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Chi è stata Mildred Mathias? La ragazza che voleva studiare matematica, ma diventò botanica perché la matematica, nell’America degli anni Venti, non era una faccenda da donne. La rigorosa tassonomista che rivoluzionò la classificazione della famiglia delle carote, introducendo più di cento specie. La docente universitaria e la botanica che reinventò un orto botanico. La divulgatrice e affabulatrice che in televisione spiegava cosa e come coltivare in giardino. L’ambientalista che si batteva per creare riserve naturali viste anche come risorse per la scienza e la ricerca. La settantenne e ottantenne che inventò il concetto di ecoturismo e guidò migliaia di appassionati alla scoperta dei tropici. È stata tutto questo, insieme, e senza contraddizioni. Una vita per la botanica, l'ambiente, la divulgazione In un’immensa città come Los Angeles, dove i giardini non mancano ma sono spesso privati, legati a fondazioni specifiche o a pagamento, esiste un solo orto botanico pubblico e gratuito. Non è grande, sette acri appena, ma è un mondo. È l’orto botanico dell’Università della California (UCLA), un mosaico di collezioni botaniche, aree sperimentali e sentieri ombrosi. E porta il nome della botanica che lo ha diretto per quasi vent’anni, lasciando un’impronta indelebile: Mildred E. Mathias. Molte delle collezioni che oggi rendono il Mildred E. Mathias Botanical Garden un piccolo universo — la boscaglia tropicale, le cicadacee, le palme, le piante native, mediterranee, dei deserti e delle Hawaii — sono state ampliate dopo la sua direzione. Ma la loro logica, la loro disposizione, la loro stessa presenza portano ancora la sua firma, quella di una scienziata che negli anni ’50 e ’60 ripensò questo giardino come un laboratorio vivente, aperto alla città e al mondo. Mildred Esther Mathias (1906–1995) nacque nel Missouri; il padre era insegnante, e la sua infanzia e adolescenza furono segnate da continui spostamenti. Era una studentessa brillante e, anche se amava da sempre la natura e il giardinaggio, quando si iscrisse alla Washington University di St. Louis la sua prima scelta fu la matematica. Dopo il primo anno, non poté tuttavia proseguire, perché i corsi superiori erano aperti solo agli uomini. Così si rivolse alla botanica, che ben presto la conquistò. A soli ventidue anni completò il dottorato con una monografia sulle specie di Cymopterus e affini, della famiglia delle Apiaceae: un lavoro rigoroso che segnò l’inizio del suo lungo rapporto con questa famiglia botanica complessa e allora poco studiata. Condusse le ricerche in parte all’Orto botanico del Missouri, in parte visitando le popolazioni di Umbelliferae e i luoghi dei tipi a bordo della sua Ford T, che all’occorrenza sapeva riparare da sé. Nel 1930 si sposò con il fisico Gerald L. Hassler e, per alcuni anni, mentre nascevano quattro figli, continuò le sue ricerche come ricercatrice indipendente. Nel 1939 iniziò a collaborare con Lincoln Constance dell’Università della California a Berkeley: insieme, dal 1940 al 1981, avrebbero pubblicato sessanta lavori sulle Umbelliferae del Nuovo Mondo, dando una nuova sistemazione alla famiglia, con oltre cento nuove specie e alcuni nuovi generi. Nel 1944 gli Hassler si trasferirono in California e, nell’autunno del 1947, Mathias fu assunta all’UCLA come botanica dell’erbario. Nel 1951 divenne lecturer, con il compito di insegnare tassonomia; si interessava però anche di orticoltura, battendosi per l’introduzione in coltivazione di piante tropicali e subtropicali insolite. Nel 1954 fu promossa assistant professor del Dipartimento di botanica e ne divenne vicepresidente. Nel 1956 fu nominata direttrice dell’orto botanico che oggi porta il suo nome, incarico che avrebbe mantenuto fino al 1974. All’epoca le collezioni, pensate soprattutto come strumento didattico, erano limitate. Mathias volle che il giardino fosse aperto al pubblico e diventasse un servizio per l’intera comunità. Grazie all’ottima posizione, esente da gelate, qui era possibile sperimentare l’introduzione di piante subtropicali e tropicali, a beneficio non solo degli studi botanici, ma anche dell’architettura del paesaggio, del giardinaggio e del vivaismo. Per