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Dopo aver condiviso con Humboldt uno dei viaggi scientifici più celebri dell’età moderna, Bonpland avrebbe potuto vivere di gloria riflessa, limitandosi a collaborare in seconda fila alla monumentale pubblicazione dei risultati. Invece, scelse altre strade. Accettò l’invito di Joséphine de Beauharnais di dirigere i giardini della Malmaison, dove coltivò e classificò specie esotiche con la stessa passione con cui le aveva raccolte. Ma fu il richiamo del Sud America a segnare davvero la sua vita: un ritorno che, da volontario esilio, si trasformò in scelta definitiva. Tra Argentina, Paraguay e Brasile, Bonpland visse da scienziato, medico, agronomo, e persino prigioniero politico. L'amicizia con Humboldt non cessò mai, anche se ora continuava solo per corrispondenza. Si spensero quasi contemporaneamente. A Buenos Aires, accanto alla via dedicata all'amico di sempre, una strada ricorda anche Bonpland, così come due città argentine, un cratere lunare e il genere Bonplandia (Polemoniaceae). Francia, America spagnola, Francia Aimé Bonpland non è stato solo il compagno di viaggio di Humboldt, o ancor meno la sua spalla. Era un promettente botanico già prima di conoscerlo e, soprattutto, dopo quel viaggio fece scelte autonome che lo resero protagonista di un'avventura tutta per sé. Nato a La Rochelle, figlio di un chirurgo e discendente di una famiglia di farmacisti, il suo vero nome era Aimé Jacques Alexandre Goujaud, ma diversi membri della famiglia avevano adottato il soprannome Bonpland. Si racconta che, mentre sorvegliava l'impianto di una vigna, il nonno fosse stato avvertito della nascita del secondogenito ed esclamasse: «Dio sia lodato! C’est bon plant (= è una buona pianta)». Infondato, invece, l’aneddoto secondo cui il nome gli sarebbe stato attribuito dal padre vedendolo coltivare con passione le piante del suo giardino. Verso il 1790, il diciassettenne Aimé lasciò La Rochelle per raggiungere a Parigi il fratello maggiore Michel, che studiava medicina. Insieme seguirono corsi di anatomia e frequentarono assiduamente il Jardin des Plantes e le lezioni di botanica di Lamarck, Jussieu e Desfontaines. Nel 1794 i fratelli Goujaud-Bonpland si arruolarono come medici militari: Michel nell'esercito, Aimé in marina, lavorando prima nell'ospedale di Rochefort e poi a Tolone. Dopo un anno, terminato il servizio militare, Aimé tornò a Parigi e si laureò in medicina nel 1797. I suoi talenti di botanico attirarono l'attenzione dei professori, in particolare di André Thouin, da cui apprese le tecniche di acclimatazione delle piante esotiche. Così, quando il Direttorio cominciò a progettare una spedizione intorno al mondo diretta dal vecchio ammiraglio Bougainville, Bonpland fu designato come naturalista. Era al colmo dell'eccitazione per quel viaggio da sogno quando incontrò Alexander von Humboldt: fu l'incontro di due anime gemelle per passioni, progetti e ideali di vita. Poi, come ho raccontato in questo post, i progetti del Direttorio cambiarono: a Bougainville succedette Baudin, alla seconda circumnavigazione del globo una spedizione nelle Terre australi; i tempi si dilatarono, e gli impazienti Humboldt e Bonpland andarono alla ricerca dell'avventura nell'America spagnola. In quell'epico viaggio, il ruolo di Bonpland – amico e segretario – non fu per nulla quello di una spalla irrilevante. Intrepido, seguì Humboldt in tutte le avventure, anche le più rischiose, ma soprattutto diede un rilevantissimo contributo scientifico. Come già sottolineava suo fratello Wilhelm, il vero genio di Humboldt, naturalista a 360 gradi, era connettere le conoscenze in una visione d'insieme; Bonpland, invece, era soprattutto un botanico, e fu lui a fare il grosso delle raccolte: alla fine, il bottino ammontò a 60.000 esemplari e a 6.000 specie ignote alla scienza. Già durante il viaggio, scrisse dal vivo un numero impressionante di descrizioni di queste nuove specie. Dopo cinque anni, il 3 agosto 1804 i due amici erano di ritorno in Francia. Aimé andò a La Rochelle per ritrovare la famiglia, mentre Alexander proseguì per Parigi e poi per Berlino a raccogliere i primi frutti della sua gloria. Quando si riunirono a Parigi, iniziò l'immane lavoro della pubblicazione dei risultati della spedizione. Humboldt redigeva le parti di geografia, astronomia, zoologia, mentre a Bonpland spettava il compito di classificare e pubblicare le piante, i cui esemplari era stati donati al Muséum d'histoire naturelle. La sua speranza di ricevere una posizione ufficiale in questa istituzione andò però delusa, e, mentre l'amico diventava il leone dei salotti, si accorse di