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I contemporanei lo soprannominarono "John Fraser l'infaticabile"; per trent'anni, fece la spola tra la Gran Bretagna e l'America settentrionale, visitando per ben sette volte gli Stati Uniti; ma fu anche a Cuba e in Russia. In questi viaggi, che furono assai avventurosi, raccolse non meno di 200 nuove specie. Senza però trarne alcun vantaggio economico: era un cacciatore di piante senza paura, ma non aveva il bernoccolo degli affari, e la sua vita professionale fu costellata di debiti e cause per mancati pagamenti e si concluse con la bancarotta. Più fortunato da questo punto di vista il figlio omonimo, che accompagnò il padre nei suoi ultimi viaggi, ne proseguì l'attività e concluse la sua vita come stimato vivaista. John Fraser senior è giustamente ricordato da un genere nordamericano, Frasera (Gentianaceae). Le prime spedizioni americane Loudon scrisse di lui: "Uno degli uomini più intraprendenti, instancabili e perseveranti che mai si siano dedicati alla causa della botanica e delle scienze naturali". Lo scozzese John Fraser (1750-1811) si innamorò delle piante a trent'anni e da quel momento si dedicò anima e corpo alla loro raccolta. Come molti giovani scozzesi della sua epoca, si era trasferito a Londra in cerca di fortuna e intorno al 1778 aprì a Chelsea un negozio dove vendeva calze. Non era lontano dal giardino dei farmacisti, che prese a frequentare assiduamente, stringendo amicizia con il capo giardiniere Forsyth. A un certo punto, decise di mollare tutto e di diventare cacciatore di piante, forse ispirato dalle avventure di Mark Catesby. Il primo viaggio lo portò a Terranova; sulla datazione c'è qualche discrepanza tra le fonti: per alcuni, esso va collocato nel 1780, per altri nel 1782; in tal caso Fraser si sarebbe unito alla spedizione dell'ammiraglio Campbell diretta a Terranova. Era ancora in corso la guerra d'indipendenza americana e il convoglio britannico fu attaccato da una flotta franco-spagnola che catturò due terzi delle navi. Poiché non risulta che Fraser abbia trascorso un periodo di prigionia, si sarebbe trovato a bordo di una delle poche che riuscirono a sfuggire. E' anche possibile che abbia visitato Terranova due volte, sia nel 1780 sia nel 1782, e vi abbia raccolto piante locali. E' invece certo che nel 1783 era di nuovo in partenza per la sua prima spedizione negli Stati Uniti, che si protrasse fino al 1785 e lo portò nelle due Caroline, con base a Charleston. A sponsorizzare il viaggio era una cordata che comprendeva Forsyth per Chelsea, Aiton per Kew e James Edward Smith per la Linnean Society. Inoltre si accordò con un vivaista di Old Brompton, un certo Frank Thorburn, che si sarebbe occupato di distribuire le piante ai clienti. Tuttavia quando tornò in patria scoprì che quasi tutte le piante che aveva raccolto e spedito di volta in volta da Charleston erano morte; le poche sopravvissute erano specie comuni che non avevano mercato. Fraser fece causa a Thorburn, ma ne risultò solo un lungo contenzioso legale, costoso e insoddisfacente per entrambe le parti. Nonostante il disastro finanziario, l'instancabile cacciatore di piante già nell'autunno del 1785 era nuovamente in partenza per Charleston. Quindi si mosse verso nord attraverso la Berkeley County fino al Santee River; qui fece amicizia con il piantatore e botanico amatoriale Thomas Walter che stava conducendo un'accurata recensione della flora in un raggio di 50 miglia dalla sua piantagione. Continuò poi nella regione pedemontana degli Appalachi e i margini sudorientali delle Blue Ridge Mountains in Georgia dove scoprì Phlox stolonifera. Nel 1787 raggiunse la Pickens County nelle terre abitate dai Cherokee Chickamauga che in quegli anni erano i protagonisti di una serie di scontri noti come Cherokee–American wars. Botanizzare in quell'area era molto rischioso, ma Fraser fu premiato da una delle sue più importanti scoperte, quella di Magnolia