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La vita scientifica della briologa australiana Ilma Grace Stone iniziò dopo i quarant’anni, quando, dopo vent’anni da moglie e madre casalinga, rientrò all’università e riprese gli studi. Presto si affermò per le sue ricerche innovative sui muschi australiani, soprattutto i più piccoli e invisibili a occhi non allenati. A ricordarla oggi sono due generi di briofite: Stoneobryum e Stonea. Dai muschi delle zone aride a quelli tropicali I muschi sono ovunque. Hanno personalità, forme, dimensioni diverse: sono un intero mondo. Ma quasi nessuno li guarda. Che a scoprire i più piccoli tra loro — poco più di una testa di spillo in un intrico vegetale, o una macchia crostosa su una roccia — sia stata una donna ha quasi il valore di una metafora. Si chiamava Ilma Grace Stone (1913–2001) e tra i briologi australiani era una leggenda. Quando compì ottant’anni — era ancora attiva nella ricerca sul campo, nonostante due interventi alla cataratta — gli omaggi raccolti dai colleghi sull’"Australasian Bryological Newsletter" ci restituiscono non solo una rigorosa tassonomista che ha rivoluzionato la conoscenza dei muschi australiani, ma una docente trascinante e una ricercatrice capace di vedere ciò che sfuggiva a tutti. La vediamo in azione, mentre, là dove per gli altri c’è solo una roccia arida o un tronco marcito, munita di un casalingo spruzzatore pieno d’acqua, fa “rivivere” muschi rinsecchiti. Oppure la immaginiamo sul campo, seguita a qualche passo dal marito che la accompagnava nelle spedizioni: lui guidava, lei scendeva, si chinava, e lui restava a guardarla con quell’ammirazione silenziosa che si riserva a chi sa vedere l’invisibile. O ancora la ritroviamo nei ricordi di Rod Seppelt, che aveva giurato di non studiare mai più nulla che crescesse al suolo… finché non incontrò Ilma, e lei gli mise in mano un Ditrichum dicendogli semplicemente: “Impara a conoscerlo bene”. Nata a Brunswick, un sobborgo di Melbourne, con il nome di Ilma Grace Balfe, fu una studentessa dotata e precoce. Nel 1930, diciassettenne, si iscrisse al Dipartimento di Botanica dell’Università di Melbourne, completando il Master nel 1934, ad appena vent’anni; la tesi, dedicata alla sclerotinia delle piante ornamentali colpite da parassiti fungini, ottenne la dignità di stampa e fu pubblicata nel 1935. A questo avvio promettente non seguì però una carriera universitaria. Anche se il nonno si era offerto di finanziarle gli studi a Cambridge, decise diversamente: nel 1936 si sposò con Alan George Stone, ingegnere civile, e da quel momento si dedicò alla famiglia. Per vent’anni, così, la botanica passò in secondo piano. Nel 1957, a quarantaquattro anni — ora le due figlie e il figlio erano grandi — Ilma Grace Stone ritornò alla ricerca. Quasi per caso, mentre stava stirando, sentì alla radio che l’Università di Melbourne cercava dimostratori di laboratorio. Ne parlò al marito che la incoraggiò a telefonare al Dipartimento di Botanica per chiedere se avessero bisogno di assistenti. La risposta fu positiva, e Ilma fu assunta come dimostratrice e ricercatrice part‑time, mentre riprendeva gli studi per conseguire il dottorato. Lo completò nel 1963, con la tesi A morphogenetic study of stages in the life-cycle of some Victorian cryptogams, e subito dopo entrò nello staff come ricercatrice a tempo pieno. Nei primi anni si dedicò soprattutto alle felci; ma, dopo una serie di studi su Mittenia plumula, arrivò il fascino dei “piccoli muschi”, che a partire dal 1969 divennero il suo campo di studio privilegiato. Era anche un terreno molto promettente, perché — come lei stessa scrisse — “era un campo molto trascurato in Australia e molto bisognoso di revisione”. E fu esattamente ciò che avrebbe fatto per più di trent’anni, sia come tassonomista sia come ricercatrice sul campo: rivedere generi problematici, descrivere specie nuove, chiarire confini tassonomici incerti e costruire, passo dopo passo, una base solida per lo studio dei muschi australiani. Negli