&agrave; alle raccolte del nostro William Marbury Carpenter. In tutto sono 157.<br />La lettura delle date non &egrave; sempre agevole, ma si delinea con chiarezza una geografia delle raccolte: un nucleo centrale nella Feliciana County (64 risultati, circa il 40%, pi&ugrave; 6 da Jackson), che poi si irradia quasi a ventaglio verso est fino a Opelousas (16 risultati), al Calcasieu River (5 risultati), a St. Martinsville; verso ovest fino a Madisonville e Ouachita; ma soprattutto verso sud, lungo il Mississippi fino alla costa, certamente il principale teatro delle esplorazioni di Carpenter dopo il trasferimento da Jackson a New Orleans. Le sue ricerche non si limitarono alla Louisiana: toccarono anche il Mississippi (Pascagoula &egrave; tra i luoghi pi&ugrave; rappresentati, con 5 risultati), l&rsquo;Alabama fino a Mobile, e l&rsquo;area di Pensacola in Florida. Pur avendo esplorato anche altri habitat, come le pinete di Feliciana, emerge un ambito di ricerca privilegiato: la flora degli ambienti umidi, con particolare attenzione a Cyperaceae, Poaceae e piante acquatiche.<br />Carpenter non era dunque un raccoglitore occasionale: non solo i numeri, ma le localit&agrave; e le specie raccolte indicano uno studioso impegnato in una ricerca originale.&nbsp;Per cercare una conferma, dobbiamo spostarci a New York. Ci portano l&igrave; alcune lettere a Torrey, recentemente digitalizzate, in cui Carpenter finalmente si rivela ai nostri occhi: non solo un deferente corrispondente del professore newyorkese, attento a far arrivare campioni pregevoli nelle migliori condizioni, ma un collezionista che chiede esemplari del New Jersey e dell'East per arricchire il proprio erbario, e soprattutto un botanico esperto, sensibile agli aspetti ambientali ed ecologici. Anche l&rsquo;erbario del New York Botanical Garden, che ha accolto la collezione di Torrey, &egrave; stato digitalizzato; e poich&eacute; consente la ricerca per nome e cognome, basta digitare W. M. Carpenter per vedere comparire una settantina di risultati: ancora Louisiana, Feliciana, Mississippi, Opelousas, Calcasieu, Florida (Escambia County). La data pi&ugrave; antica &egrave; il 1836.<br />Dalla ricognizione negli erbari e nelle lettere, Carpenter acquista finalmente la fisionomia di un botanico di notevole competenza, attivo su un territorio vasto e complesso, con un&rsquo;attenzione particolare agli ambienti umidi e alle famiglie pi&ugrave; difficili. Le sue raccolte, numerose e geograficamente coerenti, suggeriscono un progetto di studio sistematico, forse una flora del bayou. &Egrave; un profilo che la letteratura non aveva ancora messo a fuoco, e che meriterebbe ulteriori approfondimenti da parte di chi ha accesso diretto ai materiali. Se la mia ricerca "da scrivania" potr&agrave; contribuire a riportare Carpenter nel posto che gli spetta nella storia della botanica della Louisiana, avr&agrave; raggiunto il suo scopo.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:361px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/06-carpenteria-californica-1a.jpg?1769944567" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae" size="4">Pi&ugrave; che un omaggio postumo: un riconoscimento</font><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">&#8203;Rimane ancora un piccolo mistero, anzi due: perch&eacute; lo Smithsonian non pubblic&ograve; il manoscritto? E il manoscritto potrebbe fornirci ulteriori informazioni per chiarire quali furono in quel progetto i ruoli reali di Carpenter e Riddell? Sappiamo che Henry, il direttore dello Smithsonian, invi&ograve; in visione il manoscritto a Gray e fu certamente lui a sconsigliare la pubblicazione, nonostante offrisse un quadro senza precedenti di quell'area ricchissima di specie: era scientificamente insoddisfacente? oppure a indurlo a una risposta negativa furono proprio perplessit&agrave; sulla paternit&agrave; delle ricerche (di cui poteva essere informato direttamente da Torrey, corrispondente tanto di Riddell quanto di Carpenter)? Non lo sapremo mai: come ci informa proprio una lettera dello Smithsonian allegata a uno degli esemplari dell'erbario di New York, gi&agrave; a fine Ottocento il prezioso documento risultava perduto.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma nel frattempo la risposta pi&ugrave; bella, pi&ugrave; luminosa era arrivata da Torrey in persona con la dedica di <em>Carpenteria californica</em>. Con parole che non lasciano dubbi:&nbsp;</span>&laquo;Questo genere &egrave; dedicato alla memoria del mio eccellente amico scomparso, il compianto professor Carpenter della Louisiana, che per molti anni investig&ograve; con impegno e successo la botanica del suo Stato natale, ma la cui carriera fu bruscamente interrotta mentre stava preparando un resoconto delle sue ricerche.&raquo;<br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Unica specie del suo genere, la carpenteria &egrave; un vero gioiello che in primo luogo si impone con la bellezza dei suoi fiori candidi e profumati dai petali arrotondati lievemente sovrapposti che circondano una corona di stami dorati, cos&igrave; simili a quelli degli anemoni. E poi c'&egrave; la rarit&agrave;: in natura &egrave; presente solo in sette localit&agrave; nelle contee di Fresno e Madera, nei bacini dei fiumi San Joaquim e Kings, nel chaparrall e nel sottobosco delle pinete tra 300 e 1340 metri. Cos&igrave; rara, che oggi &egrave; molto pi&ugrave; frequente nei giardini. E ancora: pianta di un angolo della California ai piedi della Serra Nevada, &egrave; forse la pi&ugrave; emblematica delle undici specie dei cinque generi di Hydrangeaceae endemici del Nord America; oltre a <em>Carpenteria</em>, <em>Fendlera</em>, <em>Fendlerella</em>, <em>Jamesia </em>e <em>Whipplea</em>.</span><br />La loro storia evolutiva &egrave; quella di antichi relitti botanici rimasti isolati mentre il clima e le montagne cambiavano intorno a loro: piccole linee evolutive sopravvissute in rifugi naturali, ciascuna modellata dal proprio ambiente e dalle proprie specializzazioni. <em>Carpenteria</em>, pianta pedemontana capace di resistere agli incendi e alla siccit&agrave;; <em>Jamesia</em>, che vive aggrappata alle rocce delle montagne; <em>Fendlera </em>e <em>Fendlerella</em>, figlie dei deserti e dei canyon; <em>Whipplea</em>, che preferisce i sottoboschi umidi della costa pacifica. Cinque strategie diverse, cinque modi di restare, mentre tutto il resto si muoveva.<br /><em>Carpenteria californica</em> si &egrave; anche conquistata un posto di primo piano nei giardini. E' bellissima, ma anche resistente alla siccit&agrave;, di fioriture generose e abbastanza rustica da sopportare qualche grado sottozero, soprattutto se in posizione protetta o con qualche accorgimento. E' adattissima al clima mediterraneo, specie dove le estati non sono troppo bollenti.&nbsp;<span style="color:rgb(42, 42, 42)">Dalle forme aggraziate e di dimensioni contenute, pu&ograve; essere coltivata anche in vaso.&nbsp;</span><br />&#8203;A imporla come pianta ornamentale sono stati soprattutto i giardinieri britannici, prima fra tutte la celebre progettista di giardini Gertrude Jekyll. E proprio in Gran Bretagna sono state selezionate cultivar come 'Ladham's' o 'Bodnant', nata nell'omonimo giardino gallese.&nbsp;<br />Dimenticato nelle pagine della storia della botanica, grazie alla dedica di Torrey il nome di Carpenter continua a vivere - e fiorire - nei nostri giardini.&#8203;</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Ferdinand Lindheimer e la nascita della botanica texana]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/ferdinand-lindheimer-e-la-nascita-della-botanica-texana]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/ferdinand-lindheimer-e-la-nascita-della-botanica-texana#comments]]></comments><pubDate>Mon, 26 Jan 2026 07:55:40 GMT</pubDate><category><![CDATA[botanici americani]]></category><category><![CDATA[botanici tedeschi]]></category><category><![CDATA[cacciatori di piante]]></category><category><![CDATA[flora americana]]></category><category><![CDATA[ottocento]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/ferdinand-lindheimer-e-la-nascita-della-botanica-texana</guid><description><![CDATA[	#element-32aea5cd-7a83-480f-a2bb-538502f16091 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}Dopo un breve passaggio in Messico, il tedesco Ferdinand Lindheimer arriva in Texas nel 1836. &Egrave; uno dei Drei&szlig;iger, i rifugiati politici che negli anni Trenta dell&rsquo;Ottocento lasciano la Germania alla volta dell&rsquo;America. 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Il Texas diventer&agrave; la sua nuova casa e per trent&rsquo;anni ne esplorer&agrave; instancabilmente la flora: prima come cacciatore di piante professionista nella rete di Engelmann e Gray, poi per il semplice piacere di contribuire al progresso della scienza. Dalle sue raccolte nascer&agrave; la botanica texana. A ricordarlo &egrave; la stella del Texas, <em>Lindheimera texana</em>.</font></strong><span style="color:rgb(42, 42, 42)"></span></div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:374px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/frankfurter-wachensturm.jpg?1769443159" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font color="#5040ae" size="4">Un rifugiato tedesco tra Messico e Texas</font></strong><br />Il 27 luglio 1830, in risposta alla stretta assolutistica voluta da Carlo X e dal ministro Polignac, Parigi insorge. Nell&rsquo;arco di tre giorni la sommossa diventa rivoluzione, il re &egrave; costretto all&rsquo;esilio e la Francia si trasforma in monarchia costituzionale. L&rsquo;evento scuote l&rsquo;Europa: la Restaurazione, che da quindici anni stringe il continente nella sua morsa, sembra vacillare. Nei giovani liberali, che sognano spazi di libert&agrave;, si riaccende la speranza.&nbsp;In Italia, con i moti del &rsquo;31, in Polonia, in Belgio, dove la rivoluzione vittoriosa staccher&agrave; il paese dall&rsquo;Olanda, e anche in Germania.<br />Qui i protagonisti sono soprattutto intellettuali e studenti, spesso organizzati nelle <em>Burschenschaften</em>, le confraternite che nel maggio del 1832 danno vita al grande festival democratico di Hambach, invocando libert&agrave; di parola e di stampa. Sono ancora studenti &mdash; affiancati da qualche insegnante &mdash; quelli che il 3 aprile 1833 si scontrano con soldati e polizia nel goffo tentativo di insurrezione passato alla storia come <em>Frankfurter Wachensturm</em>. La repressione non si fa attendere: arresti, delazioni, sospetti, chiusura di ogni spazio di libert&agrave;. Per molti intellettuali non resta che una strada: l&rsquo;emigrazione. Molti prendono la via dell&rsquo;America. Li chiameranno <em>Die Drei&szlig;iger</em>, &ldquo;quelli degli anni &rsquo;30&rdquo;, per distinguerli dalla seconda grande ondata che seguir&agrave; le rivoluzioni fallite del 1848&ndash;49.<br />Non si tratt&ograve; quasi mai di scelte individuali.&nbsp;Questa prima ondata di emigrati politici tedeschi si mosse spesso in forma organizzata, attraverso societ&agrave; di emigrazione che promettevano una nuova vita oltreoceano. La pi&ugrave; nota fu la Gie&szlig;ener Auswanderungsgesellschaft, fondata nel 1833 da un gruppo di intellettuali dell&rsquo;Assia con un progetto ambizioso: creare in Texas una colonia tedesca autonoma, libera e democratica, una sorta di &ldquo;Germania rigenerata&rdquo; in terra americana. Le rotte migratorie che ne derivarono non furono lineari: molti dei suoi membri, prima di raggiungere il Texas, passarono dal Messico, da cui allora dipendeva quella regione.<br />&Egrave; in questo contesto che si inserisce anche la vicenda di Ferdinand Lindheimer (1801-1879). Nativo di Francoforte, ultratrentenne all'epoca dei fatti, tra i membri del movimento liberale era uno dei "vecchi", non pi&ugrave; studente, ma insegnante. Era un umanista, un filologo, formatosi alle universit&agrave; di Wiesbaden, Jena e Berlino; dal 1827 insegnava all'Istituto Bunsen della citt&agrave; natale e ai suoi studenti parlava di libert&agrave;. Coinvolto direttamente nel&nbsp;<em style="color:rgb(42, 42, 42)">Frankfurter Wachensturm</em>, sapeva di essere nel mirino della polizia; la sua stessa famiglia, di tendenze conservatrici, gli aveva voltato le spalle; l'emigrazione fu inevitabile.&nbsp;<br />Lasci&ograve; la Germania nella primavera del 1834 e la sua prima meta fu Belleville nell'Illinois, dove si un&igrave; a un gruppo di immigrati tedeschi diversi dei quali erano stati suoi colleghi all'Istituto Bunsen. Tuttavia pensava gi&agrave; al Texas, che all'epoca, pur in una situazione di forte instabilit&agrave;, era sotto la sovranit&agrave; messicana. Cos&igrave; nell'autunno del 1834, insieme a cinque compagni, percorse a piedi il Mississippi per dirigersi verso il Texas; ma a New Orleans con due compagni si imbarc&ograve; per Veracruz e entr&ograve; a fare parte della comunit&agrave; creata al Mirador da un altro immigrato tedesco, Carl Sartorius. Anch'egli un intellettuale e un rifugiato politico, nel 1830 aveva acquistato una fazenda ai piedi del monte Orizaba, dove coltivava canna da zucchero e distillava alcoolici con buona fortuna. Botanico pi&ugrave; che dilettante, amava esplorare la flora dei dintorni e raccogliere piante;&nbsp;ospite generoso e accogliente, trasform&ograve; il Mirador in un polo di ricerca che, nel corso degli anni, accolse molti dei botanici e cacciatori di piante attivi in Messico, da <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/il-messico-di-galeotti-tra-cactus-e-orchidee">Galeotti</a>, <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/lindeniana-a-caccia-di-orchidee-con-linden-funck-e-schlim">Linden </a>e Ghiesbreght a Karl Hartweg.<br />Lindheimer rimase al Mirador per sedici mesi e impar&ograve; dal suo ospite come raccogliere, conservare e montare piante e insetti. Fu la sua iniziazione alla botanica. Le notizie della rivolta scoppiata in Texas contro il governo centralista messicano lo spinsero a ripartire per arruolarsi come volontario. Alla fine del 1835 lasci&ograve; il Messico e, dopo un naufragio sulla costa di Mobile, in Alabama, giunse in Texas il giorno dopo la battaglia di San Jacinto, l'evento che di fatto ne sanc&igrave; l'indipendenza. Per qualche tempo combatt&eacute; nelle file dell'esercito della Repubblica del Texas. E' probabile che gi&agrave; allora sia stato colpito dalla flora texana, all'epoca ancora quasi sconosciuta, e abbia continuato ad arricchire l'erbario inaugurato al Mirador.<br />Quando fu smobilitato, dopo aver lavorato per qualche tempo in una fattoria, su invito di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/george-engelmann-uomo-ponte">Georg Engelmann</a> - anch'egli era nativo di Francoforte e si erano gi&agrave; conosciuti in Germania - si trasfer&igrave; a St Louis; vi trascorse l'inverno del 1839-40, ma il clima troppo freddo non giovava ai suoi polmoni, cos&igrave; decise di tornare in Texas.&nbsp;Engelmann gli chiese di raccogliere piante per lui e per Gray. Per Lindheimer si apr&igrave; cos&igrave; un periodo di precariet&agrave; e di continui spostamenti nel Texas, sostenendosi come raccoglitore indipendente e con una combinazione di lavori manuali e agricoltura di sussistenza presso le comunit&agrave; di coloni tedeschi.&#8203;</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:10px;text-align:left"> <a> <img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/bundesarchiv-bild-137-005007-zeichnung-deutscher-einwandererzug-in-texas_orig.jpg" alt="Picture" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><strong><font color="#5040ae" size="4">Raccoglitore, giornalista, cittadino in Texas</font></strong><br />A cambiare la sua vita, e a dargli finalmente stabilit&agrave;, furono due eventi in rapida successione. Tra il 1843 e il 1844 le raccolte per Engelmann e Gray si trasformarono in un ingaggio formale, facendo di Lindheimer il primo raccoglitore permanente della flora del Texas. Lasciata St Louis, dove aveva nuovamente trascorso l&rsquo;inverno, nella primavera del 1843 si imbarc&ograve; per Galveston e quindi, a bordo di un carro a due ruote carico di risme di carta, provviste, una pressa e altre attrezzature, si mosse verso ovest per la sua prima spedizione. Con l'unica compagnia di due cani da caccia, si addentr&ograve; nella natura selvaggia, spesso senza incontrare nessun essere umano e vivendo dei proventi della caccia.&nbsp;<br />Nel 1844, nella contea di Comal, incontr&ograve; un gruppo di coloni tedeschi intenti a fondare una citt&agrave; nelle terre acquistate dal principe Carl von Solms&#8209;Braunfels, commissario generale della Mainzer Adelsverein, l&rsquo;associazione creata da un gruppo di nobili tedeschi per organizzare l&rsquo;immigrazione di massa in Texas; in suo onore, la nuova citt&agrave; si sarebbe chiamata New Braunfels. Pi&ugrave; tardi Lindheimer incontr&ograve; lo stesso principe e decise di unirsi alla colonia.<br />I primi anni di New Braunfels furono difficili, anche per la scarsa esperienza amministrativa e finanziaria del principe che, mentre si accingeva a far rientro in Germania, fu addirittura arrestato per debiti. A salvare la situazione fu il suo successore come commissario generale, Otfried Hans von Meusebach &mdash; che negli Stati Uniti avrebbe mutato il nome in John. Energico, di orientamento liberale e fortemente interessato alle scienze, aveva deciso di trasferirsi in Texas affascinato dalla sua natura. Pi&ugrave; tardi sarebbe diventato per Lindheimer un amico e un compagno di raccolte botaniche.<br />Nella giovane colonia tedesca, un uomo di cultura e con una buona conoscenza del territorio come Lindheimer era benvenuto. Dal 1844 fino alla morte, New Braunfels divenne la sua casa e la sua comunit&agrave;. Gli fu assegnato un appezzamento lungo il Comal Creek, dove cre&ograve; anche un piccolo orto botanico, ma fino al 1851 la raccolta di piante rimase la sua attivit&agrave; principale. Le sue copiose raccolte, soprattutto attorno agli insediamenti tedeschi di New Braunfels, Fredericksburg e Bettina, ne fanno il padre della botanica texana.<br />Gli esemplari venivano inoltrati a Engelmann e da questi a Gray, che si incaricava anche di distribuire gli exsiccata tra i sottoscrittori. Una lettera di Gray a Engelmann ne elenca trenta: oltre a collezionisti privati statunitensi ed europei, a <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente">Torrey </a>e agli stessi Engelmann e Gray, figurano grandi nomi della botanica europea (Bentham, Harvey, Webb) e istituzioni come lo Smithsonian, l&rsquo;erbario Boissier, l&rsquo;orto botanico di Parigi e il British Museum. Tra il 1845 e il 1850 Engelmann e Gray pubblicarono due fascicoli di <em>Plantae lindheimerianae</em>, per un totale di 754 specie; dopo la morte di Engelmann, sulla base degli esemplari conservati nel suo erbario, la pubblicazione delle raccolte di Lindheimer fu completata da J. W. Blankinship nel 1907.<br />Intanto, mentre la comunit&agrave; dei coloni si espandeva e si stabilizzava &mdash; altri insediamenti sorsero a Fredericksburg e a Bettina, chiamata cos&igrave; in onore della scrittrice e musicista progressista Bettina Brentano von Arnim &mdash; anche la vita di Lindheimer trovava un assetto stabile. Nel 1846 si spos&ograve; con Eleanor Reinartz, da cui ebbe due figlie e due figli. Nel 1852 fu nominato direttore del <em>Neu&#8209;Braunfelser Zeitung, </em>un settimanale in lingua tedesca che diede voce alla comunit&agrave; di New Braunfels con annunci, notizie locali, politica texana, rubriche di agricoltura e approfondimenti culturali. Per Lindheimer divenne anche una palestra dove scrivere di politica, cultura, botanica e sfogare i suoi sentimenti anticlericali.