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Nella seconda metà del Settecento la Gran Bretagna diventa uno dei principali centri di irradiazione del sistema linneano, grazie a traduzioni e opere divulgative che superano la barriera del latino. Tra i suoi interpreti più efficaci figura Erasmus Darwin — medico, inventore, filosofo naturale — che contribuì alla fortuna del sistema sia traducendo Linneo sia reinventandolo in forma poetica. Lo ricorda il sorprendente genere australiano Darwinia. Tradurre Linneo senza tradirlo Intorno al 1775, in una cittadina delle Midlands, tre amici apparentemente mal assortiti decidono di mettere mano a un’impresa che, senza proclami, ha qualcosa di rivoluzionario. Vogliono tradurre in ingleseSystema vegetabilium, l’edizione della parte botanica di Systema naturae curata da Johan Andreas Murray da poco pubblicata in Germania (1774). Rendere quel testo accessibile a chi non legge il latino significa aprire la botanica linneana a un pubblico nuovo: studenti, dilettanti colti, donne, farmacisti, giardinieri, medici di provincia. Significa, in sostanza, portare Linneo fuori dalle accademie. L’impresa, artigianale nella sostanza e nei metodi, richiederà sette anni. Tra il 1782 e il 1783 escono i due volumi di A System of Vegetables; subito dopo, i tre alzano il tiro pubblicando l’ancora più ambizioso The Families of Plants, che fonde Genera plantarum e le Mantissae di Linneo con il Supplementum plantarum di Carl von Linné Junior e gli aggiornamenti di L’Héritier de Brutelle e Thunberg. Anche questa volta in due volumi, pubblicati nel 1787. Entrambe le opere sono firmate “A Botanical Society at Lichfield”. Ma cos’è questa società? O meglio: chi è? Consiste esattamente in tre persone, ed è ora di conoscerle. Il più noto, allora come oggi, è il medico, filosofo, poeta, inventore e naturalista Erasmus Darwin (1731–1802). Darwin come Charles: sì, proprio il nonno dello scienziato Charles Darwin. Fu quasi certamente lui a suggerire l’idea e a fondare la società, coinvolgendo due amici molto diversi tra loro. Il primo è Sir Brooke Boothby (1744–1824), baronetto, proprietario terriero, spirito colto ed eccentrico, come Darwin membro del circolo intellettuale noto come Lunar Society. Il secondo è William Jackson (1734–1798), procuratore della cattedrale di Lichfield: dei tre, il più oscuro. Di origini modeste, con una cultura un po’ irregolare, ma con una conoscenza professionale del latino che lo rendeva indispensabile. Fu presumibilmente lui a stendere la prima versione della traduzione, che poi Darwin e Sir Brooke rivedevano, correggevano, levigavano. In altre parole: Jackson era il lavoratore silenzioso, quello che preparava il testo su cui gli altri due intervenivano. Il legame tra Darwin e Jackson non era solo intellettuale. Intorno al 1777, nel pieno della sua fascinazione botanica e in coincidenza con l’avvio della traduzione del futuro A System of Vegetables, Darwin creò un orto botanico poco fuori Lichfield: un luogo insieme di passione, di studio e di ispirazione poetica, modellato secondo una visione del tutto personale. Jackson se ne sentiva un po’ il custode naturale e, quando il dottore lasciò Lichfield, lo acquistò, preservandolo intatto nella sua bellezza finché visse. La botanica, infatti, per Erasmus Darwin fu solo uno degli innumerevoli interessi: una tappa centralissima, certo, ma pur sempre una delle molte che costellano il suo percorso esistenziale poliedrico. Prima di diventare il promotore della botanica linneana in Inghilterra e il poeta delle piante, Erasmus Darwin si era già messo in luce come medico e membro fondatore di uno dei circoli intellettuali più originali e influenti dell'Illuminismo inglese. Figlio di Robert Darwin, un medico non estraneo agli interessi naturalistici (gli si deve la comunicazione alla Royal Society di uno dei primi fossili di