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Il sistema di Linneo si basa sugli organi sessuali. Non stupisce, dunque, che tutti gli organismi privi di fiori siano stati da lui relegati nella ventiquattresima classe, le Cryptogamia, un contenitore eterogeneo che esplorò meno a fondo rispetto alle piante fiorite. In particolare, lo studio dei funghi e dei licheni era ancora tutto da costruire: un territorio quasi vergine, che richiedeva occhi nuovi e una pazienza diversa. A gettarne le basi furono due figure parallele, lontane per biografia ma vicine per metodo: da una parte Christiaan Hendrik Persoon, il padre della micologia; dall’altra Erik Acharius, il fondatore della lichenologia. Acharius è spesso ricordato come l’ultimo allievo di Linneo — e in effetti fu l’ultimo di cui Linneo presiedette la tesi — ma il suo contributo appartiene già a un’altra fase della storia naturale, quella in cui le Cryptogamia iniziano finalmente a essere viste, descritte e comprese. Nel solco di Linneo: il Prodromus Uppsala, 22 giugno 1776, esattamente 250 anni fa. Un ragazzo di diciannove anni, Erik Acharius (1757-1819), difende la tesi Planta Aphyteia di fronte a Linneo. Lo immagino felice, orgoglioso, ma anche intimidito. Come molti ragazzi svedesi, è arrivato a Uppsala adolescente, tre anni prima, e ha seguito senza perdere una sillaba le lezioni di quel grande che, pur vecchio e malato, non ha perso né smalto né carisma. Ora è arrivato il momento supremo: deve dimostrare cosa ha imparato, difendendo una tesi che, come era costume, non ha scritto lui ma lo stesso Linneo. Che ha scelto per lui un argomento curioso che - lo vedremo - ha il sapore di una profezia: una pianta così strana che, all'inizio, l'aveva scambiata per un fungo. Un organismo di confine tra due mondi, come il terreno di ricerca che, adulto, Acharius sceglierà per sé. Nessuno dei due sa che quella tesi sarà l'ultima presieduta da Linneo. Poi la salute precipiterà, la mente perderà colpi, non potrà più insegnare. E così, per i posteri, Acharius diventerà "l'ultimo allievo di Linneo". Ma anche - lo vedremo presto - il padre della lichenologia. Dopo quel giorno memorabile, egli lascia Uppsala. Per qualche tempo continua gli studi a Stoccolma, dove nel 1778 è anche disegnatore presso l'Accademia delle Scienze (già le tavole della sua tesi, di una precisione sorprendente, sono probabilmente disegnate da lui); poi conclude la sua formazione all'università di Lund, dove si laurea in medicina nel 1782. Da quel momento, la sua identità professionale è definita: è un medico di provincia serio e affermato, prima medico cittadino a Landskrona, poi, dal 1789, medico provinciale a Vadstena, dove dirige anche l'ospedale che lui stesso ha fondato, così come un centro termale. Mantiene i contatti con il mondo accademico come disegnatore, illustrando Svenska lafvarnes färghistoria di Johan Peter Westring e Flora Capensis di Carl Peter Thunberg. Ma poi ci sono i licheni. Che sono letteralmente dappertutto. In un recente studio sul cimitero della chiesa dell'abbazia di Vadstena, dove oggi si trova anche la tomba di Acharius, ne sono stati osservati 120, alcuni dei quali rarissimi. E sono anche uno stimolante problema scientifico. In Species plantarum, Linneo — che non li aveva affatto trascurati, come spesso si legge — seguendo Tournefort li aveva nettamente distinti dalle epatiche, con le quali erano stati a lungo confusi, e ne aveva descritti un’ottantina. Mancando gli elementi su cui si basava la sua classificazione, cioè gli organi sessuali, li aveva collocati tutti in un unico genere, Lichen, abbozzando però una prima divisione in gruppi basati su caratteristiche morfologiche. Fu questo il terreno iniziale da cui partì la ricerca di Acharius, che a Linneo era legato