questo privilegiava piante dalle fioriture vistose, come le Bignoniaceae. Gli spazi vennero ridisegnati, con un corso d’acqua e stagni di ricircolo, e un’ampia varietà di collezioni: una boscaglia subtropicale, conifere, palme, felci, Cycadaceae, piante mediterranee, desertiche e native. Con la costruzione del La Kretz Botany Building, un’area assolata venne riservata alla coltivazione di piante destinate agli studi citologici. Alberi tropicali vennero piantati anche attorno al campus universitario. Spesso il giardino ospitava mostre educative pluripremiate, a testimonianza della vocazione divulgativa e del ruolo crescente che Mathias stava assumendo nella vita culturale dell’università e della città. Mathias fu anche molto attiva nella difesa dell’ambiente. Nel 1957 partecipò alla battaglia per trasformare il Rancho Las Tunas di San Gabriel in un parco statale; fu tra i leader della sezione californiana del Nature Conservancy e, negli anni Sessanta, insieme ad altri docenti, si impegnò per creare un sistema di riserve naturali, affinché aree incontaminate fossero acquisite e gestite dall’università per l’insegnamento e la ricerca. Per questo impegno ricevette nel 1962 un premio dal California Conservation Council e, nel 1964, il Nature Conservancy National Award. Accanto all’insegnamento, alla direzione dell’orto botanico e all’impegno ambientale, non mancava la ricerca sul campo. Nel 1958 fece la sua prima spedizione all’estero, visitando la Baja California. Tra il 1959 e il 1964 affiancò Dermot Taylor, presidente del Dipartimento di farmacologia dell’UCLA, nell’esplorazione delle foreste tropicali alla ricerca di nuovi medicinali. Diversi viaggi la portarono nel Perù amazzonico, in Ecuador, in Tanganika e a Zanzibar, dove entrò in contatto con erboristi e uomini di medicina locali. I risultati delle sue ricerche attirarono l’attenzione anche della stampa: nel 1964 il Los Angeles Times la scelse tra le dodici “donne dell’anno”. Del resto era anche un volto noto al grande pubblico: partecipava spesso a meeting e conferenze, pubblicò articoli e libri divulgativi di giardinaggio e, dal 1962 al 1964, tenne una rubrica settimanale alla televisione californiana, The Wonderful World of Ornamentals. Con i viaggi ai tropici, il suo impegno ambientale divenne globale. La sua maggiore preoccupazione era la distruzione delle foreste tropicali, dove specie e specie di piante rischiavano di andare perdute per sempre prima ancora di essere conosciute. Sull’esempio californiano si batté per la creazione dell’Organization for Tropical Studies (OTS), con l’obiettivo di ottenere aree protette da destinare allo studio e alla ricerca. Dell’OTS divenne la voce più conosciuta, soprattutto nei primi anni, quando i fondi erano scarsi, e ne fu presidente dal 1969 al 1970. Tra i maggiori successi, l’incorporazione degli orti botanici della Costa Rica nel sistema dell’OTS e la creazione della stazione biologica di Las Cruces. Dalla seconda metà degli anni Sessanta i suoi impegni ufficiali e le consulenze per numerosi programmi orticoli si fecero frenetici; Mathias descrisse quegli anni come “una serie ininterrotta di riunioni”. Arrivarono però anche premi e riconoscimenti. Nel 1964 fu la prima donna a essere eletta presidente dell’American Society for Plant Taxonomists. Nel 1973 ricevette il Botanical Society of America Merit Award, una sorta di Oscar botanico alla carriera, e nel 1984 fu eletta presidente della Botanical Society of America. Il riconoscimento forse più gradito arrivò nel 1979, quando l’orto botanico che aveva diretto per quasi vent’anni prese ufficialmente il suo nome. Nel 1974, la carriera ufficiale finì con il pensionamento. Ma, come lei stessa disse, non si vedeva nei panni della nonna che se ne sta a casa a preparare torte. Tra il 1977 e il 1981 fu la prima direttrice esecutiva dell’American Botanical Gardens and Arboreta, che sotto la sua guida creò un programma di certificazione orticola capace di fare da ponte tra le università e la formazione pratica. Ma soprattutto, a partire dal 1974, quando l’UCLA Extension le propose di guidare un viaggio naturalistico in Costa Rica, accettò e inventò dal nulla un nuovo concetto — quello di ecoturismo — e una nuova