dinosauro), si formò come medico alle università di Cambridge e Edimburgo. Nel 1756 esercitò con poca fortuna la medicina a Nottingham; dopo qualche mese, si trasferì a Lichfield, dove la straordinaria guarigione di un giovane pescatore che tutti davano per spacciato gettò le basi di un successo professionale che per mezzo secolo non sarebbe mai venuto meno, fino a giungere all'invito a diventare Royal Physician, che egli rifiutò. Come medico era richiestissimo in tutta la regione; di carattere gioviale, esuberante, di parola inarrestabile - benché balbuziente -, abile nello stringere e coltivare amicizie, incominciò presto a stringere duraturi legami intellettuali e personali con le persone più diverse, come lui innamorate del sapere, soprattutto se non astratto, ma traducibile in azione, invenzioni, miglioramento tanto della vita quotidiana quanto della società: di fatto, i promotori e le menti della rivoluzione industriale. Da quegli incontri, da quella rete, prese via via forma una singolare associazione, che non ricevette per altro mai uno status formale. Gli aderenti si incontravano ogni mese un lunedì di luna piena - la notte chiara, nelle strade non illuminate, rendeva più facile rientrare a casa in sicurezza, senza incidenti e incontri indesiderati - per dibattere, discutere, mostrare e confrontare idee, esperimenti e invenzioni. Chiamavano se stessi lunatics e il club Lunary Society. Unico biglietto da visita: la curiosità intellettuale, senza barriere sociali. I membri erano intellettuali, medici, ma anche e forse soprattutto artigiani, inventori, industriali (categorie tra le quali, all'epoca, spesso non c'era distinzione netta): Matthew Boulton, che fabbricava fibbie e bottoni e sarebbe diventato socio di Watt; lo stesso Watt, padre della macchina a vapore; John Mitchell, professore di Cambridge, studioso di geologia, astronomia, magnetismo; l'orologiaio John Whitehurst, autore di un libro di geologia; i chimici William Small e James Kier; il proprietario terriero, inventore e pedagogista Richard Edgeworth; l'armaiolo Samuel Galton, cultore della zoologia e dell'ottica; l'industriale Josiah Wegdwood, fondatore della più importante fabbrica britannica di ceramiche. Tutte le scienze, ogni campo di attività, nella Lunar Society trovavano i loro cultori; non poteva mancare la botanica, che – soprattutto grazie a Linneo e alla semplicità funzionale dei nomi binomiali e del sistema sessuale – stava diventando una scienza alla moda, favorita dall’arrivo di nuove piante da ogni parte del mondo e dal diffondersi del gusto per i giardini paesaggistici. Come medico, Erasmus Darwin non poteva ignorarla. Ma la fascinazione vera e propria arrivò probabilmente proprio grazie agli amici della Lunar Society: il già citato Sir Brooke Boothby e, soprattutto, William Withering, medico dell’ospedale di Birmingham e autore di The Botanical Arrangement of All the Vegetables Naturally Growing in Great Britain, la prima flora britannica basata sul sistema linneano. Withering, però, aveva “edulcorato” Linneo: nella sua flora omise ogni riferimento esplicito alla riproduzione sessuale delle piante, dichiarando di voler “proteggere la modestia femminile”. Fu anzi proprio in reazione al libro dell'amico che Darwin decise di tradurre Systema vegetabilium. A Withering lo univa il desiderio di rendere la botanica accessibile al più ampio pubblico possibile, ma del suo testo - molto letto e decisivo per la diffusione dei principi linneani in Gran Bretagna - contestava sia l'eccessiva anglicizzazione del linguaggio sia, soprattutto, quell'atteggiamento censorio. Linneo non doveva essere "adattato", ma restituito nella piena integrità, con la massima fedeltà possibile. Iniziò così la grande impresa di A system of vegetables; si trattava spesso creare un nuovo vocabolario e per farlo Darwin, Boothby e Jackson si avvalsero della consulenza