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Christiaan Hendrik Persoon è una figura singolare nella storia della botanica e della micologia. Nato al Capo di Buona Speranza, formatosi in Germania e vissuto per oltre trent’anni in una stanza modesta del quartiere più povero di Parigi, lavorò quasi sempre ai margini delle istituzioni scientifiche. Eppure il suo contributo in entrambi i campi fu decisivo. È considerato il vero fondatore della sistematica micologica: fu il primo a dare ordine a un ambito ancora frammentario, definendo criteri, strumenti e terminologia, e scrivendo opere di riferimento che avrebbero orientato generazioni di studiosi. Anche in botanica si distinse come valido sistematico della scuola linneana: pur non avendo il peso innovativo dei suoi lavori micologici, la terza edizione di Systema plantarum e la Synopsis plantarum ebbero un ruolo significativo nella transizione dal sistema linneano ai sistemi naturali. Riconosciuto dall’ambiente scientifico nonostante il suo volontario isolamento, già in gioventù meritò la dedica del genere Persoonia, una Proteacea australiana. Dal Sudafrica a Gottinga, alla scoperta di una vocazione Tra gli ultimi decenni del Settecento e i primi dell’Ottocento, la botanica di ispirazione linneana — più che una scuola, un metodo che aveva trasformato il modo di guardare la natura — avanzò lungo due direzioni complementari. Da una parte, c’era il compito di completare e aggiornare il catalogo del mondo vivente, mantenendo la fedeltà al sistema del maestro. Dall’altra, la sfida più ardua: portare ordine nei territori che Linneo aveva solo sfiorato, quei regni minori, oscuri, caotici, dove la tassonomia sembrava ancora impossibile. A unire queste due strade in un’unica vita fu Christiaan Hendrik Persoon (1761-1836): celebre come uno dei fondatori della micologia moderna, ma anche instancabile revisore e continuatore del sistema linneano. Un uomo che non scelse tra fedeltà e innovazione, perché per lui erano la stessa cosa: continuare Linneo significava spingersi dove Linneo non era arrivato. Uomo schivo e riservato, Persoon non ha quasi lasciato tracce della propria vita personale. Di lui è stato scritto che la sua biografia coincide con le opere — e in effetti, al di fuori di quelle opere immense, resta poco. Ci è giunta una narrazione frammentaria, sulla quale, fin da subito, sono fiorite invenzioni e leggende. A cominciare dalla sua stessa nascita, collocata talvolta addirittura al 1755. Come chiarisce Valerio Bertolini in un recente studio, egli nacque invece tra la fine del 1761 e l’inizio del 1762. Certo è il luogo: Città del Capo. La sua vita comincia già con un’assenza e con un’identità complessa. La madre, di lingua olandese e discendente da una famiglia stabilita da tempo nella colonia, morì quando lui aveva pochi mesi. Il padre, suddito olandese ma di lingua tedesca, originario dell’isola di Usedom, era arrivato al Capo come sarto della VOC e aveva poi costruito una discreta fortuna come commerciante di merci di ogni genere, compresi gli schiavi. Le fonti — o forse le ricostruzioni successive, perché nel suo caso è difficile distinguerle — parlano di un ragazzo chiuso, poco socievole. Intorno ai quattordici anni, nel 1775, fu mandato a studiare in Europa. Dopo un breve passaggio ad Amsterdam, approdò al Gymnasium luterano di Lingen. Poco dopo gli giunse la notizia della morte del padre, che desiderava per lui una carriera teologica e aveva destinato un lascito per sostenerne gli studi. Come orfano, l’amministrazione dell’eredità — da dividere con due sorelle maggiori — passò alla Camera degli orfani del Capo, che nominò un tutore. Ma durante il lungo percorso di studi europeo, quel patrimonio, mal gestito e forse anche intaccato da ruberie, si rivelò spesso insufficiente a coprire le spese. Alla fine, si dissolse del tutto. Alle difficoltà economiche si aggiunsero le incertezze di un ragazzo — poi di un giovane uomo — solo, senza famiglia e senza nessuno che lo guidasse nelle scelte. Nel 1783, a ventidue anni, iniziò il corso di