preferire di gran lunga il lavoro sul campo a quello alla scrivania. Così, anche se tutti i volumi di Voyage aux régions équinotiales du Nouveau Continent e di Nova genera et species plantarum usciranno sempre con i due nomi affiancati - "par Humboldt et Bonpland", in quest'ordine - e l'amicizia non verrà mai meno, non mancarono gli screzi. Humbold (le cui capacità di lavoro erano letteralmente sovrumane) trovava che Bonpland impiegasse troppo tempo a trasformare le sue note manoscritte in testi pronti per la stampa: una volta, quando in otto mesi l'amico scrisse solo dieci descrizioni, commentò infastidito: "A qualsiasi altro botanico sarebbero bastate due settimane!". Così premeva affinché almeno i doppioni fossero inviati a Berlino, per essere pubblicati dal suo maestro Willdenow. Bonpland tergiversò, ma alla fine, nel 1807, numerosi esemplari presero la via della capitale prussiana. Dal 1813, anche quelli rimasti a Parigi furono affidati definitivamente al botanico tedesco Karl Sigismund Kunth, al quale passò la redazione finale. Bonpland soffriva certamente per la sua posizione, anche finanziariamente incerta. Così, nel 1808, quando l’imperatrice Giuseppina gli chiese di succedere a Ventenat come botanico e curatore dei giardini della Malmaison (e più tardi anche di Navarre), accettò. Come abbiamo visto in questo post, l’imperatrice era una grande appassionata di piante e, nel giardino e nella grande serra, faceva coltivare specie rare, incluse quelle australiane giunte in seguito alla spedizione Baudin. Nel nuovo ruolo di intendente, Bonpland dimostrò notevoli capacità manageriali e viaggiò spesso in tutta Europa alla ricerca di nuove piante. Nel 1813 pubblicò la descrizione delle piante rare coltivate nel giardino, con illustrazioni di Redouté (Description des plantes rares cultivées à Malmaison et à Navarre). Viaggio di sola andata in Sud America La caduta di Napoleone, seguita quasi immediatamente dalla morte della sua protettrice, fu uno choc tale che Bonpland decise di lasciare l’Europa. Sia lui sia Humboldt avevano mantenuto molti contatti con il Sud America e a Parigi avevano conosciuto Simón Bolívar. In un primo momento Bonpland pensò di accettare l’offerta di quest’ultimo di trasferirsi in Venezuela. Ma, contattato da Bernardino Rivadavia – allora in missione diplomatica in Europa – optò per Buenos Aires, dove gli era stata offerta una cattedra di scienze naturali alla facoltà di medicina. Portando con sé strumenti scientifici e materiali per creare un orto botanico e un museo di scienze naturali, arrivò a Buenos Aires il 26 novembre 1816. Nel 1817 fu ammesso all’Accademia delle scienze di Parigi come membro corrispondente; negli anni successivi, avrebbe inviato al Muséum molti esemplari botanici, zoologici e mineralogici. Il governo delle Province Unite del Río de la Plata lo accolse con favore, ma la situazione politica – con la guerra d’indipendenza in corso – era altamente instabile, e i suoi progetti dovettero essere ridimensionati. Per tre anni visse a Buenos Aires, lavorando come medico e insegnando scienze naturali al Consulado de Comercio e Materia medica all’Instituto Médico. Desideroso di riprendere le ricerche sul campo, nel 1820 si trasferì nella provincia di Corrientes, punto di partenza di numerose spedizioni verso il nord del paese e lungo la costa, in alcune delle quali fu accompagnato dal pittore Pierre Benoît. Nel 1821 fondò una tenuta agricola a Santa Ana – oggi nella provincia di Misiones, allora territorio di frontiera conteso tra Argentina e Paraguay – dove coltivava piante medicinali e officinali. Avendo scoperto il meccanismo di riproduzione del mate (Ilex paraguariensis), iniziò a coltivarlo e commercializzarlo. Poiché la colonia era stata creata senza il permesso del governo paraguaiano, che deteneva il monopolio del mate, queste attività irritarono il Dictador Supremo del Paraguay, José Gaspar Rodríguez de Francia, che ordinò la distruzione della colonia e l’arresto di Bonpland. Nella notte del 21 dicembre 1821, una forza di 500 soldati paraguayani fece irruzione nella colonia, uccise diversi contadini, incendiò gli edifici e i campi e catturò Bonpland, che, ferito, venne portato via in catene. Fu confinato a Santa María (oggi nel dipartimento di Misiones, Paraguay) in residenza sorvegliata. Qui assistette come medico gli indigeni guaraní, aprì un ospedale e arrotondò le entrate con l’allevamento del bestiame e attività come una pasticceria, una bottega di falegname e una distilleria. I guaraní lo chiamavano karai arandu, “signore intelligente”, per la sua conoscenza della medicina e delle piante. La sua detenzione si protrasse per