fraseri. Ora aveva imparato come preparare e spedire il piante in modo più efficace; secondo Hortus Kewensis, il catalogo dei Kew Gardens, nel 1786 introdusse 16 nuove piante, e altre cinque nel 1787. Nel 1788 ritornò in Inghilterra portando con sè il manoscritto sulla flora della Carolina affidatogli da Walter e lo pubblicò a proprie spese con il titolo Flora caroliniana. Si tratta della prima flora regionale degli Stati Uniti a fare uso del sistema linneano; inoltre contiene diverse specie raccolte per la prima volta da Walter e dallo stesso Fraser. Per proporre le sue piante alla clientela francese, nel 1789 quasi alla vigilia della rivoluzione egli si recò in Francia, dove vendette specie americane tra gli altri al duca d'Orlèans, frequentò botanici come L’Heritier de Brutelle e incontrò Thomas Jefferson, all'epoca rappresentate diplomatico degli States a Parigi. Presto però era di nuovo in America per la sua terza spedizione, durante la quale, in parte insieme ad André Michaux, si mosse lungo gli Allegheny, all'epoca percorsi solo da sentieri tracciati dai nativi, in condizioni spesso difficili e lontano da qualsiasi insediamento dei coloni. Forse durante questo viaggio incontrò per la prima volta Rhododendron catawbiense, che anni dopo, come vedremo più avanti, ebbe il merito di introdurre nei giardini europei. Nella sua quarta spedizione, ancora nella Carolina meridionale, fu accompagnato dal fratello minore James; nel 1791 infatti i due fratelli affittarono per dieci anni un terreno a Charleston per crearvi un vivaio dove acclimatare, moltiplicare e preparare le piante da spedire in patria. E' l'inizio di un'attività commerciale tra Stati Uniti e Inghilterra, che proseguirà per molti anni (ancora nel 1810 gli agenti dei fratelli Fraser spedirono in Inghilterra da Charleston grandi quantità di magnolie, rododendri e altre piante nordamericane), di cui il vivaio di Charleston era il punto di partenza, e quello di arrivo era il vivaio "Curious American Plants", creato da Fraser forse intorno al 1794 a Chelsea; era situato nella centrale Kings Road e aveva una superficie di 12 acri. Nel 1795 ci fu ancora una spedizione negli Stati Uniti, al termine della quale Fraser era pronto a lanciarsi in grande stile nel mercato europeo. Nel 1796 affittò con il fratello un terreno più esteso nella Johns Island e pubblicò il primo catalogo del vivaio londinese (John Fraser's Catalogue of American Plants & Seeds for Sale), con le piante introdotte nel quinto viaggio, quindi partì per la Russia, deciso a vendere le sue piante all'imperatrice Caterina II. Trovò ottima accoglienza, tanto che la zarina gli permise di decidere lui i prezzi. La sovrana morì pochi mesi dopo, ma il successore Paolo I nel 1797 confermò due ordini per quell'anno e la primavera successiva; nel 1798 Fraser tornò in Russia e poté fregiarsi del titolo di "Raccoglitore botanico dell'imperatore". Su questa base, organizzò immediatamente una sesta spedizione per assolvere all'augusta commissione. Di padre in figlio: ultime spedizioni e disastri finanziari E qui entra finalmente in scenza il figlio John Fraser jr. Non ne conosciamo la data di nascita, ma poiché sappiamo che il padre e la madre Frances Shaw si sposarono nel giugno 1778, potrebbe essere nato intorno al 1779 ed avere circa vent'anni nel 1799. Quell'anno padre e figlio partirono insieme per gli Stati Uniti. Fecero visita a Thomas Jefferson a Monticello, quindi proseguirono per un lungo giro nel Kentucky, il Tennessee orientale, la Georgia settentrionale, tornando a Charleston nel dicembre 1800. Quindi si imbarcarono per Cuba, ma naufragarono su una barriera corallina, a circa 40 miglia (64 km) dalla terraferma. Si salvarono a stento e dovettero resistere per sei giorni tra le più gravi difficoltà prima di essere raccolti da una nave di passaggio. Mentre facevano raccolte a Cuba, incontrarono Humboldt e Bonpland. Gli interessi comuni cementarono un'amicizia, e il tedesco fu