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Usteria guineensis è una specie poco studiata dell’Africa tropicale: una liana discreta, quasi invisibile nella letteratura scientifica, che porta però un nome pesante. Ricorda infatti lo svizzero Paul Usteri, oggi quasi dimenticato, ma al suo tempo figura di primo piano della botanica europea, non come teorico, bensì come instancabile pubblicista ed editore di due riviste innovative e prestigiose. Il suo fervore botanico fu però tanto intenso quanto breve: dopo pochi anni, abbandonò completamente la scienza per dedicarsi alla politica, divenendo un protagonista della vita pubblica elvetica. Dalle riviste botaniche ai pamphlet rivoluzionari Nel 1787 due ragazzi zurighesi, Paul Usteri e Jakob Römer, arrivano a Gottinga per completare gli studi di medicina. Zurigo ha una lunga tradizione medica e botanica, illustrata tra l’altro da figure come i fratelli Scheuchzer, ma è meno dinamica e più provinciale della città tedesca: un vivacissimo centro intellettuale dove, tra aule universitarie e salotti letterari, giovani venuti da tutta la Germania si incontrano, discutono, progettano il futuro. Del resto, Paul Usteri (1768–1831) ha tutte le credenziali per immergersi in quell’ambiente e assorbirne le idee. Suo padre è il teologo e pedagogista Leonhard Usteri, promotore della riforma delle scuole cittadine e della loro apertura alle donne, corrispondente e ammiratore di Rousseau, amico personale di Winckelmann, figura attiva nella vita sociale e intellettuale zurighese. Il suo padrino, colui che lo ha indirizzato alla medicina e lo ha educato allo spirito illuminista, è Johannes Gessner, amico e compagno di viaggio di von Haller, fondatore della Società di scienze naturali e dell’istituto medico, corrispondente tra gli altri di Lavater, Rahn e Waser. A Gottinga, presto si forma un piccolo circolo svizzero: oltre a Usteri e Römer, lo animano due giovani destinati a lasciare un segno nella scienza e nella vita politica elvetica, Albrecht Rengger e Hans Conrad Escher; il più vecchio, Rengger, ha ventitré anni, gli altri, quasi coetanei, appena venti. Sono curiosi di tutti, e di tutto discutono: di scienza, di medicina, di letteratura, e molto, moltissimo, di politica. Ma ci sono altri incontri: con il botanico olandese Christiaan Hendrik Persoon e con Alexander von Humboldt, anche lui studente all'università Georg-August. È in questo contesto che i ventenni Usteri e Römer decidono di pubblicare il Magazin für die Botanik, la prima rivista di botanica in lingua tedesca. Il primo numero, stampato a Zurigo presso l’editore Füssli, esce nel 1787. Si apre con una lunga prefazione firmata Die Herausgeber, i curatori, in cui viene rivendicato un approccio dichiaratamente multidisciplinare, aperto non solo alla botanica descrittiva ma anche all’anatomia, alla fisiologia, alla fisica e alla coltivazione delle piante. La struttura della rivista è quadripartita: una prima sezione riservata ai contributi personali dei curatori; una seconda dedicata ad articoli tradotti o ripresi da prestigiose pubblicazioni straniere; le recensioni, che occupano oltre metà delle pagine; infine una sezione di notizie e scambi, pensata per favorire la circolazione delle informazioni all’interno della comunità botanica. L’interesse per la sistematica emerge già dal lungo saggio di apertura, un esame degli sviluppi più recenti della tassonomia, con particolare attenzione al sistema di Allioni. Le traduzioni provengono da saggi già pubblicati altrove: è evidente che la rivista è stata integralmente pensata, scritta e curata dai due amici, che non firmando mai individualmente i loro contributi non permettono di distinguere il lavoro dell’uno da quello dell’altro. Tra il 1787 e il 1790 usciranno quattro volumi del Magazin für die Botanik, articolati in dodici fascicoli. La struttura rimane invariata, ma i due giovani svizzeri riescono ora a coinvolgere altri collaboratori: la rivista cresce, con nomi del calibro di Roth e Willdenow, e una rete europea nella quale spiccano Scopoli e Cavanilles. Poi, nel 1790, Römer si dimette e la rivista cessa le pubblicazioni. Ma, come una duplice fenice, rinascerà dalle sue ceneri in due nuove riviste, una diretta da Usteri e l’altra da Römer. Nel frattempo anche le loro vite avevano iniziato a prendere strade diverse. Entrambi si laureano: Römer dopo pochi mesi, Usteri nel 1788. Il primo torna a Zurigo, diventa medico cittadino e rimane fedele a una carriera di botanico e naturalista, che approfondirò in un altro post. Usteri, invece, dopo la laurea compie un lungo viaggio che lo porta in molte città tedesche, visitando ospedali e istituzioni scientifiche. Nel 1789 rientra anche lui a Zurigo, dove la morte precoce del padre segna la fine della sua giovinezza e lo getta nella vita adulta. Una vita impegnatissima, di cui la botanica sarà solo una parte. Lavora come medico generico, insegna all’Istituto di medicina, cura l’orto botanico della Società di scienze naturali. E si fa un nome non come ricercatore, ma come pubblicista. Tra il 1789 e il 1791 pubblica una bibliografia delle opere mediche uscite tra il 1745 e il 1774 in due volumi; tra il 1790 e il 1793, sotto il titolo Delectus opusculorum botanicorum, una raccolta di trattati botanici rari; nel 1791 un saggio sulla sanità pubblica; nel 1792 una biografia del padre, apparsa in Famous Men of Helvetia di Leonhard Meister. Nel 1791 riprende anche il