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È come curatore — o, come preferiva dire con modestia, “allestitore” — del linneano Systema vegetabilium che l’allievo di Linneo Johan Andreas Murray ha lasciato il suo contributo più duraturo alla storia della botanica. A lui si devono anche la riorganizzazione dell’orto botanico universitario di Gottinga secondo il sistema linneano, un ruolo di mediazione tra gli ambienti accademici svedesi e tedeschi e una significativa opera di farmacognosia. Lo ricorda il genere Murraya, ottenuto da Linneo dopo qualche insistenza. La carriera tedesca di un allievo devoto Ci sono opere di riferimento in cui il nome dell’autore sopravvive all’autore stesso: accade ai grandi dizionari, come lo Zingarelli, o ai manuali giuridici, che continuano a portare il nome originario per decenni, anche dopo la morte del loro primo creatore, quando ad aggiornarli sono ormai mani diverse. Qualcosa di simile capitò anche a Systema naturae, l’opera in cui Linneo condensò la sua classificazione della natura, divisa nei tre regni degli animali, delle piante e dei minerali. Lui vivente ne uscirono dodici edizioni: dalla prima, pubblicata a Rotterdam nel 1735 e costituita da appena dodici pagine in folio, all’ultima, stampata a Stoccolma tra il 1766 e il 1768, in tre volumi e quattro tomi, per un totale di circa 2400 pagine. Tuttavia, solo cinque di queste edizioni furono davvero scritte da lui: la prima, la seconda, la sesta, la decima e appunto la dodicesima. Le altre erano riedizioni, spesso con nomi volgari in tedesco o in francese anziché in svedese, talvolta con ampliamenti più o meno estesi. Lo stesso Linneo le elenca puntigliosamente nella prefazione del primo volume della dodicesima edizione, limitandosi a registrare anno e luogo di stampa, curatore ed eventuali aggiunte. Era certo compiaciuto della diffusione della sua opera, ma forse anche un po’ seccato da quel proliferare di versioni spesso non autorizzate, come traspare dall’unica nota davvero polemica, quella riservata all’edizione pirata di Lipsia del 1762, definita "viziosa e uscita furtivamente. Non aggiunge nulla". Il nome “Linnaeus” era ormai diventato un marchio di fabbrica, una garanzia di autorevolezza. Così non stupisce che, dopo la sua morte, si sia aperta una lunga vicenda non solo di riedizioni e traduzioni, ma anche di edizioni aggiornate che continuarono a uscire con il nome di Linneo in testa al frontespizio, mentre quello del curatore — quando compariva — era relegato più in basso e in corpo minore. Contemporaneamente, mentre Linneo era ancora un naturalista a tutto campo, capace di spaziare dalla botanica alla zoologia e alla mineralogia, l’esplosione delle conoscenze rendeva inevitabile la specializzazione. Le edizioni postume del Systema naturae seguirono così due strade divergenti: da un lato la tredicesima edizione di Johann Friedrich Gmelin (1748–1804), un’opera monstre in tre volumi e dieci tomi, pubblicata a Lipsia tra il 1788 e il 1792, che continua a trattare i tre regni della natura ma di fatto apporta contributi significativi solo alla zoologia, con il primo volume esploso in sette parti; dall’altro la via inaugurata da Johan Andreas Murray, che isola la parte botanica e nel 1774 pubblica la prima edizione della sua revisione sotto il titolo Systema vegetabilium. Come vedremo, basata integralmente su materiale linneano e pubblicata mentre Linneo era ancora vivente e coinvolto nella revisione, questa edizione può essere considerata un’opera di soglia: segna il passaggio dalla fase linneana a quella postlinneana, inaugurando una tradizione editoriale autonoma. Johan Andreas Murray (1740–1791), nonostante il cognome scozzese, era nato in Svezia. Uno dei suoi antenati si era rifugiato in Prussia negli anni della guerra civile inglese, e suo padre, il teologo Andreas Murray, si era poi