<br />Da quel momento, la raccolta di piante &mdash; nell&rsquo;arco di trent&rsquo;anni ne avrebbe raccolto in totale circa 1500 specie &mdash; cess&ograve; di essere una professione per diventare un piacere e una passione. In alcune spedizioni fu suo compagno John O. Meusebach, con il quale nel 1849 fece raccolte a Comanche Spring. Quando poi Meusebach diede le dimissioni da commissario della Mainzer Adelsverein e si ritir&ograve; nella Loyal Valley, Lindheimer lo visitava spesso e scambiava con lui esemplari botanici.<br />Era ormai uno degli animatori della vita culturale della comunit&agrave; tedesca e una figura di riferimento anche sul piano istituzionale. Oltre a dirigere il giornale, apr&igrave; una scuola privata e pi&ugrave; volte serv&igrave; come sovrintendente alla pubblica istruzione. Fu inoltre il primo giudice di pace di New Braunfels. Nel 1872 lasci&ograve; il <em>Neu&#8209;Braunfelser Zeitung</em> e dedic&ograve; gran parte del suo tempo allo studio delle scienze naturali, corrispondendo attivamente con studiosi della madrepatria come il botanico Adolf Scheele &mdash; cui invi&ograve; molti esemplari &mdash; e il geologo Ferdinand von Roemer, autore di <em>The Cretaceous Formations of Texas and Their Organic Inclusions</em>, che aveva conosciuto anni prima durante una visita di quest&rsquo;ultimo alle comunit&agrave; tedesche del Texas.&nbsp;Lindheimer mor&igrave; nel 1879; lo stesso anno alcuni dei suoi saggi furono pubblicati postumi sotto il titolo&nbsp;<em style="color:rgb(33, 37, 41)">Aufs&auml;tze und Abhandlungen</em><span style="color:rgb(33, 37, 41)">.</span></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:371px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/708abf.jpg?1769443430" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae" size="4">La stella del Texas per l'esploratore della flora texana</font><br />L&rsquo;impronta di Lindheimer nella conoscenza della flora del Texas &egrave; profondissima. Per trent&rsquo;anni esplor&ograve; una porzione del territorio &mdash; quella attorno agli insediamenti tedeschi &mdash; in modo sistematico e continuo, gettando le basi di una vera flora regionale, fatta non solo di piante curiose, nuove o vendibili ai collezionisti, ma di comunit&agrave; vegetali. Le circa 1500 specie da lui raccolte rappresentano, se non un catalogo completo, una percentuale estremamente significativa della flora del Texas centrale. Del resto, era il suo proposito fin dall&rsquo;inizio. Gi&agrave; nel 1842, rivelando quella che oggi chiameremmo una coscienza ecologica, scrisse: &ldquo;Ho conservato un esemplare di ogni pianta che conosco. Devo trovare un posto pi&ugrave; sicuro da qualche parte qui in Texas dove creare un erbario di piante autoctone. E anche avere un giardino botanico dove proteggere le piante perenni rare.&rdquo;<br />Le sue raccolte, oggi conservate in oltre venti istituzioni in tutto il mondo, furono formidabili anche per numero (sono stimate tra 80.000 e 100.000 esemplari), ma soprattutto per qualit&agrave;: le sue note di campo e le sue osservazioni sono eccellenti. Quando arriv&ograve; in Texas con la sua pressa e le risme di carta, gran parte di quella flora era sconosciuta, e fu il primo raccoglitore di numerose specie, diverse delle quali portano il suo nome. La pi&ugrave; nota &mdash; quella che forse lo rende familiare, almeno come eco, anche da noi &mdash; &egrave; certamente la deliziosa gaura (un tempo <em>Gaura lindheimeri</em>, oggi <em>Oenothera lindheimeri</em>), amatissima nei giardini per i suoi fiori da bianchi a rosati simili a leggere farfalle. Ma le dediche sono molte: un centinaio in totale, una quarantina delle quali oggi valide, dalla bellissima felce <em>Hemionitis lindheimeri</em> dalle fronde vellutate a <em>Ipomoea lindheimeri</em> dai profumatissimi fiori blu cielo, dalla minuscola asteracea rupicola <em>Laphamia lindheimeri </em>al &ldquo;palo blanco&rdquo; <em>Celtis lindheimeri</em>, un vero e proprio albero.<br />Per volont&agrave; di Engelmann e Gray, c&rsquo;&egrave; anche un genere <em>Lindheimera</em>, che essi gli dedicarono con queste parole: &ldquo;Abbiamo nominato questo genere straordinario, affine a <em>Berlandiera </em>e <em>Engelmannia</em>, in onore del suo tenace e instancabile scopritore e indagatore della flora texana.&rdquo; Oggi &egrave; un genere monotipico della famiglia Asteraceae, rappresentato unicamente da <em>Lindheimera texana</em>, che unisce nel nome botanico quelli dello scopritore e del territorio che esplor&ograve;. &Egrave; nota anche con il bel nome comune di <em>Texas star</em>, &ldquo;stella del Texas&rdquo;. Oltre che in questo stato, &egrave; presente in Oklahoma e nel Messico settentrionale, dove cresce in una variet&agrave; di habitat tipicamente assolati e aperti, incluse praterie, bordi di strade e aree disturbate.<br />&Egrave; una robusta annuale, piuttosto variabile (pu&ograve; rimanere bassa o superare il metro di altezza), assai cespitosa, con foglie basali grossolanamente dentate raccolte a rosetta e foglie cauline opposte e intere; fusto e foglie sono fittamente pelosi. Ogni fusto porta una cima di fiori con 3&ndash;6 (pi&ugrave; comunemente cinque) fiori del raggio giallo brillante. Di facile coltivazione e di lunga fioritura, negli Stati Uniti &egrave; talvolta coltivata nei giardini in stile naturale.<br />Questa dedica di una pianta modesta, quasi un&rsquo;erbaccia, forse nelle intenzioni di Gray e Engelmann &mdash; per via delle sue affinit&agrave; botaniche &mdash; collega Lindheimer allo stesso Engelmann, la linea tedesca, e al franco&#8209;svizzero <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/berlandier-botanico-della-frontiera">Berlandier</a>, esploratore della flora del confine messicano, dall&rsquo;altra parte della frontiera. &Egrave; la linea dei botanici esploratori &ldquo;tenaci e instancabili&rdquo;, di cui Lindheimer &egrave; uno dei capofila.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Augustus Fendler, alla ricerca di altrove]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/augustus-fendler-alla-ricerca-di-altrove]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/augustus-fendler-alla-ricerca-di-altrove#comments]]></comments><pubDate>Thu, 22 Jan 2026 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[cacciatori di piante]]></category><category><![CDATA[flora americana]]></category><category><![CDATA[ottocento]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/augustus-fendler-alla-ricerca-di-altrove</guid><description><![CDATA[	#element-00de3578-74aa-45b3-b29c-bd8a10330a43 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}&Egrave; un personaggio singolare, il prussiano Augustus Fendler: primo cacciatore di piante professionista reclutato dalla rete di Engelmann e Gray e tra i primi europei a esplorare il Nuovo Messico. 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Fin dall&rsquo;adolescenza il suo spirito inquieto l&rsquo;ha spinto a cambiare continuamente luogo, occupazione, si potrebbe dire pelle: dalla nativa Prussia orientale agli Stati Uniti, al Venezuela, all&rsquo;Ecuador; studente, impiegato apprendista, conciatore, fabbricante di lampade, insegnante, distillatore di alcoolici, eremita.&nbsp;E poi cacciatore di piante, curatore di erbari, traduttore di Goethe e filosofo a tempo perso. Sempre gettando in ciascuna di queste attivit&agrave; tutto se stesso, pronto a cambiare di nuovo e a reinventarsi al prossimo fallimento.&nbsp;Lo ricordano i piccoli generi <em>Fendlera </em>e <em>Fendlerella</em>, che fioriscono nei luoghi semidesertici della &ldquo;frontiera&rdquo; che fu tra i primi a esplorare.</div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-medium " style="padding-top:5px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:10px;text-align:left"> <a> <img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/austin-1840-detail-small-file-0_orig.jpg" alt="Picture" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><strong><font color="#5040ae">La difficile scoperta di una professione</font></strong><br />La vita di <a href="https://www.inomidellepiante.org/augustus-fendler.html">Augustus Fendler</a> (anche August, 1813-1883), raccoglitore di piante di origine tedesca fattosi americano, &egrave; piena di cambi di rotta, di svolte improvvise, di nuove strade imboccate senza esitazione, spesso per essere abbandonate con un guizzo repentino. Inizia gi&agrave; con una perdita: nato a Gumbinnen (oggi Gusev, distretto di Kaliningrad, Russia), nella Prussia orientale, a sei mesi perse il padre, un artigiano tornitore. Due anni dopo la madre si rispos&ograve;, ricostru&igrave; un focolare, gli diede un nuovo padre e un fratello; ma erano poveri e in quell'angolo remoto della Prussia non c'erano scuole degne di questo nome. Fino a dodici anni, quando venne iscritto al ginnasio, ebbe solo un'istruzione rudimentale. Dopo quattro anni, le ristrettezze economiche della famiglia lo costrinsero a lasciare anche quella scuola.<br />Divent&ograve; apprendista presso la cancelleria municipale: un lavoro d&rsquo;ufficio, ripetitivo, che &ldquo;uccideva lo spirito&rdquo; di un ragazzo che sognava solo di viaggiare. Cos&igrave;, quando un medico, incaricato di ispezionare le stazioni di quarantena del colera lungo la frontiera con la Russia, gli propose di fargli da segretario, accett&ograve; su due piedi. La notte prima della partenza era cos&igrave; eccitato che non chiuse occhio. La realt&agrave; si sarebbe rivelata terribile: pochi giorni dopo, il medico fu chiamato in un grande villaggio di confine dove l&rsquo;epidemia gi&agrave; dilagava; e invece di un viaggio avventuroso, August si trov&ograve; nel mezzo di una battaglia impossibile, con morti su morti.<br />Fu rimandato a casa ad affrontare la difficile scelta di una professione che gli desse qualche possibilit&agrave; di viaggiare. Anni dopo, il suo primo biografo, William Camby, gli strapp&ograve; una confessione rivelatrice: se avesse saputo che un raccoglitore di piante poteva coprire le proprie spese di viaggio, si sarebbe preparato a quella professione; ma all&rsquo;epoca non ne sapeva nulla, anzi non aveva mai neppure visto un libro di botanica. Dato che a scuola una delle sue materie preferite era la chimica e gli era stato assicurato che il mestiere di conciatore era molto richiesto sia in Europa sia in America, divenne apprendista in una conceria: un lavoro duro e disgustoso (nella concia, oltre a tannini e sostanze chimiche di vario tipo, all&rsquo;epoca si impiegavano anche urina e sterco animale), ma vi resistette due anni.<br />Nel frattempo venne a sapere che a Berlino era stata aperta una specie di scuola politecnica, riservata a giovani meritevoli senza mezzi, ai quali garantiva sia una buona istruzione sia una borsa di studio. Erano ammessi solo due o tre candidati per provincia, dopo un esame molto selettivo. August Fendler lo super&ograve; e, nell&rsquo;autunno del 1834 &mdash; ora aveva vent&rsquo;anni &mdash; si trasfer&igrave; a Berlino. La vita sedentaria, l&rsquo;atmosfera competitiva, il ritmo dello studio vinsero, prima di lui, il suo corpo. Cos&igrave;, terminato il primo anno, sia pure con buoni risultati, dovette desistere.<br />&#8203;Da studente si trasform&ograve; in <em>Handwerksbursche</em>: un artigiano itinerante che si spostava da un villaggio all&rsquo;altro, perfezionando l&rsquo;apprendistato presso diversi maestri e lavorando occasionalmente in un luogo o in un altro. Fu la sua vita per sei mesi, dall&rsquo;autunno del 1835 alla primavera del 1836. Conosciamo qualche tappa, ma non i particolari: partito da Berlino, zaino in spalla, fu in Slesia, Sassonia, Francoforte e Renania, finch&eacute; il viaggio termin&ograve; a Brema. Con il piccolo gruzzolo messo da parte in quella vita vagabonda si pag&ograve; la nave per Baltimora. Quando vi arriv&ograve;, nel borsellino gli rimanevano due dollari.<br />Si spost&ograve; immediatamente a Filadelfia, dove per qualche mese lavor&ograve; per un conciatore: non la soglia della libert&agrave; che aveva sognato, ma un lavoro duro e insopportabile. Tent&ograve; qualche impiego nel distretto minerario, poi si trasfer&igrave; a New York, dove si impieg&ograve; in una fabbrica di lampade. Almeno l&igrave; c&rsquo;era qualcosa di nuovo da imparare; ma poi arriv&ograve; la crisi economica, uno dopo l&rsquo;altro operai e apprendisti furono licenziati e anche lui, ultimo, si trov&ograve; disoccupato. Una perdita, ma anche un&rsquo;occasione: ripartire, alla ricerca di un altrove. L&rsquo;altrove era il West, e St Louis ne era la porta.<br />Cos&igrave;, &ldquo;seguendo la via migliore e pi&ugrave; breve&rdquo;, nella primavera del 1838, dopo trenta giorni di viaggio nelle condizioni pi&ugrave; economiche possibili, era in quella terra promessa. Trov&ograve; subito lavoro in una fabbrica di lampade a gas, forse la prima in quell&rsquo;area; ma le attrezzature erano scarse, si lavorava in una sala aperta e fredda, e quando arriv&ograve; l&rsquo;inverno il desiderio di calore, di sud, fu pi&ugrave; forte di tutto. Il Mississippi era bloccato dal ghiaccio e il servizio dei battelli a vapore era sospeso. Come in Germania, bisognava rimettere lo zaino in spalla e ripartire: attraverso i boschi dell&rsquo;Illinois, i canneti del Kentucky, le colline del Tennessee; e poi fu New Orleans.<br />Non una meta, ma una semplice tappa verso un altrove ancora pi&ugrave; altrove, un West pi&ugrave; West: il Texas. Si imbarc&ograve; per Galveston e di l&igrave; raggiunse Houston. Il governo del Texas offriva a ogni immigrato 320 acri di terre demaniali; ma per ottenerle era necessario entrare a far parte della guardia civica che, armata fino ai denti, presidiava il territorio contro le incursioni Comanche. Fendler fece domanda, ma quella condizione lo blocc&ograve;: non poteva ottemperare, perch&eacute; non aveva un fucile. Almeno, cos&igrave; la racconta Camby. Niente gli avrebbe potuto impedire di procurarselo, se avesse voluto. Ma diventare colono, entrare in un corpo paramilitare, significava integrarsi, mettere radici, rinunciare alla libert&agrave;. Meglio rinunciare alla concessione.&nbsp;Rimase ancora un anno in Texas, si ammal&ograve; pi&ugrave; volte, poi torn&ograve; in Illinois, dove per qualche tempo fu insegnante.<br />Nell&rsquo;autunno del 1841, a fargli cambiare ancora una volta vita fu &mdash; letteralmente &mdash; il richiamo della foresta. Aveva sempre amato l&rsquo;autunno americano e quell&rsquo;anno si risvegli&ograve; in lui l&rsquo;irresistibile desiderio di vivere nella natura, libero da ogni condizionamento umano. Gli mancava solo il posto adatto. Lo trov&ograve; in un&rsquo;isola disabitata sul Missouri, a trecento miglia da St Louis. I bagagli furono presto fatti: sacco a pelo, cucina da campo, un&rsquo;ascia, un fucile, una canoa, qualche libro &mdash; ed era pronto per una nuova vita. Riadatt&ograve; una vecchia baracca e si immerse nella natura che gli offriva rifugio, cacciagione e pace interiore. Furono sei mesi di felicit&agrave; perfetta. Finch&eacute; le acque del fiume crebbero e travolsero tutto.<br />Si salv&ograve; a stento. Almeno per il momento, era la sconfitta definitiva del suo sogno americano. Decise di tornare in Europa, dove lo ritroviamo nel 1844. E l&agrave;, dove meno lo cercava, la sua vita ebbe la svolta definitiva. A K&ouml;nigsberg, la vecchia citt&agrave; di Kant, conobbe Ernst Meyer, professore di botanica e direttore dell&rsquo;orto botanico che, avendo sentito parlare delle sue avventure americane, gli propose di tornare in America e di raccogliere per lui esemplari botanici, dietro un &ldquo;ragionevole compenso&rdquo;. Fendler accett&ograve;. Non aveva trovato una vocazione, ma una professione.</div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/santa-fe-nm-1846-47_orig.jpg" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae">&nbsp;Il primo raccoglitore professionista del West</font><br />Di piante non sapeva nulla, non ancora. Eppure portava con s&eacute; una dote inconsapevole: la conoscenza dei territori, la capacit&agrave; di muoversi in ambienti ostili, l&rsquo;occhio allenato a cogliere dettagli che sfuggono a chi resta fermo. Tornato a St. Louis &mdash; probabilmente insieme al fratello, presenza costante e silenziosa di cui non conosciamo neppure il nome &mdash; si mise al lavoro, iniziando le prime raccolte. A St. Louis l&rsquo;autorit&agrave; in fatto di botanica era il dottor <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/george-engelmann-uomo-ponte">George Engelmann</a>, tedesco come lui; ed &egrave; a lui che Fendler si rivolse per l&rsquo;identificazione delle piante. Engelmann not&ograve; lo zelo e la seriet&agrave; con cui lavorava e lo raccomand&ograve; a Asa Gray. Cos&igrave;, da raccoglitore europeo per un botanico europeo, Fendler (adesso preferiva farsi chiamare Augustus) divenne il primo raccoglitore professionista della nuova botanica americana.<br />Nel 1846, all&rsquo;inizio della guerra messicano&#8209;statunitense, l&rsquo;esercito degli Stati Uniti occup&ograve; parte del Nuovo Messico. Era una regione botanica quasi ignota, e Gray &mdash; su suggerimento di Engelmann &mdash; pens&ograve; di inviarvi Fendler. Per la prima volta veniva messo alla prova il sistema di reclutamento immaginato da Engelmann e subito adottato da Torrey e Gray: in assenza di capitali o di mecenati, il raccoglitore avrebbe finanziato la spedizione vendendo i duplicati a istituzioni e collezionisti, in America e in Europa, raggiunti attraverso le reti scientifiche dei tre botanici. Fendler si gett&ograve; nell&rsquo;impresa con l&rsquo;entusiasmo che gli era proprio: il Nuovo Messico era un nuovo altrove, e lo era anche la professione nascente di cacciatore di piante. In quella flora inesplorata vedeva insieme una promessa esistenziale e una possibilit&agrave; economica.<br />Gray scrisse al Segretario di Stato per ottenere il libero trasporto per Fendler, i suoi bagagli e le future collezioni. Cos&igrave;, certo insieme al fratello &mdash; spalla quasi invisibile ma indispensabile &mdash; il 10 agosto 1846 Fendler part&igrave; con un convoglio militare da Fort Leavenworth, sul Missouri, diretto a Santa F&eacute;. Vi arriv&ograve; l&rsquo;11 ottobre, e la prima impressione fu di delusione: la stagione era avanzata e la regione appariva sterile. A parte le Cactaceae, di cui l&rsquo;area abbondava &mdash; ma le succulente sono pessimi esemplari da erbario e andavano spedite a Engelmann in barili o scatole, con enormi problemi logistici e finanziari &mdash; per iniziare le raccolte bisogn&ograve; attendere la primavera.<br />&#8203;Intanto bisognava vivere, in un avamposto militare dove tutto era precario e pi&ugrave; caro. Fendler esaur&igrave; presto i suoi scarsi risparmi, poi dovette contrarre prestiti e debiti; il fratello arriv&ograve; addirittura ad arruolarsi per qualche mese nell&rsquo;esercito. Le raccolte iniziarono solo ad aprile e si protrassero fino ad agosto, quando Fendler, in una situazione economica ormai insostenibile, fu costretto a rientrare a St. Louis, dove arriv&ograve; all&rsquo;inizio dell&rsquo;autunno.