filo interrotto del Magazin für die Botanik con una nuova rivista, intitolata Annalen der Botanik. Ne usciranno ventiquattro numeri, fino al 1800, dapprima sempre presso Füssli a Zurigo, poi, dal 1795, a Lipsia. La struttura del periodico rimane immutata, ma ora lo spazio che era dei due autori‑curatori è occupato da articoli di prestigiosi collaboratori internazionali: moltissimi tedeschi (Roth, Schrank, Willdenow, Hedwig, Hoffmann, Humboldt), un nutrito gruppo di italiani (Nocca, Olivi, Morozzo, Savi), ma anche francesi, olandesi e naturalmente svizzeri. Pur non scrivendo più saggi originali, Usteri è attentissimo alle novità: nel 1791 (a soli due anni dall’uscita) pubblica un’edizione tedesca annotata di Genera plantarum di Antoine‑Laurent de Jussieu; sulla rivista compaiono, tra l’altro, uno dei primi studi innovativi sui funghi di Persoon (1794) e una disamina degli sviluppi della tassonomia post‑linneana di Steven Jan van Geuns. Poi c’è la politica, sempre più coinvolgente man mano che gli echi della Rivoluzione francese raggiungono l’apparente tranquillità svizzera. Nel 1794 Usteri pubblica anonimi alcuni numeri di un Diario del Tribunale rivoluzionario; quindi, nel 1795, per sfuggire alla censura fonda a Lipsia una casa editrice specializzata in riviste ispirate alla Rivoluzione francese, tra cui Klio, ufficialmente diretta da Ferdinand Huber. Oltre a pubblicarle, comincia a collezionare opuscoli e giornali del periodo rivoluzionario, creando un’imponente raccolta oggi conservata nella Biblioteca comunale di Zurigo. Nel 1797 è eletto al Gran Consiglio della città di Zurigo; nel 1798, quando l’esercito francese invade il Vaud e scoppia la Rivoluzione elvetica, si trova in prima fila insieme al vecchio amico Escher: prima come redattore di un giornale rivoluzionario, poi come membro dell’assemblea cantonale, infine come rappresentante di Zurigo al Senato elvetico incaricato di elaborare la nuova costituzione. Da quel momento diventa uno degli uomini di punta del movimento liberale, e l’impegno politico cancella la botanica dai suoi interessi. Continua a scrivere e pubblicare riviste, ma per diffondere i suoi ideali politici e combattere la censura e il governo conservatore; è presidente del Consiglio legislativo nel periodo rivoluzionario, per molti anni capo dei liberali nel Piccolo Consiglio di Zurigo, più volte membro del Consiglio federale, Consigliere di Stato e ancora presidente della commissione costituzionale tra il 1830 e il 1831. Nel 1831 è eletto sindaco di Zurigo, ma muore prima di assumere l’incarico. Usteria, chi è costei? Nella breve stagione in cui dirige gli Annalen der Botanik (1791–1800), Paul Usteri si trova, quasi senza volerlo, al centro della botanica europea. Non come autore — pubblica pochissimo di suo — ma come editore, mediatore, diffusore della conoscenza. È membro di numerose società scientifiche; e di anno in anno, mentre i nomi dei collaboratori della rivista si fanno sempre più prestigiosi, crescono anche le affiliazioni che elenca con orgoglio sotto il proprio nome nel frontespizio. Sa curare la sua immagine nella “repubblica delle lettere botanica”, scegliendo con attenzione il dedicatario di ciascun fascicolo — da Medicus, nel primo numero, a Desfontaines, nell’ultimo, passando per Humboldt, Seguier, Hoffmann e Willdenow. Questa centralità, costruita più con la regia che con la produzione scientifica, lascia un’impronta sorprendente: nel giro di pochi anni, quattro botanici gli dedicano un genere. Un riconoscimento che dice molto del prestigio internazionale raggiunto da un giovane svizzero che, per un breve momento, si trovò al crocevia della botanica europea. Due dediche arrivarono contemporaneamente nel 1790, una da parte di Willdenow, l'altra da parte di Medicus; poiché è impossibile stabilire una priorità e il solo nome a circolare è quello di Willdenow, è quello considerato valido. Ci fu poi una terza Usteria, stabilita da Cavanilles nel 1793, e infine da una quarta da Dennstedt nel 1818, quando Usteri non si occupava più da tempo di botanica, ma evidentemente il suo nome non era ancora dimenticato. Usteria Willd. è un genere monotipico della famiglia Loganiaceae, rappresentato dalla sola U. guineensis, un rampicante che cresce ai margini delle foreste, lungo i corsi d'acqua, i bordi delle strade e i coltivi nei paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea, nell'Africa tropicale occidentale. Probabilmente non è rara, ma è pochissimo studiata. Scarse informazioni e alcune fotografie recenti sono state pubblicate in una tesi discussa nel 2014 presso l'Università di Lagos in Nigeria, dedicata alle Loganiaceae dell'Africa occidentale. Oltre a evidenziarne la vicinanza tassonomica al genere Strychnos, per altro diversissimo dal punto di vista morfologico, se ne segnalano le potenziali proprietà antimalariche. In base alle descrizioni storiche, risulta un arbusto rampicante alto fino a tre metri, con rami glabri, foglie ovate coriacee e fittamente reticolate, piccoli fiori bianchi densamente aggregati in cime panicolate ascellari o terminali. Le fotografie mostrano frutti carnosi, digitati, di colore verde. Una pianta marginale, quasi invisibile, che però è bastata a conservare il nome di Usteri nella tassonomia botanica.
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CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
June 2026
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