di grande aiuto ai due Fraser. In cambio, John jr., che rientrò per primo in Inghilterra, accettò di accompagnare una grossa collezione di piante raccolta da Humboldt e Bonpland . Il padre invece tornò a Charleston e fece ancora qualche raccolta, tornando in patria solo alla fine del 1801 o all'inizio del 1802 con un'eccellente "collezione di rarità". Tra le nuove scoperte, Jatropha pandurifolia. Avendo assolto nel modo migliore il suo mandato di raccoglitore dello zar, Fraser pensava di trovare ottima accoglienza in Russia, dove si recò immediatamente. Ma nel frattempo Paolo I era morto e il nuovo sovrano Alessandro I non era minimamente interessato alle piante di Fraser; questi cercò inutilmente di farsi ricevere tanto a Mosca quanto a Pietroburgo e solo dopo due anni, grazie all'assistenza del corpo diplomatico britannico in Russia, riuscì a farsi versare 6000 rubli. La sua unica alleata fu l'imperatrice vedova Maria Fedorovna, che gli donò un prezioso anello e gli commissionò piante per i giardini imperiali. Il magro ricavato dell'affare russo fece precipitare la situazione finanziaria di Fraser. Il vivaio di Chelsea, trascurato per le prolungato assenze del proprietario, era in perdita, e anche la società con il fratello James non andava bene, tanto che nel 1809 gli avrebbe fatto causa presso la Charleston Court of Common Pleas, per debiti superiori a 1042 streline. L'unica soluzione era rimettersi di nuovo in viaggio. Così nel 1807 padre e figlio si imbarcarono nuovamente per gli Stati Uniti e le Antille. Per John senior era il settimo viaggio e sarebbe stato anche l'ultimo. Mentre si trovava a Cuba, cadde e si ruppe diverse costole e da quel momento non recuperò mai la salute. Fu comunque durante questo viaggio che alle sorgenti del fiume Catawba padre e figlio fecero la raccolta più lucrosa: quella di Rhododendron catawbiense, di cui raccolsero numerosi semi ed esemplari, introducendoli in Inghilterra nel 1809. Era una novità e poterono venderla a cinque ghinee l'esemplare. Ora però a viaggiare ed esplorare, più che il padre, era il figlio. Dopo un'ulteriore visita a Cuba, nel 1810 Fraser sr. tornò a casa; ormai la sua salute era compromessa e morì nell'aprile 1811. Dopo la sua morte, gli eredi dovettero dichiarare bancarotta. John Fraser jr. continuò a gestire il vivaio di Chelsea per tutta la prima metà del XIX secolo e a pubblicarne i cataloghi, presumibilmente con maggior fortuna del padre, visto che era considerato uno stimato vivaista. Era membro della Linnean Society alla quale cedette l'erbario paterno. La lista delle piante introdotte dai due Fraser ammonta a circa 220 specie. Oltre a quelle citate in precedenza, vorrei ricordare almeno Abies fraseri, Ficus fraserii, Cypripedium reginae, Quercus castanea e Q. laurifolia, Juglans amara, Rudbeckia pinnata, Sarracenia adunca e S. rubra, Jeffersonia diphylla, Pachysandra procumbens. Le affascinanti genziane verdi Si deve all'amico Walter la dedica a John Fraser senior del genere Frasera, purtroppo senza esplicitare la motivazione. Possiamo però facilmente supporre che abbiano contato l'amicizia, l'interesse comune per la flora americana e ovviamente il debito di riconoscenza per aver fatto pubblicare Flora caroliniana, l'opera in cui il nuovo genere è descritto per la prima volta. Appartenente alla famiglia Gentianaceae, Frasera comprende una quindicina di specie, distribuite dal Canada orientale ad entrambe le coste degli Stati Uniti; una specie si spinge anche in Messico. E' affine al genere Swertia, al quale infatti è stato a lungo assegnato, finché ricerche molecolari ne hanno dimostrato l'indipendenza. Le frasere Sono note come "genziane verdi", dal colore prevalente dei fiori, da bianco verdastro a verde. Ma non certo poco interessanti: sono infatti caratterizzati da macchiettature in colori contrastanti e come vedremo meglio tra poco, sono raccolti in infiorescenze anche molto imponenti, che possono rendere la fioritura