<br />Esplorando palmo a palmo le zone pi&ugrave; promettenti &mdash; le colline a est e nord&#8209;est di Santa F&eacute; e le loro valli, in particolare quella del Rio Chiquito &mdash; mise insieme una raccolta di dimensioni sensazionali: 17.000 esemplari di molte centinaia di specie. In <em>Plantae Fendlerianae</em>, che ne &egrave; la pubblicazione parziale, Gray ne descrisse 462, circa il 20% delle quali &mdash; un centinaio &mdash; nuove per la scienza. Gray si affrett&ograve;, da una parte, a darne conto in questo importante saggio; dall&rsquo;altra, a mettere in moto tutte le sue pedine per garantire a Fendler il giusto riconoscimento economico, pubblicando tra l&rsquo;altro il seguente annuncio su "The American Journal of Science and Arts":&nbsp;"Piante essiccate da Santa Fe, Nuovo Messico. &mdash;&nbsp;Il signor Augustus Fendler, che, sotto la direzione del dottor Engelmann, si &egrave; recato a Santa Fe nell&rsquo;autunno del 1846 con lo scopo di esplorare la botanica di quella regione, &egrave; ora tornato a St. Louis con le sue ricche raccolte, comprendenti molte specie nuove e interessanti. Gli esemplari sono ben preparati, in buone condizioni, e per lo pi&ugrave; molto belli e completi.&nbsp;Un resoconto a stampa, con le descrizioni delle nuove specie, redatto dal professor Gray e dal dottor Engelmann, sar&agrave; presto pubblicato; una copia ne sar&agrave; inviata a ciascun sottoscrittore.&nbsp;Il prezzo &egrave; fissato a 10 dollari per ogni centinaio di esemplari, escluso il trasporto da St. Louis a New York o Boston. Poich&eacute; tutti i set non richiesti qui saranno immediatamente inviati all&rsquo;estero, coloro che li desiderano sono pregati di farne richiesta quanto prima (affrancata) al dottor George Engelmann, St. Louis, o al dottor Asa Gray, Cambridge, Massachusetts". La macchina si era messa in moto, e anche <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/padri-e-figli-8-william-jackson-hooker-e-la-rinascita-di-kew">Hooker </a>diede il suo contributo, scrivendo, al termine della sua recensione di <em>Plantae Fendlerianae</em>: "Ci uniamo di tutto cuore al dottor Asa Gray nell&rsquo;esprimere il suo vivo desiderio che il signor Fendler possa ricevere l&rsquo;incoraggiamento che cos&igrave; pienamente merita, sotto forma di ulteriori sottoscrizioni per le sue raccolte, che gli permettano di riprendere le sue ardue imprese in circostanze pi&ugrave; favorevoli rispetto al passato." Eppure, le sottoscrizioni furono molto inferiori alle attese.<br />Tuttavia Fendler non si arrese e intraprese una seconda spedizione. Era deciso a tornare a Santa Fe per esplorare l&rsquo;area delle montagne; a questo scopo, nel giugno 1849 si un&igrave; a un distaccamento militare diretto a Salt Lake City, dove contava di stabilire la propria base per poi raggiungere il Nuovo Messico. Ma mentre guadava il Little Blue River il suo carro fu travolto da un&rsquo;improvvisa piena: le raccolte fatte fino a quel momento, la carta e tutte le attrezzature andarono perdute. Non gli rest&ograve; che tornare a St. Louis, solo per scoprire che tutti gli averi che vi aveva lasciato &mdash; inclusi oltre mille esemplari montati delle raccolte di Santa Fe &mdash; erano andati in cenere durante il Big Fire, che a maggio, dunque poco dopo la sua partenza, aveva distrutto gran parte della citt&agrave;.<br />Di fatto, non possedeva pi&ugrave; nulla. Fosse stato una persona diversa, avrebbe rinunciato definitivamente. Invece, via New Orleans, alla fine dell&rsquo;anno si imbarc&ograve; con il fratello per Chagres, sull&rsquo;Istmo di Panama, dove per quattro mesi fece raccolte da inviare a Engelmann, che lo aveva aiutato a risollevarsi finanziando la spedizione. Ma ai debiti si erano aggiunti altri debiti. Fu l&rsquo;inizio di una nuova fase di instabilit&agrave;: per qualche tempo i fratelli si stabilirono a Camden, sul fiume Washita in Arkansas, dove cercarono di sbarcare il lunario unendo alle raccolte la coltivazione di un piccolo orto; poi fu la volta di Memphis, in Tennessee, dove aprirono una fabbrica di lampade a gas.<br />La botanica, per&ograve;, non era dimenticata; anzi, Fendler aveva migliorato notevolmente le sue competenze, studiando tra l&rsquo;altro il <em>Manual of Botany of the Northern United States</em> di Gray, felice che gli fosse costato solo 75 centesimi. E quando seppe che Engelmann e Gray gli avevano reso omaggio dedicandogli il genere <em>Fendlera </em>(pubblicato nel 1852), ne prov&ograve; gioia e orgoglio. Per quattro anni gli affari sembrarono prosperare. La sua vita ora si divideva tra la fabbrica, la coltivazione di un piccolo terreno dove sperimentava la crescita delle piante raccolte a Chagres o inviate da Engelmann, le osservazioni meteorologiche &mdash; una nuova passione che lo prendeva sempre pi&ugrave; &mdash; e la traduzione in inglese del <em>Faust </em>di Goethe, cui dedicava il tempo libero.<br />A congiurare contro di lui, questa volta, fu la Memphis Gas Company, che rendeva obsolete le sue lampade estendendo la fornitura di gas naturale all&rsquo;intera area. Fendler tent&ograve; di riconvertire la produzione distillando alcool, ma presto rinunci&ograve;. Forse anche per ragioni di salute, aveva ormai deciso di partire per un nuovo altrove: il Venezuela.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:360px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/bosque-lluvioso-arboles-plantas-fondo-842113-3523.jpg?1769172560" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae">Venezuela e oltre</font><br />Ad attirarlo nel paese latinoamericano fu senza dubbio la presenza di una piccola enclave tedesca, la colonia Tovar, fondata da un gruppo di immigrati provenienti dal Baden tra il 1841 e il 1843. La sua prima meta, all&rsquo;inizio del 1854, fu per&ograve; Caracas: pensava che una citt&agrave; avrebbe offerto migliori opportunit&agrave; per inserirsi e spedire le raccolte che contava di fare sulle montagne non troppo lontane. &laquo;Voglio vivere di nuovo vicino a una valle di montagna e nelle vicinanze di una ricca flora montana, senza avere le difficolt&agrave; logistiche che c&rsquo;erano a Santa Fe. E credo anche che le montagne dell&rsquo;area di Caracas debbano essere ricche di cactus&raquo;, scrisse a Engelmann.<br />Fu di nuovo una (mezza) delusione. N&eacute; il clima n&eacute; il costo della vita erano quelli sperati, e dopo pochi mesi Fendler e suo fratello si trasferirono nella colonia Tovar. Si trovarono pionieri in mezzo a pionieri, a dissodare terre in un clima spesso ostile, a coltivare frutta e ortaggi per il proprio sostentamento. Ma c&rsquo;erano anche le osservazioni meteorologiche &mdash; ora Fendler le comunicava a Joseph Henry dello Smithsonian &mdash; e le escursioni botaniche sulle montagne ricoperte di foresta pluviale, alla scoperta di una vegetazione inedita, del tutto diversa da quella nordamericana: un&rsquo;esplosione di vita allo stesso tempo affascinante e respingente. In una lettera a Gray scrisse: &laquo;In queste foreste, dove i raggi del sole non toccano mai terra, regnano eternamente l&rsquo;umidit&agrave; e le basse temperature. Il tronco e i rami di ogni albero sono ricoperti di felci, Lycopodiaceae, muschi, epatiche, licheni, orchidee, bromeliacee, Araceae e ancora Piperaceae e molte altre che &egrave; impossibile nominare&raquo;.<span style="color:rgb(51, 51, 51)"> </span><br />Era il paradiso del cacciatore di piante, ma la vita continuava a essere difficile: i prodotti coltivati con il fratello e i proventi degli esemplari venduti negli Stati Uniti non bastavano a vivere, e Fendler fu costretto a tornare a distillare alcool, producendo birra e brandy. Nel 1856 torn&ograve; brevemente negli Stati Uniti, anche per cercare nuovi clienti per le sue raccolte: i muschi, oltre ad acquirenti europei tra cui il briologo tedesco Karl M&uuml;ller, furono acquistati da William Starling Sullivant, e i licheni da Edward Tuckerman. Propose la sua raccolta di insetti a John Lawrence LeConte, figlio di uno dei vecchi amici di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente">Torrey</a>, che per&ograve; declin&ograve;: a lui interessavano solo specie nordamericane.<br />Fendler e suo fratello vissero ancora due anni in Venezuela; alla ricerca di esemplari pi&ugrave; rari &mdash; quelli pi&ugrave; comuni li lasciava volentieri a un altro raccoglitore, Karl Moritz &mdash; dovette estendere i suoi viaggi lontano dalla colonia Tovar. Le escursioni pi&ugrave; lunghe li portarono da Maracay a Puerto Colombia, e ancora da Valencia a San Est&eacute;ban, e poi lungo la costa atlantica a partire da Petaquire.&nbsp;Anche in Venezuela, Fendler dimostr&ograve; una grande capacit&agrave; di osservazione e la solita dedizione al lavoro; in quattro anni raccolse oltre 2600 specie di piante, in alta percentuale nuove per la scienza; ben 223 dei&nbsp; suoi esemplari (l'8,5%) sono stati designati come tipi. Tuttavia non si arricch&igrave; mai, e nel 1864 anche questa esperienza era esaurita.<br />Fendler e il fratello tornarono a St. Louis, quindi si trasferirono ad Allerton, nel Missouri, dove gestirono una piccola fattoria per sette anni, interrotti da un breve periodo in cui Gray cerc&ograve; di &ldquo;addomesticare&rdquo; Fendler offrendogli un lavoro all&rsquo;erbario di Harvard. Seguire una routine di orari rigidi, farsi la barba e vestirsi bene per non spiacere alle signore, persino mangiare in societ&agrave;, non erano fatti per quell&rsquo;uomo silenzioso e schivo. Dopo pochi mesi Fendler torn&ograve; ad Allerton, dove il fratello aveva continuato a vivere e lavorare da solo; scopr&igrave; che nel frattempo quest&rsquo;ultimo aveva sviluppato una forma di cecit&agrave; notturna che lo rendeva parzialmente invalido. Nel 1871 si risolsero a vendere la fattoria e, dopo un breve soggiorno a St. Louis &mdash; rumorosa, affollata, popolata solo da &laquo;adoratori di Mammona&raquo; &mdash; Fendler decise di tornare in Germania. Il cerchio si sarebbe chiuso a Gumbinnen, dove era cominciato? Per nulla: anche la vita in quel remoto angolo della Prussia, con la sua mentalit&agrave; chiusa e militaresca, gli risult&ograve; insopportabile. Cos&igrave;, dopo appena undici mesi &mdash; in cui non mancarono le visite agli orti botanici di K&ouml;nigsberg e Berlino &mdash; Fendler e suo fratello tornarono negli Stati Uniti e nel 1873 si stabilirono a Wilmington, nel Delaware, dove acquistarono una casa e un piccolo giardino. Determinante nella scelta fu l&rsquo;incontro con William Marriott Canby, ricco industriale e filantropo che dedicava parte delle sue fortune a incoraggiare le ricerche botaniche e gli chiese di aiutarlo a riordinare il suo erbario. Sarebbe diventato amico di Fendler e il suo primo biografo.<br />In questi anni, con sgomento dello stesso Canby, Torrey e Gray, l&rsquo;ultima impresa di Fendler era la stesura di un&rsquo;opera filosofica in cui intendeva spiegare nientemeno che i meccanismi dell&rsquo;universo. I loro gentili tentativi di dissuasione fallirono, e l&rsquo;opera vide infine la luce nel 1874 con il titolo <em>The Mechanismes of Universe</em>. Talvolta erborizzava con Canby e continuava a corrispondere con Engelmann e Gray. Nell&rsquo;aprile del 1875 entrambi gli fecero visita con Parry, in procinto di partire per il Messico con Palmer. Fendler, che non vedeva Gray da dieci anni, si stup&igrave; nel trovarlo tanto invecchiato.<br />Neppure il tranquillo giardino di Wilmington fu l&rsquo;ultimo rifugio di Fendler: ad attenderlo c&rsquo;era ancora un ultimo, definitivo altrove, Trinidad. Nel 1877 a spingerlo a trasferirsi ancora una volta furono i crescenti problemi di salute, forse di natura reumatica. Trinidad era un terreno botanicamente vergine non meno del Nuovo Messico o del Venezuela, e in Fendler si riaccese pi&ugrave; che mai la passione del raccoglitore: non c&rsquo;erano cactacee da inviare a Engelmann, ma moltissime felci e altre piante interessanti. Continuava a raccogliere dati meteorologici e ogni tanto dava una mano a Henry Prestoe, il sovrintendente dell&rsquo;orto botanico di Port of Spain. Ma la salute, minata da una vita tanto difficile, cominciava a declinare; nell&rsquo;estate del 1881 ci fu un primo attacco di cuore, o forse un ictus. Nel novembre 1883, a settant&rsquo;anni, la morte.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:365px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/217192617807642624.webp?1769173948" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font color="#5040ae">Arbusti in fiore tre le rocce</font></strong><br />La vicenda di Augustus Fendler si colloca in quel breve, irripetibile momento in cui la botanica americana sta ancora costruendo le proprie istituzioni, e la figura del cacciatore di piante free lance &mdash; capace di vivere vendendo le proprie raccolte sul mercato interno, ancora fragile, oltre che su quello europeo &mdash; appare non solo possibile, ma quasi necessaria. &Egrave; tuttavia una scelta di vita segnata da una precariet&agrave; strutturale: la risposta del mercato &egrave; incostante, e basta una delle molte avversit&agrave; possibili (nella vita di Fendler ne abbiamo incontrata un&rsquo;intera antologia) per trasformare un&rsquo;impresa promettente in catastrofe, soprattutto quando, come nel suo caso, non si pu&ograve; contare su risorse alternative n&eacute; sul sostegno di una comunit&agrave; o di un gruppo familiare.<br />&#8203;Fendler ha attraversato le condizioni pi&ugrave; difficili e, pi&ugrave; ancora che per passione, ha resistito grazie a una ricerca ostinata di un altrove che gli sfuggiva continuamente, ma che non ha mai smesso di inseguire. Che questo irregolare dai modi quasi selvatici abbia toccato il cuore di personalit&agrave; tra loro diversissime come Engelmann, Gray e Canby dice molto delle sue qualit&agrave; umane prima ancora che professionali.<br />Il riconoscimento pi&ugrave; ambito arriv&ograve; proprio da Engelmann e Gray, con la dedica del genere <em><a href="https://www.inomidellepiante.org/fendlera.html">Fendlera</a></em>. Non si tratta di una pianta raccolta da lui stesso &mdash; i primi esemplari della specie tipo, <em>Fendlera rupicola</em>, risalgono alle raccolte di Lindheimer e Wright &mdash; &egrave; tuttavia caratteristica delle regioni da lui esplorate, come sottolinea Gray nella dedica: "Il dr. Engelmann e io stesso ci rallegriamo dell'opportunit&agrave; di dedicare un genere cos&igrave; interessante e ben marcato della regione del Texas e del New Mexico a Augustus Fendler che, insieme a Wislizenus, fu il primo a esplorare il New Mexico dove tra grandi difficolt&agrave; fece le eccellenti raccolte oggi cos&igrave; ben note ai botanici".<br /><em>F. rupicola</em> sembra quasi un suo ritratto vegetale: un piccolo arbusto dai delicati fiori bianchi, appartenente alle Hydrangeaceae, che ricorda il filadelfo (non a caso il nome comune &egrave; <em>false mockorange</em>). Vive abbarbicato alle rocce delle mesa e dei deserti, simbolo di resilienza e di capacit&agrave; di durare nelle condizioni pi&ugrave; ostili. Diffuso nelle aree montuose di Texas, New Mexico, Arizona, Colorado e Utah, prospera nelle comunit&agrave; dominate da <em>Pinus monophylla</em> e da varie specie di ginepri. Bellissimo al momento della fioritura, ma mai appariscente, mostra adattamenti all&rsquo;aridit&agrave; &mdash; rami duri e sottili, foglie piccole riunite in gruppi di tre &mdash; e nelle culture native aveva un ruolo significativo, sia pratico sia cerimoniale.<br />Al genere sono state aggiunte successivamente altre due specie:&nbsp;<em>F. linearis</em>, diffusa tra il Messico centro-settentrionale e gli Stati Uniti limitrofi, con rami intricati e spinescenti e foglie lineari minute;<br /><em>F. tamaulipana</em>, endemica del Tamaulipas, un arbusto pi&ugrave; grande e pi&ugrave; sparsamente ramificato, fino a quattro metri.<br />Alla fine dell&rsquo;Ottocento a celebrare indirettamente Fendler si aggiunse <em>Fendlerella</em>, "piccola <em>Fendlera</em>", istituito da Heller nel 1898 per accogliere <em>Fendlerella utahensis</em>, in precedenza assegnata a <em>Whipplea</em>. All&rsquo;interno delle Hydrangeaceae, <em>Fendlera</em>, <em>Whipplea </em>e <em>Fendlerella </em>formano una triade di generi affini ma ben distinti, come confermano sia la morfologia sia gli studi molecolari.&nbsp;A <em>Fendlerella utahensis</em> si sono poi aggiunte tre specie messicane:&nbsp;<em>F. lasiopetala</em>, <em>F. mexicana</em>, <em>F. queretarana</em>. Il genere, oltre che per le dimensione in genere molto minori, si distingue da <em>Fendlera </em>soprattutto per alcuni caratteri fiorali: cinque petali anzich&eacute; quattro, antere prive di appendici apicali. Comune &egrave; invece l'habitat: i luoghi aridi e sassosi, tanto che <em>F. utahensis </em>&egrave; nota con il nome spagnolo <em>hierba desierto</em>.<br /></div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Hardy Bryan Croom e Croomia, una dedica commemorativa]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/hardy-bryan-croom-e-croomia-una-dedica-commemorativa]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/hardy-bryan-croom-e-croomia-una-dedica-commemorativa#comments]]></comments><pubDate>Sat, 10 Jan 2026 07:39:12 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/hardy-bryan-croom-e-croomia-una-dedica-commemorativa</guid><description><![CDATA[	#element-6f2e8085-6beb-4384-9314-3ed43fa2efe4 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}Tra gli oltre novanta morti del naufragio del battello a vapore "Home", nell&rsquo;ottobre del 1837, c&rsquo;era, insieme all&rsquo;intera famiglia, il botanico dilettante Hardy Bryan Croom. 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John Torrey, oltre che con accorate parole di cordoglio, volle ricordarlo dedicandogli un&rsquo;altra delle sue scoperte, <em>Croomia pauciflora</em>, specie tipo di questo piccolo genere della famiglia Stemonaceae.</div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:375px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/awful-wreck-of-the-steam-packet-home.jpg?1768067703" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font size="4" color="#5040ae">Un naufragio che fece epoca</font></strong><br />&#8203;Nel primo pomeriggio del 7 ottobre 1837, a una banchina del porto di New York il battello a vapore "Home", diretto a Charleston nella Carolina del Sud, si preparava alla partenza. Era una nave di lusso, con spazi comuni eleganti e cabine spaziose. Tra i novanta passeggeri, tutti appartenenti a famiglie agiate - il biglietto era notevolmente costoso - c'era grande eccitazione: la nave aveva gi&agrave; percorso quella rotta due volte, e nell&rsquo;ultima aveva segnato il miglior tempo di collegamento tra New York e Charleston. Il viaggio si annunciava rapido, confortevole e senza rischi.<br />Tra i passeggeri che si apprestavano a salire a bordo, c'era la famiglia Croom al completo: il padre, Hardy<span style="color:rgb(28, 32, 36)">&nbsp;Bryan Croom (1797-1837), la madre&nbsp;</span><span style="color:rgba(0, 0, 0, 0.8)">Frances&nbsp;Henrietta&nbsp;Smith, i figli Henrietta Mary di quindici anni, William Henry di dieci e Justina Rose di sette. Avevano trascorso l'estate a New York e ora si accingevano a raggiungere Charleston, dove avevano deciso di trasferirsi. Nessuno di quei ricchi passeggeri sapeva che in quelle stesse ore un uragano tropicale, originatosi forse nei Caraibi nordoccidentali negli ultimi giorni di settembre, dopo aver disalberato la nave di sua maest&agrave; britannica 'Racer' al largo della Giamaica, aver devastato le coste prima del Messico poi del Texas, fatto esondare il lago Pontchartain allagando le zone basse di New Orleans, aveva ripiegato verso est e ora stava dirigendosi verso nord est, in direzione della Florida.