trasferito a Stoccolma come secondo pastore della chiesa tedesca, diventando in seguito dottore in teologia a Uppsala. La famiglia manteneva tuttavia solidi legami con la cultura e l’ambiente accademico tedeschi: il fratello maggiore, Johann Philipp, era professore di storia all’università di Gottinga, dove — come vedremo — avrebbe studiato e insegnato anche Johan Andreas. Altri due fratelli rimasero invece in Svezia: Gustaf divenne vescovo di Västerås, mentre Adolf, anch’egli allievo di Linneo, divenne professore di anatomia e chirurgia all’università di Uppsala. Questa doppia identità — allo stesso tempo svedese‑linneana e tedesca — si riflette anche nella formazione e nella carriera accademica di Johan Andreas. Ricevette la prima istruzione presso la scuola tedesca di Stoccolma, per poi trasferirsi sedicenne a Uppsala, dove seguì tra l’altro le lezioni di botanica, storia naturale e farmacia di Linneo e quelle di medicina di Niels Rosén von Rosenstein. La permanenza fu breve, appena tre anni, ma ebbe la forza di un imprinting. L’incontro con Linneo — il suo carisma, il suo metodo, la sua visione — dovette essere folgorante per quel ragazzo dotato, che proprio nell’anno del suo arrivo pubblicò la sua prima opera, Enumeratio vocabulorum quorundam, un trattato sui nomi botanici degli antichi. Poi lasciò Uppsala, ma non dimenticò mai gli insegnamenti di colui che continuò a considerare il suo vero maestro. Nel 1760, dopo un viaggio in Svezia e un soggiorno a Copenhagen, si trasferì a Gottinga per raggiungere il fratello maggiore e nel 1763 si laureò in medicina con una tesi sull’inoculazione del vaiolo in Svezia. Già l’anno dopo fu nominato professore associato della facoltà di medicina, iniziando a dividere i suoi interessi tra botanica e farmacologia. Il bilinguismo ne fece presto un mediatore tra la cultura svedese e quella tedesca: tradusse la terza parte del viaggio di Kalm in America (le prime due erano state tradotte dal fratello) e un influente trattato di Rosén sulle malattie pediatriche. Nel 1769 fu nominato professore ordinario di filosofia naturale e direttore dell’orto botanico; si affrettò a comunicarlo a Linneo, promettendogli che avrebbe onorato, con i suoi scritti e le sue parole, i grandi meriti del maestro. A stretto giro Linneo si congratulò per quella nomina che lo poneva a capo di un orto botanico in “clima felicissimo”, aggiungendo: «Quale maggiore soddisfazione per me che vedere i miei allievi diffondersi in tutta Europa e diventare i generali che comanderanno l’armata di Flora». Una vittoria forse ancora più dolce, se si pensa che quel giardino era stato fondato — ed era stato il regno — del rivale e ormai nemico Albrecht von Haller. Murray avrebbe mantenuto quella cattedra per un ventennio, fino alla morte, avvenuta nel 1791. Il suo principale impegno fu la ristrutturazione e il potenziamento dell'orto botanico, che riorganizzò secondo il sistema linneano, arricchì di piante esotiche, soprattutto nordamericane e siberiane, e dotò di nuove strutture, tra cui serre con temperature differenziate (frigidarium, tepidarium, calidarium), secondo il modello dell'orto botanico di Linneo a Uppsala. Grazie alla profonda conoscenza della materia e all'erudizione anche in altri campi, le sue lezioni erano molto frequentate; inoltre, secondo l'insegnamento sia di von Haller sia di Linneo, le integrava con escursioni sul campo, dirette soprattutto nei Monti Harz, una regione mineraria che lo interessava anche per la sua ricchezza geologica. E alla flora degli Harz dedicò un ampio approfondimento in Prodromus designationis stirpium Gottingensium, pubblicato nel 1770, che è allo stesso tempo una flora dei dintorni di Gottinga e un catalogo dell'orto botanico universitario. Murray pubblicò anche osservazioni su piante rare nelle Commentationes della Società delle scienze di