teologia all’Università di Halle, ma, incerto sul proprio futuro, tornò presto a Lingen. Tre anni dopo lo troviamo a Leida, dove intraprese lo studio della medicina e delle scienze naturali; studi che proseguì poi a Gottinga, dove si trasferì nel 1787. All’epoca, Gottinga era uno dei maggiori centri scientifici tedeschi: un’università prestigiosa, un orto botanico ricchissimo, numerose società erudite. E benché Albrecht von Haller vi fosse ancora venerato come genius loci, la città era ormai diventata uno dei cuori della botanica linneana in terra tedesca, grazie a Johan Andreas Murray, che dal 1769 vi insegnava botanica e dirigeva l’orto botanico. Persoon visse a Gottinga per circa quindici anni: probabilmente il periodo più fecondo della sua vita, ma anche il più oscuro. Sappiamo che seguì i corsi di botanica e di scienze naturali, e forse anche quelli di medicina, ma non si laureò mai (nel 1799 la Leopoldina gli conferì una laurea honoris causa in filosofia). Sappiamo che strinse amicizie — o forse sarebbe più corretto dire contatti — destinati in alcuni casi a durare tutta la vita: tra gli altri, Alexander von Humboldt, che studiò a Gottinga nel 1789. Presto si fece un nome come studioso indipendente, ma non sappiamo come si mantenesse. Sappiamo che viaggiò in Germania, in Olanda, in Francia, in Svizzera, ma non possediamo gli itinerari; solo gli esemplari del suo erbario botanico e micologico testimoniano quei percorsi. Una sola certezza emerge da questi anni: a Gottinga Persoon trovò un metodo e una vocazione. Il metodo era quello linneano, appreso nella sua forma più rigorosa; la vocazione era quella di portare ordine nel caos, di conoscere e trasformare in sistema ciò che appariva informe: la botanica in generale, i funghi in particolare. Alcuni incontri furono decisivi in questo processo. In primo luogo Johann Andreas Murray, che gli trasmise il metodo linneano e la disciplina tassonomica. Poi Paul Usteri e Johann Jacob Römer, che lo misero in contatto con gli ambienti scientifici e pubblicarono i suoi primi lavori sulle loro riviste. Infine — e sopra tutti — Georg Franz Hoffmann, autore di alcuni dei primi studi autorevoli sulle crittogame, professore di botanica e direttore dell’orto botanico di Gottinga dopo la morte di Murray: fu lui a orientarlo, o forse a incoraggiarlo, verso il vasto e ancora sconosciuto mondo dei funghi. I primi lavori pubblicati di Persoon comparvero su riviste come Neues Magazin für die Botanik e Annalen der Botanik; il primo in assoluto è probabilmente la descrizione di dieci specie di funghi da lui rinvenute nell'area di Gottinga, pubblicata nel terzo fascicolo di Abbildungen der Schwämme di Hoffmann. Ai funghi sono poi dedicati numerosi articoli usciti tra il 1793 e il 1795, fino a giungere già nel 1796 alla prima delle opere maggiori, con la prima parte di Observationes mycologicae. Persoon vi delinea già un metodo, getta le basi di un nuovo sistema di classificazione e crea un intero nuovo vocabolario descrittivo, in gran parte in uso ancora oggi. Ma la botanica non è dimenticata: nel 1797, rispondendo alla richiesta di un libraio, dà alle stampe la terza edizione di Systema vegetabilium, nel cui titolo si definisce procurator, ovvero continuatore dell'eredità tanto di Linneo quanto di Murray: Caroli a Linné ... Systema vegetabilium secundum classes ordines genera species cum characteribus et differentiis. Editio decima quinta quae ipsa est recognitionis a b. Io. Andrea Murray institutae tertia procurata a C. H. Persoon. Non si tratta di una semplice ristampa dell'edizione diMurray: Persoon aggiorna differenze specifiche — le brevi formule che distinguono una specie dall’altra — ormai insufficienti, integra osservazioni recenti, corregge i caratteri generici alla luce delle nuove conoscenze e distingue rigorosamente le proprie aggiunte, indicandole tra parentesi. Nel trattare l’ultima classe accenna, con la sua consueta discrezione, alla necessità di una revisione più ampia delle crittogame, anticipando così gli sviluppi del proprio lavoro micologico. Sviluppi