<br />Alle quattro del pomeriggio la nave lasci&ograve; gli ormeggi. Subito dopo, una piccola delusione: poco dopo la partenza la "Home" si incagli&ograve; su un basso fondale e ci vollero cinque ore per disincagliarla. La speranza di un nuovo record sfumava, ma il viaggio prosegu&igrave; nel massimo confort, anche se nel tardo pomeriggio della domenica - i Croom quel giorno festeggiavano il quarantesimo compleanno del capo famiglia - i venti incominciarono a rafforzarsi.<br />Nelle primissime ore di luned&igrave; 9 si erano intensificati fino a raggiungere la forza d'uragano e il comandante ordin&ograve; di ridurre le vele. La nave per&ograve; non teneva bene il mare e all'alba la situazione era cos&igrave; preoccupante che sia i membri dell'equipaggio sia i passeggeri, tra cui c'erano due ex capitani di marina, chiesero al capitano White di raggiungere la costa per far arenare la nave. Egli,&nbsp;</span>convinto della solidit&agrave; del battello e preoccupato per un&rsquo;imbarcazione non assicurata, ignor&ograve; le richieste<span style="color:rgba(0, 0, 0, 0.8)">. Poco dopo, la falla fu scoperta e una delle caldaie si spense.&nbsp;</span>White vir&ograve; verso la costa, ma appena la macchina riprese a funzionare, punt&ograve; di nuovo al largo. <span style="color:rgba(0, 0, 0, 0.8)">Intanto il mare era sempre pi&ugrave; agitato e le onde battevano la nave, rompendo le finestre della sala da pranzo e strappando le strutture in legno.&nbsp;<br />La nave imbarcava sempre pi&ugrave; acqua. Nel pomeriggio fu chiaro che le pompe di bordo non erano sufficienti e i passeggeri, donne e bambini compresi, unirono i loro sforzi a quelli dell'equipaggio per gettare l'acqua fuori bordo, usando ogni tipo di contenitori: secchi, bacinelle, pentole, persino i propri cappelli. Tutto fu inutile. La nave era ormai allagata e alle 20 le caldaie si spensero definitivamente. A parte poche vele stracciate, ora la "Home" era totalmente in preda alla tempesta. L'unica speranza era raggiungere la non lontana isola di Ocracoke, di cui alla luce della luna si intravvedeva il faro. La nave arranc&ograve; lentamente verso la costa, mentre i passeggeri si ammassavano sul ponte in trepidante attesa. A qualche centinaio di metri dalla spiaggia, il vascello colp&igrave; la barriera esterna, gir&ograve; su se stesso e si inclin&ograve; a dritta, mentre decine di persone venivano sbalzate fuori bordo. Con difficolt&agrave; venne varato un battello di salvataggio, ma, sovraccarico, si capovolse immediatamente, scaraventando gli occupanti in mare. Quasi contemporaneamente l'albero maestro croll&ograve;, seguito dai fumaioli e in pochi minuti la "Home" si disintegr&ograve;.&nbsp;<br />A bordo c'era un solo giubbotto di salvataggio, di propriet&agrave; di un passeggero, che se lo era procurato prima della partenza. Lo indoss&ograve; quasi automaticamente e fu tra i pochi che raggiunsero a nuoto la riva. Tra passeggeri ed equipaggio, i salvati furono quaranta, i sommersi pi&ugrave; di novanta. Tra di essi, l'intera famiglia Croom.&nbsp;</span><br />Venne poi il tempo del lutto, delle polemiche e delle inchieste giudiziarie. Non mancarono neppure le liti tra gli eredi: celebre fu la causa intentata dalla suocera di Hardy Bryan Croom al fratello di lui, una disputa che si trascin&ograve; per quasi vent&rsquo;anni. Da quel groviglio di dolore e responsabilit&agrave; nacque almeno un risultato concreto: il legislatore impose finalmente alle navi l&rsquo;obbligo di adeguati giubbotti di salvataggio.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:376px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/torreya-taxifolia-leaves-half-the-natural-size-staminate-a.jpg?1768068093" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#24678d" size="4">Un pioniere delle ricerche botaniche in Florida</font><br />Tra coloro che sentirono pi&ugrave; da vicino la perdita dei Croom ci fu il botanico John Torrey, probabilmente uno degli ultimi a salutarli prima della partenza per Charleston. Durante l'estate Croom aveva lavorato alla seconda edizione del suo&nbsp;<em style="color:rgb(28, 32, 36)">Catalogue of Plants Observed in the Neighborhood of New Bern, North Carolina</em>, e lo aveva affidato a Torrey perch&eacute; ne curasse la pubblicazione.&nbsp;Per lui, per&ograve;, Croom non era soltanto un amico e un promettente raccoglitore di piante rare dalla Florida e dalla Carolina: era anche colui a cui doveva la scoperta di <em>Torreya taxifolia</em> e, indirettamente,&nbsp;la dedica del genere che aveva consacrato il suo nome nella tassonomia botanica.<br />Hardy Bryan Croom apparteneva a una ricca famiglia di piantatori della Carolina del Nord, con interessi anche in Florida. Trascorse l&rsquo;infanzia tra la piantagione paterna nella Lenor County e gli studi. Studente brillante, frequent&ograve; l&rsquo;Universit&agrave; del North Carolina, distinguendosi per il talento nelle lingue e i vasti interessi scientifici, soprattutto in geologia, mineralogia e botanica. Inizi&ograve; anche gli studi di legge, che per&ograve; non esercit&ograve; mai, preferendo dedicarsi all&rsquo;amministrazione delle propriet&agrave; di famiglia. Per un breve periodo fu anche membro del senato statale.<br />Dopo la morte del padre, nel 1829, si rec&ograve; in Florida per ispezionare una tenuta recentemente acquistata dal defunto. Ne rimase cos&igrave; affascinato da decidere di trasferire l&igrave; il centro delle sue attivit&agrave;. La piantagione in Carolina fu venduta e gli schiavi neri &mdash; dispiace dirlo, ma come tutti i piantatori del Sud Croom doveva la sua ricchezza al loro lavoro &mdash; furono trasferiti in Florida.<br />Gi&agrave; appassionato di botanica, aveva iniziato a raccogliere e catalogare le piante dei dintorni di New Bern, dove si era stabilito dopo il matrimonio con Frances, figlia di un piantatore locale, ma la flora della Florida settentrionale lo colp&igrave; profondamente. Come proprietario terriero era abile ed energico, e si lanci&ograve; in una serie di investimenti: nel 1832 acquist&ograve; una piantagione sulla riva destra dell&rsquo;Apalachicola e un&rsquo;altra nei pressi di Quincy, nella Gadsden County. Nel 1834 si aggiunse la Goodwood Plantation, nella contea di Leon, ricavata da una parte della tenuta donata dal Congresso al generale Lafayette.<br />La residenza della famiglia rimaneva New Bern, ma spesso le estati erano trascorse a Saratoga o a New York, dove Frances amava frequentare la buona societ&agrave;. Hardy Bryan, invece, visitava la Florida almeno una volta all&rsquo;anno, dedicando alla regione i mesi primaverili, quando la vegetazione &egrave; pi&ugrave; rigogliosa. La flora quasi inesplorata del territorio gli offriva un campo di studio molto pi&ugrave; promettente rispetto alla Carolina.<br />Una parte consistente dei suoi soggiorni a sud era dunque dedicata alle esplorazioni botaniche, talvolta in compagnia del pi&ugrave; giovane Alvan Chapman. Nel 1833 pubblic&ograve;, per un editore locale, una relazione su uno di questi viaggi e la prima edizione di <em>Catalogue of Plants Observed in the Neighborhood of New Bern, North Carolina</em>, preparata con l&rsquo;aiuto del dottor H. Loomis. Si considerava un semplice dilettante e preferiva comunicare le sue scoperte a botanici pi&ugrave; esperti, in particolare Thomas Nuttall e John Torrey, con il quale inizi&ograve; a corrispondere proprio nel 1833.<br />A quell&rsquo;anno risale la sua scoperta pi&ugrave; importante: una conifera inedita, simile al tasso, che cresceva lungo l&rsquo;Apalachicola. Come ho raccontato in <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente">questo post</a>, ne invi&ograve; campioni prima a Nuttall e poi a Torrey, che, sospettando si trattasse di una specie nuova, li trasmise al botanico scozzese George Arnott. Questi la descrisse come <em>Torreya taxifolia</em>, dedicando il nuovo genere allo stesso Torrey.<br />Fu sempre Torrey a incoraggiare Croom a pubblicare almeno alcune delle sue scoperte sull&rsquo;<em>American Journal of Science and Arts</em>. Il suo studio pi&ugrave; importante, dedicato al genere <em>Sarracenia</em>, usc&igrave; postumo negli <em>Annals of the Lyceum of Natural History of New York</em>, di cui era diventato socio, cos&igrave; come della Philosophical Society of South Carolina e dell'Accademia delle scienze di Filadelfia, in qualit&agrave; di membro corrispondente.<br />Al momento della morte, Croom aveva grandi progetti. Avrebbe voluto trasferirsi con la famiglia alla Goodwood Plantation, facendone il quartier generale di una ricognizione pi&ugrave; ampia e sistematica della flora della Florida, in compagnia di Chapman. Frances era contraria, per l&rsquo;isolamento della tenuta e la distanza da ogni vita sociale. Cos&igrave;, mentre Croom rivedeva il suo catalogo &mdash; disponendo le piante in famiglie naturali secondo l&rsquo;insegnamento di Torrey &mdash; e preparava libri e attrezzature per la spedizione, in famiglia si raggiunse un compromesso: i Croom si sarebbero trasferiti a Charleston, comunque pi&ugrave; vicina alla Florida di New Bern.&nbsp;Come sappiamo, non ci sarebbero mai arrivati.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:380px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/croomia.jpg?1768068530" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font size="4" color="#5040ae">Una presenza discreta nel sottobosco</font></strong><br />La notizia della morte dell'amico devast&ograve; Torrey. Non gli rimaneva che pagare il suo debito da una parte curando come promesso la pubblicazione della seconda edizione del catalogo, con un'accorata prefazione; dall'altra con la dedica di una delle piante scoperte dallo scomparso in Florida.<br />La dedica del nuovo genere <em>Croomia</em>, gi&agrave; annunciata in precedenza in una seduta del Lyceum, fu ufficializzata in <em>A flora of North America</em> con queste parole: "Nominata in onore e ora, ahim&eacute;, in memoria del suo scopritore, il fu Henry [sic] B. Croom, autore di una monografia su <em>Sarracenia </em>e altri articoli sulle piante della Florida e degli Stati del Sud".<br /><em>Croomia </em>condivide con <em>Torreya </em>non solo la regione d&rsquo;origine e lo sguardo che le scopr&igrave; entrambe, ma anche la rarit&agrave; delle rispettive specie americane e la distribuzione disgiunta, quasi a suggerire un gemellaggio botanico tra i due dedicatari.&nbsp;&Egrave; uno dei quattro generi della famiglia Stemonaceae, un gruppo di angiosperme monocotiledoni considerato relativamente primitivo. Comprende sei specie: una sola, <em>C. pauciflora</em>, la specie scoperta da Croom, &egrave; nativa degli Stati Uniti; tutte le altre sono originarie dall&rsquo;Estremo Oriente, quattro endemiche del Giappone meridionale e una, <em>C. japonica</em>, presente anche in Cina.&nbsp;Proprio come nel caso di <em>Torreya</em>, questa distribuzione disgiunta riflette i cambiamenti climatici del tardo Terziario, che frammentarono un areale un tempo continuo.<br />Le <em>Croomia </em>sono erbacee perenni rizomatose, con fusti sottili che emergono dal sottobosco in primavera. Mentre le specie asiatiche vivono nelle foreste decidue calde, <em>C. pauciflora</em> ha trovato rifugio in un ambiente pi&ugrave; fresco e temperato. La morfologia &egrave; relativamente varia, ma con alcune caratteristiche ricorrenti: tre o quattro foglie riunite in pseudo verticilli, di consistenza sottile, con lamina cordata, ovata o lanceolata e nervature marcate; infiorescenze terminali, portate da un peduncolo gracile, che riuniscono pochi fiori (da cui il nome <em>pauciflora </em>della specie americana), piccoli e discreti, con quattro tepali verdastri con margini spesso retroflessi, in mezzo ai quali spiccano i robusti stami da bruni a aranciati.<br />L&rsquo;impollinazione &egrave; poco documentata, ma si ritiene avvenga tramite piccoli insetti del sottobosco. Il frutto &egrave; una bacca ovoidale, di colore rosso o aranciato a maturit&agrave;, che spicca sul fondo scuro delle foglie semi decomposte e probabilmente attira piccoli vertebrati o uccelli.<br />La specie americana &egrave; la pi&ugrave; sobria e minuta, mentre quelle asiatiche mostrano una maggiore diversit&agrave; nelle dimensioni, nella forma delle foglie e nel numero dei fiori. Unico membro americano non solo del suo genere ma dell&rsquo;intera famiglia, <em>C. pauciflora</em> &egrave; una specie rara, nota in appena quattordici popolazioni in Florida e una quindicina in Georgia, mentre &egrave; pi&ugrave; frequente in Alabama; in passato &egrave; stata segnalata in Louisiana, dove ora non &egrave; pi&ugrave; presente. Oltre che dalla restrizione dell'ambiente naturale, i boschi mesofili dal suolo ricco, &egrave; minacciata da piante aliene invasive che prediligono lo stesso habitat, come <em>Lonicera japonica</em>.<br />&#8203;<em>Croomia </em>&egrave; una presenza discreta, che preserva il nome di Croom l&agrave; dove diede il suo piccolo contributo alla storia della botanica, prima che la sua vicenda si interrompesse troppo presto.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[William Darlington e le tre Darlingtonia]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/william-darlington-e-le-tre-darlingtonia]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/william-darlington-e-le-tre-darlingtonia#comments]]></comments><pubDate>Sat, 03 Jan 2026 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[botanici americani]]></category><category><![CDATA[ottocento]]></category><category><![CDATA[piante alimentari]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/william-darlington-e-le-tre-darlingtonia</guid><description><![CDATA[	#element-6264e4e5-4ece-47e7-b593-c33b7e46d449 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}Darlingtonia californica &egrave; una pianta singolare che erge le sue trappole, affascinanti ma mortali, simili a teste di cobra all&rsquo;attacco. 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Eppure si deve solo a lei, alla sua bellezza e al suo fascino, se il dedicatario di questa specie, il medico William Darlington, dopo tante vicissitudini, dediche revocate e resurrezioni, gaffe e rivalit&agrave; botaniche, rimane nel pantheon dei dedicatari di un genere valido. E lo meritava davvero, il &ldquo;buon vecchio Darlington&rdquo;, figura di transizione tra la vecchia botanica americana delle flore locali e la nuova botanica scientifica di Torrey e Gray.</font></div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <span class='imgPusher' style='float:right;height:0px'></span><span style='display: table;width:auto;position:relative;float:right;max-width:100%;;clear:right;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/chesterco-1856-kennedy-web.jpg?250" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="display:block;"><font size="4" color="#5040ae">Una dedica e una piccola flora</font><br />Nel 1825, il medico statunitense William Darlington (1782-1863) ricevette una graditissima notizia dall'Europa: il celebre botanico elvetico de Candolle, al quale aveva inviato alcuni esemplari di piante americane, per dimostrare la sua riconoscenza gli aveva dedicato un nuovo genere, <em>Darlingtonia</em>, nel quale aveva riunito due specie di leguminose erbacee, in precedenza classificate come <em>Mimosa</em>. Darlington era al settimo cielo: quella dedica, venuta da un botanico tanto autorevole, era il miglior riconoscimento e incoraggiava i suoi sforzi di "gentiluomo naturalista". Si affrett&ograve; a piantare entrambe le specie nel suo giardino e a aggiungerne esemplari essiccati nel suo erbario, con quella etichetta che lo riempiva d'orgoglio.<br />All'epoca Darlington era sulla quarantina ed era un medico molto affermato, nonch&eacute; una personalit&agrave; in vista della sua comunit&agrave;, la contea di Chester, in Pennsylvania: dopo aver combattuto come ufficiale in un reggimento volontario nella guerra del 1812, era stato membro del Congresso per tre mandati (1816-1823), pi&ugrave; tardi avrebbe fondato e diretto una banca e avrebbe ricevuto molti altri incarichi amministrativi anche come avvocato. Questa era la sua veste ufficiale, ma Darlington si considerava soprattutto un naturalista, in primo luogo un botanico. L'incontro con la botanica era avvenuto negli anni universitari, quando studiava medicina alla University of Pennsylvania come allievo di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/per-una-botanica-americana-benjamin-smith-barton">Benjamin Smith Barton</a>. Nel 1804 si laure&ograve; e si ingaggi&ograve; come chirurgo di una nave mercantile diretta in India. La tappa pi&ugrave; eccitante fu l'orto botanico di Calcutta, dove pot&eacute; osservare specie tropicali allora quasi sconosciute in America e ottenere piante e semi da riportare in patria. Da quel momento, la raccolta di piante native e la cura dell&rsquo;erbario divennero una presenza costante nella sua vita, sempre pi&ugrave; attiva e piena come medico, padre di famiglia, uomo politico e amministratore.<br />Inizi&ograve; a corrispondere con altri botanici, sia in patria sia all'estero; la dedica di de Candolle gli diede una prima legittimazione internazionale e lo incoraggi&ograve; a dare una dimensione pi&ugrave; collettiva alla sua passione. Nel 1826, insieme a un gruppo di amici, fond&ograve; una societ&agrave; naturalistica, il Chester County Cabinet of Natural Science, che riuniva collezioni di minerali, piante e animali e organizzava conferenze e pubbliche letture. Nel discorso introduttivo, Darlington - che sarebbe stato eletto presidente, conservando l'incarico fino alla morte - insistette tra l'altro sulla necessit&agrave; di creare un erbario della flora americana, attraverso scambi con studiosi e appassionati di altre parti del paese. Lo stesso anno diede l'esempio, pubblicando <em>Florula Chestrica</em>, dedicata all'amico e compagno di studi William Baldwin, scomparso nel 1819. Preceduto da un glossario dei termini botanici, &egrave; il catalogo delle fanerogame raccolte nei dintorni di West Chester, in inglese e organizzato in base al sistema linneano; a concludere, un'appendice sulle piante utili coltivate nella stessa area. Come leggiamo nella prefazione, era il frutto di un progetto iniziato fin dagli anni universitari; ispirato a <em>Flora Philadelphica</em> di Barton, Darlington concepiva questa e altre flore locali, con l'esplorazione in profondit&agrave; di un territorio minimo, come "il modo pi&ugrave; facile per ottenere i materiali per quel grande desideratum, una completa Flora americana".<br />&Egrave; un&rsquo;intuizione chiarissima del momento che si stava vivendo. La botanica degli Stati Uniti era ancora un arcipelago di iniziative individuali, di gentiluomini naturalisti e di societ&agrave; locali. Ma proprio in quegli anni, grazie in primo luogo al lavoro di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente">John Torrey</a> e anche allo stimolo &ndash; e alla rivalit&agrave; &ndash; dei botanici europei (i primi fascicoli della <em>Flora boreali&#8209;american</em>a di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/padri-e-figli-8-william-jackson-hooker-e-la-rinascita-di-kew">William Jackson Hooker</a> usciranno nel 1829), le cose stavano per cambiare.