di alcune specie altamente spettacolare. Vivono in una varietà di habitat: deserti, arbusteti aridi, pinete, boschi misti, pascoli montani, praterie. Alcune sono alquanto diffuse in un vasto areale, altre sono endemiche di zone ristrette. Sono erbacee perenni, per circa metà delle specie monocarpiche. Queste ultime possono avere un ciclo di vita lunghissimo. Dopo la germinazione, formano una rosetta basale di foglie e possono rimanere in questo stadio anche per decenni, crescendo molto lentamente. Un esempio tipico è la specie tipo, F. carolinensis, che raggiunge la maturità intorno ai trent'anni; al momento della fioritura, sviluppa uno scapo alto anche due metri che culmina con un tirso di 50 o 100 fiori. Dopo la maturazione dei frutti, la pianta madre muore. Di ampia distribuzione in ambienti come le praterie e le savane di gran parte del Nord America centro-orientale, è tuttavia a rischio perché il suo lungo ciclo di vita non le permette di adattarsi ai cambiamenti climatici ed è minacciata sia dalla restrizione dell'habitat sia dalle piante aliene invasive. Ancora più imponente al momento della fioritura è F. speciosa, tanto da esserci guadagnata il soprannome di "monument plant". Anch'essa monocarpica, quando giunge il momento della fioritura sviluppa un scapo alto fino a due metri denso di fiori, anche 600, con corolla verde chiaro o verde argentato con puntinature da viola a verde scuro. E' diffusa nei pascoli montani del Nord America nordoccidentale, dallo stato di Washington al Messico. La fioritura può prodursi ad età diverse, a meno di 10 anni o a più di 40. Per un meccanismo ancora non ben compreso, le piante della stessa area tendono a fiorire tutte insieme, forse per attirare un maggior numero di impollinatori e favorire l'impollinazione incrociata. Altre specie monocarpiche sono F. ackermaniae, F. albomarginata, F. fastigiata, F. paniculata, F. parryi, F. puberulenta eF. umpquaensis. Alcune prima della fioritura producono nuove rosette e si riproducono anche per via vegetativa. Tra le specie perenni che non muoiono dopo la fioritura troviamo la bellissima F. albicaulis, una specie delle montagne degli Stati Uniti nordoccidentali, caratterizzata da lunghe e strette foglie verde glauco con margini bianchi e da una densa pannocchia di fiori da bianco verdastro a lilla pallido, spesso venati o puntinati di viola o blu scuro. In questo genere solitamente dalla rosetta emerge un unico stelo, ma esistono eccezioni. F. neglecta, un endemismo della California meridionale, può emettere uno o più steli, mentre F. gypsicola, endemica del Nevada Great Basin. è munita di un caudice ramificato da cui emergono numerosi sottili steli, che le danno un inconsueto portamento cespuglioso. Peculiare è anche F. coloradensis, un endemismo del Colorado, dove cresce in praterie rocciose e aride; non produce una vera e propria rosetta, ma un ciuffo di sottili foglie lanceolate, da cui al momento della fioritura sviluppa numerosi steli alquanto ramificati e non eretti come le altre specie, ma di portamento divergente.
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Tra i botanici il cui nome di autore è seguito dall'abbreviazione f. (filius) troviamo anche Scheuchzer f. Si tratta del medico e botanico svizzero Johann Scheuchzer che fu tra l'altro direttore dell'orto botanico di Zurigo negli ultimi anni del Settecento. Molto più illustri di lui furono però il padre Johann Gaspar, pioniere dello studio delle Poaceae, e ancor più lo zio Johann Jakob, naturalista a tutto campo e grande studioso delle Alpi (comprese le piante alpine). Ad entrambi, per i loro rispettivi contributi alla scienza, Linneo in persona dedicò il genere Scheuchzeria. Lo zio: alla scoperta delle Alpi Per conoscere le motivazioni dei generi celebrativi linneani, bisogna cercarle in Critica botanica, in cui Linneo, oltre a difendere la legittimità della dedica di generi a studiosi e benfattori della botanica ("la sola gloria