che negli anni successivi daranno luogo a una messe di contributi di grande interesse, poi confluiti nelle tre parti delle Observationes mycologicae (1795–1799) e nell’ultimo grande lavoro della stagione di Gottinga, Synopsis methodica fungorum (1801). Anche se la proposta di assumerla come punto di partenza delle denominazioni micologiche — analogamente a Species plantarum per le piante — fu respinta dal Congresso di Sydney del 1981, la Synopsis resta l’opera fondativa della sistematica dei funghi: un sistema di nuova concezione, con la trattazione di 71 generi, molti dei quali nuovi, e 1526 specie distribuite secondo criteri originali. Per quanto riguarda il lavoro editoriale — che non mancò, e che forse gli procurò almeno un piccolo cespite di entrate — non va dimenticata la cura dei tre volumi delle Dissertationes academicae di Thunberg, pubblicati a Gottinga tra il 1799 e il 1801, ulteriore testimonianza del suo legame con la scuola linneana. Parigi: il solitario del faubourg souffrant Nel 1802, con una decisione che ha stupito più di un biografo, Persoon lasciò Gottinga per stabilirsi a Parigi. In Germania era noto, rispettato, membro di prestigiose società scientifiche; a Parigi non aveva nessuno, e doveva ancora una volta cambiare ambiente e lingua. Eppure non fu una scelta impulsiva, ma preparata e meditata. Poté pesare anche la situazione politica: negli anni delle guerre napoleoniche la Germania era un campo di battaglia, mentre Parigi era la capitale scientifica d’Europa. Ma la Parigi in cui approdò Persoon — pur accolto con tutti gli onori e riconosciuto per il suo lavoro — non era quella dei salotti, dove brillava l’ex condiscepolo Humboldt, né quella dei collezionisti come il barone Delessert, né quella delle istituzioni di Jussieu, Lamarck e de Candolle. Fu la Parigi del lavoro metodico e solitario, condotto quasi da asceta della botanica e della micologia in una stanza al sesto piano del quartiere più povero della città, il faubourg souffrant: mal illuminata, poco aerata, difficile da riscaldare, arredata con l’indispensabile — un letto, un tavolo, una sedia, un fornello. C’era però ciò che contava davvero: il suo erbario, i libri, una lente mediocre e pacchi di esemplari che gli arrivavano da tutta Europa e talvolta dall’America. La corrispondenza, e soprattutto gli indirizzi con titoli altisonanti in latino (illustrissimus, clarissimus, Princeps mycologorum), stupivano il portinaio e i vicini, che forse si chiedevano se quell’uomo modesto, sempre chiuso nella sua stanza a lavorare, non fosse un principe in incognito. E in un certo senso lo era davvero: non di un regno degli uomini, ma di quello, immensamente più vasto e ancora in gran parte da esplorare, dei funghi — un continente biologico misterioso e interconnesso, che oggi sappiamo contare centinaia di migliaia di specie descritte e forse milioni ancora ignote. La vita materiale era ridotta all’indispensabile, immensa l’opera scientifica. Persoon divenne, in un certo senso, il centro motore di un intero settore della scienza nel suo nascere: studiava, scriveva, corrispondeva con centinaia di colleghi; era il maestro riconosciuto e il mentore degli studiosi delle generazioni successive, come Magnus Fries. Nel 1803, quasi in coincidenza con il suo arrivo a Parigi, incominciò a pubblicare tra Parigi e Strasburgo le Icones pictae specierum rariorum fungorum: forse una delle ragioni che l’avevano attirato nella capitale era che solo qui — e forse a Londra — era possibile realizzare un’opera con una qualità grafica e tipografica impossibile a Gottinga. E poi a Parigi c'era il Jardin des Plantes, con il suo immenso deposito di fogli d'erbario. Nei primi anni parigini, parallelamente agli studi micologici, Persoon affrontò di petto il problema che aveva incontrato curando la terza edizione di Systema vegetabilium: il numero crescente di specie conosciute e gli avanzamenti della botanica richiedevano un aggiornamento molto più profondo e sistematico. La risposta fu Synopsis Plantarum, seu Enchiridium botanicum, complectens