&nbsp;</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:385px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/william-darlington-grave.jpg?1767520931" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae" size="4">Dediche cassate, risorte, rinnovate</font><br />Negli anni successivi Darlington divenne una figura di riferimento: fu accolto nell&rsquo;American Philosophical Society, nell&rsquo;Accademia delle Scienze di Filadelfia e nel Lyceum di New York, e si trov&ograve; al centro di una rete di contatti sempre pi&ugrave; ampia. All&rsquo;estero corrispondeva con de Candolle e con William Jackson Hooker; in patria con David Townsend, suo amico fraterno, socio del Chester County Cabinet e cassiere della banca di cui Darlington sarebbe diventato presidente nel 1830; con Lewis David de Schweinitz, padre della micologia nordamericana, al quale invi&ograve; <em>Florula Cestrica</em> come biglietto da visita; con Charles Wilkins Short, autore di una flora del Kentucky; e, in una relazione via via pi&ugrave; stretta, con John Torrey che pi&ugrave; tardi lo avrebbe messo in contatto anche con Asa Gray e <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/george-engelmann-uomo-ponte">George Engelmann</a>.<br />Nel 1837 Darlington pubblic&ograve; <em>Flora Cestrica</em>, una revisione molto ampliata della vecchia <em>Florula</em>, dedicata non pi&ugrave; a un singolo, ma &ldquo;ai cultori della scienza botanica&rdquo;. L&rsquo;opera si fondava sugli invii di numerosi corrispondenti, tra cui Abigail Kimber, insegnante di chimica e botanica in una scuola femminile &mdash; una delle prime donne a ricoprire questo ruolo. Nella prefazione Darlington si scusava per aver continuato ad adottare il sistema di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/linneo-e-la-linnaea-borealis">Linneo</a>: era ben consapevole che la botanica ormai si orientava verso il sistema naturale, ma poich&eacute; quest&rsquo;ultimo era ancora &ldquo;in uno stato continuo di fermentazione&rdquo;, preferiva attenersi a quello linneano, pur con qualche aggiustamento. Tuttavia, in appendice, invece della precedente trattazione delle piante coltivate utili, inser&igrave; una lista dei generi organizzati secondo il sistema naturale di Lindley.<br />Nel 1842, dall&rsquo;Inghilterra, arriv&ograve; la doccia fredda.&nbsp;George Bentham, nella sua revisione delle Mimoseae pubblicata sul "Journal of Botany", decise che <em>Darlingtonia </em>non meritava pi&ugrave; un genere a s&eacute;: la ridusse a semplice sezione di <em>Desmanthus</em>.&nbsp;Per Darlington fu un colpo durissimo. Non si rassegn&ograve; facilmente: ancora nel 1847, alla morte della moglie, piant&ograve; sulla sua tomba una di quelle piante che sentiva cos&igrave; profondamente sue, e ne prelev&ograve; un esemplare per l&rsquo;erbario, etichettandolo con ostinata tenerezza <em>Darlingtonia brachyloba</em>.&nbsp;Nel frattempo continuava a pubblicare e a sentirsi un po&rsquo; il custode della memoria dei &ldquo;gentiluomini naturalisti&rdquo;.&nbsp;Nel 1843 diede alle stampe <em>Reliqui&aelig; Baldwinian&aelig;</em>, dedicata all&rsquo;amico William Baldwin; nel 1849 <em>Memorials of John Bartram and Humphry Marshall</em>, un omaggio ai padri fondatori della botanica americana.<br />La ferita della sua <em>Darlingtonia </em>perduta continuava tuttavia a bruciare.&nbsp;E, naturalmente, ne parl&ograve; con Torrey.&nbsp;Il 14 settembre 1849, mentre lavorava sugli esemplari della spedizione Wilkes, Torrey ne scrisse a Gray: "Come chiamare i nuovi generi? Il buon vecchio Darlington dovrebbe averne un altro, visto che il primo &egrave; stato cancellato". Quando, dalla terza spedizione Fremont, gli arriv&ograve; un frammento di una pianta apparentemente nuova, Torrey colse l&rsquo;occasione:&nbsp;la battezz&ograve; <em>Darlingtonia rediviva</em> &mdash; &ldquo;la Darlingtonia risorta&rdquo; &mdash; e nell&rsquo;ottobre 1851 annunci&ograve; trionfante la notizia a un Darlington felicissimo.<br />La gioia dur&ograve; molto poco.&nbsp;Pochi giorni dopo, il dottor George Washington Hulse, ex ufficiale diventato raccoglitore di piante, buss&ograve; alla porta di Torrey con alcuni esemplari raccolti in California.&nbsp;Tra questi, Torrey riconobbe la sua <em>Darlingtonia rediviva</em>: era semplicemente <em>Styrax officinalis</em>, una specie nota fin dai tempi di Linneo.&nbsp;Una catastrofe botanica in piena regola.<br /><span style="color:rgb(0, 0, 0)">Come fare a comunicare la notizia a Darlington? Una settimana dopo, esaminando alcuni esemplari raccolti da&nbsp;William<span style="color:transparent"> </span>Brackenridge durante la spedizione Wilkes, gli capit&ograve; tra le mani una pianta che anni prima aveva pensato di battezzare&nbsp;<em>Oreamphora</em>, per l'habitat montano e le foglie simili a un'anfora. Era la soluzione al suo problema.&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Era diversa da tutto ci&ograve; che conosceva: apparteneva alla famiglia delle Sarraceniaceae, ma con caratteristiche cos&igrave; peculiari da non lasciare dubbi. Questa volta era certo di non sbagliare.&nbsp;</span>Nel 1853 la descrisse come <em>Darlingtonia californica</em>, la terza e definitiva <em>Darlingtonia</em>, quella che ancora oggi porta il nome del botanico di West Chester.<br />Perch&eacute; Torrey fu cos&igrave; precipitoso nel nominare la seconda <em>Darlingtonia </em>sulla base di un frammento imperfetto?&nbsp;La risposta sta nella rivalit&agrave; &mdash; sotterranea ma potentissima &mdash; con i botanici europei.<br />Torrey e Gray vivevano in un clima di competizione costante:&nbsp;ogni nuova specie americana doveva essere pubblicata subito, prima che Hooker, Bentham o altri botanici del Vecchio Mondo potessero precederli.&nbsp;Era una questione di prestigio nazionale, quasi un motto non scritto:&nbsp;<span style="color:rgb(0, 0, 0)">"piante americane per gli americani".</span><br />Grato per sempre all'amico Torrey, nello stesso 1853 Darlington pubblic&ograve; la seconda edizione di<em> Flora cestrica</em>, e questa volta seguire "il sistema naturale come illustrato da de Candolle, Hooker e Gray" fu una scelta ormai obbligata. Il vecchio dottore pensava gi&agrave; ai posteri e alla sua dimora eterna; aveva preparato un epitaffio latino, <em>Plantae Castrenses quas dilexit et illustravit super tumulum ejus semper floreant</em>, "le piante di Chester che am&ograve; e descrisse fioriscano per sempre sulla sua tomba", e lo sottopose a Gray per controllarne la correttezza grammaticale. Per la lapide della&nbsp; tomba fece poi scolpire una <em>Darlingtonia </em>&mdash; quella giusta, ovviamente &mdash; che ancora oggi veglia sulla sua sepoltura nell&rsquo;Oaklands Cemetery.<br />Tra le eredit&agrave; pi&ugrave; solide lasciate da Darlington c&rsquo;&egrave; anche il suo erbario, oggi conservato all&rsquo;Academy of Natural Sciences di Filadelfia; contiene circa 15.000 esemplari ed &egrave; una testimonianza storica importante delle sue relazioni con botanici europei del calibro di Hooker e con donatori americani come Elliott, Rafinesque, Torrey e Gray. Particolarmente significativi gli esemplari provenienti dalle raccolte di Bartram e Marshall.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:right;height:0px'></span><span style='display: table;width:363px;position:relative;float:right;max-width:100%;;clear:right;margin-top:12px;*margin-top:24px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/pitcher-plant-darlingtonia-californica-oregon-wildflowers-821-040-043-1200x1805.jpg?1767464411" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae" size="4">Le trappole del cobra vegetale</font><br />Sul capo del "buon vecchio Darlington" si addensavano tuttavia minacce postume. Nel 1867, quattro anni dopo la sua morte, a Parigi si tenne il Congresso internazionale di botanica, che adott&ograve; il primo codice di nomenclatura, sotto il nome <em>Lois de la nomenclature botaniqu</em>e, redatte da Alphonse de Candolle, il figlio di Augustin Pyramus. Uno degli articoli stabiliva che un nome gi&agrave; usato, ma poi scartato, non poteva essere "riciclato" per un'altra pianta.<br />Uno dei pi&ugrave; rigidi seguaci delle nuove norme era proprio un botanico statunitense, Edward Lee Greene. <em>Darlingtonia</em>, prima di essere applicato alla Sarraceniacea californiana, era gi&agrave; stato usato non una, ma due volte; cos&igrave; nel 1891 &mdash; Darlington si sar&agrave; rivoltato nella tomba &mdash; Greene decret&ograve; che <em>Darlingtonia californica</em> era un nome illegittimo e propose di sostituirlo con <em>Chrysamphora</em>, &ldquo;anfora dorata&rdquo;, in allusione al colore e alla forma.<br />Tuttavia, nel frattempo <em>D. californica </em>aveva cominciato a farsi conoscere e a imporsi all&rsquo;attenzione degli appassionati (vedremo presto che non &egrave; una pianta qualunque) e il nome, bench&eacute; illegittimo secondo le leggi della botanica, continuava a essere quello preferito. A porre rimedio pens&ograve; un altro congresso internazionale, nel 1954, che con una strettissima maggioranza (sei voti contro cinque) decret&ograve; <em>Darlingtonia nomen conservandum</em>, nome da conservare.<br /><em>D. californica,</em> l&rsquo;unica specie di questo genere dalla storia tanto travagliata, &egrave; &mdash; come tutte le Sarraceniaceae &mdash; una pianta carnivora. Bench&eacute; relativamente simile a <em>Sarracenia</em>, a darle un aspetto unico sono i suoi ascidi (foglie modificate), che suggeriscono l&rsquo;idea di una testa di cobra eretta, con tanto di &ldquo;lingua&rdquo; biforcuta, da cui il nome comune <em>cobra lily</em>.<br />Scoperta per la prima volta nel 1841 in prati umidi a sud del Monte Shasta da William Brackenridge, &egrave; un endemismo delle montagne costiere della California settentrionale e dell&rsquo;Oregon. Qui trova un clima oceanico fresco e umido, ma poich&eacute; queste zone sono soggette a variazioni stagionali della piovosit&agrave;, con periodi pi&ugrave; aridi, rispetto ad altri membri della famiglia pu&ograve; adattarsi a un minore grado di umidit&agrave;. Come pianta di montagna, &egrave; relativamente rustica. Cresce preferenzialmente su serpentino, in terreni poveri di nutrienti e acidi, dove l&rsquo;acqua scorre costantemente: lungo corsi d&rsquo;acqua, in torbiere e in particolari <em>wetland terraces</em> che possono estendersi anche per molti acri. Le radici vengono mantenute pi&ugrave; fresche del resto della pianta, e l&rsquo;apparato radicale &mdash; un rizoma con molte radici sottili &mdash; &egrave; in grado di rigenerarsi dopo gli incendi.<br />Come le altre Sarraceniaceae, <em>D. californica</em> &egrave; dotata di ascidi a forma di tubo espanso, ma &egrave; caratterizzata da una cupola e un&rsquo;appendice a V rovesciata (la &ldquo;lingua&rdquo;). Solitamente colorata di rosso e ricca di nettare, attira gli insetti con un profumo dolce e inebriante. Dietro la lingua si trova una piccola apertura che secerne ulteriore nettare. Una volta entrata nell&rsquo;ascidio, la preda tenta di fuggire verso l&rsquo;alto, attirata dalle zone traslucide della cupola &mdash; vere e proprie &ldquo;finestre&rdquo; prive di clorofilla che lasciano filtrare la luce. Nel tentativo di raggiungerle, sbatte contro la cupola e precipita nel fondo dell&rsquo;ascidio, dove viene digerito.<br />Questa specie cresce molto lentamente: assume la sua forma tipica dopo due o tre anni e fiorisce per la prima volta tra i sei e i dieci anni. I fiori, portati all&rsquo;apice di uno scapo che pu&ograve; raggiungere il metro di altezza, hanno una struttura insolita: cinque sepali giallo&#8209;verdi, leggermente pi&ugrave; lunghi dei petali viola che non si aprono, ma formano una sorta di capsula accessibile solo a particolari impollinatori (forse minuscoli ragni e imenotteri). I fiori sono comunque autofertili.<br />Sebbene possa formare localmente popolazioni anche estese, la specie &egrave; nel complesso rara: &egrave; presente in circa 200&ndash;250 siti, equamente divisi tra Oregon e California. Il <a href="https://stateparks.oregon.gov/index.cfm?do=park.profile&amp;parkId=81" target="_blank">Darlingtonia State Natural Site</a>, nella catena delle Cascate in Oregon, &egrave; un parco statale di 18 acri interamente dedicato alla conservazione di questa pianta singolare.<br />E cos&igrave;, dopo dediche, cancellazioni, resurrezioni, rivalit&agrave; tra botanici e congressi internazionali, rimane lei: la pianta. La sola che non ha mai avuto dubbi sul proprio nome. La sola che continua a crescere, lenta e ostinata, nei suoi ruscelli freddi. Il resto &mdash; gli uomini, le loro regole e piccole rivalit&agrave; &mdash; &egrave; passato. Lei &egrave; ancora l&igrave;.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[John Torrey, il botanico che unificò un continente]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente#comments]]></comments><pubDate>Sun, 28 Dec 2025 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[botanici americani]]></category><category><![CDATA[flora americana]]></category><category><![CDATA[ottocento]]></category><category><![CDATA[Sacri testi]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/john-torrey-il-botanico-che-unifico-un-continente</guid><description><![CDATA[	#element-2f0f3dd8-1b54-4966-930a-24bd24b0ff98 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.6);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}In un momento in cui la botanica americana &egrave; ancora un mosaico di raccolte sparse e descrizioni isolate, il botanico newyorkese John Torrey comincia a vederla come un insieme unitario, elaborando un metodo che affonda le radici nella scienza europea ma che, nelle sue mani, [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div id="817336463897241479"><div><style type="text/css">	#element-2f0f3dd8-1b54-4966-930a-24bd24b0ff98 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(129,201,76,0.6);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}</style><div id="element-2f0f3dd8-1b54-4966-930a-24bd24b0ff98" data-platform-element-id="698263678581730663-1.1.0" class="platform-element-contents"><div class="content-color-box-wrapper"><div style="width: 100%"><div></div><div class="paragraph">In un momento in cui la botanica americana &egrave; ancora un mosaico di raccolte sparse e descrizioni isolate, il botanico newyorkese John Torrey comincia a vederla come un insieme unitario, elaborando un metodo che affonda le radici nella scienza europea ma che, nelle sue mani, assume un carattere autenticamente americano. Dalla sua alleanza e amicizia con il pi&ugrave; giovane Asa Gray nasce la moderna botanica scientifica degli Stati Uniti. Il genere <em>Torreya</em>, che porta il suo nome, &egrave; un piccolo gruppo di conifere antiche e sorprendenti: rare, frammentate, sopravvissute in pochi rifugi d&rsquo;ombra in America e custodi di una ricca storia culturale in Asia.</div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <div><div class="wsite-image wsite-image-border-medium " style="padding-top:5px;padding-bottom:10px;margin-left:0px;margin-right:10px;text-align:left"> <a> <img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/19th-century-nyc-1536x1309_orig.png" alt="Picture" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;"><font color="#5040ae" size="4">La scoperta di una vocazione</font><br />Per oltre un secolo, dalle prime esplorazioni del reverendo <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/john-banister-il-primo-naturalista-residente-damerica">Banister </a>a fine Seicento ai viaggi di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/andre-michaux-e-gli-alberi-americani">Michaux </a>e <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/padri-e-figli-3-le-spedizioni-americane-di-john-fraser-senior-e-junior">Fraser </a>alla fine del Settecento, la flora americana fu osservata soprattutto con occhio europeo ed esplorata da botanici e cacciatori di piante venuti dall&rsquo;altra parte dell&rsquo;Atlantico. Nella seconda met&agrave; del Settecento cominciarono per&ograve; ad emergere naturalisti radicati nel territorio e presero forma le prime esplorazioni delle flore locali, una tendenza rafforzata dall&rsquo;indipendenza. Il primo a immaginare una &ldquo;flora degli Stati Uniti&rdquo;, sorta non dal genio di un singolo, ma dalla collaborazione di &ldquo;connazionali istruiti&rdquo; fu <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/la-flora-cooperativa-del-reverendo-muhlenberg">Henry Muhlenberg</a>; il suo progetto, tuttavia, non ebbe seguito immediato, mentre si moltiplicavano le flore redatte dagli europei Michaux, <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/frederick-pursh-una-vita-inquieta">Pursh </a>e Nuttall, spesso in aperta rivalit&agrave; tra loro.<br />Intanto anche i confini geografici si dilatavano. &ldquo;Flora degli Stati Uniti&rdquo; aveva significato, all&rsquo;inizio, le piante delle colonie affacciate sull&rsquo;Atlantico: prima Virginia e Carolina, poi Pennsylvania, Georgia, Florida, Louisiana. I botanici delle grandi spedizioni navali promosse dalle monarchie europee &mdash; come Menzies della <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/menzies-e-lirascibile-capitano-vancouver">spedizione Vancouver</a> &mdash; aggiunsero al quadro i primi assaggi della flora del Pacifico. La <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/la-spedizione-di-lewis-e-clark">spedizione di Lewis e Clark</a> (1804&ndash;1806) aveva infine rotto il muro dell&rsquo;ignoto, congiungendo idealmente le due coste e aprendo all&rsquo;esplorazione botanica i territori dell&rsquo;interno.<br />&Egrave; in questo contesto che entra in scena John Torrey: un botanico newyorkese che, pur muovendo i primi passi nella flora locale del Nordest, possiede la rara capacit&agrave; di guardare all&rsquo;intero continente. Egli non esplora nuove terre: raccoglie, ordina e mette in relazione flore ancora frammentarie, trattandole non come isole separate, ma come parti di un&rsquo;unica possibile flora americana.<br>John Torrey (1796&ndash;1873) nacque e visse tutta la vita a New York; ma la citt&agrave; della sua infanzia non era la metropoli che immaginiamo oggi. Era una cittadina portuale di circa sessantamila abitanti, con case basse, strade in parte sterrate e, appena oltre le ultime abitazioni, orti, campi e frutteti. Greenwich Village, dove trascorse l&rsquo;adolescenza, era ancora un&rsquo;area semi rurale, affacciata su un tratto di fiume animato dalle attivit&agrave; del porto. La sua prima educazione avvenne in qualche scuola pubblica cittadina; ma poich&eacute; New York non disponeva ancora di un sistema scolastico solido, per un anno fu mandato a studiare a Boston. Da adolescente era appassionato di meccanica e sognava di diventare &ldquo;macchinista&rdquo;, nel senso che aveva allora: un costruttore e riparatore di strumenti, un artigiano della precisione.<br />L&rsquo;incontro con la botanica avvenne intorno ai sedici anni, in circostanze curiose e inattese. Il padre, un mercante relativamente prospero che in giovent&ugrave; aveva combattuto nella guerra d&rsquo;indipendenza, nel 1809 entr&ograve; a far parte del consiglio municipale e divenne responsabile della prigione statale di Greenwich. Visitava regolarmente la struttura, spesso accompagnato dal figlio John. Durante queste visite il ragazzo conobbe Amos Eaton, naturalista ed educatore autodidatta, detenuto tra il 1811 e il 1815 per una controversa accusa di frode. John gli procurava libri; Eaton, in cambio, gli insegnava le basi della botanica e il sistema di Linneo; per il giovane Torrey fu una figura di riferimento, un consigliere ascoltato, quasi un secondo padre.