per un botanico"), chiarisce i meriti dei dedicatari di numerosi generi. Nel caso di Scheuchzeria lo fa con insolita ampiezza: "Scheuchzeria è una pianta graminiforme e alpina, e deriva [il nome] dalla celebre coppia dei fratelli Scheuchzer, uno dei quali ecceleva nelle graminaceae, l'altro nelle piante alpine". In effetti i fratelli Johann Jakob (1672-1733) e Johann Gaspar Scheuchzer (1684-1738) si distinsero come studiosi innovativi nei due campi indicati da Linneo, entrambi con un ruolo pionieristico. Erano figli di Johann Jakob Scheuchzer (1645-1688), medico cittadino della città di Zurigo, e della moglie Barbara Fäsi; anche il padre è una figura interessante: si formò e laureò a Montpellier e intraprese diversi viaggi nelle Alpi, tra l'altro sul Rigi e sul Pilatus, dove fece rilievi altimetrici e raccolte botaniche. Purtroppo però morì a poco più di quarant'anni. Al momento della sua morte, il figlio maggiore e omonimo Johann Jakob era un adolescente di 16 anni, mentre il più piccolo Johann Gaspar era un bimbo di appena 4 anni. Probabilmente grazie al sostegno della famiglia materna (il nonno insegnava alla scuola latina, di cui fu anche rettore supplente) Johann Jakob poté completare gli studi e ricevere un'eccellente formazione universitaria. Nel 1692 iniziò gli studi di filosofia all'università di Altdorf presso Norimberga, dove fu introdotto alle tecniche sperimentali da Johann Christoph Sturm, professore di matematica e fondatore del Collegium Curiosum, ispirato al modello della fiorentina Accademia del Cimento. L'anno successivo si trasferì a Utrecht dove nel 1694 si laureò in medicina. Seguì un secondo soggiorno ad Altdorf e Norimberga, dove completò lo studio della matematica e studiò astronomia con Georg Eimmart. Nel 1695 tornò a Zurigo, dove fu nominato medico dell'orfanatrofio e allo stesso tempo direttore della biblioteca municipale e della camera d'arte e scienze naturali; divenne anche segretario di una società erudita, il Collegium der Wohlgesinnten, dove teneva anche lezioni di filosofia. Erano incarichi modesti, che tuttavia gli permisero di mantenere se stesso e la famiglia e di dedicarsi alla ricerca. Solo nel 1710 gli fu assegnata la cattedra di matematica al Carolinum di Zurigo, con la promessa di estenderla quanto prima all'insegnamento della fisica. Ma la promozione a professore di fisica arrivò solo nel 1733, insieme alla nomina a primo medico cittadino. Sarebbe morto pochi mesi dopo. A una carriera tanto lenta e modesta si contrappone una multiforme e straordinaria attività scientifica. Risale al 1694 il primo dei suoi viaggi scientifici sulle Alpi, nel corso del quale scalò il Rigi, il Pilatus e altre cime, compì misurazioni altimetriche utilizzando un barometro (fu uno dei primi a farlo) e raccolse campioni di piante e minerali. Dal quel momento e fino al 1714, le sue spedizioni avrebbero avuto cadenza quasi annuale. Interessato a tutti gli aspetti dello spazio alpino, compreso quello umano, nel 1699 compilò e inviò alle autorità cantonali un questionario dettagliato per raccogliere informazioni sul paesaggio e le comunità alpine; i risultati però furono deludenti. Nel 1701 pubblicò la sua prima opera scientifica Physica oder Natur-Wissenschaft, un eclettico manuale di filosofia naturale in cui cercò di conciliare la religione con le teorie di Cartesio e Newton. L'anno successivo fu la volta di Ouresiphoítes Helveticus (il "frequentatore di monti elvetico") contenente il resoconto dettagliato di un viaggio nelle Alpi; è la prima parte di Itinera alpina; nel 1708 fu infatti seguito da un secondo volume, pubblicato a Londra e finanziato da diversi soci della Royal Society (inclusi il presidente Newton e Sloane), con illustrazioni di grande impatto visivo; nel 1723, l'edizione definitiva dei suoi itinerari alpini uscì a Leida, in quattro volumi in quarto. Per la botanica è la sua opera più importante perché contiene la descrizone di molte piante alpine, spesso