carriera per sé. All’epoca i viaggi turistici in Costa Rica si limitavano a San José e, al massimo, a una puntata a uno dei vulcani; Mildred Mathias, invece, guidò il suo gruppo in una vera e propria spedizione sul campo. Fu il primo dei cinquantatré gruppi — migliaia di appassionati provenienti da tutto il mondo — che avrebbe accompagnato nell’Amazzonia peruviana, in Costa Rica, dove una tappa fissa era la stazione biologica La Selva con le conferenze dei biologi locali, e complessivamente in una trentina di paesi. L’ultimo viaggio, nel 1994, all’età di ottantotto anni, la portò in Cile. Stava già programmando il viaggio del 1995 in Costa Rica e Amazzonia quando, lavorando in giardino, fu colpita dall’ictus che l’avrebbe portata alla morte nel febbraio di quell’anno. Se desiderate saperne di più su questa donna straordinaria, nel sito del Mildred E. Mathias Botanical Garden sono disponibili molti materiali, incluse fotografie scattate da lei all’orto botanico e un filmato‑intervista in cui si racconta. Un'insolita Apiacea messicana Figura eminente della botanica statunitense del Novecento, Mildred E. Mathias ha lasciato un'impronta relativamente discreta nella terminologia botanica. Pur avendo svolto un’intensa attività di ricerca sul campo, il suo contributo più originale non fu la scoperta di nuove specie, bensì il rigore con cui affrontò la tassonomia di una famiglia complessa come le Apiaceae, spesso rideterminando piante già note. Non sorprende che l'eponimia legata al suo nome sia limitata a poche specie: Eryngium mathiasiae, un'Apiacea californiana; la messicana e centroamericana Heliconia mathiasiae; la sudamericana Bronwenia mathiasiae; l'orchidea peruviana × Lycida mathiasiae. Nel 1954, quando la sua straordinaria carriera era ancora agli inizio, Lincoln Constance e C. Leo Hitchcock le dedicarono Mathiasella, scrivendo: "La scoperta di una pianta messicana sorprendentemente unica, non ascrivibile - ne siamo convinti - a un genere precedentemente descritto delle Umbelliferae è un evento importante. Nel collocare questa notevole scoperta in una pubblicazione ufficiale, ci pare appropriato dedicare il genere a un'eccezionale studiosa di questa difficile ma affascinante famiglia". L'unica specie, Mathiasella bupleuroides, fu raccolta nel 1949 da L. R. Stanford sulla Peña Nevada nello stato messicano di Taumalipas. E' una grande erbacea ramificata, con foglie lobate verde-bluastro e ampie ombrelle primaverili di piccoli fiori avvolti da brattee simili a foglie che da verdi virano al rosa e persistono fino all'autunno. Specie dioica, presenta fiori maschili con piccoli petali e fiori femminili privi di corolla, entrambi però circondati da un vistoso collare di brattee. Rustica, resistente alla siccità, capace di prosperare al sole come in mezz’ombra, perfetta anche per i fiori recisi, M. bupleuroides è entrata nei giardini statunitensi e inglesi soprattutto nella cultivar ‘Green Dream’. È una presenza insolita, elegante e un po’ fuori dagli schemi: proprio come le specie che Mildred E. Mathias amava introdurre nei giardini californiani, ampliando con curiosità e gusto sicuro la gamma del coltivabile.
2 Comments
21/3/2026 06:45:15 pm
Seguo con interesse questa preziosa ed esauriente fonte di informazioni botaniche ed in particolare ho attinto utili notizie sulla figura di Mildred Esther Mathias che ho divulgato durante l'incontro nell'ambito dell'evento " Fiori al ritmo delle stagioni" dello scorso 8 marzo, citando come una delle figure femminili che più hanno contribuito alla scoperta e classificazione di nuove specie botaniche.
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cimbalaria
21/3/2026 08:34:43 pm
Grazie di cuore per questo commento così attento e generoso. Sapere che il blog è stato utile per raccontare la figura di Mildred Esther Mathias durante Fiori al ritmo delle stagioni mi dà una gioia particolare: è proprio in momenti come questo che il lavoro di ricerca trova il suo senso più pieno, quando le storie botaniche tornano a circolare, a ispirare, a creare connessioni.
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CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
April 2026
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