|
Dopo la grande spedizione del confine con il Messico, negli anni '50 dell'Ottocento il governo degli Stati Uniti investì uomini e risorse finanziarie in una serie di estese ricognizioni delle vaste aree del proprio territorio ancora inesplorate; all'interno di esse, spiccano i Railroad Surveys, finalizzati a individuare il tracciato migliore della ferrovia che avrebbe finalmente congiunto l'est con l'ovest, l'Atlantico con il Pacifico. Per i risultati scientifici forse il più notevole fu quello guidato dal capitano Whipple, ricordato tra l'altro dal genere endemico Whipplea. Una ricognizione ferroviaria lungo il 35° parallelo Dei cinque generi di Hydrangeaceae endemici del Nord America, Whipplea è forse il meno appariscente, come suggeriscono sia l’eponimo dell’unica specie, W. modesta, sia il nome comune modesty. È infatti un piccolo arbusto del sottobosco delle foreste montane di conifere della costa pacifica degli Stati Uniti, dove può formare un tappeto di foglie verdi persistenti, da cui alla fine della primavera emergono dense infiorescenze di minuscoli fiori bianchi. Non porta il nome di un botanico, ma di un militare: l’ingegnere topografo Amiel Weeks Whipple (1817–1863), che tra il 1853 e il 1854 comandò una delle ricognizioni ferroviarie decise dal Congresso, quella lungo il 35° parallelo, meglio nota come spedizione Whipple. Lo fece con abilità e competenza, come ricorda Torrey dedicando questo nuovo genere al “valente comandante della spedizione”. Whipple era nato nel Massachusetts e aveva trascorso l'infanzia a Concord, dove il padre gestiva una locanda. Ventenne, entrò all'accademia di West Point, dove si diplomò a pieni voti nel 1841. Entrò immediatamente nel servizio topografico, partecipando al rilevamento del Patapasco River, alla mappatura degli accessi a New Orleans e al rilevamento della baia di Portsmouth. Dal 1844 al 1849, fu la volta del rilievo del confine nordorientale, diretto da James Duncan Graham. Queste esperienze e le ottime capacità tecniche, che includevano anche l'astronomia e uno spiccato interesse etnografico, gli guadagnarono un ruolo direttivo nella Spedizione del confine con il Messico, all'inizio della quale servì come capo topografo ad interim, in attesa che William H. Emory assumesse il comando. La lunga e impegnativa spedizione ebbe per teatro uno dei territori più ignoti e difficili del paese, e Whipple, oltre che con un terreno vario e accidentato, dovette fare i conti con i problemi logistici, le temperature estreme dell'ambiente desertico, l'ostilità latente degli Apaches. Superò brillantemente queste sfide e nel 1851 fu promosso luogotenente. Era ovvio pensare a lui quando il Congresso decretò un vasto programma di ricognizioni topografiche per decidere il migliore percorso della ferrovia che avrebbe finalmente collegato la costa atlantica a quella pacifica, una necessità sempre più urgente dopo l’annessione della California e l’improvvisa pressione migratoria innescata dalla corsa all’oro. A Whipple fu affidato il comando di una delle due spedizioni meridionali, quella che si sarebbe mossa lungo il 35° parallelo nord. Al tempo stesso rilievo topografico, spedizione militare e ricognizione delle risorse naturali dei territori attraversati, essa comprendeva, oltre ai militari e alle guide, un nutrito gruppo di scienziati e artisti, scelti in accordo con lo Smithsonian, destinatario delle future raccolte. La presenza del noto geologo svizzero Jules Marcou, che aveva già partecipato a importanti rilievi geologici sia in Europa sia negli Stati Uniti, e dell’artista tedesco Balduin Möllhausen, raccomandato da Humboldt in persona, conferiva al team una portata internazionale. C’erano poi il medico e botanico John Milton Bigelow, il “vecchio” della spedizione con i suoi quarantanove anni, anche lui reduce dalla Spedizione del confine; l’ingegnere civile e artista Albert H. Campbell; lo zoologo Caleb Kennerly; e, come assistente, il