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George Engelmann fu l’uomo degli incontri, il ponte discreto ma decisivo tra mondi e persone. Arrivò negli Stati Uniti dalla Germania con una missione affidatagli dalla famiglia, già nelle vesti di mediatore tra due continenti. Fu medico e botanico, figura chiave per la scoperta della flora dell’Ovest grazie alla rete di raccoglitori costruita con Gray e Torrey. Discreto, ma essenziale, anche il suo contributo alla nascita dell’orto botanico del Missouri e alla soluzione della crisi della filossera. Prediligeva le piante tassonomicamente difficili o ancora poco studiate: soprattutto i cactus, ma anche conifere, viti, giunchi e yucche. Lo ricordano oggi cactacee e conifere, e la “margherita di Engelmann”, Engelmannia peristenia, omaggio dell'amico Gray. Dalla Germania all'America Tra gli anni Venti e Trenta dell’Ottocento, un numero crescente di giovani tedeschi lascia la Germania per cercare nuove opportunità negli Stati Uniti; non è ancora l’emigrazione di massa che seguirà il fallimento della rivoluzione del ’48, ma il flusso è già cospicuo. Sono soprattutto contadini, spinti dalla crisi agraria e dalla sovrappopolazione delle campagne, numerosi artigiani, ma anche intellettuali che vivono con disagio un’atmosfera politica chiusa e soffocante. Il fenomeno mostra già i tratti che lo caratterizzeranno nella seconda metà del secolo: più rurale che cittadino, basato su reti familiari e alimentato da lettere e testimonianze che raccontano l’America come una terra di libertà e di possibilità illimitate. Uno di quei giovani, sbarcato a Baltimora nell’autunno del 1832, è Georg Engelmann, che negli Stati Uniti diventerà George Engelmann (1809–1884). È arrivato con un compito ben preciso: cercare e valutare terre adatte all’insediamento di famiglie tedesche, su proposta di uno zio. Ha ventitré anni e forse non immagina che quella scelta sarà definitiva, ma in essa si intravede già uno dei tratti del suo destino: essere un uomo‑ponte, un connettore tra luoghi, persone e idee. Lo era forse fin dalle origini familiari. Il padre, Julius Engelmann, apparteneva a una famiglia che per generazioni aveva offerto ministri della Chiesa riformata a Bacharach, in Renania, ma si era trasferito a Francoforte dove aveva fondato una scuola femminile – un’iniziativa all’epoca pionieristica – che gestiva con l’aiuto della moglie, Julie Antoinette May, proveniente invece da una famiglia di artisti. Georg era il maggiore di tredici figli (ma solo nove arrivarono all’età adulta); iniziò gli studi al ginnasio di Francoforte. Secondo i suoi stessi ricordi, il suo interesse per la botanica nacque intorno ai quindici anni. Decise così di studiare scienze e medicina e nel 1827 si iscrisse all’Università di Heidelberg, dove strinse amicizia con due studenti di botanica con i quali condivideva l’interesse per la morfologia vegetale, Karl Friedrich Schimper e Alexander Braun; soprattutto con quest’ultimo l’amicizia sarebbe durata per tutta la vita. Ma dopo meno di un anno fu espulso dall’università per aver partecipato a manifestazioni studentesche. Continuò gli studi prima a Berlino, poi a Würzburg, dove si laureò in medicina nel 1831. Allora la botanica era ancora considerata quasi un ramo della medicina, e alla botanica era dedicata la sua tesi: De Antholysi Prodromus, sulla morfologia delle piante, con particolare riguardo alle aberrazioni e mostruosità. Il libretto - illustrato con cinque tavole disegnate e incise da lui stesso - destò l'attenzione di Goethe che vi vide una conferma della sua teoria della metamorfosi delle piante. Nel 1832 Engelmann visse per qualche tempo a Parigi, dove ritrovò Braun