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L'unica parte edita del grande progetto dell'Accademia delle scienze francese di una storia generale delle piante che coniughi descrizioni accurate, illustrazioni dal vero, ricerche fisiologiche e chimiche, esce nel 1676 sotto forma di una memoria con 40 piante descritte da Marchant e un'ampia introduzione di Dodart, che ne espone con chiarezza i principi teorici. Medico giansenista diviso tra nobili pazienti e attenzione ai più poveri, non si adonterà troppo quando l'ambizioso programma verrà abbandonato. Al di là delle diverse posizioni scientifiche, Tournefort gli dimostrerà la sua stima con la dedica del genere Dodartia. Medico della nobiltà e dei poveri Come ho anticipato in questo post, nel 1676 l'Accademia francese delle scienze pubblicò Mémoires pour servir á l'Histoire des Plantes, preludio alla futura Histoire des Plantes, ma di fatto l'unico esito di quell'impresa destinata ad essere abbandonata. A scrivere l'ampia prefazione, intitolata Projet de l'Histoire des plantes, fu il medico e botanico Denis Dodart (1634-1707) che almeno per qualche anno sembrò dare nuovo slancio all'iniziativa. Figlio di un notaio parigino e cresciuto in un ambiente borghese, Dodart aveva ricevuto un'eccellente educazione, che oltre alle lingue classiche comprendeva anche il disegno e la musica. Secondo la tradizione familiare (anche la madre veniva da una famiglia di legali), iniziò gli studi di legge, ma poi passò a medicina. Nel 1660 conseguì il dottorato, mettendosi in luce per l'erudizione, l'eloquenza e l'apertura mentale. Guy Patin, il decano della facoltà, celebre per la sua lingua tagliente, in una lettera ne parla così: "Oggi abbiamo dato la licenza a sette baccellieri, il più fecondo si chiama Dodart, di 25 anni, è uno degli uomini più saggi e sapienti di questo secolo. Questo giovanotto è un prodigio di saggezza e sapienza, monstrum sine vitio". E in un'altra lettera: "Il nostro licenziato [...] è un ragazzone molto saggio, molto modesto, che conosce a memoria Ippocrate, Galeno, Aristotele, Cicerone, Seneca e Fernel. E' un ragazzo incomparabile, non ha ancora 26 anni ma la facoltà gli ha fatto grazia dei pochi mesi che gli mancavano vista la buona opinione che ce ne eravano fatti". Oltre che per l'erudizione e la competenza, si distingueva per l'assennatezza e la devozione, un insieme di virtù che attirarono l'attenzione della duchessa di Longueville, sorella del gran Condé, che lo scelse come medico personale. Grazie al suo favore, Dodart divenne medico dell'alta nobiltà, legandosi in particolare alle famiglie Condé e Conti di cui avrebbe curato i membri per tre generazioni. Dopo una vita burrascosa dedita agli amori e alla politica, la nobildonna era divenuta molto pia e si era ritirata a vivere nei pressi dell'Abbazia di Port Royal. Per suo tramite, il giovane medico conobbe quell'ambiente di religiosi e laici penitenti, divenne amico di molti di essi - tra i quali Jean Racine che lo cita spesso nella sua corrispondenza -. ne adottò il rigorismo morale e, oltre che medico dei ricchi, divenne medico dei poveri, che curava gratuitamente e soccorreva con la sua carità. Nel 1666 fu nominato professore di farmacia; nel 1672, su proposta di Condé. divenne consigliere medico reale. Incominciava anche a farsi conoscere con qualche scritto di medicina e botanica e nel 1673, su proposta di Colbert, fu ammesso all'Accademia delle scienze come secondo botanico. Da quel momento presentò all'Accademia una serie di memorie di argomento vario, ma accomunate da un approccio sperimentale. Utilizzando se stesso come oggetto di osservazione e servendosi di strumenti per misurare le variazioni quantitative, studiò la traspirazione e gli effetti della dieta sul peso; fu tra i primi a collegare l'ergotismo (fuoco di sant'Antonio) con la segale cornuta. Raccolse anche dati e statistiche sui rimedi e i farmaci usati per curare i poveri, poi confluiti nel libro Médecine des pauvres (1692). Appassionato di musica, di cui progettava di scrivere una storia, studiò i meccanismi della voce umana, sottolineando il ruolo fondamentale delle corde vocali. Come botanico, studiò la circolazione della linfa, l'influsso della gravità sullo sviluppo delle radici e sulla riproduzione. Descrisse inoltre un certo numero di piante, soprattutto introdotte dal Canada. Tra di esse, un'angelica canadese a fiori gialli (Angelica acadensis flore luteo), descritta nel 1666 in una memoria sul miele e le api; l'anno dopo, certamente non a caso, avrebbe chiamato la sua unica figlia Marguerite-Angelique. Il suo più importante contributo alla botanica è però la già citata introduzione a Mémoires pour servir á l'Histoire des Plantes. Il testo inizia con una breve avvertenza in cui Dodart insiste sul carattere collettivo dell'opera: tutti gli accademici hanno contribuito, almeno con pareri, ed essa è il risultato "delle proposte, delle esperienze e delle riflessioni di diversi membri di questa assemblea". Segue il primo capitolo, "De la description des plantes", in cui Dodart fissa le regole da seguire nelle descrizioni: senza cadere in eccessi, bisogna che "ogni pianta sia descritta in modo tale che sia impossibile confonderla con nessuna né di quelle che sono già state scoperte né di quelle che si potrà scoprire [in futuro]". Le descrizioni non potranno essere corte, e per studiare le strutture potrà essere necessario l'uso del microscopio. Le descrizioni, però, per