giovane John Pitts Sherburne, il cui diario, scritto con l’entusiasmo dei vent’anni, è una delle testimonianze più vive della spedizione. Tra i militari figurava anche il secondo topografo Joseph Ives, futuro comandante di altri importanti rilievi. Il compito era molto preciso: valutare l’idoneità del territorio per una ferrovia, misurando distanze e pendenze, individuando i passi montani più percorribili e, allo stesso tempo, rilevando la disponibilità di risorse come acqua, legname e combustibile. Dalle precedenti esperienze attraverso il “grande deserto americano” si era imparato molto, migliorando logistica ed equipaggiamento. Fu così un’imponente carovana quella che si mise in moto il 14 luglio 1853 da Fort Smith, in Arkansas: una settantina di uomini, duecento mule, un grosso gregge di pecore, un convoglio di carri con provviste e attrezzature. Si procedeva con lentezza, poche decine di miglia al giorno, in direzione ovest, grosso modo lungo la riva sud del Canadian River, seguendo per quanto possibile strade già battute. Si entrò così nel Territorio Indiano (l’attuale Oklahoma), scarsamente abitato dopo il trasferimento forzato delle popolazioni native. Long, che l’aveva percorso trent’anni prima in un’estate eccezionalmente calda, l’aveva descritto come un deserto; Whipple e i suoi, invece, osservarono terreni adatti all’agricoltura, praterie ben fornite di acqua, alberi e persino qualche giacimento di carbone. Ci furono numerosi incontri con nativi — un mosaico di diverse tribù — che si mostrarono ospitali e persino aperti alle opportunità offerte da una ferrovia. Whipple era molto interessato alle loro lingue e ai loro costumi e, insieme ai suoi colleghi, annotò vocaboli e usanze. Nella tarda estate la spedizione raggiunse il Texas Panhandle (la “maniglia” nordoccidentale del Texas): ora i sentieri erano meno battuti, la temperatura più cocente, le fonti d’acqua più scarse. A settembre si giunse nel Llano Estacado, l’area di confine con il New Mexico. Era un territorio pianeggiante, con scarsi dislivelli, e nonostante l’estrema aridità appariva perfetto per la posa di futuri binari. All’inizio di ottobre Whipple e i suoi giunsero ad Albuquerque, il principale stanziamento militare dopo l’occupazione del New Mexico, dove furono raggiunti dal gruppo guidato dal luogotenente Ives, che aveva seguito una strada più meridionale attraverso il Texas, e da Antoine Leroux, una guida molto esperta ingaggiata per la sua conoscenza delle vie verso la California. L’esplorazione vera e propria iniziava ora, in territori in gran parte ignoti e mai cartografati. Nell’attuale Arizona la spedizione attraversò i villaggi Pueblo, le cui architetture e la cui cultura affascinarono sia Whipple sia Möllhausen. Attraversando il Painted Desert e seguendo antichi sentieri nativi raggiunsero il Little Colorado River. L’inverno si avvicinava: l’acqua e l’erba si facevano sempre più scarse e, salendo di quota, gli esploratori incontrarono le prime chiazze di neve. Si stavano ora avvicinando alle San Francisco Peaks. Guidati da Leroux, alla fine dell’anno trovarono un valico che li portò nel bacino del Colorado, un arido labirinto di altopiani e canyon. Il filo di Arianna per uscirne lo offrirono due guide Mohave, unitesi alla spedizione nel momento più opportuno. Per raggiungere il fiume Colorado bisognava seguire il corso di un tributario che Leroux, anni prima, aveva battezzato Bill Williams Fork in onore di un montanaro; ma per due settimane cercò inutilmente l’imboccatura tra canyon e gole che sembravano tutte uguali. A indicare la strada giusta furono infine gli scout Mohave. I guai non erano finiti. Ora bisognava attraversare il grande fiume, con le sue correnti gelide e impetuose. Approntare zattere per tutte quelle persone e quei bagagli non era semplice: una zattera improvvisata si rovesciò, alcuni carri vennero travolti e una parte delle raccolte scientifiche andò perduta, ma