e conobbe suo cognato Louis Agassiz. Gli anni di studio gli avevano dato un metodo rigoroso, stimoli intellettuali, amicizie durature; ma gli avevano anche fatto sperimentare di persona l’oppressione poliziesca e i limiti di un ambiente accademico vincolato dal potere. Così, quando uno zio gli propose di partire per l’America, accettò senza esitazioni. In questa scelta la botanica ebbe senza dubbio un ruolo: infatti, uno dei primi incontri appena sbarcato al di là dell’Atlantico sarà con il botanico e cacciatore di piante Thomas Nuttall. Gli Engelmann erano una grande famiglia, vicina ai circoli liberali tedeschi e con legami sempre più stretti con gli Stati Uniti. Non fu solo Georg a emigrare: altri rami della famiglia si stabilirono nel Midwest, e quando lui arrivò nel 1832 trovò già una rete di parenti e connazionali. Per tre anni visse a Belleville, nell’Illinois, accanto a Gustav Körner, figura di spicco dell’emigrazione democratica tedesca e marito di una sua cugina. La sua missione di esplorare e valutare terre per conto dello zio si inseriva dunque in un più ampio movimento familiare verso l’America. Engelmann svolse il compito con scrupolo e competenza, come era nel suo carattere, unendo conoscenze scientifiche e spirito pratico. Per tre anni, da Belleville, si mosse spesso da solo a cavallo, percorrendo Missouri, Arkansas e Illinois, disegnando mappe, conducendo prospezioni geologiche e minerarie, affrontando difficoltà di ogni genere, incluse malattie, ma senza mai venire meno ai suoi doveri e ai suoi programmi. A rendere tutto meno gravoso c’erano le piante, che raccoglieva lungo i suoi spostamenti, annotando con rigore ogni osservazione in un quaderno di campo. Molte le inviò all’Orto botanico di Berlino. Una rete botanica alla scoperta della flora dell'Ovest Nel 1835 il suo incarico di agente della famiglia Engelmann giunse al termine; Georg, ormai definitivamente George, decise di restare negli Stati Uniti e di stabilirsi a St. Louis come medico. Non aveva messo da parte nulla e, per aprire il suo studio, fu persino costretto a vendere il cavallo che per tre anni era stato il suo fedele compagno di viaggio. St. Louis era ancora un piccolo avamposto di frontiera, con un’economia in gran parte legata al commercio delle pellicce. Engelmann, tuttavia, ne intuì le potenzialità. La città era un crogiolo di culture e di popoli — francesi, americani, immigrati tedeschi e irlandesi, neri liberi e schiavizzati — e l’introduzione della navigazione a vapore stava già trasformando il porto in uno snodo di primaria importanza, la vera porta d’accesso al West. Era dunque il luogo ideale per un uomo‑ponte come Engelmann, che della trasformazione della città — tra il 1835 e il 1840 la popolazione raddoppiò, e nel 1850 era già triplicata — non fu solo testimone, ma attivo protagonista. Nel 1836 fondò il giornale in lingua tedesca "Das Westland", che ebbe un ruolo decisivo da un lato nel far conoscere l’America in Germania, dall’altro nel favorire l’integrazione degli immigrati tedeschi nella nuova patria. Medico scrupolosissimo, incominciò a crearsi una reputazione e una clientela e nel 1840 aveva messo da parte abbastanza soldi per ritornare in Germania, dove si sposò con la cugina Dorothea Horstmann, per poi fare ritorno con lei in America. Nello stesso periodo anche Asa Gray si trovava in Germania, dove visitò l’Orto botanico di Berlino; nell’erbario fu colpito dalle numerose piante nordamericane raccolte da Engelmann. Al ritorno di entrambi negli Stati Uniti, Gray e Engelmann si incontrarono per la prima volta a New York, gettando le basi di una collaborazione — e di un’amicizia — che sarebbe durata per tutta la