<br />&#8203;Importante fu anche l&rsquo;amicizia con i fratelli Lewis e John Eatton Le Conte, giovani naturalisti che frequentavano il circolo di studiosi e dilettanti colti che si riunivano attorno a David Hosack &mdash; fondatore dell&rsquo;effimero Elgin Botanical Garden, il primo orto botanico pubblico degli Stati Uniti; egli sognava una flora illustrata del Nord America e incoraggi&ograve; il pi&ugrave; giovane dei Le Conte a scrivere un catalogo della flora di Manhattan, pubblicato nel 1811.<br>In questo intreccio di incontri matur&ograve; la vocazione naturalistica di John Torrey, il quale nel 1814 entr&ograve; come studente nel College of Physicians and Surgeons di New York. Qui ebbe tra i suoi insegnanti David Hosack per la medicina clinica, William MacNaven per la chimica, per le scienze naturali Samuel L. Mitchill che lo guido nelle&nbsp;prime ricognizioni sul campo. Nel 1817 fu quest'ultimo a coinvolgerlo nella fondazione del New York Lyceum of Natural History, futura New York Academy of Sciences. Cos&igrave;, ancora studente, fu tra i soci fondatori di un'istituzione destinata a diventare prestigiosa.<br />Nel 1818 Torrey consegu&igrave; la laurea in medicina e apr&igrave; un proprio studio, continuando per&ograve; a dedicare il suo tempo libero alle scienze naturali e in particolare alla botanica. Come socio del Lyceum, si concentr&ograve; sulla flora dei dintorni di New York e nel 1819&nbsp;pubblic&ograve; il suo primo lavoro, <em>Catalogue of Plants growing spontaneously within Thirty Miles of the City of New York,</em> che lo fece conoscere&nbsp;nel piccolo mondo botanico americano e favor&igrave; i primi contatti in Europa. Nel 1820 gli furono inviate, perch&eacute; le determinasse, le piante raccolte attorno ai Grandi Laghi e lungo il corso superiore del Mississippi dall'ingegnere militare e docente di&nbsp;West Point David B. Douglass <span style="color:rgb(42, 42, 42)">e quelle raccolte sulle Montagne Rocciose da Edwin P. Jones nel corso di due spedizioni organizzate dall'esercito. I riconoscimenti lo incoraggiarono a u</span>n&rsquo;opera pi&ugrave; ambiziosa, la <em>Flora of the Northern and Middle Sections of the United States</em> (1824), per la quale si avvalse degli invii di numerosi corrispondenti. Come chiarisce la prefazione, pur riconoscendo il suo debito verso <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/per-una-botanica-americana-benjamin-smith-barton">Smith Barton</a>, Pursh, Nuttall (cui l'opera &egrave; dedicata) e&nbsp;<em style="color:rgb(16, 20, 24)">A Sketch of the Botany of South Carolina and Georgia</em>&nbsp;di Stephen Elliott, suo esplicito modello, gli &egrave; chiaro che per gli Stati Uniti a nord del Potomac manca ancora un'opera complessiva che raccolga i contributi degli studiosi locali e li unisca in un quadro unitario. Raccogliere le tessere di un mosaico, unificare: qui si delinea la sua vocazione scientifica.&nbsp;La <em>Flora </em>&egrave; in inglese, e Torrey pensa persino a un compendio economico per chi non pu&ograve; acquistare l&rsquo;opera completa: un gesto che dice molto della sua idea di botanica come sapere condiviso.<br />Anche sul piano personale, il 1824 segna una svolta: Torrey si spos&ograve;, abbandon&ograve; la pratica medica ed entr&ograve; nell'esercito come assistente chirurgo, ottenendo l&rsquo;incarico di docente di chimica e geologia all&rsquo;accademia militare di West Point. Nel 1828 lasci&ograve; l&rsquo;esercito per divenire professore di botanica e di chimica al College of Physicians and Surgeons, gi&agrave; parte della Columbia University, incarico che mantenne per trent&rsquo;anni.<br /></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:372px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/introductiont00lind-0021.jpg?1767031977" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font color="#5040ae" size="4">Verso una botanica nuova: una rete, una scelta metodologica e un incontro decisivo</font></strong><br />&#8203;Torrey ha finalmente trovato una posizione personale solida, perfettamente adatta al suo carattere riflessivo e pacato. Nel 1830 alla cattedra di New York si aggiunge l&rsquo;insegnamento della chimica a Princeton. Il doppio incarico &egrave; possibile grazie alla diversa scansione dei due anni accademici: a New York le lezioni si tengono da novembre a marzo, mentre la sessione estiva di Princeton va da aprile a ottobre. Cos&igrave; prende forma una routine destinata a ripetersi per molti anni: l&rsquo;inverno a New York, l&rsquo;estate a Princeton, dove in quei mesi Torrey si trasferisce con la famiglia.<br />Intanto continua a crescere la rete di contatti che ha iniziato a costruire gi&agrave; nei primi anni Venti. Ci sono i vecchi amici di New York, come i Le Conte; i numerosi corrispondenti ereditati da Eaton; i compagni di studi come Lewis Beck; i soci del Lyceum, tra cui Rafinesque, che Torrey ammira pur cogliendone subito la mancanza di misura. A questi si aggiungono nuovi interlocutori, sempre pi&ugrave; numerosi mano a mano che Torrey diventa un&rsquo;autorit&agrave; riconosciuta per la flora del Nord America.&nbsp;Tra le nuove amicizie nate a Princeton, la pi&ugrave; importante &mdash; e la pi&ugrave; vicina anche sul piano umano &mdash; &egrave; probabilmente quella con il fisico Joseph Henry, che dal 1832 occupa la cattedra di scienze naturali. Henry influenzer&agrave; profondamente anche il modo in cui Torrey insegna chimica, e diventer&agrave; in seguito, come segretario dello Smithsonian, una figura decisiva nella vita del Torrey maturo.<br />Nel 1826 Torrey d&agrave; alle stampe <em>Some Account of a Collection of Plants Collected by Edwin James</em>, seguito nel 1828 da un catalogo delle specie raccolte in Kentucky, Tennessee e Virginia da William Cooper. In questi lavori le piante non sono organizzate secondo il sistema di Linneo, ma per famiglie naturali. &Egrave; una scelta difficile, perch&eacute; negli Stati Uniti il sistema naturale &egrave; ancora poco noto, mentre quello linneano &egrave; familiare ai suoi corrispondenti. Ma &egrave; necessaria: ancora nel 1835 scriver&agrave; a uno di loro che &ldquo;il sistema linneano sparir&agrave; e non vorrei essere io l&rsquo;ultimo a sostenerlo; in Francia il sistema naturale &egrave; normale materia di insegnamento&rdquo;.<br />Nel 1830 John Lindley pubblica&nbsp;<em style="color:rgb(32, 33, 34)">An Introduction to the Natural System of Botany</em>; Torrey si affretta a curarne l'edizione statunitense, che uscir&agrave; nel 1831. Concepisce questo lavoro come propedeutico alla pubblicazione della seconda parte di&nbsp;<em style="color:rgb(42, 42, 42)">Flora of the Northern and Middle Sections of the United States</em>, che per&ograve; non scriver&agrave; mai; a sostituirla &egrave; arrivato un nuovo, pi&ugrave; ambizioso progetto: una Flora degli Stati Uniti. E' uno dei frutti di un incontro che segner&agrave; non solo la vita dei due protagonisti, ma la storia della botanica americana.<br />John Torrey e Asa Gray si incontrano per la prima volta nel settembre 1832, ma avevano gi&agrave; iniziato a corrispondere da qualche tempo. Nel 1831 Gray, a poco pi&ugrave; di vent&rsquo;anni, si &egrave; laureato in medicina; gi&agrave; appassionatissimo di botanica, di passaggio a New York desidera mostrare a Torrey alcuni esemplari del suo erbario da identificare. &Egrave; sicuro di s&eacute;, pieno di energia, &ldquo;rapido d&rsquo;azione e impaziente della lentezza degli altri&rdquo;. Un carattere, dunque, opposto al suo.<br />Torrey lo invita ad accompagnarlo a esplorare uno dei suoi terreni di caccia botanica preferiti, i Pine Barrens del New Jersey, relativamente prossimi a New York &mdash; non &egrave; l&rsquo;uomo n&eacute; delle grandi spedizioni n&eacute; delle grandi distanze &mdash; ma ricchi di numerose specie solitamente pi&ugrave; meridionali. &Egrave; un test, per verificare come Gray si comporti sul campo e quanto i loro caratteri siano compatibili, e Gray lo supera a pieni voti.&nbsp;Da quel momento le loro vite scientifiche si intrecceranno, e dalla loro collaborazione nasceranno non solo i volumi della <em>Flora of North America</em>, ma anche un progetto di esplorazione della flora statunitense che dar&agrave; alla botanica americana una struttura nuova e un futuro che, da New York, si irradier&agrave; fino a Harvard.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:394px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/floraofnorthamer02torr-0440.jpg?1767032443" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;">&#8203;<font color="#5040ae"><font size="4"><em>Flora of North America</em>: l&rsquo;et&agrave; dell&rsquo;ambizione</font></font><br />Quasi contemporaneamente all&rsquo;arrivo di Gray, Torrey aveva ricevuto un incarico in cui credeva molto: l&rsquo;insegnamento della botanica presso la neonata Universit&agrave; della citt&agrave; di New York. Tra mancanza di fondi e problemi burocratici, lo avrebbe mantenuto per appena un anno; ma proprio grazie a quell&rsquo;incarico comp&igrave; il suo primo (e unico) viaggio all&rsquo;estero. L&rsquo;universit&agrave; lo invi&ograve; infatti in Europa ad acquistare attrezzature di laboratorio e libri per la biblioteca; Torrey ne approfitt&ograve; soprattutto per visitare i grandi erbari europei, dove erano confluiti due secoli di raccolte americane, mentre negli Stati Uniti non esisteva ancora alcun erbario pubblico di pari importanza. Trascorse cos&igrave; in Europa gran parte del 1833.<br />La prima tappa fu Dublino, dove visit&ograve; brevemente l&rsquo;erbario del Trinity College, poi la Scozia. A Glasgow fu accolto quasi come un membro della famiglia dagli <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/padri-e-figli-8-william-jackson-hooker-e-la-rinascita-di-kew">Hooker</a>: per un mese lavor&ograve; fianco a fianco con William, ammirandone i modi signorili, la conversazione colta e l&rsquo;incredibile capacit&agrave; di lavoro. Lo conquistarono la signora Hooker, perfetta padrona di casa, e persino i bambini; uno dei maschi &ldquo;&egrave; un ragazzo splendido e gi&agrave; un acuto botanico&rdquo;: ritratto profetico del futuro <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/padri-e-figli-9-joseph-dalton-hooker-esploratore-e-botanico-darwiniano">Joseph Dalton Hooker</a>. Poi, introdotto da Hooker &mdash; con cui stava collaborando alla pubblicazione delle piante raccolte durante il viaggio del capitano Beechey &mdash; fece visita a George Arnott; quindi raggiunse Edimburgo e Liverpool, con i loro orti botanici in piena ascesa.<br />La tappa londinese appariva pi&ugrave; impegnativa: ad attenderlo c&rsquo;era Lindley, ormai un amico, ma soprattutto le poderose collezioni del British Museum e il loro temuto custode, <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/robert-brown-dalla-raccolta-sul-campo-a-jupiter-botanicus">Robert Brown</a>. Eppure, l&rsquo;uomo di ghiaccio si sciolse: Torrey lo trov&ograve; molto cortese e &ldquo;insolitamente comunicativo&rdquo;. Brown lo ricevette pi&ugrave; volte e gli apr&igrave; le porte dell'erbario. Dopo Glasgow, Edimburgo e Liverpool, tre orti botanici eccellenti e dinamici, venne il turno di Kew e del sovrintendente William Townsend Aiton. Qui Torrey fu lapidario: &ldquo;Molto deluso da entrambi&rdquo;.<br />&#8203;Era ora di passare a Parigi: da una parte il compito piacevole di visitare i fornitori di strumenti scientifici e i bouquinistes, dall&rsquo;altra il gravoso ma ricchissimo esame dell&rsquo;erbario di Michaux. I botanici del Mus&eacute;um, <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/o-dio-o-il-nostro-maestro-jussieu-alla-ricerca-di-una-classificazione-naturale">Adrien de Jussieu</a>, Decaisne e Mirbel, lo aiutarono in ogni modo; e il giovane Jussieu ebbe la cortesia di donargli un foglio scritto per lui dal grande vecchio della botanica francese, suo padre Antoine-Laurent, ormai &ldquo;piegato dagli anni&rdquo;, ma ancora lucido e presente alle sedute dell&rsquo;Institut. Poi, carico di esperienze e nuove amicizie, con i bagagli pieni di strumenti, libri ed esemplari d&rsquo;erbario in numero quasi insperato, Torrey torn&ograve; in Inghilterra per imbarcarsi a Plymouth alla volta di New York. Prima della partenza gli rimasero quattro giorni liberi: li impieg&ograve; per visitare l&rsquo;isola di Wight e i suoi giardini, munito soltanto di &ldquo;un ombrello e di un paio di scarpe inadatte&rdquo;.<br />A New York ritrov&ograve; Gray, che durante la sua assenza aveva continuato le ricerche nei Pine Barrens. Torrey lo assunse come assistente, sia al College of Physicians sia nelle ricerche botaniche. Gray si trasfer&igrave; a casa Torrey, diventando quasi uno zio per le piccole Eliza, Jane e Margaret.<br />Nel 1836 Torrey fu nominato botanico dello Stato di New York e incaricato di redigerne la flora; nello stesso anno anche Gray ottenne finalmente una posizione ufficiale. Il Lyceum si era infatti dotato di un museo, e lui ne venne nominato curatore. Dopo appena un anno, tuttavia, avrebbe lasciato l&rsquo;incarico, essendo stato scelto come botanico della spedizione Wilkes nei mari del Sud.<br />Intanto prendeva corpo l&rsquo;idea di una flora degli Stati Uniti. La prima parte del primo volume usc&igrave; nel giugno 1838. Il frontespizio reca, alla pari, i nomi di entrambi gli autori: prima il pi&ugrave; anziano Torrey, poi il pi&ugrave; giovane Gray. Entrambi potevano fregiarsi del titolo di professore: Torrey dell&rsquo;Universit&agrave; dello Stato di New York, Gray di quella del Michigan. All&rsquo;inizio dell&rsquo;anno, infatti, quell&rsquo;ateneo lo aveva scelto come primo professore permanente, assegnandogli la cattedra di botanica, la prima negli Stati Uniti interamente dedicata a questa disciplina. Gray accett&ograve;, diede le dimissioni dalla spedizione Wilkes &mdash; continuamente rimandata da complicazioni burocratiche &mdash; e, come il suo maestro cinque anni prima, part&igrave; per l&rsquo;Europa a spese dell&rsquo;universit&agrave;, deciso a visitare erbari, conoscere colleghi e costruire quella rete di contatti che sarebbe stata fondamentale per la sua carriera.<br />Della fase iniziale di quella rete &mdash; tanto in Europa quanto negli Stati Uniti &mdash; offre una testimonianza quasi in presa diretta la prefazione del primo volume di <em>Flora of North America</em>, pubblicato nel 1840, poco dopo il rientro di Gray. Il sottotitolo &egrave; allo stesso tempo modesto &mdash; &ldquo;containing ABRIDGED descriptions&rdquo; &mdash; e ambiziosissimo &mdash; &ldquo;of ALL indigenous and naturalized plants growing North of Mexico&rdquo;. A evidenziare che si tratta dell&rsquo;atto fondativo di una nuova botanica, le righe seguenti proclamano: &ldquo;arranged according to THE NATURAL SYSTEM&rdquo;.<br />Ad aprire l&rsquo;opera c&rsquo;&egrave; una lunga dedica a sir William Jackson Hooker, &ldquo;il cui nome si identifica con la botanica del Nord America&rdquo;. Seguono una lunga serie di ringraziamenti: al di l&agrave; dell&rsquo;Atlantico, i botanici, i collezionisti, i curatori di erbari e orti botanici che avevano aperto le porte delle loro case e delle loro istituzioni a Torrey e Gray; al di qua, i comitati botanici, le istituzioni e i &ldquo;nostri numerosi corrispondenti in varie parti del paese, che hanno fornito collezioni e osservazioni di valore&rdquo;. Cos&igrave;, <em>Flora of North America</em> nasce al tempo stesso come opera d&rsquo;autore &mdash; di due autori forti &mdash; e come opera collettiva, espressione di un&rsquo;intera comunit&agrave; botanica.<br />Tra quei nomi non figura ancora <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/george-engelmann-uomo-ponte">George Engelmann</a>, reclutato da Gray nel 1840; presto, per conto di Torrey e Gray, avrebbe trasformato St. Louis nel centro nevralgico dell&rsquo;esplorazione botanica dei nuovi territori del West. Con il suo arrivo, le spedizioni e gli invii di piante si moltiplicarono: l&rsquo;obiettivo di una flora del Nord America che registrasse TUTTE le specie si trasform&ograve; rapidamente in un bersaglio mobile. Tra il 1840 e il 1843 Torrey e Gray pubblicarono altre parti dell&rsquo;opera, finch&eacute; &mdash; completata l&rsquo;immensa famiglia delle Compositae e con essa il secondo volume &mdash; decisero di comune accordo di sospendere la pubblicazione.<br />Certo, nel frattempo si erano inseriti nuovi impegni e complicazioni. Nel 1839 era nato l&rsquo;unico figlio maschio di Torrey, battezzato Herbert Gray in onore dell&rsquo;amico e collaboratore; poco dopo il bambino fu colpito da gravi problemi alla colonna spinale, che richiesero due operazioni seguite con apprensione dai genitori e dal sollecito &ldquo;zio&rdquo;, fortunatamente con esito positivo. Nel 1841 sia Gray sia Torrey furono eletti membri dell&rsquo;Accademia delle Scienze. Nel 1842 Gray, che aveva dato le dimissioni dalla irrisoluta Universit&agrave; del Michigan &mdash; dove i corsi non erano mai iniziati &mdash; si trasfer&igrave; a Harvard come professore di scienze naturali. Nel 1843, dopo sette anni di lavoro, Torrey complet&ograve; e pubblic&ograve; la <em>Flora of the State of New York</em>; nello stesso anno, per ridurre le spese, trasfer&igrave; la residenza principale a Princeton.<br />&#8203;Ma a decidere i due botanici a interrompere &mdash; nelle loro intenzioni momentaneamente, ma di fatto definitivamente &mdash; la pubblicazione di <em>Flora of North America</em> fu lo stesso successo dell&rsquo;impresa. Le nuove scoperte e la massa di esemplari da determinare e classificare erano ormai cos&igrave; imponenti da rendere impossibile darne conto in un&rsquo;opera sistematica. A dare la misura di quanto ci&ograve; potesse essere rischioso per il loro progetto di rendere la botanica americana finalmente autonoma fu un episodio significativo: nel 1844 uno dei raccoglitori reclutati da Engelmann, Karl Andreas Geyer, invece di consegnargli le raccolte fatte nel territorio dell&rsquo;Oregon, si imbarc&ograve; per l&rsquo;Inghilterra e le vendette a Hooker, nel frattempo diventato direttore dei Kew Gardens.<br />Torrey e Gray capirono allora che, se volevano conservare la leadership della botanica statunitense, la priorit&agrave; non era pi&ugrave; completare una grande flora sistematica, ma pubblicare il pi&ugrave; rapidamente possibile le novit&agrave;, riservando a s&eacute; una parte del lavoro e affidando il resto a una rete di collaboratori.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:367px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/060122-co-fr-torreys-snow-h8098.jpg?1767033107" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font color="#5040ae" size="4">Una lunga via verso la quiete</font></strong><br />Mentre Gray avrebbe continuato a occuparsi delle Compositae, Torrey riserv&ograve; a s&eacute; quattro famiglie dalla tassonomia complicata: Boraginaceae, Chenopodiaceae, Cyperaceae e Polygonaceae. Dopo il 1843 non avrebbe pi&ugrave; pubblicato opere autonome, ma, oltre a numerosi articoli, una serie di relazioni di spedizioni, spesso come coautore con i protagonisti. La prima fu <em>Catalogue of plants collected by the Lieutenant Fr&eacute;mont in his Expedition to the Rocky Mountains</em> (1845); seguirono la parte botanica di <em>Notes of a Military Reconnaissance from Fort Leavenworth to San Diego</em> (1848) di William E. Emory; gli esemplari raccolti da Howard Stansbury in Utah (1852); quelli nuovamente raccolti da Fr&eacute;mont in California e da Randolph B. Marcy in Louisiana (1853); la parte botanica della spedizione Sitgreaves sui fiumi Zuni e Colorado (1854). Come autore delle relazioni di spedizioni ormai finanziate dallo Stato e guidate dall&rsquo;esercito, Torrey assunse cos&igrave; un ruolo almeno ufficioso &ldquo;al servizio dello zio Sam&rdquo;, anche se in genere non ne ricav&ograve; alcun compenso.