enumerationem systematicam specierum hucusque cognitarum, in due volumi, usciti rispettivamente nel 1805 e nel 1807: 20.000 specie distribuite distribuite in 2300 generi e classificate secondo il sistema linneano, di fatto tutte le fanerogame conosciute all'epoca. E che Persoon non sia stato solo il principe dei micologhi, ma anche un botanico di primo piano, ce lo dicono le oltre 2600 occorrenza della sigla d'autore Pers. in IPNI, con decine di nuovi generi e centinaia di specie. Ovviamente i funghi rimasero il centro del suo lavoro anche negli anni parigini. Continuavano a uscire i fascicoli delle Icones (l’ultimo, il quarto, nel 1808). Scriveva recensioni di opere micologiche per il Journal de Botanique diretto da Desvaux e non trascurava la divulgazione, come mostra il Traité sur les champignons comestibles (1818). La sua competenza nella preparazione degli erbari era riconosciuta ovunque: nel 1825 pubblicò il lungo articolo Sur la manière de recueillir et de préparer les champignons pour les herbiers, che divenne un riferimento tecnico. Tra il 1817 e il 1822, a testimonianza dell’attenzione internazionale, a San Pietroburgo uscì in sei volumi Species plantarum, una versione lievemente corretta di Synopsis plantarum. L’opera più importante degli ultimi anni resta però Mycologia europaea, concepita come descrizione completa dei funghi del continente. Persoon ne pubblicò tre volumi tra il 1822 e il 1829. Poi il lavoro si interruppe, soprattutto perché non poté più servirsi del suo erbario. Con l’età che avanzava e i problemi di salute che cominciavano a farsi sentire, continuare a vivere e lavorare in povertà estrema nel faubourg souffrant divenne sempre più difficile. All’inizio degli anni Venti un gruppo di amici e corrispondenti tentò di sostenerlo con una sottoscrizione, ma egli rifiutò sdegnato. Nel 1825, su invito del medico Joseph Kerckhoffs, il governo olandese decise infine di concedergli una pensione di 800 fiorini l’anno; in cambio, Persoon dovette cedere l’erbario — oltre 14.000 esemplari — e gran parte della biblioteca. Alla prima rata, l’ambasciatore olandese a Parigi fece porre i sigilli all’erbario, che Persoon non poté più consultare, anche se esso partì per Leida, destinato all’erbario nazionale, solo nel 1828. Negli ultimi anni poté vivere più dignitosamente nel quartiere di Val-de-Grâce. Ottenne alcuni riconoscimenti, come l’ammissione alla Société linnéenne de Paris, di cui fu anche vicepresidente per un periodo. Partecipò a grandi opere collettive: la relazione sul viaggio delle corvette Uranie e Physicienne, per la quale curò la parte micologica (1826), e la Flore générale de France (1828). Tuttavia, la stagione creativa si era chiusa con la perdita dell’erbario. Morì a Parigi nel novembre 1836, all’età di 74 anni, e fu sepolto al cimitero di Père Lachaise. Sulla tomba volle una semplice lapide con la scritta: «Chretien Henry Persoon, Botaniste, Né au Cap de Bonne Espérance, décédé le 15 Novembre 1836». Peersonia, una Proteacea diversa dalle altre Nel campo micologico, l’eredità scientifica di Persoon è immensa. Fu il primo a portare ordine nella tassonomia di quel vasto e oscuro gruppo di organismi, lasciando un’impronta imprescindibile per tutti coloro che se ne occuparono contemporaneamente e dopo di lui. Anche la sua opera botanica, come abbiamo visto, è significativa. La terza edizione di Systema plantarum per qualche anno sostituì come opera di riferimento la seconda edizione di Murray e fornì la base per l’edizione francese Système sexuel des végétaux (1798). La monumentale Synopsis plantarum offrì un quadro completo e rigoroso delle conoscenze botaniche del tempo. Anche se entrambe furono presto superate dall’opera di altri botanici, segnarono comunque due tappe importanti della transizione dal sistema linneano ai diversi sistemi naturali. A Persoon, oltre a Persoonia — una delle maggiori riviste internazionali di micologia — sono stati dedicati due generi di funghi, Persooniana e Persooniella, e alcune specie botaniche, come Landolphia persooniana e