descritte per la prima volta. Fu quest'opera, almeno fino a von Haller, a trasmettere all'Europa l'immagine delle Alpi svizzere, lasciando una traccia riconoscibile ancora nel Guglielmo Tell di Schiller. Scheuchzer era stato ammesso alla Royal Society nel 1704 e da allora collaborò attivamente alle Philosophical Transactions; era membro anche di altre società scientifiche, tra cui l'Academia naturae curiosorum (la futura Leopoldina) e corrispondeva assiduamente con altri scienziati (i suoi corrispondenti furono circa 800). Scriveva anche sulle riviste da lui stesso fondate Beschreibung der Natur-Geschichten des Schweizerlands e Historischer und politischer Mercurius. La sua vocazione pedagogica è riconoscibile anche in Seltsamer Naturgeschichten des Schweitzer-Lands wochentliche Erzehlung (1706-08) con il quale cercò di avvicinare alla scienza un vasto pubblico, confutando allo stesso tempo le credenze popolari superstiziose. Per diversi anni pubblicò inoltre la rassegna bibliografica Nova literaria Helvetica (1702-15). L'esplorazione della natura elvetica si tradusse in una serie di opere: Beschreibung der Natur-Geschichten des Schweizerlands (in tre volumi, 1706–1708), Helvetiae historia naturalis oder Naturhistorie des Schweitzerlandes (1716–1718), e in una carta della Svizzera formata da quattro tavole (Nova Helvetiae tabula geographica), rimasta celebre per l'accuratezza e la bellezza delle scene ornamentali, disegnate da Johann Melchior Füssli. Importanti le sue ricerche sui cristalli e sui fossili, di cui raccolse la maggiore collezione dell'epoca; ne comprese la natura organica ma li ritenne resti del diluvio universale. Tornò più volte su questa tesi, in particolare nel trattato Piscium querelae et vindiciae (1708), in Herbarium diluvianum (1709), in Lithographia Helvetica (1726) in cui pubblicò tra l'altro un fossile trovato a Öhningen sul lago di Costanza comeHomo diluvii testis ("uomo testimone del diluvio"), ritenendo si trattasse dei resti di un essere umano annegato durante il biblico diluvio. Anche se diversi studiosi espressero dubbi sull'identificazione, a svelarne la vera natura fu infine Cuvier all'inizio dell'Ottocento, il quale dimostrò che si trattava di una salamandra fossile. Nel 1837 lo studioso svizzero Johann Jakob von Tschudi lo battezzò Andrias (ovvero "umanoide") scheuchzeri. Il culmine dell'opera di Scheuchzer fu Physica Sacra, in cui interpretò la storia naturale alla luce della Bibbia. In quattro volumi pubblicati contemporaneamente in latino, tedesco e francese tra il 1731 e il 1733, è un commento a 760 versetti biblici (il testo è quello di re Giacomo), ciascuno accompagnato da un'incisione su rame (questa particolarità gli ha guadagnato il soprannome Kupfer-Bibel, ovvero Bibbia di rame) e da un testo che lo illustra alla luce delle conoscenze scientifiche. Ovviamente all'episodio del diluvio sono dedicate diverse tavole, sia per ribadire la propria tesi "diluvista", sia per mostrare i pezzi più pregiati della propria collezione di fossili. La botanica non è dimenticata; ad esempio, per illustrare il versetto del Cantico dei Cantici "il mio amato è per me un grappolo di cipro della vigna di Engaddi", il commento di Scheuchzer si concentra sull'identificazione di "cipro", proponendo diverse interpretazioni e allinenando dotte citazoni di botanici, eruditi e viaggiatori, compreso un ampio passo delle Amoenitates exoticae di Kaempfer su Laurus camphorifera, ovvero Cinnamomum camphora, pur ammettendo che non può trattarsi della pianta citata nella Bibbia. E' un tipico esempio dell'erudizione ancora di stampo barocco di Johann Jakob Scheuchzer, che tuttavia può essere considerato un precursore dell'Illuminismo per il metodo sperimentale e la vocazione pedagogica. Fondamentale il suo contributo alla nascita della paleobotanica e della paleontologia. Il padre: la nascita dell'agrostologia Rimasto orfano nella prima infanzia, Johann Gaspar Scheuchzer ebbe