|
Quasi negli stessi anni – e per un lungo tratto contemporaneamente – furono attivi negli Stati Uniti ottocenteschi due medici appassionati di botanica: Jacob Bigelow e John Milton Bigelow. Stessi anni, stessa professione, stessa passione, stesso cognome. Che talvolta siano stati confusi non stupisce. Eppure diversissimi furono il loro campo d’azione e il modo in cui la botanica li ha ricordati: con il genere Bigelowia il primo, con una costellazione di specie del Sud‑Ovest il secondo. Gemelli diversi: Jacob Bigelow l'accademico Nel corso dell’Ottocento, negli Stati Uniti operarono due medici omonimi, entrambi attivi anche in botanica: Jacob Bigelow (1787–1879) e John Milton Bigelow (1804–1878). Il primo, più anziano, era una figura di spicco della Boston accademica, professore universitario e autore di un’opera che divenne un classico. Il secondo viveva in provincia, nell’Ohio; si interessò alla flora locale e, quando era ormai maturo, partecipò a due grandi spedizioni di esplorazione del Nord America: quella del confine con il Messico e la spedizione Whipple. Stesso cognome, percorsi diversi, due modi diversi di essere botanici in un paese che stava cercando una propria autonomia scientifica dall’Europa. Iniziamo, dunque, in ordine di apparizione, da Jacob Bigelow. Nato nel Massachusetts, nell’area di Boston, dove poi avrebbe trascorso tutta la vita, nel 1810 si laureò in medicina presso l’Università della Pennsylvania, seguendo le lezioni di botanica di Benjamin Smith Barton. Tornato a Boston, aprì uno studio medico che, per sessant’anni, ne avrebbe fatto uno dei più stimati professionisti della città. Teneva anche conferenze di botanica e studiava sistematicamente la flora locale; le sue raccolte confluirono nel 1814 nella prima edizione di Florula bostoniensis. Allargò poi le sue indagini al New Hampshire e al Vermont, pubblicando nel 1824 una seconda edizione che rimase per un quarto di secolo il testo di riferimento per la flora del New England. Segue ancora la classificazione linneana, forse l'ultimo testo a farlo, e per questo motivo è ricercata dai bibliofili come curiosità. Intanto era decollata anche la sua carriera accademica. Nel 1815 fu nominato professore di materia medica alla Harvard Medical School (cattedra che avrebbe mantenuto per quarant’anni), cui dal 1816 al 1827 si aggiunse l’insegnamento di scienze applicate all’Harvard College. Uomo di molteplici interessi, oltre che di medicina e botanica si occupò anche di tecnologia e meccanica, alle quali dedicò un trattato. La sua opera principale tuttavia congiunge medicina e botanica: American Medical Botany, in tre volumi pubblicati tra il 1817 e il 1820 e illustrati da lui stesso, utilizzando una tecnica di acquaforte migliorata di sua invenzione. Nel 1820 fu inoltre coinvolto nella revisione della farmacopea statunitense. Per Jacob Bigelow, al di là dell’interesse per la flora locale, la botanica rimaneva sostanzialmente un’ancella della medicina e rientrava nella sua preoccupazione principale: la salute pubblica e l’igiene. Come medico denunciò trattamenti e farmaci poco efficaci, quando non controproducenti, e si batté contro le poco igieniche sepolture nelle chiese, facendosi promotore del Mount Auburn Cemetery, concepito come un giardino, un cimitero rurale. Né gli mancarono i riconoscimenti: nel 1818 fu ammesso all’American Philosophical Society e per 67 anni fu membro della American Academy of Arts and Sciences, di cui fu presidente dal 1847 al 1863. Gemelli diversi: John Milton Bigelow, botanico della frontiera Lasciando per ora le dediche botaniche, sulle quali tornerò più avanti, passiamo a John Milton Bigelow. Il più giovane dei due Bigelow nacque nel Vermont, ma la sua infanzia si svolse interamente in Ohio, dove la famiglia si trasferì poco dopo la sua nascita e dove egli avrebbe trascorso quasi tutta la vita. Nel 1832 si laureò in medicina al Medical College di Cincinnati; subito dopo si sposò e si stabilì a Lancaster, dove avrebbe esercitato per