tutti gli uomini raggiunsero sani e salvi l’altra riva. Restava da attraversare il deserto Mojave, e anche qui le guide Mohave si rivelarono indispensabili, conducendo il gruppo lungo antichi sentieri che collegavano i pozzi d’acqua fino al fiume Mojave, dove poterono trovare acqua ed erba per il bestiame. Seguendo il fiume, raggiunsero l’antica via commerciale spagnola. L’ultimo ostacolo furono le montagne di San Bernardino: ma si trattava ormai di strade note, e attraverso il Cajon Pass, già molto frequentato da viaggiatori e carovane, poterono raggiungere la valle di San Bernardino e, da qui, Los Angeles, termine della spedizione, dove giunsero il 4 marzo 1854. In otto mesi avevano percorso e mappato 1800 miglia. Lasciti e omaggi I risultati della spedizione furono imponenti e andarono molto al di là del compito di base, pur perseguito da Whipple e compagni con competenza e determinazione. Bigelow (ma su di lui tornerò in un altro post) raccolse centinaia di esemplari, tra cui molte specie ignote alla scienza; Marcou studiò le formazioni rocciose, ipotizzò l’origine vulcanica di rilievi come le San Francisco Peaks, individuò filoni di carbone e giacimenti minerari, producendo il primo transetto geologico del Sud‑Ovest; Möllhausen, oltre a collaborare ai rilievi topografici, dipinse splendide vedute paesaggistiche e realistiche rappresentazioni dei nativi e dei loro costumi; lo stesso Whipple raccolse e documentò una massa di informazioni sulla loro vita, le strutture sociali, le pratiche agricole e compilò liste di parole: dati preziosi che altrimenti sarebbero andati perduti. I resoconti ufficiali delle spedizioni ferroviarie — in tutto cinque principali — furono pubblicati tra il 1853 e il 1860 in una serie monumentale intitolata Reports of explorations and surveys, to ascertain the most practicable and economical route for a railroad from the Mississippi River to the Pacific Ocean, in dodici volumi. Quello della spedizione del 35° parallelo, contenuto nel terzo volume (1856), comprende il rapporto preliminare e la relazione finale di Whipple, l’itinerario dettagliato, l’illustrazione del percorso — da lui caldamente raccomandato —, un approfondimento sulle tribù indiane, anch’esso di suo pugno, e la relazione geologica di Marcou. Sono raccolti invece nel quarto volume i risultati botanici, zoologici e astronomici. Nonostante l’enorme investimento finanziario e umano, nell’immediato le spedizioni ferroviarie non portarono a una decisione, a causa delle profonde divisioni politiche; poi la guerra civile, iniziata nel 1861, impose uno stop. Fu dunque solo nella seconda metà degli anni Sessanta che la ferrovia transcontinentale venne effettivamente realizzata, scegliendo però un itinerario molto più settentrionale rispetto a quello della spedizione Whipple. Che, tuttavia, fu tutt’altro che inutile: individuando i migliori passaggi, dimostrò che una ferrovia nel Sud‑Ovest era possibile, e il corridoio del 35° parallelo venne più tardi utilizzato per la Pacific and Atlantic Railroad. Whipple stesso, però, non poté godere di questo riconoscimento tardivo. Fu infatti una delle vittime della guerra civile. Nominato capitano al termine della spedizione, fu incaricato di supervisionare l’apertura della navigazione sui Grandi Laghi a navi di maggiori dimensioni, approfondendo alcuni canali, e fu anche comandante del distretto dei fari dal Lago Superiore al fiume San Lorenzo. Allo scoppio della guerra civile assunse il comando di un’avveniristica unità di ricognizione aerea, effettuando egli stesso un volo in mongolfiera oltre le linee confederate. Servì poi come capo topografo dell’Armata del Potomac e, come brigadiere generale dei volontari, partecipò a diverse battaglie. Ferito a morte a Chancellorsville il 4 maggio 1863, fu trasportato a Washington, dove morì pochi giorni dopo. Al suo funerale partecipò anche Lincoln, che ne aveva grande stima. A ricordarlo restano