anni Settanta, Stone studiò principalmente le briofite dell’Australia meridionale, in particolare dello Stato di Victoria, dando un contributo decisivo alla conoscenza dei muschi effimeri: minuscoli, raso terra, spesso invisibili a un’osservazione superficiale. Le si devono la scoperta e la prima descrizione di varie specie dei generi Acaulon, Archidium e Tortula, e l’istituzione del nuovo genere Phascopsis, fondato nel 1980 con la specie tipo Phascopsis rubicunda, da lei scoperta e descritta per la prima volta. Nel 1976, insieme a David Scott, dopo cinque anni di lavoro pubblicò The Mosses of Southern Australia, ancora oggi un testo di riferimento, notevole anche per le splendide illustrazioni di Celia Rosser. Stone andò in pensione nel 1978, ma non cessò né di fare ricerca né di guidare i giovani studiosi, prima come Associata senior e poi come Professoressa Associata. Con più tempo a disposizione, poté estendere le sue indagini ad altre regioni dell’Australia: la costa meridionale, l’Australia sud‑occidentale e, soprattutto, il Queensland. Così, dopo aver esplorato i muschi delle zone aride, la sua specialità divennero quelli delle aree tropicali umide dell’Australia settentrionale. Arrivarono nuove scoperte e nuovi studi approfonditi. Tra i più importanti si collocano la rassegna dei muschi del Northern Territory e la revisione del genere Fissidens, entrambi realizzati in collaborazione con David Catcheside. Alla fine degli anni Ottanta pubblicò le revisioni dei generi Phascum e Acaulon; negli anni Novanta — quando aveva già superato gli ottant’anni — affrontò le famiglie Ephemeraceae e Encalyptaceae, confermando una vitalità scientifica fuori dal comune. Due generi: un piccolo muschio, un muschio minuscolo I lavori pubblicati da Stone nel corso di una carriera quarantennale sono più di settanta, gli esemplari raccolti più di ventimila e le nuove specie scoperte più di venticinque. Una presenza incisiva che ne fece una delle figure più riconosciute della briologia australiana, come testimoniano anche le specie a lei dedicate da colleghi e allievi, in generi molto diversi tra loro — da Dicostroma a Syrrhopodon e Macromitrium. A questi riconoscimenti si aggiungono quelli ancora più rari di due generi, Stoneobryum e Stonea. Il primo (famiglia Orthotricaceae) fu istituito da Norris e Robinson nel 1981, con la dedica "in onore della Dr. Ilma Stone”, in riconoscimento dell'autorevolezza crescente. Con areale disgiunto, comprende due specie distribuite tra Australia e Sudafrica. S. banyaense, la specie tipo, fu descritta dal Queensland meridionale, dove cresce su tronchi caduti nelle foreste umide dei Monti Bunya; S. mirum, già noto come Orthotrichum mirum, è diffuso nell’Africa australe. Una revisione recente (2023) ha confermato la validità del genere, basata su caratteri sporofitici e gametofitici distintivi, e ha fornito nuove descrizioni dettagliate di entrambe le specie, da cui Stoneobryum emerge come un piccolo genere morfologicamente coerente, epifita o rupicolo. Più legato alle ricerche specifiche di Stone è il genere Stonea (Pottiaceae), istituito otto anni più tardi, nel 1989, da R.H. Zander, con una dedica che lo dichiara esplicitamente: “per la dr. Ilma G. Stone, le cui trattazioni dei muschi australiani delle zone aride costituiscono un importante contributo allo studio delle Pottiaceae”. L’unica specie del genere, Stonea oleaginosa, deriva infatti da Tortula oleaginosa, uno dei primi muschi scoperti e descritti da Stone. È un muschio minuscolo delle regioni aride e semi–aride dell’Australia meridionale, con fusti lunghi appena 0,3 mm e foglie di mezzo millimetro, epigeo o rupicolo, aderente al suolo. Insomma, un perfetto esempio di quei “piccoli muschi” che Ilma ha tanto contribuito a far conoscere e apprezzare. Raso terra, quasi invisibile, ma non per lei.
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CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
April 2026
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