trent’anni come medico molto stimato. Proprio negli anni universitari si era avvicinato alla botanica, forse grazie alle lezioni di John Riddell; ma l’incontro decisivo avvenne più tardi, quando conobbe William Starling Sullivant, il medico e botanico di Columbus che lo coinvolse nelle sue ricerche sulla flora locale e lo mise in contatto con Torrey. Nel 1840 Sullivant pubblicò una florula dell’area di Columbus; l’anno successivo Bigelow lo seguì con Florula lancastriensis, il cui titolo riecheggia Florula bostoniensis dell’altro Bigelow, opera che con ogni probabilità conosceva, essendo presente nella biblioteca di Sullivant. In quegli anni il suo modo di intendere la botanica non era molto diverso da quello dell'omonimo: in un territorio ancora di frontiera, la conoscenza delle proprietà medicinali delle piante locali era centrale, e John Milton Bigelow ne era un convinto sostenitore. Nel 1841, intervenendo alla Convenzione dei medici dell’Ohio, definì la botanica “la più importante scienza collaterale della medicina”, lamentando la disattenzione di molti colleghi; nel 1849 pubblicò una lista delle piante officinali dell’Ohio. Nel 1850, a quarantacinque anni, con una famiglia numerosa – otto figli, l’ultima una bambina di meno di due anni – accettò un incarico che avrebbe cambiato la sua vita: medico, chirurgo e botanico nella Spedizione di rilevamento del confine tra Stati Uniti e Messico. La scelta, probabilmente sostenuta da Sullivant e Torrey, fu dettata in primo luogo dalla sua lunga esperienza clinica: ogni distaccamento della spedizione contava centinaia di persone da assistere in condizioni difficili, spesso in aree desertiche e lontane da qualsiasi insediamento. Ma si rivelò felice anche dal punto di vista botanico. La relazione dei risultati, redatta da Torrey, documenta circa 140 specie raccolte da Bigelow, cui si aggiungono una quarantina di Cactaceae trattate da Engelmann in Cactaceae of the Boundary. Bigelow operò nel settore centro-orientale della spedizione: le raccolte si concentrano soprattutto nel Texas centrale e occidentale, tra El Paso, il bacino del Rio Grande e Eagle Pass, per poi spostarsi nel New Mexico, attorno a Santa Rita del Cobre, sede del quartier generale dal 1852. Ma il suo raggio d’azione fu più ampio, includendo non solo le pianure e la linea di frontiera, ma anche le montagne del Texas occidentale e del New Mexico. Tra le scoperte più notevoli figurano Parthenium argentatum, il guayale – una composita da cui si ricava una gomma naturale – raccolto nel settembre 1852 presso l’Escondido Creek, e Quercus sinuata var. breviloba, la “quercia di Bigelow”, raccolta nel 1851 in una gola montana presso Howard Springs. Nel 1853, concluso l’incarico con la Spedizione del confine, John Milton Bigelow non tornò alla vita di medico di provincia. Al contrario, aderì immediatamente a una nuova impresa: la spedizione di rilevamento ferroviario del 35° parallelo, guidata dal luogotenente Amiel Weeks Whipple, sotto il quale Bigelow aveva già servito in alcune sezioni della precedente missione. Delle vicende generali della spedizione ho già scritto in questo post; qui mi concentro sul contributo botanico di Bigelow, documentato da numerose testimonianze dirette che lo descrivono come medico abile e sempre disponibile, naturalista curioso e appassionato, capace di affrontare con entusiasmo anche le fasi più dure del viaggio. Uno dei compagni di spedizione, il pittore Baldwin Möllhausen, ne ha lasciato un vivido ritratto: “Anche se era il più vecchio della compagnia, era il favorito di tutti, un modello di dolcezza e pazienza, non solo un botanico zelante, ma anche uno sportivo entusiasta. Con i suoi pazienti era gentile e premuroso, e il suo mulo, Billy, era come un bambino viziato.” A differenza della Spedizione del confine, Bigelow non era più un semplice raccoglitore: era il responsabile delle ricerche botaniche. La parte botanica della relazione finale della spedizione, pubblicata nel 1856, documenta ampiamente il suo