<br />Insieme a Gray fu coinvolto anche nella pubblicazione dei risultati botanici della South Sea Exploring Expedition, guidata dal luogotenente Charles Wilkes, quella alla quale inizialmente avrebbe dovuto partecipare Asa Gray. Partita nel 1838 e rientrata nel 1842 dopo aver esplorato il Pacifico e aver circumnavigato il globo, la spedizione aveva raccolto materiali da tutto il mondo. Il botanico ufficiale William Rich, nominato per appoggi politici, raccolse ben poco e non scrisse la relazione; cos&igrave; anche queste raccolte finirono sulle scrivanie di Gray e Torrey. L'assistente di Rich, Brackenridge, che invece aveva fatto notevoli raccolte, scrisse la descrizione delle felci; Torrey quelle delle piante della California e dell&rsquo;Oregon; il resto tocc&ograve; a Gray, che nel 1848 pubblic&ograve; un primo volume. Il secondo non usc&igrave; mai perch&eacute; Wilkes non riusc&igrave; a procurare i fondi.<br />Attraverso Engelmann, fecero capo a Gray e Torrey anche le piante raccolte durante il Mexican Boundary Survey (1848&ndash;1855), e Torrey ebbe la soddisfazione di vedersi dedicare <em>Pinus torreyana</em> dal suo ex allievo Charles Christopher Parry. Altre raccolte ancora giunsero dalla ricognizione Whipple, che mirava a individuare il migliore tracciato ferroviario dal Mississippi al Pacifico.<br />In questi anni anche nella vita personale e professionale di Torrey avvennero importanti cambiamenti. Nel 1846 Henry lasci&ograve; Princeton per trasferirsi a Washington come segretario dello Smithsonian. Nel 1851 anche i Torrey vendettero la casa di Princeton e stabilirono nuovamente la residenza principale a New York. Da tempo gli amici sollecitavano Torrey ad accettare una docenza meglio pagata in un&rsquo;altra universit&agrave;; si presentarono diverse proposte, ma egli le declin&ograve; tutte. La vera ragione la scrisse in una lettera a un amico: &ldquo;Non posso essere felice se non a New York&rdquo;.<br />Nel 1853 gli venne proposto il ruolo di saggiatore della zecca, il funzionario responsabile di verificare e certificare la purezza dei metalli preziosi destinati alla coniazione. Era un cambiamento radicale, ma anche un riconoscimento della sua reputazione pubblica e della sua affidabilit&agrave; morale. Avrebbe avuto uno stipendio migliore e pi&ugrave; tempo da dedicare allo studio e all&rsquo;erbario. Cos&igrave; accett&ograve;. Nel maggio 1854 diede le dimissioni da Princeton e nel settembre dell&rsquo;anno successivo lasci&ograve; anche il College of Physicians and Surgeons, che nel 1856 lo nomin&ograve; Professor Emeritus.<br />Nell&rsquo;estate del 1853, poco dopo aver assunto la nuova mansione, Torrey acquist&ograve; una residenza estiva alle Palisades, sperando che l&rsquo;aria buona giovasse alla salute della moglie, sempre pi&ugrave; fragile; e proprio qui, due anni dopo, la donna mor&igrave;. Ora la maggiore preoccupazione di Torrey era il suo erbario. Ogni sera qualche ora, e talvolta anche il primo mattino, era dedicata a catalogare, montare, etichettare gli esemplari in modo rigoroso; ma negli ultimi anni, con i massicci arrivi da ogni parte degli Stati Uniti, era cresciuto tumultuosamente e in casa mancava lo spazio per ospitarlo. Cos&igrave; nel 1860 (all&rsquo;epoca contava 40.000 specie e tra 84.000 e 160.000 esemplari) si risolse a donare sia l&rsquo;erbario sia la biblioteca al Columbia College, in cambio di &ldquo;cinque anni di affitto di una casa non occupata o non destinata ad altro uso&rdquo;.<br />Nel novembre segu&igrave; con soddisfazione, ma non senza preoccupazione, l&rsquo;elezione di Abramo Lincoln. La guerra civile &mdash; aveva amici, allievi e corrispondenti dall&rsquo;una e dall&rsquo;altra parte &mdash; fu lacerante ed ebbe anche una conseguenza immediata sul suo lavoro. A partire dal 1848 era stata decretata l&rsquo;istituzione di un erbario nazionale, destinato a raccogliere gli esemplari provenienti dalle spedizioni finanziate dallo Stato; ad ospitarlo sarebbe stato lo Smithsonian di Washington. Poich&eacute; al momento non esistevano ancora spazi adeguati, gli esemplari &mdash; circa 50.000 &mdash; vennero distribuiti tra Harvard, sotto la supervisione di Gray, e la Columbia University, sotto quella di Torrey. Con lo scoppio della guerra, Henry preg&ograve; Torrey di continuare ad occuparsi dell&rsquo;erbario nazionale, che avrebbe raggiunto Washington solo molti anni dopo la fine del conflitto, nel 1869 o nel 1870.<br />La pace riport&ograve; serenit&agrave; e qualche soddisfazione anche nella sua vita. Ancora nel 1865 ci fu un viaggio in California, con la gioia di vedere dal vivo, in piena fioritura, le piante che conosceva solo da esemplari d&rsquo;erbario. La raggiunse in battello, passando dall&rsquo;istmo di Panama; poi ispezion&ograve; alcune miniere di quarzite in Nevada, per rientrare infine in treno. Nel 1872 due viaggi lo portarono prima a Charleston, poi in Florida, dove ad Aspalaga si emozion&ograve; nel vedere le <em>Torreya taxifolia</em> di cui il suo corrispondente Hardy Brian Croom gli aveva inviato i primi esemplari nel 1834, pensando ai vecchi tempi e a quell&rsquo;amico perito tanti anni prima in un naufragio con tutta la famiglia.<br />L&rsquo;ultimo viaggio, nello stesso anno, lo port&ograve; nuovamente in California, e questa volta viaggi&ograve; in treno sia all&rsquo;andata sia al ritorno. In Colorado ci fu un momento di intensa, ma pi&ugrave; dolce commozione. Molti anni prima, visitando il settore delle Montagne Rocciose del Colorado, Charles Parry era stato colpito, vedendole da lontano, da due montagne gemelle che aveva battezzato &ldquo;Torrey&rdquo; e &ldquo;Gray&rdquo;, a sottolineare tanto la stima per i due colleghi quanto la loro stretta relazione. Aveva poi scalato entrambe le montagne, e nel 1872 era tornato sul Grays Peak insieme allo stesso Asa Gray, sua moglie e un gruppo di amici. Torrey, invece, non aveva mai visto la montagna che portava il suo nome. Cos&igrave;, di ritorno dalla California, i suoi figli lo condussero a vedere il Torreys Peak; ormai gli mancavano le forze per raggiungere la cima &mdash; aveva compiuto settantacinque anni &mdash; e dovette fermarsi in un rifugio, mentre i suoi compagni proseguivano l&rsquo;ascensione e raccoglievano per lui fiori di montagna. Si sarebbe spento serenamente pochi mesi dopo, nella sua casa di New York, il 10 marzo 1873.<br />Oltre ai suoi scritti, al suo erbario, al suo magistero di botanico, lasciava un&rsquo;ulteriore eredit&agrave;. Non sappiamo esattamente quando, nelle stanze della casa liberate dalla presenza ingombrante dell&rsquo;erbario, prese a riunirsi informalmente attorno a lui un gruppo di colleghi, studenti e amatori interessati alla botanica. Da quel nucleo &mdash; la data ufficiale &egrave; il 1867 &mdash; sarebbe sorto il Torrey Botanical Club, la prima societ&agrave; botanica delle Americhe, con l&rsquo;obiettivo di &ldquo;promuovere l&rsquo;interesse per la botanica e raccogliere e disseminare informazioni su tutte le fasi di questa scienza&rdquo;. Torrey ne sarebbe stato il primo presidente. Nel 1871 il Club si sarebbe anche dato un organo, il <em>Bulletin of the Torrey Botanical Club</em>. Da quel momento l&rsquo;associazione, oggi Torrey Botanical Society, divenne una presenza costante nella societ&agrave; americana, con conferenze, escursioni, spedizioni sul campo, borse di studio e pubblicazioni.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:right;height:0px'></span><span style='display: table;width:348px;position:relative;float:right;max-width:100%;;clear:right;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/torreya-californica-1.jpg?1767033527" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae"><font size="4"><em>Torreya</em>, un genere antico e sorprendente</font></font><br />A questo grande botanico, a questa figura centrale per lo sviluppo della botanica scientifica negli Stati Uniti, non mancarono i riconoscimenti, anche nella tassonomia. Diverse specie gli vennero dedicate gi&agrave; in vita, altre si aggiunsero successivamente: in totale sono circa duecento denominazioni, quasi cinquanta delle quali accettate. Tra tutte spicca l'omaggio di Parry&nbsp;<em>Pinus torreyana</em>, una rara specie endemica della San Diego County e dell&rsquo;isola di Santa Rosa in California.&nbsp;Poi ci sono presenze pi&ugrave; discrete, come la margherita gialla <em>Tetraneuris torreyana</em>, originaria delle zone aride degli Stati Uniti occidentali, dal Montana al Wyoming, che gli fu dedicata &mdash; con un altro nome &mdash; all&rsquo;inizio degli anni Quaranta da Thomas Nuttall; oppure <em>Eupatorium torreyanum</em>, un endemismo del Kentucky, omaggio negli anni Trenta di due suoi corrispondenti, Charles Short e Robert Peter; o ancora <em>Funastrum torreyi</em>, un rampicante delle aree semidesertiche del Texas e del New Mexico, uno dei numerosi omaggi di Asa Gray.<br />Per ben sei volte gli &egrave; stato dedicato un genere <em>Torreya</em>: due volte da Rafinesque, poi da Eaton, Sprengel, Croom, e infine arriv&ograve; quello valido, <em>Torreya </em>Arn. Non &egrave; il pi&ugrave; antico &mdash; lo &egrave; uno di quelli di Rafinesque &mdash; secondo la regola della priorit&agrave;, ma &egrave; quello che si &egrave; imposto nella comunit&agrave; botanica, che ha deciso di conservarne il nome su tutti gli altri (<em>nomen conservandum</em>).<br />A dedicarglielo fu George Arnott, uno degli incontri pi&ugrave; significativi del memorabile viaggio europeo del 1833. La storia della dedica e della scoperta &egrave; curiosa. Nell&rsquo;inverno del 1837 Torrey scrisse ad Arnott per chiedergli la corretta identificazione di <em>Torreya paniculata</em>, la specie che gli era stata dedicata nel 1821 da Sprengel, allegandone un frammento. Arnott concluse che si trattava indubbiamente di un <em>Clerodendrum</em>, molto simile a una specie africana che aveva osservato nell&rsquo;erbario di Hooker.<br />Pi&ugrave; o meno nello stesso periodo, Torrey gli scrisse nuovamente per raccontargli che tre anni prima il suo amico e corrispondente Hardy Brian Croom aveva individuato nell&rsquo;area di Aspalaga, in Florida, una specie di Taxacea non ancora descritta; ne aveva inviato un ramo a Nuttall, che l&rsquo;aveva identificato con un <em>Taxus </em>o un <em>Podocarpus</em>; ne aveva inviato un esemplare anche a lui, che per&ograve;, non avendo visto gli organi della fruttificazione, si era astenuto dall&rsquo;identificazione. L&rsquo;anno dopo Croom gli aveva inviato un ramo con strobili maschili e pi&ugrave; tardi i frutti sotto spirito. Certamente si trattava di una Taxaceae, ma non corrispondeva a nessuna specie nota. Forse Arnott, che poteva consultare gli erbari europei, avrebbe potuto giungere a conclusioni diverse.<br />Basandosi sui campioni trasmessigli da Torrey e sulla sua descrizione, Arnott concluse che si trattava di un nuovo genere, e scrisse: &laquo;Poich&eacute; prima ho segnalato che il genere <em>Torreya </em>di Sprengel deve essere rifiutato, credo di esprimere la volont&agrave; di tutti i botanici che questo nome sia appropriato per l&rsquo;albero della Florida, di cui ora dar&ograve; la descrizione&raquo;. Secondo le regole attuali, questo &ldquo;riciclaggio&rdquo; sarebbe vietato, ma all&rsquo;epoca le norme non erano ancora state fissate &mdash; per fortuna di Torrey e di <em>Torreya</em>.<br />Oggi <em>Torreya </em>Arn., famiglia Taxaceae, comprende sette specie, con un&rsquo;interessante distribuzione disgiunta: due sono nordamericane, ma vivono ai due capi opposti degli Stati Uniti &mdash; una, <em>T. taxifolia</em>, in Florida, l&rsquo;altra <em>T. californica</em> in California &mdash; mentre le altre sono originarie dell&rsquo;Asia orientale, tra Cina, Corea e Giappone. Sono le ultime sopravvissute di un genere che un tempo, durante la fase pi&ugrave; calda del Terziario, occupava gran parte dell&rsquo;emisfero boreale: resti di antiche specie sono stati trovati in Francia e nella Repubblica Ceca. Poi le glaciazioni spezzarono la continuit&agrave; e il genere si ridusse all&rsquo;Asia orientale e ai rifugi della California e della Florida.<br />Le <em>Torreya </em>vivono tipicamente nel sottobosco delle foreste. Amanti dell&rsquo;ombra, crescono molto lentamente; anche se con l&rsquo;et&agrave; possono diventare alberi di medie dimensioni (fino a circa 20 metri), per lo pi&ugrave; si presentano come arbusti. Hanno foglie lineari, piatte, rigide e con apice pungente, simili a quelle del tasso, disposte a spirale, ma rotate alla base in modo di disporsi ai due lati del ramo. Possono essere monoiche, dioiche o subdioiche. Il frutto &egrave; un arillo carnoso che avvolge completamente un unico grande seme, il quale in modo inusuale per questa famiglia, in alcune specie &mdash; <em>T. grandis</em> e <em>T. nucifera</em> &mdash; &egrave; commestibile.&nbsp;<br />&#8203;<em>T. taxifolia</em>, la specie tipo scoperta da Croom e descritta da Arnott, vive in un&rsquo;area ristretta della Florida, al confine con la Georgia, lungo l&rsquo;Apalachicola River, in una zona di circa 200 km&sup2;. Gi&agrave; molto rara, &egrave; oggi in forte declino: dai circa 700.000 esemplari stimati nell&rsquo;Ottocento si &egrave; scesi a non pi&ugrave; di 700, per cause che comprendono la riduzione dell&rsquo;habitat forestale, il cambiamento climatico e la diffusione di patogeni fungini. Considerata la &ldquo;conifera pi&ugrave; rara d&rsquo;America&rdquo; e inclusa fin dal 1984 tra le specie a rischio di estinzione, &egrave; al centro di programmi di conservazione e di reintroduzione che negli Stati Uniti hanno anche scatenato un vivace dibattito, soprattutto attorno alla proposta di una &ldquo;migrazione assistita&rdquo; in North Carolina.<br />&Egrave; invece in migliore salute, anche se classificata come &ldquo;vulnerabile&rdquo;, l&rsquo;altra specie americana, <em>T. californica</em>. Fu pubblicata e descritta nel 1854 proprio da Torrey, che &mdash; sotto il nome di &ldquo;California Nutmeg&rdquo;, la noce moscata della California &mdash; ne aveva ricevuto un esemplare da un certo Mr. Shelton; la riconobbe come appartenente allo stesso genere di <em>T. taxifolia</em>. Endemica della California, presenta una distribuzione discontinua: dal livello del mare lungo la catena costiera fino a circa 2500 metri nelle Cascades e nella Sierra Nevada. Rara ma localmente abbondante, ha trovato rifugio in habitat montani freschi, con microclimi che variano con l&rsquo;altitudine e da un versante all&rsquo;altro, importanti per la dispersione dei semi, effettuata a breve distanza da scoiattoli e altri roditori.<br />Le cinque specie asiatiche sono le cinesi <em>T. grandis</em>, <em>T. fargesii</em> &mdash; da alcuni considerata una variet&agrave; della precedente &mdash; <em>T. jackii</em> e <em>T. dapanshanica</em>, descritta solo nel 2022, e <em>T. nucifera</em>, diffusa nel Giappone centro&#8209;meridionale e nell&rsquo;isola coreana di Jeju. Fu proprio quest&rsquo;ultima specie ad attirare per prima l&rsquo;interesse dei botanici: venne descritta nel 1712 da <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/engelbert-kaempfer-e-la-prima-flora-japonica">Kaempfer </a>sotto il nome <em>Taxus nucifera</em>, poi adottato da <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/linneo-e-la-linnaea-borealis">Linneo</a>. Nella cultura giapponese ha un ruolo importante: i semi sono una fonte di olio ricco di vitamina E e di grassi Omega&#8209;6 e, tostati, costituiscono un cibo apprezzato. Il legname di esemplari vetusti, dal colore giallo&#8209;oro, &egrave; tradizionalmente utilizzato per le scacchiere del Go. Nella foresta primitiva di Kasugayama, a est di Nara, si trovano individui plurisecolari, forse anche millenari, poich&eacute; l&rsquo;area &egrave; protetta fin dall'841.<br /><em>T. grandis</em> &egrave; la pi&ugrave; diffusa delle specie cinesi, tutte originarie della Cina sud&#8209;orientale; nella cultura cinese occupa un ruolo analogo a quello di <em>T. nucifera</em> in Giappone. Originaria delle vallate montane tra i 400 e i 1400 metri, gi&agrave; citata nel primo dizionario cinese (II secolo a.C.), &egrave; apprezzata e coltivata da due millenni. In un villaggio della provincia dello Zhejiang &egrave; presente un esemplare coltivata la cui et&agrave; &egrave; stimata in circa 1400 anni. I semi, di elevato valore nutritivo, erano immancabili sulle tavole pi&ugrave; raffinate e, fin dalla dinastia Song (960&ndash;1279), se ne ricavavano prodotti come sali aromatici, paste e confetti. Le propriet&agrave; medicinali dell&rsquo;olio, gi&agrave; riconosciute nei pi&ugrave; antichi testi erboristici, hanno trovato conferma nelle ricerche pi&ugrave; recenti. Dopo un periodo di decadenza, da circa cinquant&rsquo;anni la sua coltivazione &egrave; stata rilanciata su larga scala per usi alimentari e medici. Altre informazioni e approfondimenti nella <a href="https://www.inomidellepiante.org/torreya.html">scheda</a>.<br />Nel 1949, un secondo genere &egrave; venuto ad aggiungersi a <em>Torreya </em>per onorare John Torrey. E' <em><a href="https://www.inomidellepiante.org/torreyochloa.html">Torreyochloa </a></em>("erba in onore di Torrey"), un piccolo genere della famiglia Poaceae, istituito da George Lyle Church sulla base di esami citologici, separandolo da <em>Glyceria </em>e Puccinellia. Sono erbe perenni rizomatose che vivono in habitat freschi, umidi, ma non salini; due specie, <em>T. erecta</em> e <em>T. pallida</em>, sono nordamericane, mentre altre due, <em>T. natans</em> e <em>T. viridis</em>, sono originarie dell'Asia nord orientale (Siberia orientale, Curili, Corea, Giappone). Hanno colmi eretti, guaine aperte alla base, lamina piatta, infiorescenza a pannocchia con spighette compresse lateralmente.&nbsp;La specie pi&ugrave; diffusa &egrave; <em>T. pallida</em>, relativamente comune da Sakalin al Messico settentrionale, attraverso Alsaka, Canada e Stati Uniti, in&nbsp;habitat umidi, come fiumi, rive di laghi, torbiere e paludi. Alta fino a un metro, porta infiorescenze ramificate lunghe fino a 25 cm.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Traité Général des Conifères di Élie-Abel Carrière]]></title><link><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/il-traite-general-des-coniferes-di-elie-abel-carriere]]></link><comments><![CDATA[https://www.inomidellepiante.org/storie/il-traite-general-des-coniferes-di-elie-abel-carriere#comments]]></comments><pubDate>Mon, 22 Dec 2025 23:00:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[botanici francesi]]></category><category><![CDATA[conifere]]></category><category><![CDATA[giardinieri e vivaisti]]></category><category><![CDATA[ottocento]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.inomidellepiante.org/storie/il-traite-general-des-coniferes-di-elie-abel-carriere</guid><description><![CDATA[	#element-f801624e-5792-44c7-a018-f988643a4f34 .content-color-box-wrapper {  padding: 20px;  border-radius: 10px;  background-color: rgba(108,184,58,0.55);  border-style: None;  border-color: #555555;  border-width: 3px;}&#8203;Non fu un tassonomista &ldquo;puro&rdquo; a rivoluzionare la classificazione delle conifere, ma un giardiniere che scrisse un trattato proprio per offrire a chi le coltivava &mdash; come lui &mdash; uno strumento chiaro per riconoscerle. 