vita. Negli anni seguenti Engelmann diventò un medico di successo, trovando un’ampia clientela non solo nell’ambiente degli immigrati tedeschi, ma anche tra i francofoni che apprezzavano un medico di cultura europea. Ciò gli permise, pur senza abbandonare mai l’attività medica, di concedersi lunghe pause da dedicare a viaggi nella madrepatria, spedizioni e ricerche botaniche. Nel 1842 pubblicò il suo primo lavoro di botanica, una monografia sul complesso genere Cuscuta. Per Gray e Torrey, che stavano scrivendo a quattro mani A Flora of North America, Engelmann divenne il ponte verso la flora dell’Ovest, all’epoca ancora poco nota e studiata. Intere regioni non erano mai state esplorate; Gray chiese a Engelmann di individuare possibili raccoglitori e di istruirli sui loro compiti. Con il suo spirito pratico, Engelmann sottolineò che, non essendoci fondi per pagarli, i raccoglitori avrebbero dovuto ricavare il proprio sostentamento dalle raccolte stesse, e suggerì di offrire i duplicati in vendita. Gray accettò e un annuncio in tal senso venne prontamente pubblicato sull’American Journal of Science. Da quel momento Engelmann divenne un ponte — o, se vogliamo, un mediatore — tra un gruppo di attivi raccoglitori di piante e i loro possibili clienti: non solo Gray e Harvard, ma anche orti botanici europei, in particolare Berlino e San Pietroburgo. I più importanti raccoglitori reclutati da Engelmann sono Ferdinand Lindheimer che esplorò il Texas e August Fendler che fece raccolte nell'area di Santa Fe e nel New Mexico nel corso della guerra tra Stati uniti e Messico. I risultati scientifici furono rilevantissimi, anche se non sempre tutto funzionava come sperato: Engelmann preparò un catalogo delle piante precedentemente raccolte in Missouri e Illinois da Karl Andreas Geyer, poi si accordò con lui perché continuasse le sue ricerche in quello che all'epoca era noto come Territorio dell'Oregon, finanziando gran parte della spedizione di tasca sua. Effettivamente Geyer esplorò quel territorio, ma invece di spedire gli esemplari a Engelmann secondo gli accordi, si imbarcò per l'Inghilterra e li vendette a William Jackson Hooker per i Kew Gardens. Per qualche anno Engelmann gestì lo studio medico in società con Friedrich Adolph Wislizenus, che lo aveva sostituito durante il viaggio in Europa. Nel 1846, poco prima dello scoppio della guerra messico‑statunitense, Wislizenus partecipò a una spedizione scientifica nel Messico settentrionale, ma a causa della situazione di tensione fu detenuto per diversi mesi; al suo ritorno a St. Louis affidò le sue raccolte a Engelmann, che grazie ad esse incominciò a interessarsi alle Cactaceae. La guerra messico‑statunitense cambiò radicalmente anche il mondo della raccolta botanica. I raccoglitori indipendenti come Lindheimer o Fendler lasciarono il posto a vaste spedizioni finanziate dallo Stato, in cui gli obiettivi scientifici si intrecciavano con quelli politici e militari. Ma questo non mise fine al ruolo di mediazione di Engelmann: anzi, lo moltiplicò. Era ormai riconosciuto come il massimo esperto della flora delle aree di confine, soprattutto per i cactus, e i raccoglitori della Boundary Commission — tra cui Charles Christopher Parry, Charles Wright e John Milton Bigelow — gli inviavano regolarmente le loro raccolte. Poiché la pubblicazione dei materiali della Boundary Commission e dei Pacific Railroad Surveys procedeva a rilento, Engelmann pubblicò numerose brevi descrizioni di nuove specie di cactus e nel 1856 diede alle stampe una sinossi delle Cactaceae degli Stati Uniti, suddivise per habitat e distribuite in otto regioni geografiche. Nel 1859, nell’ambito della relazione ufficiale della