lavoro. Egli redasse la descrizione generale della flora delle regioni attraversate, con osservazioni su suolo, formazioni vegetali, specie caratteristiche e potenzialità economiche; un capitolo sugli alberi forestali, sia osservati lungo il percorso sia studiati in California; un contributo sulle Cactaceae, scritto insieme a George Engelmann, che proprio in quegli anni stava definendo la tassonomia della famiglia. La trattazione sistematica delle piante raccolte fu affidata a John Torrey, con l’eccezione di Composite e Scrophulariaceae, curate da Asa Gray; il capitolo finale, dedicato a muschi ed epatiche, fu redatto da William S. Sullivant, allora in ascesa come padre della briologia statunitense. Le aree più interessanti si rivelarono, da una parte, il territorio indiano, dove Bigelow raccolse diverse specie delle grandi pianure; il Llano Estacado, con la sua abbondanza di Cactaceae tra cui la formidabile Opuntia arborescens; e, ancora per le Cactaceaee, le valli del Tucumcari, del Pecos, del Rio Grande; nell'ultima parte della spedizione, il Bill William's Fork, ricco di una flora peculiare ma visitato nella stagione meno favorevole. Gli ultimi mesi, trascorsi nel cuore dell’inverno tra passi e canyon labirintici, furono i più difficili e i meno generosi di novità botaniche. Forse anche per questo, quando alla fine di marzo la spedizione raggiunse Los Angeles, Bigelow decise di trattenersi in California. Stava iniziando la primavera, la stagione delle fioriture: un’occasione imperdibile. Tra aprile e inizio giugno egli esplorò intensamente la flora californiana, dalla Valle Centrale alla Sierra Nevada, concentrandosi soprattutto sulle valli del San Sacramento, del San Joaquin e dei loro tributari. Una parte significativa delle nuove specie scoperte durante la spedizione – circa una sessantina – proviene proprio da questa fase californiana. Lo troviamo poi a Washington per occuparsi della redazione della sua sezione della relazione finale. Nel 1856 tornò a Lancaster e riprese l'attività medica, ma per breve tempo. Tra il 1860 e il 1867 partecipò alla ricognizione idrografica dei Grandi laghi, come membro della divisione meteorologica, quindi si trasferì a Detroit, come chirurgo del Marine Hospital. A questi anni risalgono alcuni articoli di botanica medica pubblicati sulla Detroit Review of Medicine and Pharmacy. Dopo il pensionamento, nel 1873, si ritirò in una fattoria nei dintorni di Detroit, dove morì nel 1878. Dediche ed equivoci Era inevitabile che la presenza – e per molti anni la contemporanea attività – di due medici‑botanici di cognome Bigelow generasse qualche confusione. Anche studiosi autorevoli vi sono inciampati. La pur informata Lotte Burchard, nella voce dedicata a Engelmann, indica come coautore di alcuni dei suoi scritti sulle Cactaceae Jacob Bigelow, mentre come abbiamo visto egli collaborò unicamente con John Milton Bigelow per la trattazione delle Cactaceae della spedizione Whipple. In direzione opposta, con un errore speculare, la versione italiana di Wikipedia, alla voce Bigelowia, afferma che il genere sarebbe stato dedicato al “dottore John M. Bigelow, farmacista e botanico”. È dunque opportuno fare un po’ di chiarezza. I due Bigelow erano separati da diciassette anni di età, quasi una generazione. Jacob (1787–1879) ebbe una vita lunghissima e morì solo pochi mesi dopo John Milton (1817–1878), ma quando il maggiore pubblicò la prima edizione della Florula bostoniensis (1814) e iniziò la carriera universitaria, il più giovane era ancora un bambino. Le loro traiettorie scientifiche non si sovrapposero mai: Jacob fu figura di spicco della botanica e della medicina bostoniana, professore ad Harvard, autore di opere di grande risonanza; John Milton fu medico di frontiera, esploratore e raccoglitore instancabile nelle grandi spedizioni dell’Ottocento americano. Sono dunque quasi gli esponenti di due fasi - vicine nel tempo, ma profondamente differenti - della botanica americana. Le dediche botaniche più antiche