di Samuel Johnson, autore del celebre Dictionary e nume tutelare della società intellettuale di Lichfield, di cui era nativo. Con quell'opera e poi con The Families of Plants entrarono così nel lessico britannico termini come stamen e pistil. Le scelte linguistiche della "Società botanica di Lichfield" si imposero, e lo stesso Withering fu costretto ad adottarle nelle successive edizioni della sua Flora. All'epoca, la sua amicizia con Erasmus Darwin si era già interrotta. Nel 1785 egli pubblicò la monografia An Account of the Foxglove, basata su 163 casi clinici, e rivendicò come propria la scoperta dell’uso della Digitalis purpurea come rimedio per l’idropisia. Darwin contestò questa priorità, sostenendo che tale conoscenza terapeutica fosse già presente nella sua cerchia familiare e professionale. La disputa si trascinò a lungo e coinvolse anche Jonathan Stokes, un altro medico lunatic, inizialmente collaboratore di Withering. L’episodio, seppur marginale, illumina bene il clima appassionato, ma anche competitivo e talvolta spigoloso, della comunità scientifica delle Midlands nel pieno dell’Illuminismo industriale. Mettere Linneo in scena D’altra parte, l’episodio illustra bene anche il carattere sanguigno, passionale, a volte intollerante dello stesso Darwin, che viveva ogni cosa fino in fondo, con la mente ma anche con il corpo. La botanica non era per lui soltanto una passione intellettuale: implicava una relazione fisica e totalizzante con le piante, oggetti da osservare, toccare, odorare. E cantare. Perché la botanica divenne la sua musa, e gli dettò il più immaginifico dei suoi poemi, The Botanic Garden, soprattutto nella sua seconda parte, The Loves of Plants. Lo stimolo, ancora una volta, venne da una delle sue amicizie. Nel 1778, Anna Seward, poetessa nota con il soprannome di "Cigno di Lichfield", figura eminente dei circoli intellettuali della cittadina delle Midlands e intima amica di Darwin e della sua famiglia, pubblicò il poema Verses Written in Dr. Darwin's Botanic Garden, ispirato al suo giardino. Come avrebbe confidato a Seward, anche grazie a quei versi - li apprezzava tanto da includerli in una delle versioni a stampa del proprio poema, senza indicarne la paternità e senza il permesso dell'autrice che non la prese benissimo - capì che "il sistema di Linneo è un terreno poetico inesplorato e un soggetto felice per la Musa. Suggerisce metamorfosi di tipo ovidiano, anche se invertite". Con queste parole, Darwin sottolinea il meccanismo retorico fondamentale del suo testo: mentre nelle Metamorfosi di Ovidio si raccontano miti che vedono la trasformazione di esseri umani, ninfe e dei in piante, egli antropomorfizza le piante, trasformandole in dame e cavalieri, caste vergini e donne fatali, pastori e pastorelle. The Loves of Plants si inserisce in uno dei generi più praticati nel Settecento, il poema didascalico, in Inghilterra brillantemente rappresentato dall’Essay on Man di Alexander Pope, che mette in versi la meccanica celeste di Newton. Ma se l’intento è lo stesso – diffondere la conoscenza in una forma accessibile e accattivante – e uguale la gabbia formale dei distici eroici, lo stile e i risultati sono profondamente diversi. Pope mira alla sintesi, all’astrazione, a un equilibrio razionale; Darwin, invece, trasforma la tassonomia in teatro, la classificazione in scena, la fisiologia in immaginazione sensoriale. Il poema, diviso in quattro canti, non ha andamento narrativo; è invece costituito da 83 quadri o episodi, ciascuno dedicato a una specie. Questa struttura modulare, quasi enciclopedica, ricorda un erbario, ma un erbario animato: ogni pianta diventa un personaggio, ogni descrizione un piccolo dramma. Linneo aveva usato metafore come matrimonio, letto nuziale, sposo e sposa; Darwin va molto oltre, rovesciando in un certo senso lo schema linneano – che parte dal numero e dalla