alcune località: due forti militari, Fort Whipple in Arizona e Fort Whipple in Virginia (oggi però ribattezzato Fort Myer) e soprattutto, per volontà del suo secondo, il luogotenente Joseph Ives, le Whipple Mountains e il Whipple Peak, ovvero la porzione più orientale delle montagne di San Bernardino, tra il deserto di Mojave e il fiume Colorado, teatro della parte più ardua della spedizione. Il suo contributo alla scienza come efficace e resoluto comandante di una spedizione che lasciò una profonda impronta nella conoscenza dell'Ovest è ricordato dalla dedica di due pesci, Etheostoma whipplei e Cyprinella whipplei, entrambi istituiti dall'ittiologo francese Charles Frédéric Girard che per qualche tempo lavorò allo Smithsonian e poté esaminare le raccolte di Kennerly, lo zoologo della spedizione (morto in giovane età nel 1861). Più numerose le dediche botaniche: Torrey, che redasse la descrizione delle nuove specie raccolte, gli dedicò la statuaria Yucca whipplei (oggi Hesperoyucca whipplei) e Bigelow e Engelmann, che pubblicarono insieme le Cactaceae, Opuntia whipplei (oggi Cylindropuntia whipplei) e Echinocactus whipplei (oggi Sclerocactus whipplei). Tra queste dediche merita qualche parola in più Hesperoyucca whipplei, una delle piante più iconiche del Sud‑Ovest: un ciuffo di foglie rigide da cui si innalza, una sola volta nella vita, un’infiorescenza alta fino a tre metri, quasi una torcia nel deserto. Torrey, che amava scegliere piante capaci di “ritrarre” il dedicatario, qui colse nel segno: robusta, resistente, endemica dei paesaggi attraversati dalla spedizione, strettamente connessa alle culture dei nativi, è un omaggio che sembra raccontare Whipple meglio di molte parole. Ma sempre, grazie a Torrey, come ho anticipato all’inizio, c’è anche il genere Whipplea, con la sua unica specie W. modesta. Non una pianta imponente, un monumento vegetale, ma una presenza discreta del sottobosco dei boschi di conifere, in particolare di Sequoia sempervirens, dove tende a formare un denso tappeto grazie ai fusticini che radicano ai nodi. Alta pochi centimetri, ha foglie ovate, verde scuro e lucide, rette da brevi piccioli, persistenti a meno che vengano bruciate dalle nevicate; alla fine della primavera o all’inizio dell’estate ne emergono infiorescenze di piccoli fiori bianchi, con 5–6 petali ovati, candidi e profumatissimi. Presumibilmente fu raccolta al termine della spedizione in qualche località della California da Bigelow; infatti Torrey, nell’istituire il genere, si limita a precisare: “aprile, California”. Non era però la prima raccolta in assoluto. Un anno prima, nell’aprile 1853, era già stata individuata dal cacciatore di piante scozzese John Jeffrey nell’Umpqua Valley, sempre in California. Egli ne aveva inviato almeno un esemplare all’orto botanico di Edimburgo, ma senza attribuirgli un nome; così la sua scoperta non lasciò traccia, finché anni dopo quell’esemplare anonimo non venne riconosciuto come Whipplea modesta. Piuttosto comune nelle foreste del Nord America occidentale, dal British Columbia alla California, questa specie è talvolta coltivata nei giardini, dove è apprezzata per la sua capacità di adattarsi all’ombra e a suoli difficili, formando un eccellente coprisuolo, magari alternato a piante dalle fioriture più vistose come Heuchera. Anche se preferisce suoli umidi e gradisce qualche annaffiatura estiva, una volta stabilita è sorprendentemente resistente alla siccità. I popoli indigeni le riconoscevano anche virtù medicinali, e in passato è stata usata per trattare una varietà di affezioni. A modo suo, è anche lei un omaggio giusto per Whipple, che per tutta la vita, in vesti diverse, non smise mai di servire.
0 Comments
Leave a Reply. |
Se cerchi una persona o una pianta, digita il nome nella casella di ricerca. E se ancora non ci sono, richiedili in Contatti.
CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
April 2026
Categorie
All
|

RSS Feed