dieci anni, fino al 1831, nonostante le numerose pressioni in suo favore. Per la sua liberazione intervenne lo stesso Bolívar, che minacciò di invadere il Paraguay se il “suo medico” non fosse stato rilasciato. Una volta liberato, Bonpland riprese le sue attività e le ricerche botaniche, continuando a percorrere il territorio di frontiera tra Brasile, Argentina e Uruguay. Si stabilì dapprima a São Borja, in Brasile, poi nella provincia di Corrientes, e infine, dal 1838, definitivamente a Santa Ana (dipartimento di Corrientes). Nel 1835 inviò al Museo di scienze naturali di Parigi 25 casse con le sue raccolte. Si sposò con la figlia di un capo guaraní, da cui ebbe un figlio e una figlia, e continuò a esercitare come medico, imprenditore e scienziato. Nel 1854, ormai ottantenne, ricevette il titolo – forse ormai quasi onorifico – di "Director del Museo de la Provincia de Corrientes." A Santa Ana trascorse gli ultimi anni della sua vita e morì l’11 maggio 1858. In suo onore, la municipalità decise di cambiare nome alla località, che da quel momento venne ribattezzata Bonpland. Anche la prima Santa Ana, quella del dipartimento di Misiones dove aveva fondato la sua colonia agricola, oggi si chiama Bonpland. Omaggi botanici (e non solo) Così si concluse il lungo viaggio di Aimé Goujaud detto Bonpland, iniziato alla Rochelle e terminato in Corrientes, Argentina. A ricordarlo, oltre alle due località argentine, un fiume, un picco delle Ande venezuelane - che però non scalò mai - in Argentina ci sono parchi, musei, strade. A Santa Maria lo commemorano una via, una scuola e la casa-museo dove fu confinato per dieci anni. La scienza gli ha dedicato un cratere lunare, il genere di funghi ascomiceti Banplandiella, diverse decine di specie botaniche con l'eponimo bonplandii, bonplandianus e due generi Bonplandia: Bonplandia (Polemoniaceae), istituito da Cavanilles nell'1800, e Bonplandia (Rutaceae), da Willdenow nel 1804. Per la regola della priorità a essere valido è il primo. Senza dimenticare il periodico "Bonplandia", organo dell'Instituto de Botánica del Nordeste, Corrientes, giusto e duraturo omaggio a colui che fondò la ricerca botanica in quell'area dell'Argentina. A lungo dimenticato, o almeno oscurato dall’immensa personalità di Humboldt, Bonpland è oggi oggetto di una riscoperta soprattutto in Sudamerica. Nel 2023, in occasione dei 250 anni dalla nascita, gli è stato dedicato un convegno congiunto sia nella città natale La Rochelle sia in Argentina, accompagnato da una mostra virtuale visitabile a questo indirizzo. La dedica di Cavanilles risale al periodo in cui Bonpland e Humboldt frequentavano a Madrid gli ambienti dei botanici spagnoli, in attesa dell’udienza reale e del passaporto per l’America. Lo cita come semplice accompagnatore del suo più importante amico – non ancora celebre ma pur sempre barone – e come diligente allievo di illustri maestri, trascrivendone il cognome ad orecchio: «Ho dedicato questo genere al giovane cittadino A. Goujou [sic!] Bonpland che accompagna come botanico il barone von Humboldt, dopo aver seguito con applicazione e frutto i professori Jussieu e Desfontaines». Cavanilles scelse una pianticella della famiglia Polemoniaceae raccolta in Messico da Née e la battezzò Bonplandia geminiflora. A lungo rimase l'unica specie riconosciuta, finché all'inizio del Novecento si aggiunse B. linearis, però oggi spesso considerata una sua variante, riducendo nuovamente il genere a monotipico. Questa specie, nota con il nome volgare hierba del toro, è infatti molto variabile. Anche se in alcuni repertori è considerata un arbusto, è per lo più annuale, ma nel corso della stagione può raggiungere i due metri d'altezza e tende a lignificare alla base. Ha fusti esili molto ramificati, densamente coperti di peli ghiandolosi-viscosi, e foglie opposte e picciolate dalla forma molto variabile. I fiori, prodotti all'ascella fogliare, sono riuniti in coppia; hanno tubo quasi sempre bianco e corolla con cinque lobi, da azzurri a viola, da oblunghi a oblanceolati, i due superiori in genere più grandi dei tre inferiori, quello centrale lievemente arretrato: per la forma e il colore, possono ricordare una violetta. Il frutto è una capsula. Diffuso dal Messico al Guatemala, cresce soprattutto nelle comunità secondarie derivate da boschi caducifogli tropicali, inclusi ambienti rupicoli e ruderali. In alcune comunità è utilizzata per curare piccole ferite cutanee.
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Il tema di quest'anno è "Alberi di Natale". CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
November 2025
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