disposizione degli organi maschili – e ponendo al centro di ogni quadro una figura femminile, la personificazione della pianta stessa. Queste figure femminili, pur rappresentate secondo codici relativamente convenzionali, seguono una progressione che rispecchia fedelmente la tassonomia: spose caste nei fiori con organi sessuali maschili e femminili in numero pari; aiutanti o compagne di un gruppo di fratelli nelle piante con stami fusi; femmes fatales seducenti e sfrenate, o al contrario verginelle insidiate e bisognose di protezione, quando gli stami incominciano a farsi numerosi; e infine, quando gli organi maschili sono numerosissimi, regine, sante, maghe, sacerdotesse. È un crescendo teatrale che segue la classificazione ma la trasfigura in iconografia. Nel mondo dei fiori non ci sono però rapimenti, stupri, violenza: il sesso è innocente e naturale, necessario alla vita per riprodurre se stessa. L’erotismo vegetale, pur esplicito, non è mai trasgressivo: è un gesto vitale, non morale. In un secolo ossessionato dalla decenza, questa innocenza è insieme disarmante e scandalosa. A rendere il poema ancora più singolare è il ruolo delle note, che occupano spesso più spazio del testo in versi. Non sono semplici chiarimenti eruditi: sono digressioni scientifiche, aneddoti, osservazioni mediche, racconti mitologici, descrizioni di esperimenti, citazioni, micro-saggi. Le note espandono ogni quadro, lo collegano ad altri saperi, aprono percorsi laterali. Il lettore è continuamente invitato a saltare dal verso alla prosa, dalla scena alla spiegazione, dal mito alla botanica. È una struttura che anticipa la logica dell’ipertesto: un poema che si legge su più livelli, in cui ogni pianta è un nodo di una rete di conoscenze. The Loves of Plants esce anonimo nel 1789, per i tipi del noto libraio londinese Joseph Johnson. Darwin teme che un poema così teatrale e così esplicitamente fondato sulla sessualità possa nuocere alla sua reputazione di medico e scienziato; l’anonimato è anche un ballon d’essai: vuole capire fino a che punto il pubblico è pronto ad accettare un poema che fonde scienza e immaginazione. Anche se il libro è piuttosto costoso, il successo è immediato: se ne discute in tutti i salotti, ne parlano tutte le riviste e tutti vogliono leggerlo. Qualcuno è scandalizzato, ma il pubblico colto – tanto nelle Midlands quanto a Londra – lo accoglie con curiosità e divertimento. La teatralizzazione della botanica, così nuova e così audace, diventa un fenomeno di moda. Due anni dopo, Darwin, questa volta sotto il proprio nome, dà alle stampe The Botanic Garden, in cui The Loves of Plants è preceduto da The Economy of Vegetation, anch’esso un poema didascalico in quattro canti che celebra la natura nelle sue diverse manifestazioni e allo stesso tempo esalta il progresso scientifico e le innovazioni tecnologiche, dalla macchina a vapore alla forgiatura dell’acciaio. Le note si fanno ancora più numerose, lunghe ed enciclopediche: veri e propri saggi in miniatura che collegano i versi a un vasto orizzonte di saperi. Più ancora che in precedenza, il poema assume pienamente la forma di un ipertesto ante litteram, in cui ogni quadro si apre in una costellazione di rimandi, digressioni e approfondimenti. The Economy of Vegetation riflette anche il tumultuoso allargamento degli interessi dell’autore. Nel 1780 si sposò in seconde nozze con Elizabeth Pole e si trasferì nella proprietà della moglie nei dintorni di Derby. Vendette il giardino a Jackson e smise anche di frequentare la Lunar Society. Non era però meno attivo e poliedrico: continuava a esercitare la medicina, a progettare macchine, a scrivere, a sperimentare. Il centro della sua vita si spostò, ma non la sua energia creativa, che trovò nel nuovo ambiente ulteriori stimoli e nuovi campi d’azione. Il maggiore impegno di questi anni fu Zoonomia or the Laws of Organic