nel fratello maggiore un secondo padre; ancora adolescente lo accompagnò nelle spedizioni sulle Alpi e, prima di intraprendere a sua volta lo studio della medicina, prese parte alle sue attività scientifiche. Si iscrisse alla facoltà di medicina a Basilea, ma nel 1703 interruppe gli studi per arruolarsi nell'esercito olandese. In Olanda conobbe Luigi Ferdinando Marsigli, lo accompagnò nei suoi viaggi in Svizzera, Paesi Bassi e Inghilterra, e infine si trasferì a Bologna come suo segretario. Forse riprendendo ricerche iniziate in patria, si occupò di rilievi geologici e nel 1705 pubblico per l'accademia fondata da Marsigli un saggio sulla stratificazione delle montagne, in cui introdusse il concetto di corrugamento alpino. Quindi tornò in Svizzera per completare gli studi , conseguendo il titolo di dottore in medicina a Basilea all'inizio del 1706. Tornò poi in Olanda, servendo come medico militare fino al 1710. Dimostrò anche notevole abilità nella progettazione di fortezze, grazie alle ottime competenze matematiche. Nel 1708 fu ammesso alla Academia curiosorum e pubblicò Agrostographiae helveticae prodromus, un'anticipazione della sua maggiore opera di botanica, Agrostographia sive Graminum, Juncorum, Cyperorum, Cyperoidum, iisque affinium historia (1719). Entrambe trovarano ottima accoglienza nella comunità scientifica, ma non bastarono ad assicurargli una cattedra; egli, infatti, tra il 1707 e il 1720, tentò più volte invano di ottenere una cattedra a Bologna, Padova, Basilea e Zurigo. Non conosciamo nei particolari le vicende successive; nel 1724 lo ritroviamo in Svizzera, dove fu nominato cancelliere del distretto di Baden per dieci anni. Solo nel 1733, dopo la morte del fratello, tornò a Zurigo per succergli come protomedico cittadino e professore di fisica al Carolinum. Poté godere di questa posizione di prestigio per appena cinque anni; morì infatti nel 1738 a 51 anni. Le opere botaniche di Johann Gaspar Scheuchzer sono l'atto di fondazione dell'agrostologia, ovvero della branca della botanica che studia le graminacee, da intendersi nel suo caso in senso lato, visto che si occupò anche di Juncaceae e Cyperaceae (all'epoca, tutte etichettate come "gramina"); sono corredate da illustrazioni di buona qualità: 8 tavole, per un totale di 32 piante a figura intera nel Prodromus e 11 nell'Agrostographia, con particolari importanti per l'identificazione. La medesima accuratezza si trova nelle descrizioni, attente a particolari in precedenza sfuggiti ai botanici, come la ligula, da lui denominata membranula. Estremamente precisa è poi l'indicazione dei luoghi di raccolta. Fu assai stimato da Linneo che lo cita ripetutamente nelle sue opere, adottandone spesso le descrizioni. I figli Veniamo ora ai figli, al plurale perché oltre a Johann Scheuchzer, ovvero Scheuchzer f., tra i botanici di famiglia c'è anche suo cugino Johann Caspar. Cominciamo da lui. Johann Caspar Scheuchzer (1702-1729) era il terzo figlio di Johann Jakob, che come abbiamo visto era in stretto contatto con la Royal Society. Probabilmente su raccomandazione del padre, egli si trasferì a Londra come bibliotecario di Sloane che gli affidò la traduzione di un manoscritto inedito di Kaempfer, che egli aveva acquistato insieme al resto delle collezioni del botanico tedesco. Intitolato Heutiges Japan ("Giappone di oggi") contiene informazioni sulla politica, la società, la geografia fisica e la natura nipponiche. Il risultato fu History of Japan, in due volumi, pubblicati nel 1727. Appena due anni dopo il giovane svizzero morì per cause sconosciute e fu sepolto nel cimitero della chiesa vecchia di Chelsea. Veniamo infine a Johann Scheuchzer (1738-1815), figlio invece dell'agrostologo Johann Gaspar. Come il padre e lo zio fu medico; si laureò infatti a Leida nel 1760 con la tesi De alimentis farinosis. Nel 1767 collaborò al riallestimento dell'orto botanico di Zurigo; tra il 1787 e il 1794 ne avrebbe assunto la direzione. Negli