non solo dalla venerazione personale, ma soprattutto dalla fedeltà al rigore metodologico. Incominciò a disegnare i licheni, a raccoglierli, a studiarli per cercare di capirli. A incoraggiarlo nelle sue ricerche fu Olof Swartz, che forse aveva conosciuto a Stoccolma e che divenne presto il suo mentore e la sua finestra sul mondo. Lo testimoniano le oltre 350 lettere che si scambiarono in vent’anni di amicizia, in certi periodi quasi quotidianamente. Il primo frutto del lavoro di Acharius fu Lichenographiæ Sueciæ prodromus (Linköping, 1798). In quest’opera, prima ancora di proporre una nuova tassonomia, Acharius compie un gesto fondativo: crea e definisce con rigore un’intera terminologia specialistica, necessaria per descrivere le strutture dei licheni. Molti dei termini introdotti in queste pagine — scutellae, urceolariae, peltae, e altri — sono rimasti in uso fino a oggi. Descrive quindi 345 specie, assegnando a ciascuna un nome binomiale. Formalmente le colloca ancora tutte nel grande contenitore linneano del genere Lichen, ma è perfettamente consapevole che questa soluzione è provvisoria. La sua scelta conservativa non è un atto di fedeltà personale a Linneo, bensì prudenza metodologica: come dichiara nella prefazione, non è possibile fondare nuovi generi finché non si conoscono con certezza gli organi riproduttivi e i caratteri fondamentali su cui basare una classificazione. Per questo Acharius compie un primo passo intermedio: suddivide il genere Lichen in tribù, gruppi morfologici coerenti che anticipano i futuri generi delle opere successive. Sono ancora “nomi di servizio”, ma già dotati di diagnosi e identità: Verrucaria, Opeographa, Lecidea, Cladonia, Parmelia… La tassonomia moderna dei licheni è già tutta lì, in potenza, in attesa delle evidenze che permetteranno ad Acharius di formalizzarla. Oltre Linneo: il Methodus Per compiere il passo successivo, l'incoraggiamento e le relazioni di Swartz furono determinanti. Mentre Acharius, dal carattere riflessivo e metodicamente prudente, era radicato nella vita provinciale svedese, Swartz aveva viaggiato, aveva esplorato flore esotiche, si era costruito una reputazione internazionale come tassonomo ed era di casa a Londra e nella Linnean Society. Gli mise a disposizione le sue raccolte americane, offrendogli un materiale più ricco e vario di quello nordico, e lo introdusse nella rete dei suoi corrispondenti britannici: Dawson Turner, probabilmente il più avanzato studioso inglese di licheni, e James Edward Smith, presidente della Linnean Society. Un altro contatto decisivo propiziato da Swartz fu quello con Johann Christian Daniel von Schreber, presidente della Leopoldina, che a sua volta favorì uno scambio epistolare con Christiaan Hendrik Peerson. I due, auspice Schreber, si trovarono a lavorare in parallelo nei due territori più inesplorati - quasi due "mondi sommersi" - del sistema linneano: i funghi per Persoon, i licheni per Acharius. Mentre Acharius continuava a lavorare metodicamente nella tranquilla Vadstena, erano i licheni del mondo a venire a lui, grazie a una rete di corrispondenti sempre più ampia. Sotto la lente del suo microscopio, grazie agli amici inglesi arrivarono anche i licheni raccolti lunghe le coste americane e nei mari del Sud da Menzies durante la spedizione Vancouver. Con loro giunsero le risposte e furono sciolti i dubbi metodologici. La seconda opera di Acharius, Methodus qua omnes detectos lichenes, rivoluzionò la classificazione dei licheni. Egli vi descrisse 536 specie, distribuite in 23 generi, a loro volta organizzati in ordini, basati principalmente sulla forma e la posizione degli apoteci (gli organi che producono le spore fruttifere). Il libro uscì nel 1803, frutto di un lavoro che, pur nato nella quiete svedese, ebbe una