Life, un trattato in due volumi (pubblicati tra il 1794 e il 1796) in cui argomenti più schiettamente medici - la fisiologia, la patologia, l'anatomia - si fondono con la psicologia. L'opera è anche nota per aver sviluppato una prima idea di evoluzionismo, in una linea però più vicina a quella di Lamarck piuttosto che quella imboccata dal nipote Charles. Antischiavista come i suoi amici della Lunar Society, Darwin si occupò anche di politica, nonché di educazione femminile, scrivendo A plan for the conduct of female education in boarding schools (1797). Né mancò una terza ampia opera poetica, The Temple of Nature; or, The Origin of Society, uscito postumo nel 1803, centrato proprio sul concetto di evoluzione, tracciando il progresso della vita dagli organismi microscopici alla società civilizzata. Personaggio assai sociale e socievole, Erasmus Drawin, oltre che della Lunar Society e della fantasmatica Botany Society at Lichefield - sempre si rammaricò di non essere riuscito ad allargarla oltre i tre soci fondatori - fu membro della Royal Society, alla quale fu ammesso nel 1761, della Derby Philosophical Society, alla quale presentò i suoi esperimenti sull'uso terapeutico di alcuni gas, della American Philosophical Society, della quale entrò a far parte tramite Benjamin Franklin. Meritano almeno una menzione le sue numerose invenzioni: un mulino a vento orizzontale, progettato per Josiah Wedgwood; una carrozza che non si rovesciava; un servosterzo, che sarebbe stato applicato alle automobili più un secolo dopo la sua morte; una copiatrice; una macchina per parlare, ovvero una laringe meccanica; un ascensore per chiatte; strumenti per il monitoraggio meteorologico; un motore a idrogeno e ossigeno; un uccellino meccanico. Erano oggetti di uso immediato e pratico, piccoli divertimenti e curiosità, e intuizioni davvero avveniristiche. Una miscela che dice molto della sua mente, del suo ingegno che rifiutava le gerarchie. Le colorate campane di Darwinia, australiana eccentrica A lungo, fino a un certo recupero in anni recenti, Erasmus Darwin è stato soprattutto il nonno eccentrico di Charles Darwin. Ma per i suoi contemporanei era una presenza costante e influente, spesso discussa ma mai indifferente. Le sue poesie furono ammirate da Wordsworth (ma detestate da Coleridge), e persino il Frankenstein di Mary Shelley sembra sia stato ispirato da alcuni suoi esperimenti. Era inevitabile che lasciasse una traccia anche nella nomenclatura botanica. Nel 1816 Edward Rudge gli dedicò una pianta australiana, Darwinia fascicularis, con una dedica laconica ma rivelatrice dell’ampia diffusione delle sue opere: “Ho nominato questo genere in onore del fu dottor Erasmus Darwin di Lichfield, autore di The Botanic Garden, Zoonomia e della traduzione del Systema Vegetabilium di Linneo con la Botanical Society at Lichfield”. Nel 1817 seguì un secondo genere Darwinia, non valido, omaggio di Dennstedt, e un terzo nel 1818, da parte di Rafinesque, anch’esso non valido. Darwinia è un genere di arbusti della famiglia Myrtaceae, endemico dell'Australia. Sorprendentemente variabile, ha una distribuzione frammentata, con alcune specie formate da micro‑popolazioni isolate, spesso ristrette a un’unica collina o a un tipo di suolo. Questa frammentazione crea problemi tassonomici — a seconda delle fonti e dei criteri adottati, il numero di specie riconosciute oscilla da una cinquantina a circa settanta — e comporta anche una forte vulnerabilità. Molte Darwinia sono minacciate proprio perché vivono in aree minuscole, separate tra loro e sensibili a qualsiasi cambiamento. La maggior parte delle specie si concentra nel sud‑ovest dell’Australia, ma alcune si trovano anche nel sud‑est, con una distribuzione disgiunta tipica di molti gruppi della flora australiana. Sempreverdi, sono molto variabili per dimensioni (da 20 cm a 3 metri) e portamento, anche se