Boundary Commission, uscì Cactaceae of the Boundary, forse la sua opera più importante. Al momento della pubblicazione Engelmann era da poco rientrato dalla più lunga delle sue pause di lavoro. Nel 1856 aveva lasciato St. Louis per trasferirsi con la famiglia a Harvard, dove trascorse l’intera estate lavorando fianco a fianco con Asa Gray nell’erbario. Seguirono quindici mesi in Europa, in un viaggio che toccò Londra, Parigi, Ginevra, Napoli, Roma, Vienna e varie città tedesche. Incontrò molte personalità, tra cui l’ormai anziano Humboldt e l’esperto di Cactaceae Salm‑Dyck e, ancora una volta, svolse un ruolo di mediatore: voleva far conoscere all’Europa l’Accademia delle Scienze di St. Louis, di cui era stato il primo presidente. Apparentemente defilato, ma in realtà imprescindibile, fu anche il suo contributo alla nascita del precursore dell’attuale orto botanico del Missouri. Tra i più ricchi abitanti di St. Louis c’era l’inglese Henry Shaw, che aveva fatto fortuna con il commercio grazie alla posizione strategica della città come snodo tra l’Est e l’Ovest. Nel 1849, durante un viaggio in Europa, visitò Chatsworth House e i Kew Gardens, rimanendo così impressionato da entrambi da decidere di trasformare parte di una sua proprietà a ovest di St. Louis in un orto botanico. Ne parlò direttamente con Hooker, che gli suggerì il nome più autorevole: Engelmann. Fu lui a convincere Shaw a prevedere non solo un giardino, ma anche un erbario e una biblioteca; e durante il viaggio europeo si occupò direttamente degli acquisti per entrambi. A Lipsia negoziò inoltre con gli eredi l’acquisto dell’erbario di Johann Jacob Bernhardi, ricco di 62.000 esemplari appartenenti a circa 40.000 specie. Nel 1859 venne completato anche il Museo botanico e l’orto botanico Shaw aprì le sue porte al pubblico. Alla morte di Shaw, nel 1889, la proprietà passò alla città di St. Louis, diventando ufficialmente il Missouri Botanical Garden. Dopo il ritorno dall’Europa nel 1859, Engelmann dedicò sempre meno tempo all’attività medica — chiuse lo studio e visitava a domicilio solo i vecchi pazienti, pur senza negare mai il suo aiuto a chi ricorreva a lui — e sempre di più alla botanica. Studiò diversi gruppi di piante, privilegiando quelli con una tassonomia complessa. Pubblicò, tra l’altro, uno studio sulle specie americane del genere Vitis, un interesse che avrebbe avuto conseguenze impreviste. Negli anni Settanta dell’Ottocento la viticoltura francese fu quasi distrutta da un’epidemia misteriosa; le cause erano ignote, finché Émile Planchon, membro della commissione incaricata di indagare, identificò il colpevole: un afide, che battezzò Phylloxera vastatrix, arrivato dall’America come ospite non notato di alcune piante infette. Il governo francese decise allora di inviare a St. Louis un emissario per prendere contatto con l’entomologo statale del Missouri, Charles Riley, che, prima di partire per la Francia per esaminare le aree colpite, coinvolse Engelmann come esperto riconosciuto di viti americane. Quest'ultimo aveva verificato che alcune varietà erano indenni dalla fillossera; inoltre aveva osservato che Vitis riparia, una specie selvatica della valle del Mississippi, non si ibrida facilmente con specie meno resistenti, mantenendo così intatta la tolleranza naturale al parassita. Queste informazioni furono decisive per Planchon e, dopo di lui, per l’agronomo Pierre Viala, nel giungere alla soluzione del problema: innestare le viti europee su portainnesti ibridi americani resistenti, selezionati dopo anni di prove e osservazioni. Da parte sua, Engelmann inviò in Francia milioni di semi e di barbatelle, contribuendo in modo concreto al salvataggio