precise che siano, non possono sostituire le illustrazioni, Ad esse Dodart dedica il secondo capitolo, "Des figures des plantes". Le dimensioni delle tavole devono essere le più grandi possibili, in modo da rappresentare le piante a grandezza naturale; le specie più piccole e i particolari devono essere disegnati "come si vedono al microscopio"; le piante poi devono essere ritratte dal vero, nel loro ambiente naturale "cioè ancora nella terra da dove sono nate". Di fatto, Dodart esprime a posteriori il metodo a cui Nicolas Robin si atteneva fin da quando lavorava per il duca d'Orlèans; e indubbiamente la maggiore riuscita dell'Histoire des Plantes sta proprio nella bellezza e nella precisione delle tavole, che apriranno la strada alla perfezione scientifica dei disegni di Aubriet, che di Robin fu allievo e successore come "pittore del re". Il terzo capitolo, "De la culture des plantes", è essenzialmente una dichiarazione d'intenti: Dodart auspica che la futura storia della piante includa osservazioni e esperienze sulla germinazione, la crescita, l'acclimatazione e il miglioramento di numerose specie. Il quarto capitolo, "Des vertues des plantes" è il più ampio (oltre quaranta pagine su una cinquantina totali); analizza la questione che più stava a cuore all'Accademia, la verifica delle virtù medicinali delle piante attraverso l'analisi chimica; questo approccio, tuttavia, si rivelò anche il maggior fallimento dell'Histoire des Plantes: le analisi di Bourdelin, pur portate avanti per anni, non approdarono a nulla e non furono mai pubblicate. L'ultimo capitolo, infine, "Mémoires que la Compagnie doit donner au public sur l'Histoire des Plantes", è una sintesi del progetti editoriali futuri; progetti che, come sappiamo, non vennero mai realizzati, o almeno non si tradussero in alcuna ulteriore pubblicazione. Lo stesso Dodart, tra il 1680 e il 1681 fu attivamente impegnato nella scrittura di una ipotetica seconda parte, dedicata alle piante alimentari native, "il coriandolo, la lattuga, la cicoria selvatica e coltivata, il crescione". Aveva già messo insieme un volume di adeguate dimensioni quando, rientrando a Parigi con il manoscritto pronto per la stampa, fu derubato da un gruppo di banditi di strada, Dovette riscrivere tutto da capo, ma anche il suo lavoro non fu né completato né pubblicato. Con la morte di Colbert (1684) vennero meno sia lo slancio sia i finanziamenti. Così, quando nel 1694 l'Histoire Naturelle viene defintivamente accantonata, Dodart si rassegnò senza troppi rimpianti. Del resto, ora era molto impegnato come medico. La sua vicinanza a Port Royal non era vista di buon occhio dal re Sole, che più volte pensò di cacciarlo dalla corte. Ma i suoi modi irreprensibili, la competenza professionale e soprattutto la protezione di Mme de Mantenon lo impedirono, tanto che nel 1698 divenne medico di corte con una pensione di 1000 scudi e medico della scuola di Saint-Cyr. Faceva la spola tra Parigi, Versailles e Fontainebleau e continuava a dividersi tra i clienti altolocati - era il primo medico della principessa vedova di Conti e dei suoi figli - e l'assistenza ai poveri, con i quali poteva persino essere confuso. Magrissimo, quasi calvo e senza parrucca, con abiti modestissimi, un giorno mentre si trovava in una chiesa fu scambiato da una nobildonna che lo conosceva per un "povero vergognoso" (come venivano chiamate le persone di buona famiglia cadute in povertà che si vergognavano di mendicare). E fu proprio il suo spirito di carità a portarlo alla morte: nel 1707, settantreenne, curando alcuni dei suoi pazienti più poveri prese freddo, contrasse la polmonite e ne morì nell'arco di dieci giorni. Dopo la sua morte, la principessa di Conti prese come medico suo figlio Jean-Baptiste Dodart. Avrebbe fatto una carriera anche più brillante di quella paterna, divenendo primo medico di Luigi XV. Un omaggio dal Levante Come il suo amico e successore all'Accademia delle scienze Louis Morin, Denis Dodart deve il suo ingresso tra i dedicatari di un genere di piante a Joseph Pitton de Tournefort, che aveva grande stima della sua figura morale. In Relation d'un Voyage du Levant leggiamo: "Quel giorno avemmo il piacere di stabilire un nuovo genere di piante e gli imponemmo il nome di uno degli uomini più sapienti di questo secolo, ugualmente stimato per la modestia e la purezza dei costumi. E' quello di M. Dodart dell'Accademia reale delle scienze, medico di sua altezza la principessa vedova di Conti". Validato da Linneo, Dodartia (famiglia Mazaceae) è un genere monospecifico, rappresentato unicamente da D. orientalis, un'erbacea perenne diffusa dall'Ucraina e dalla Russia alla Cina settentrionale attraverso l'Anatolia, il Caucaso e l'Asia centrale, principalmente in ambienti aridi. Cresce anche come infestante dei campi. Alta da 25 a 40 cm, è dotata di un grosso rizoma carnoso da cui emergono numerosi steli ramificati, con foglie piatte, molto spaziate tra loro, quelle inferiori opposte e ovate, quelle superiori alternate e lanceolate. I fiori, raccolti da 3 a 8 in racemi laschi, hanno corolla viola tubolare, asimmetrica, con quattro lobi: quelli laterali quasi orbicolari, quello mediano ligulato, quello superiore bilobato e eretto. I frutti sono capsule con apice apiculato che contengono numerosi semi neri. Nella medicina tradizionale cinese questa specie è stata usata per trattare bronchite, rinite allergica e orticaria.
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