Gottinga, ma il campo in cui raggiunse risultati davvero originali, più che la botanica, fu la farmacognosia. Tra il 1776 e il 1790, pubblicò Apparatus medicaminum tam simplicium quam praeparatorum et compositorum in praxeos adiuventum consideratur, in cinque volumi - completato nel 1792 da un sesto volume postumo a cura di Ludwig Christoph Althof - dedicato soprattutto alla medicina vegetale e considerato il primo trattato del genere in Germania. Come nacque Systema vegetabilium Torniamo ora a Systema vegetabilium e alle circostanze in cui nacque. Dopo aver lasciato la Svezia nel 1760, Murray non vi fece ritorno per dodici anni. Nel 1772 ottenne finalmente un congedo e l’esonero temporaneo dall’attività accademica: poté così recarsi a Stoccolma per far visita al padre ormai anziano e, subito dopo, raggiungere Uppsala. Qui, con commozione di entrambi, incontrò Linneo, con il quale aveva mantenuto per tutti quegli anni una fitta e apprezzata corrispondenza. L’allievo ritrovò nel maestro “la stessa cordialità, la stessa vivacità di spirito, lo stesso desiderio di raccogliere rarità dalla storia naturale” che lo avevano affascinato adolescente. Linneo gli mostrò un manoscritto con le sue integrazioni alla parte botanica di Systema naturae: la revisione era molto avanzata, ma egli non aveva alcuna intenzione di imbarcarsi nuovamente nell’impresa di una nuova edizione. Fu Murray a convincerlo ad affidargli il manoscritto e a permettergli di cercare un editore tedesco per questa sezione. Nella primavera del 1773 era nuovamente a Stoccolma, dove tenne una lezione all’Accademia delle scienze alla presenza del re; quindi rientrò in Germania portando con sé il testo linneano. Trovò un editore ideale in Johann Christian Dieterich, trasferitosi a Gottinga ma ancora attivo anche a Gotha. Murray seguì personalmente le trattative e la cura della pubblicazione, attenendosi in modo scrupoloso al manoscritto linneano e sottoponendo al maestro ogni dubbio e ogni proposta di integrazione. L’opera uscì nel 1774 nelle sedi editoriali di Gotha e Gottinga. I diritti d’autore — 2460 talleri di rame svedesi — andarono integralmente a Linneo. Rispetto alla dodicesima edizione di Systema naturae, le integrazioni consistono in circa novanta nuove introduzioni o aggiornamenti nomenclaturali; invariata rimane invece la parte teorica introduttiva. Il solo contributo originale di Murray è la prefazione, in cui racconta in tono commosso l’incontro con Linneo e la genesi dell’opera. Il titolo completo — Systema vegetabilium secundum classes ordines genera species cum characteribus et differentiis. Editio decima tertia accessionibus et emendationibus novissimis manu perillustris auctoris scriptis adornata a Joanne Andrea Murray — chiarisce la natura ibrida del volume: un’opera autonoma che si presenta però come tredicesima edizione di Systema naturae, scelta che avrebbe generato non poca confusione. Per definire il proprio ruolo, Murray usa il verbo adornare: allestire, ordinare, preparare. Non un curatore in senso moderno, ma un redattore fedele. Lo stesso anno della pubblicazione, Linneo fu colpito dal primo della serie di ictus che lo avrebbero condotto al declino e poi alla morte nel 1778. L’edizione murrayana è dunque l’ultima alla quale poté mettere mano. Dieci anni dopo, tra maggio e giugno 1784, Murray tornò su Systema vegetabilium pubblicando una seconda edizione (designata anche come quattordicesima di Systema naturae). Il titolo — Caroli a Linné… Systema vegetabilium… Editio decima quarta praecedente longe auctior et correctior curante Jo. Andrea Murray — chiarisce che il suo ruolo è mutato: ora è autore, correttore e curatore. Integra infatti il testo con la descrizione di numerose specie, soprattutto piante giapponesi comunicate da Carl Peter Thunberg. Poiché la pubblicazione di Murray precedette di qualche mese Flora