riguardano ovviamente Jacob. Già nel 1817, proprio in qualità di autore della Florula bostoniensis, Rafinesque gli dedicò un primo Bigelowia (oggi sinonimo di Stellaria). Seguirono altre dediche – da parte di James Edward Smith, Sprengel, de Candolle – nessuna delle quali è oggi accettata, ma tutte testimoniano la risonanza europea della sua attività. La dedica definitiva arrivò nel 1836, ancora una volta per mano di de Candolle, con parole che non lasciano dubbi sull’identità del dedicatario: “L’ho dedicato al celebre Jacob Bigelow, che aggiunse alla flora americana l’aurea corona della sua flora di Boston e medica.” L’immagine dell’“aurea corona” è quasi certamente suggerita dai fiori dorati di queste Asteraceae. Oggi il genere Bigelowia DC. comprende tre specie di suffrutici endemici degli Stati Uniti sud‑orientali, dal Texas alla Florida, caratterizzati da capolini gialli molto piccoli ma estremamente numerosi. Sono piante cespitose, talvolta provviste di caudice, capaci di formare colonie più o meno dense. Crescono in ambienti diversi, con una preferenza marcata per i suoli sabbiosi, spesso poveri e ben drenati. Altre informazioni nella scheda, Come abbiamo visto, il genere fu creato nel 1836, preceduto da altri generi omonimi non validi. Quando John Milton Bigelow iniziò la sua attività di botanico – con la Florula lancastriensis del 1841 – la casella era dunque già occupata. Era abitudine di Torrey e Gray dedicare generi ai botanici e ai raccoglitori che più stimavano, e il secondo Bigelow rientrava certamente tra questi. Ma la dedica di un genere – a meno di ricorrere a qualche escamotage a cui evidentemente non pensarono – era ormai esclusa. Arrivarono però, sia da parte loro sia da altri botanici americani come Sereno Watson, numerosissime dediche di taxa con l’eponimo bigelovii (o, meno frequentemente, bigelowii), che testimoniano meglio di un genere, e con maggiore aderenza alla sua figura, l’ampiezza e la qualità delle raccolte di Bigelow, botanico della frontiera. Secondo POWO, sono circa 140 denominazioni, una quarantina delle quali accettate. Si tratta spesso di piante emblematiche delle zone e degli habitat da lui esplorati: tra le altre, Bidens bigelovii, un’annuale che cresce lungo i corsi d’acqua di mezza montagna, raccolta lungo il Rio Limpia nel Texas centrale; la rara Abronia bigelovii, un endemismo del New Mexico; quindi, a rappresentare le specie delle grandi pianure e del Sud‑Ovest, Artemisia bigelovii, di casa negli habitat aridi; per le Cactaceae, l’iconica Cylindropuntia bigelovii, tipica delle aree desertiche del Colorado e della California; e ancora le rare specie montane dell’Arizona e del New Mexico, come Allium bigelovii e Clematis bigelovii; o le numerose specie californiane, dallo spettacolare Helenium bigelovii al raro Scoliopus bigelovii. Così, se Jacob Bigelow ha ottenuto la gloria di un genere valido, John Milton Bigelow ha lasciato un’eredità più vasta e concreta, disseminata nelle numerose specie che portano il suo nome e che raccontano, a chiunque ami le piante, la sua presenza nella flora dell’Ovest americano.
2 Comments
David Hollombe
14/4/2026 06:07:45 pm
The naming of Salicornia bigelovii is very confusing. Although the name was published in the 'Botany' of the 'Boundary Survey', it was a new name for Jacob Bigelow's illegitimate Salicornia mucronata, which was described from specimens collected in Massachusetts. Torrey appears to separate Jacob Bigelow's plant from the plants collected by Schott at Brazos Santiago, Texas, which he mistook for the legitimate Salicornia mucronata Lag.
Reply
Silvia Fogliato
15/4/2026 02:45:04 pm
Thank you for this precise nomenclatural clarification. I’ve adjusted the text and removed the example to avoid further confusion.
Reply
Leave a Reply. |
Se cerchi una persona o una pianta, digita il nome nella casella di ricerca. E se ancora non ci sono, richiedili in Contatti.
CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
May 2026
Categorie
All
|



RSS Feed