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Cos&igrave; nacque il <em>Trait&eacute; g&eacute;n&eacute;ral des conif&egrave;res</em> di &Eacute;lie&#8209;Abel Carri&egrave;re, capo giardiniere del Jardin des Plantes di Parigi, l&rsquo;opera in cui per la prima volta i pini vennero definitivamente separati da abeti, pecci, larici, cedri e tsughe. A ricordarlo non &egrave; una conifera, ma una salicacea dell&rsquo;Estremo Oriente: <em>Carrierea</em>, omaggio di Franchet, che seppe vedere l&rsquo;uomo saggio e generoso nascosto dietro la scorza quasi misantropa che Carri&egrave;re amava esibire.</strong></div></div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div><div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div> <hr class="styled-hr" style="width:100%;"></hr> <div style="height: 20px; overflow: hidden; width: 100%;"></div></div>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:371px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/screenshot-23-12-2025-12453-www-flickr-com.jpeg?1766489364" style="margin-top: 5px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:1px;padding:3px; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><strong><font size="4" color="#5040ae">Una rivoluzione tassonomica nata tra le aiuole</font></strong><br />Il rinnovato interesse per le conifere, inaugurato dall&rsquo;opera monumentale di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/aylmer-bourke-lambert-collezionismo-e-conifere">Lambert </a>(<em>A Description of the Genus Pinus</em>) e alimentato dall&rsquo;arrivo continuo di nuove specie dal Nord e Sud America, dall&rsquo;Himalaya, dalla Cina, dal Giappone e dall&rsquo;Australia, rese evidente la necessit&agrave; di mettere ordine in un gruppo di piante che appariva insieme sempre pi&ugrave; ricco e sempre pi&ugrave; eterogeneo.&nbsp;Il primo tentativo organico in questa direzione fu <em>Synopsis coniferarum</em> di Stephan Endlicher (1847), in cui le conifere, sulla base di caratteri morfologici quali la struttura del seme, del cono e del fogliame, vennero classificate in cinque ordines (corrispondenti alle famiglie nella terminologia attuale): Cupressineae, Abetineae, Podocarpeae, Taxineae, Gnetaceae. Inoltre egli introdusse numerosi nuovi generi, tra cui <em>Libocedrus</em>, <em>Sequoia</em>, <em>Widdringtonia</em>, e tratt&ograve; anche conifere fossili.<br />L&rsquo;opera di Endlicher fu il punto di partenza da cui mosse il francese &Eacute;lie-Abel Carri&egrave;re (1818&ndash;1896) per il suo <em>Trait&eacute; G&eacute;n&eacute;ral des Conif&egrave;res</em>; eppure, pur attenendosi rigorosamente agli ordines endlicheriani, rispettandone l&rsquo;ordine di esposizione e spesso anche la struttura interna, le due opere non potrebbero essere pi&ugrave; diverse. La sinossi di Endlicher &egrave; un repertorio conciso, in latino, destinato agli specialisti; il trattato di Carri&egrave;re, scritto in francese, si rivolge invece a un pubblico ampio &mdash; orticoltori, giardinieri, amministratori di parchi, amatori e collezionisti &mdash; e tratta le conifere non come entit&agrave; da classificare, ma come piante vive da osservare, distinguere e coltivare. L&rsquo;occhio di Carri&egrave;re non &egrave; quello del tassonomista, bench&eacute; la correttezza della classificazione gli stia a cuore, ma quello dell&rsquo;orticoltore. Per comprendere questa differenza di sguardo, &egrave; necessario conoscere meglio il personaggio e il percorso che lo condusse a concepire e scrivere il trattato che lo consacr&ograve; come massimo conoscitore delle conifere del suo tempo.<br />Carri&egrave;re nacque in un villaggio della Seine&#8209;et&#8209;Marne, in una famiglia contadina. Ricevette un&rsquo;educazione rudimentale alla scuola comunale e, dopo aver lavorato fin dall'infanzia nei campi con i suoi familiare, a quattordici anni divenne ortolano. Trasferitosi a Parigi, dopo un periodo presso alcuni fiorai fu assunto al Mus&eacute;um d&rsquo;histoire naturelle come semplice operaio. Abile, curioso e instancabile, avanz&ograve; rapidamente fino a diventare giardiniere capo delle coltivazioni. Consapevole dei limiti della propria formazione, studi&ograve; da autodidatta scienze, latino e inglese.<br />Dopo un breve incarico all&rsquo;orto botanico di Saragozza, torn&ograve; al Mus&eacute;um, dove il direttore dell&rsquo;orto botanico, Joseph Decaisne, lo scelse come responsabile dei servizi di vivaio. Questo ruolo lo spinse, da un lato, a perfezionare le tecniche di moltiplicazione e ibridazione di piante spesso difficili e di recente introduzione; dall&rsquo;altro, a studiare gruppi ancora poco noti. A una di queste novit&agrave; dedic&ograve; il suo primo articolo, <em>Greffe sur racines de pivoines en arbre</em>, pubblicato sulla "Revue horticole", rivista di cui sarebbe diventato uno dei principali collaboratori e, dal 1866, redattore capo. Negli anni successivi scrisse di piante da aiuola, rose rifiorenti, tecniche colturali.<br />Tra le piante di nuova introduzione che spesso era chiamato a moltiplicare e innestare c&rsquo;erano le conifere: un gruppo al tempo stesso poco conosciuto e cruciale per il ripopolamento forestale, tema che gli stava particolarmente a cuore. Si accorse per&ograve; presto che non solo mancavano testi francesi affidabili, ma anche le opere in latino, inglese o tedesco raramente rispondevano alle esigenze pratiche di chi le coltivava. Da questa constatazione nacque il progetto che sarebbe diventato il <em>Trait&eacute; G&eacute;n&eacute;ral des Conif&egrave;res</em>. Per prepararlo, Carri&egrave;re lesse tutte le pubblicazioni disponibili, visit&ograve; collezioni ed erbari, e si spinse fino in Inghilterra &mdash; &laquo;il paese per eccellenza delle conifere&raquo; &mdash; per osservare dal vivo le specie descritte nei libri o segnalare quelle di cui &laquo;non trovavo traccia in alcun libro&raquo;.<br />Per mettere ordine nel caos, gli serviva un punto di partenza: lo trov&ograve; nella sinossi di Endlicher, non perch&eacute; la ritenesse perfetta, ma perch&eacute; era la pi&ugrave; completa disponibile. Tuttavia, quell&rsquo;opera poteva offrirgli solo una direzione, poich&eacute; &mdash; come scrisse &mdash; &laquo;il sapiente professore troppo spesso si limita ad elencare i sinonimi della specie che sta trattando senza aggiungere una descrizione, la sola che pu&ograve; permettere a chi coltiva le conifere di distinguere una specie dall&rsquo;altra&raquo;.<br />Le descrizioni accurate, non solo delle specie ma anche delle variet&agrave; note, sono infatti uno dei punti di forza del trattato di Carri&egrave;re, scritto da un giardiniere per giardinieri e arboricoltori come lui. Ma il <em>Trait&eacute; </em>segn&ograve; anche una svolta nella tassonomia delle conifere, discostandosi dal sistema di Endlicher in due punti decisivi. Anzitutto, Carri&egrave;re trasfer&igrave; correttamente nelle Cupressaceae diversi generi che Endlicher aveva collocato nelle Abetineae (oggi Pinaceae). In secondo luogo &mdash; ed &egrave; la sua scelta pi&ugrave; rivoluzionaria &mdash; ruppe la tradizione risalente a Linneo di raggruppare tutte le Abetineae nel genere <em>Pinus</em>, riconoscendo finalmente come generi autonomi e ben distinti <em>Abies</em>, <em>Picea</em>, <em>Larix</em>, <em>Cedrus </em>e <em>Tsuga</em>. Per separare <em>Pinus </em>dagli altri, adott&ograve; un criterio tanto semplice quanto fondato morfologicamente: da una parte le specie con aghi singoli, dall&rsquo;altra i veri pini, caratterizzati da foglie riunite in fascetti di almeno due.<br />Il <em>Trait&eacute; G&eacute;n&eacute;ral des Conif&egrave;res</em>, pubblicato in prima edizione nel 1855, segn&ograve; una svolta nello studio delle conifere e rese noto a tutti il nome del fino ad allora oscuro capo del vivaio del Jardin des Plantes. Carri&egrave;re, da parte sua, continu&ograve; a essere attivissimo: pubblic&ograve; una guida alle tecniche di riproduzione (<em>Guide pratique du jardinier multiplicateur</em>, 1856), articoli sulla germinazione del grano e sugli innesti, revisioni dei generi <em>Diervilla </em>e <em>Yucca</em>, oltre a contributi pi&ugrave; teorici sul concetto stesso di specie. In quegli anni, Decaisne stava preparando una pubblicazione sulle piante da frutto coltivate all&rsquo;orto botanico parigino e chiese a Carri&egrave;re di studiare i peschi.&nbsp;Si apr&igrave; cos&igrave; per il giardiniere&#8209;botanico un capitolo nuovo, che lo port&ograve; a occuparsi anche di altri alberi da frutto e a esplorare temi come il dimorfismo sessuale e la variabilit&agrave; dei colori dei fiori.<br />Fu in questo contesto che avvenne un episodio che ai nostri occhi pu&ograve; sembrare marginale, ma che per Carri&egrave;re ebbe la forza di un cataclisma. La sua relazione con Decaisne, improntata alla stima reciproca, era cordiale, se non amichevole. Tra le piante di nuova introduzione coltivate al Jardin des Plantes c&rsquo;erano alcuni kaki appena giunti dal Giappone: Carri&egrave;re riteneva si trattasse di una specie non ancora descritta, mentre Decaisne propendeva per identificarla con <em>Diospyros schi&#8209;tse</em> di Bunge. Quando Decaisne pubblic&ograve; le sue conclusioni sul "Gardener&rsquo;s Chronicle", criticando il suo capo giardiniere, Carri&egrave;re lo visse come un affronto personale e rispose sulla "Revue horticole", difendendo il proprio punto di vista, pubblicando la specie come <em>D. costata</em>&nbsp;e denunciando i modi scorretti del suo superiore verso i sottoposti. L&rsquo;atmosfera al Mus&eacute;um divenne presto irrespirabile, finch&eacute; Carri&egrave;re scelse il pensionamento.<br />Proprio a ridosso dell&rsquo;increscioso incidente usc&igrave; la seconda edizione del <em>Trait&eacute; </em>(1867); un segnale eloquente del mutato clima &egrave; l&rsquo;assenza di qualsiasi dedica, laddove la prima edizione era stata offerta proprio a Decaisne. Non si tratta di una semplice ristampa, ma di un'edizione ampliata, resa necessaria da una parte dai nuovi arrivi avvenuti nel frattempo, dall'altra dalla pubblicazione di varie opere sulle conifere, stimolata dal trattato stesso.&nbsp;Nella prefazione, egli lo spiega lucidamente, in termini quasi filosofici: "Niente, in natura, &egrave; assolutamente stabile; al contrario, tutto si muove e si modifica costantemente. Conseguenza fatale, nessun lavoro pu&ograve; essere perfetto e quando &egrave; finito, dopo pochi giorni, anzi addirittura quando ha appena iniziato, l'autore si accorge che dovrebbe gi&agrave; fare qualche modifica. Dunque la nuova edizione di un libro non pu&ograve; mai essere simile a quella precedente. Nelle scienze non andare avanti &egrave; tornare indietro."<br />E nella chiusa, pur sicuro della seriet&agrave; del proprio metodo di lavoro e della completezza dei risultati, lo ribadir&agrave;: "Questo significa che questo libro &egrave; perfetto e va considerato come l'ultima parola della scienza? Certamente no, e da questo punto di vista mi faccio meno illusioni di molti altri. Tuttavia osa dire che &egrave; completo nella misura in cui lo permettono le conoscenze che possediamo oggi sull'argomento; domani forse potr&ograve; esprimermi in modo diverso".<br />Tra le due edizioni l&rsquo;impianto rimane invariato, ma numerose sono le aggiunte: nuovi generi, nuove specie e variet&agrave; di nuova introduzione. L&rsquo;incremento pi&ugrave; significativo riguarda le molte specie di <em>Pinus </em>scoperte in Messico da Roezl, a proposito delle quali Carri&egrave;re non manca di polemizzare con il botanico inglese George Gordon, autore di <em>The Pinetum</em>, mostrando una sicurezza di s&eacute; e una <em>vis </em>polemica del tutto assenti dodici anni prima.<br />Il pensionamento non mise fine alla sua attivit&agrave;: al contrario, Carri&egrave;re moltiplic&ograve; il suo impegno come capo redattore della "Revue horticole". Come giornalista era onnipresente in esposizioni, concorsi, giurie; continuava a scrivere con prodigiosa regolarit&agrave;, affrontando anche temi per lui nuovi &mdash; i vitigni, l&rsquo;origine delle specie coltivate, e ancora le piante da frutto, in particolare i meli ornamentali. Scrisse persino di filosofia, forse per trovare un contrappeso interiore a una vita che non lo aveva risparmiato. Gi&agrave; vedovo di una prima moglie morta in giovane et&agrave;, si era risposato e dalla seconda ebbe due gemelle: una la perse subito, l&rsquo;altra, che era la sua gioia e la sua consolazione, mor&igrave; a otto anni. A funestare la sua vecchiaia sopraggiunse una malattia dolorosissima che per sette anni lo releg&ograve; nella stanza da letto. Infine, la morte della seconda moglie, che precedette di poco la sua, nell&rsquo;agosto del 1896.<br />&Eacute;douard Fran&ccedil;ois Andr&eacute;, suo pi&ugrave; stretto collaboratore alla "Revue horticole" e autore del necrologio, lo ricord&ograve; come un uomo che visse &ldquo;cercando ardentemente la verit&agrave; e facendo il bene&rdquo;. E, accostandolo a Pierre&#8209;Antoine Poiteau per le origini familiari, il dispiegarsi dell&rsquo;intelligenza, il lavoro incessante, i servizi resi alla scienza, la dirittura di carattere e il disprezzo per le vanit&agrave; mondane, concluse: &ldquo;Uomini siffatti onorano l&rsquo;umanit&agrave; e la scienza che hanno scelto&rdquo;.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>  <span class='imgPusher' style='float:left;height:0px'></span><span style='display: table;width:363px;position:relative;float:left;max-width:100%;;clear:left;margin-top:0px;*margin-top:0px'><a><img src="https://www.inomidellepiante.org/uploads/6/4/0/0/64007451/published/carrierea-calycina-4.jpg?1766492154" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 0px; margin-right: 10px; border-width:0; max-width:100%" alt="Picture" class="galleryImageBorder wsite-image" /></a><span style="display: table-caption; caption-side: bottom; font-size: 90%; margin-top: -10px; margin-bottom: 10px; text-align: center;" class="wsite-caption"></span></span> <div class="paragraph" style="text-align:left;display:block;"><font color="#5040ae">Una delicata dedica commemorativa</font><br />Il lascito pi&ugrave; importante di Carri&egrave;re resta naturalmente il suo <em>Trait&eacute; g&eacute;n&eacute;ral des conif&egrave;res</em>, che rimase l&rsquo;opera di riferimento per quasi mezzo secolo. La tassonomia botanica, invece, fu piuttosto avara nei suoi confronti: meno di una decina le specie che portano l&rsquo;eponimo <em>carrierei</em>, solo due delle quali oggi considerate valide, <em>Cinnamomum carrierei</em> e <em>Tillandsia carrierei</em>, quest&rsquo;ultima un omaggio dello stesso Andr&eacute;.<br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Ma a restituirci davvero il posto che Carri&egrave;re occup&ograve; nel cuore di coloro che lo conobbero, lavorarono al suo fianco e lo stimarono come giardiniere, botanico e soprattutto essere umano, valgono pi&ugrave; di tutto le parole di <a href="https://www.inomidellepiante.org/storie/adrien-franchet-e-le-piante-dei-missionari-raccoglitori">Adrien Ren&eacute; Franchet</a>. I due avevano condiviso gli stessi anni al Mus&eacute;um: l&rsquo;uno nel suo ufficio a classificare piante, l&rsquo;altro nel vivaio, in giardino e nelle serre a moltiplicarle e coltivarle; entrambi, ciascuno a suo modo, a studiarle, conoscerle e amarle.</span><br />Nel dedicargli il genere <em>Carrierea</em>, egli infatti scrisse: "Da Linneo in poi &egrave; uso costante dei botanici attribuire a un vegetale il nome di un uomo che, poco o tanto, ha contribuito all'avanzamento della conoscenza delle piante. Se &egrave; una persona ancora viva, spesso si tratta di una testimonianza speciale per viaggi pericolosi, ricerche laboriose, scoperte che segnano la scienza; se &egrave; morto, &egrave; la suprema consacrazione che deve conservare nella botanica il ricordo di un'intera vita di lavoro. Questo il pensiero di Linneo.&nbsp;Ed &egrave; proprio il caso di Carri&egrave;re [...]. E' stato un orticoltore abile tra tutti, uno sperimentatore di profonda sagacia, un introduttore convinto di tutto ci&ograve; che poteva veramente contribuire all'utilit&agrave; e all'ornamento dei giardini e al futuro delle foreste. E' stato anche, e questo pu&ograve; sorprende chi lo conosceva solo dai suoi libri, un profondo pensatore, oserei dire un filosofo, che seppe dare al suo pensiero una forma forse bizzarra ma senza dubbio sorprendente, che molti scrittori avrebbero potuto invidiargli. Sono titoli sufficienti, io credo, a meritargli il modesto onore di avere il suo nome conservato nell'immenso repertorio in cui sono registrati i nomi delle piante".<br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Viene ovviamente dall&rsquo;Estremo Oriente il genere <em>Carrierea </em>Franch., famiglia Salicaceae. I semi della specie tipo, <em>C. calycina</em>, furono inviati al Jardin des Plantes da padre Farges, che li raccolse nel Sichuan, nei boschi d&rsquo;altura intorno ai 1400 metri; il primo esemplare fior&igrave; nell'orto botanico parigino nel 1894. Oggi il genere comprende quattro specie di alberi, distribuite tra Cina e Vietnam. La maggior parte sono decidue, mentre <em>C. leyensis</em>, di recentissima scoperta, &egrave; sempreverde. Piuttosto rare, vivono nelle foreste montane umide, tra 1.000 e 2.500 metri, spesso in zone ombrose e ricche d&rsquo;acqua.</span><br /><span style="color:rgb(42, 42, 42)">Piante di media grandezza, hanno portamento slanciato ed elegante, con rami sottili e una chioma leggera. Le foglie, rette da un lungo picciolo, sono semplici, alterne, ovate o ellittiche, con margine intero o appena dentellato, e tre evidenti nervature che partono dalla base. Dioiche, hanno fiori unisessuali riuniti in infiorescenze che, pur non essendo vistose, hanno una grazia sottile: molto profumati, sono privi di petali, ma hanno cinque grandi sepali bianchi o verdastri di consistenza papiracea con una plica laterale. I fiori maschili, ricchi di stami, sono pi&ugrave; appariscenti; quelli femminili, con ovario allungato e molti staminoidi, pi&ugrave; discreti. La fioritura avviene in primavera, spesso prima della completa espansione delle foglie. Il frutto &egrave; una capsula allungata che in <em>C. calycina</em> ricorda un corno; da qui il nome cinese mandarino&nbsp;</span><em style="color:rgb(50, 50, 50)">shan yang jiao shu shu</em><span style="color:rgb(50, 50, 50)">, "albero del corno di capra". I semi sono muniti di una cospicua ala papiracea che ne facilita la&nbsp;</span><span style="color:rgb(42, 42, 42)">dispersione a opera del vento.</span><br />Sono piante dal fascino discreto, legate agli ambienti montani umidi &mdash; la loro presenza &egrave; spesso indicatrice di foreste ben conservate. Bench&eacute; almeno <em>C. calycina</em> e C. <em>dunniana</em> siano state introdotte in Europa e siano presenti in qualche orto botanico, non si sono mai affermate nei circuiti commerciali. Ma forse proprio questa presenza quasi inavvertibile ne fa un omaggio perfetto per Carri&egrave;re, che spesso nascondeva la sua vera personalit&agrave; dietro modi arcigni, quasi da misantropo.</div> <hr style="width:100%;clear:both;visibility:hidden;"></hr>]]></content:encoded></item></channel></rss>