della viticoltura europea. Gli ultimi anni furono ancora pieni di viaggi, ricerche e incontri. Negli anni Settanta ci fu un tour nelle regioni montane del Colorado e del New Mexico, dove incontrò tra l’altro le due conifere che portano il suo nome, Picea engelmannii e Pinus engelmannii; seguirono brevi viaggi nell’area del Lago Superiore e nel Territorio Indiano, e uno più lungo, dagli Appalachi del Tennessee e della Carolina del Nord fino al Territorio dello Utah. Nel 1879 la morte dell’amatissima moglie lo prostrò; ma nell’estate del 1880, quando Charles Sprague Sargent — un uomo il cui carattere è stato spesso descritto come difficile — lo invitò ad accompagnarlo nell’esplorazione delle foreste del Pacifico nord‑occidentale, uno dei regni delle conifere che più amava studiare, la sua curiosità si ridestò. Fu una lunga spedizione, che li portò attraverso le Montagne Rocciose fino alla Columbia Britannica e, sulla strada del ritorno, nel deserto di Sonora in Arizona. Nel 1883, l’ultimo viaggio, con suo figlio e la nuora, lo vide nuovamente in Germania. Morì poco dopo il ritorno, il 4 febbraio 1884. Un fiore dell'Ovest per Engelmann Alla scienza lasciava ancora una preziosa eredità: nel 1892 suo figlio, il ginecologo Georg Julius Engelmann, donò all’orto botanico del Missouri l’erbario del padre, che conteneva oltre 97.000 esemplari, insieme ai manoscritti, alle carte e a circa 5000 lettere. Engelmann, un uomo sempre aperto agli altri e alle amicizie, corrispondeva con settanta persone negli Stati Uniti e con novantanove all’estero. Tra di loro figuravano molti dei maggiori botanici del tempo. Anche se non aveva mai voluto essere un protagonista, ma sempre un compagno di viaggio, un facilitatore e un mediatore, gli onori e i riconoscimenti non mancarono. Fu membro, effettivo, corrispondente o onorario, di innumerevoli società scientifiche, tanto negli Stati Uniti quanto in Germania. Anche la Linnean Society lo ammise tra i suoi soci. I riconoscimenti che gli saranno stati senza dubbio più cari furono però le dediche di numerose specie che aveva contribuito a far conoscere con i suoi scritti. Quelle che si fregiano dell’eponimo engelmannii sono più di 180, 44 delle quali oggi accettate; oltre alle due conifere già citate, ricordiamo almeno le cactacee Opuntia engelmannii ed Echinocereus engelmannii. Gli sono stati dedicati anche tre generi Engelmannia, due dei quali ovviamente non validi: Engelmannia Pfeiff., sinonimo di Cuscuta, e Engelmannia Klotzsch, sinonimo di Croton. Quello accettato venne invece dall'amico Gray, che nel 1840 ne propose il nome a Thomas Nuttall per la rivista della American Philosophical Society. Due anni dopo, lo riprese insieme a Torrey in Flora of North America, mantenendo vivo l’omaggio, giusto riconoscimento per una collaborazione tanto fruttuosa. Engelmannia Torr. & A. Gray è un genere monospecifico della famiglia Asteraceae, rappresentato unicamente da E. peristenia, nativa degli Stati Uniti centro‑meridionali — soprattutto Texas, New Mexico, Oklahoma e Colorado sud‑occidentale — con qualche popolazione isolata negli stati confinanti. È un’alta erbacea perenne che dalla primavera all’inizio dell’estate produce moltissimi fiori simili a margherite, con otto fiori del raggio dorati e 40–50 fiori del disco giallo‑aranciato. Vive in diversi habitat, dalle praterie alle boscaglie di ginepro e alle pinete. Un fiore di semplice bellezza, modesto, ma legato ai luoghi di cui studiò la flora: una dedica che certo fu molto gradita all’ottimo medico e costruttore di ponti George Engelmann.
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January 2026
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