per lo più si tratta di arbusti prostrati. Molte specie hanno foglie semplici, coriacee, quasi aghiformi, per adattarsi all'aridità; spesso sono aromatiche per la presenza di oli essenziali. Molto particolare la struttura dei fiori: un calice di cinque sepali solitamente molto piccoli, una corolla di cinque petali, bianca, verdastra o colorata, che racchiude dieci stami e dieci staminoidi, solitamente non visibili, mentre lo stimma è protruso; in molte specie, il fiore è racchiuso in grandi brattee colorate che gli danno l'aspetto di una campa, da cui il nome comune mountain bell o bell. E' il caso di una delle specie più apprezzate nei giardini australiani, D. meeboldii, un grande arbusto spinoso con attraenti fiori penduli a campana avvolti da brattee verdi, bianche e rosse. E' originario dell'aree costiere dell'Australia sudoccidentale, in particolare sui suoli torbosi della parte occidentale delloStirling Range National Park. Ancora più vistosa D. macrostegia, con grandi fiori a campana avvolti in brattee bicolori bianche e rosse; vive nella stessa area dell'Australia, ma è ancora più rara, essendo distribuita in appena cinque popolazioni tra lo Stirling Range National Park, le Esperance Plains e la Jarrah Forest. La specie più coltivata è probabilmente D. citriodora, caratterizzata da foglie profumate di limone e da piccoli fiori rossi, gialli e aranciati, con lunghi stimmi protrusi, raggruppati in gruppi di quattro all'apice dei rami e circondati da brattee verdi. Più robusta e adattabile delle altre specie, è spesso utilizzata come portainnesto. Come ho già accennato, diffuse in habitat ristretti, molte Darwinia sono minacciate. Tra le più fragili, un'altra bellezze delle aree costiere dell'Australia sudoccidentale, D. oxylepis, di cui si conoscono solo quattro popolazioni, nei parchi nazionali dello Stirling Range e di Porongurup, dove crescono in aree stagionalmente allagate. Oltre alla minaccia del fuoco e della raccolta indiscriminata (hanno vistosi fiori con brattee rosse), un grave pericolo è costituito da un patogeno fungino, il cosiddetto fungo della cannella Phytophthora cinnamomi. Legata a condizioni molto particolari, questa specie non è solitamente coltivata. Tutte le specie citate sono originarie dell'Australia sudoccidentale; è invece tipica dell’Australia sudorientale Darwinia biflora, un piccolo arbusto endemico del Sydney Basin. Molto diversa dalle specie occidentali, ha foglie minute e infiorescenze compatte, prive delle grandi brattee vistose delle “mountain bells”. Cresce su suoli sabbiosi poveri, spesso in aree disturbate, e la sua distribuzione è estremamente ristretta: poche popolazioni isolate tra Hornsby, Arcadia e Maroota, in un mosaico di boscaglie aperte e affioramenti arenacei. Anche questa specie è considerata vulnerabile, minacciata dall’espansione urbana, dagli incendi e dalla frammentazione dell’habitat. Molto esigenti, le Darwinia non sono solitamente disponibili sul mercato europeo. A quanto mi risulta, l'unica specie coltivata in Italia è D. carnea, caratterizzata da piccoli fiori raggruppati all'apice dei rami in gruppi da 10 a 14 circondati da bratteole da verdastre a rosa carnacino; peculiare la sua distribuzione, in due aree separate da circa 250 km: una piccola popolazione presso Narrogin e tre presso Mogumber. Chissà come Erasmus Darwin avrebbe descritto Darwinia, se l’avesse conosciuta. Forse una ninfa tutt’altro che pudica, che protende il lungo stimma colorato oltre le brattee, mentre dieci timidi amanti nascosti nella corolla le offrono in silenzio il loro omaggio. Certo, questo genere così vario e così teatrale nelle sue specie dalle fioriture più vistose non avrebbe mancato di affascinarlo.
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CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
May 2026
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