Myosotis persoonii. Il genere Persoonia fu invece istituito tre volte: da Smith nel 1798, da Willdenow nel 1799 e da Michaux nel 1803. Per la legge della priorità è valido il primo. La dedica di Smith, come si vede, precede le grandi opere di Persoon, ma testimonia che la sua fama aveva già varcato la Manica. Scrive infatti: «In memoria del celeberrimo C. H. Persoon, famoso per varie operine sui funghi». Il genere Persoonia Sm. comprende oggi un centinaio di specie di arbusti o piccoli alberi della famiglia Proteaceae, per lo più endemiche dell’Australia; una specie è presente in Nuova Zelanda e un’altra in Nuova Caledonia. In Australia, con l’eccezione di P. pertinax, endemica del Great Victoria Desert, e di poche altre specie, prediligono le zone non aride, da temperate a subtropicali, dell’Australia sudoccidentale e sudorientale, inclusa la Tasmania. Sono note con il nome comune geebung, derivato da una lingua aborigena. Diffuse in una varietà di habitat — dalle pianure sabbiose dell’Australia sudoccidentale alle pianure costiere e al Great Dividing Range nell’Australia sudorientale, fino alle specie alpine della Tasmania e delle Alpi australiane — le Persoonia sono alquanto varie. Sono prevalentemente arbusti, da prostrati a eretti, più raramente piccoli alberi, con fogliame molto variabile da una specie all’altra. I fiori, ermafroditi, sono talvolta solitari, ma più spesso raccolti in racemi più o meno allungati che in alcune specie continuano a crescere terminando in una foglia. I tepali, liberi o più spesso saldati alla base, hanno apici retroflessi e sono solitamente di colore giallo. I frutti, drupe contenenti uno o due semi, in diverse specie sono eduli. Tra le specie più note si ricordano P. pinifolia, un grande arbusto dal fogliame aghiforme e dai lunghi racemi penduli, endemico dell’area di Sydney e particolarmente apprezzato come pianta da giardino per il suo valore ornamentale; P. levis, comune nelle foreste del sud‑est australiano, con foglie asimmetriche a forma di sciabola e racemi eretti, seguiti da drupe molto apprezzate da uccelli, canguri e opossum; P. chamaepeuce, un arbusto nano prostrato adattato agli ambienti alpini della Tasmania e delle Alpi australiane, con foglie lineari e fiori solitari caratterizzati da quattro tepali pelosi, fusi alla base e retroflessi all’apice. All’interno della vasta famiglia delle Proteaceae, Persoonia si distingue per alcune peculiarità. In primo luogo, manca del caratteristico apparato radicale (le radici proteoidi), formato da brevi radichette molto ravvicinate che facilitano l’assorbimento dei nutrienti inorganici: per questo motivo predilige suoli ben drenati, acidi e poveri di nutrienti. In secondo luogo, non presenta le grandi infiorescenze ricche di nettare tipiche di molte specie di questa famiglia, ma fiori molto più piccoli. Si ritiene che siano impollinate non da uccelli o piccoli mammiferi, come altre Proteaceae, ma da insetti come api e vespe. I frutti di molte specie costituiscono poi un’importante risorsa alimentare per la fauna. La dedica di Smith, forse nata con una certa libertà, fu comunque molto gradita a Persoon. Nel 1805, nel primo volume della Synopsis plantarum, egli poté ricambiare l’onore delineando uno dei primi profili del genere e attribuendogli cinque specie, tre delle quali di sua determinazione. Due di queste, P. hirsuta e P. laurina, sono tuttora valide, a testimonianza dell’acume di Persoon come tassonomista anche in campo botanico. Lavorò su esemplari d’erbario, senza aver mai visto una Persoonia viva, e su un genere allora quasi sconosciuto, prima che le grandi novità portate da Robert Brown e dai suoi studi sulle Proteaceae ne definissero i contorni. In questo senso, la dedica di Smith appare oggi meno casuale di quanto sembri: fu il riconoscimento precoce di un sistematico rigoroso, capace di orientarsi anche in territori inesplorati.
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CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
May 2026
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