japonica (uscita nello stesso anno), ha la priorità rispetto a quest’ultima; la paternità rimane però a Thunberg, da cui la formula d’autore Thun. ex Murray. Con Systema vegetabilium si apre un capitolo influentissimo della storia editoriale linneana e postlinneana. La prima edizione fornì la base per la traduzione inglese pubblicata tra il 1783 e il 1785 dalla Lichfield Society sotto il titolo A System of Vegetables. Della seconda edizione uscirono una traduzione tedesca nel 1786 e una italiana nel 1789. Nel 1798 comparve poi a Parigi, per i tipi di Didot, una ristampa che si presenta come quindicesima edizione ma è in realtà una semplice riproduzione della cosiddetta quattordicesima. Una confusione destinata a durare a lungo — come ho già mostrato parlando dell’edizione di Roemer e Schultes. Una dedica molto desiderata Murray desiderava ardentemente che Linneo gli dedicasse un genere, e glielo scrisse più volte. Ma Linneo — ormai pressato da richieste continue e consapevole della delicatezza del gesto — in una lettera del novembre 1769 gli rispose con franchezza che, per evitare accuse di favoritismo, prima avrebbe dovuto pubblicare qualcosa di significativo in campo botanico. Murray accettò la condizione senza esitazioni. Nel 1770 pubblicò negli Atti dell’Accademia svedese delle scienze un articolo su Aletria capensis, seguito l’anno successivo daCommentatio naturam foliorum de arboribus cadentium expendens nelle Commentationes della Società delle scienze di Gottinga. Soddisfatto il requisito, Linneo poté finalmente fargli omaggio del genere Murraya, comparso in Mantissa Plantarum Altera. Per evitare ulteriori sospetti, scelse una pianta comunicatagli da un altro allievo, Johann Gerhard König, attivo in India: da qui la formula d’autore J.Koenig ex L. Oggi il genere Murraya (Rutaceae) comprende otto specie di arbusti o piccoli alberi distribuiti dall’India all’Australia e alle isole del Pacifico, con centro di diversità in Cina e nel Sudest asiatico. Con foglie sempreverdi, spesso aromatiche, si distinguono per i fiori candidi e profumatissimi seguiti da bacche carnose nere, rosse o aranciate. La specie più nota è Murraya paniculata (nota anche come M. exotica), talvolta coltivata anche da noi: un piccolo alberello sempreverde, adatto alla coltivazione in vaso, ma usato per le siepi nei climi miti, apprezzato per i corimbi di fiori bianchi dal profumo intenso — da cui il nome inglese jasmine-orange, che allude sia al profumo sia all’appartenenza alle Rutaceae. Originaria delle foreste pluviali del Sudest asiatico e dell’Australia, è stata introdotta altrove come ornamentale e in alcune regioni, come il Queensland e le isole del Pacifico, si è naturalizzata diventando invasiva. Recentemente, sulla base della morfologia pollinica e di studi filogenetici, dal genere — un tempo molto più ampio — è stata separata la sezione Bergera, ora riconosciuta come genere autonomo. È così che l’albero del curry, in precedenza Murraya koenigii, è stato riclassificato come Bergera koenigii. Possiamo rimpiangere che il nome precedente non sia più riconosciuto, perché costituiva un legame simbolico tra due allievi di Linneo dal destino diversissimo: Murray, professore universitario in Germania e mediatore tra gli ambienti accademici svedesi e tedeschi, curatore di un’opera che avrebbe segnato la storia della sistematica; e Johann Gerhard König, naturalista della Compagnia delle Indie a Madras, figura chiave nella trasmissione della flora indiana al mondo scientifico britannico. Riuniti nello stesso nome, erano una piccola ma eloquente testimonianza della profondità e della varietà del contributo degli allievi linneani alla botanica del Settecento.
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CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
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