natura sorprendentemente transnazionale: l’edizione fu stampata a Stoccolma per un editore tedesco, con un Supplementum pubblicato più tardi a Lipsia; l’intera preparazione editoriale, compresa la parte tedesca, fu seguita dal micologo Schrader a Göttingen. Acharius mantenne sempre una scrupolosa onestà scientifica. Quando, a manoscritto quasi ultimato, ricevette da Göran Wahlenberg le specie raccolte durante una spedizione nel Nord, non esitò ad aggiungerle, attribuendole correttamente all’autore. La guerra, però, rallentò la circolazione del libro: molte copie raggiunsero l’Inghilterra solo dopo la pace del 1805. Ma quando finalmente arrivò, il Methodus si impose subito come l’opera che avrebbe dato forma definitiva alla nascente lichenologia. Per il suo ruolo fondativo, rimane l'opera più rivoluzionaria di Acharius, che tuttavia negli anni successivi continuò instancabilmente a perfezionare il sistema e ad arricchire il catalogo dei licheni noti e descritti. Oltre a numerosi saggi su periodici come gli Atti della Accademia Reale Svedese delle Scienze, nel 1810 pubblicò la corposa Lichenographia universalis, stampata a Gottinga, che include tutti i licheni conosciuti all'epoca; nel 1814, la seguì Synopsis methodica lichenum, allo stesso tempo un indice della Lichenographia e un suo supplemento, con le specie giunte dopo il 1810, grazie agli invii di numerosi corrispondenti, tra cui spiccano quelli di Afzelius per la Guinea e la Sierra Leone e quelli di Muhlenberg per il Nord America. Certo, altri supplementi sarebbero arrivati se Acharius non fosse morto all'improvviso, in seguito a un ictus che nel 1819 lo colpì mentre era intento ad esaminare al microscopio licheni che gli erano stati mandati dalla Spagna. Un genere minuscolo e una grande famiglia Sono ovviamente numerosi i licheni che ricordano il padre fondatore della disciplina con gli epiteti acharii o acharianus. La sua presenza nella nomenclatura botanica si limita invece al genere Acharia, che gli ha garantito il raro onore di aver prestato il suo nome a un'intera famiglia, quella delle Achariaceae. Il genere Acharia venne creato da Carl Peter Thunberg nel 1794, dunque quattro anni prima che Acharius pubblicasse il suo primo libro. Forse ne conosceva le ricerche attraverso Swartz, un amico comune; oppure si tratta di un omaggio a un alto linneano, un gesto di amicizia abbastanza consueto tra gli allievi di Linneo. Non lo sapremo mai, perché Thunberg non ha motivato in alcun modo la dedica. Il genere, allora come oggi, è monospecifico: comprende sola Acharia tragodes, un'erbacea perenne a base suffruticosa del Sudafrica. Oggi piuttosto rara, cresce nelle boscaglie e nelle macchie dalle aree costiere del distretto di Uitenhage nella Provincia del Capo orientale fino a Durban, nel Natal. Non è una pianta che si faccia notare: alta fino a 40 cm, presenta foglie profondamente palmate e minuscoli fiori verdastri, unisessuali ma portati sulla stessa pianta. I fiori maschili, più piccoli, sono a forma di coppa con petali retroflessi; quelli femminili, di poco più grandi, sono pelosi all’esterno e più aperti. I frutti, elissoidali e pubescenti, misurano circa un centimetro. Se poi volessimo allargare lo sguardo, ci sono le Achariaceae: una famiglia oggi distribuita soprattutto nelle aree tropicali, che, dopo l’ampliamento seguito allo smembramento delle Flacourtiaceae, comprende 31 generi e circa 155 specie. E, in ogni lista alfabetica delle famiglie botaniche, si trova sempre all’inizio, preceduta solo dalle Acanthaceae. Niente male, per l’instancabile e metodico lichenologo Erik Acharius.
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CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
September 2026
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