stessi anni era anche amministratore dell'ex convento di Allerheiligen di Sciaffusa, e dal 1789 al 1795 fu capo bibliotecario della biblioteca cittadina di Zurigo. Dal 1803 esercitò la carica di giudice di pace. Anche se l'International Plant Names Index (IPNI) ne registra il nome d'autore, non gli attribuisce la pubblicazione di alcuna specie. Una piante delle paludi sempre più rara Come abbiamo visto nell'introduzione, Linneo dedicò ai fratelli Scheuchzer il genere Scheuchzeria perché la sua sola specie, S. palustris, è una pianta alpina e graminiforme; usò il termine gramen, che aveva un significato più esteso dell'attuale graminacee. In effetti oggi è attribuita a una famiglia propria Scheuchzeriaceae, di cui è l'unica rappresentante. Diffusa in un ampio areale circumboreale che si estende dal Nord America all'Europa e all'Asia, cresce però in ambienti molto particolari, le torbiere di sfagno, ed è dunque piuttosto rara e minacciata per la riduzione del suo habitat naturale. In Italia è presente in pochissime stazioni sulle Alpi dalla Lombardia al Friuli. E' un'erbacea perenne con un lungo rizoma ramificato e strisciante, fusti eretti, ma nodosi e a lievemente a zig zag, un po' appiattiti con alla base con i resti di guaine delle foglie più vecchie. Le foglie lineari sono erette e rigide e provviste di guaine membranacee pelose all'interno. I fiori, riuniti in brevi racemi terminali di 3-10, sono circondati da brattee; hanno sei segmenti sepaloidi persistenti, giallo verdastri, ovario supero largamente elissoidale, sei stami con lunghi filamenti filiformi. Il frutto è costituito da 1-4 follicoli globoso-ovoidi ciascuno dei quali contiene due semi. Il nome comune italiano è giuncastrello delle torbiere. Prima attivissimo esploratore dall'occhio di lince della flora della Giamaica e di altre isole delle Antille, poi autore di testi decisivi sia sulle piante di quell'area, sia di gruppi in precedenza poco studiati (orchidee, felci e licheni), Olof Swartz fu il più importante botanco svedese della generazione post linneana. Il suo apporto alla storia della tassonomia gli ha guadagnato il singolare onore di essere uno dei quattro botanici la cui sigla d'autore è di soli tre caratteri, Sw. A ricordarlo anche il bello e singolare genere neotropicale Swartzia. Dalla flora delle Antille alle orchidee e alle felci Nelle pubbblicazioni scientifiche (ma talvolta anche divulgative, come le schede di questo blog) i nomi botanici, sempre in corsivo, sono seguiti da un sigla in tondo, che indica l'autore di quell'entità. E' un accorgimento necessario per identificare quest'ultima con precisione, visto che le omonimie sono più frequenti di quanto si pensi: ad esempio, il binomio Potentilla adscendens è stato usato quattro volte da altrettanti autori per piante diverse: P. adscendens Waldst. & Kit. ex Willd, (1809), P. adscendens Lapeyr. (1813), P. adscendens Baumg. (1816), P. adscendens Zimmeter (1884); ovviamente, secondo la regola della priorità, solo il primo nome è legittimo, mentre gli altri sono illegittimi, ma non di meno esistenti. Per indicare il nome dell'autore si usano abbreviazioni standard, che possono essere costituite dal cognome intero (come Zimmeter, ovvero il botanico austriaco Albert Zimmeter), ma più spesso da una sigla: ad esempio Waldst. sta sta per Franz de Paula Adam von Waldstein, Kit. per Pál Kitaibel, Willd. per Carl Ludwig Willdenow. Secondo le regole del codice internazionale, nessuna sigla può avere meno di due caratteri. La più corta, e la sola che ne ha effettivamente due, è L., corrispondente al papà del sistema binomiale, Linneo ovvero Carl von Linné. Quattro soli autori, tutti importantissimi, hanno il privilegio di averne tre: Augustin Pyrame de Candolle (DC.), Elias Magnus Fries (Fr.), James Edward Smith (Sm.) e Olof Peter Swartz (Sw.). Tutti gli altri ne hanno quattro o più. Abbiamo già incontrato in questo blog James Edward Smith, che certamente si è guadagnato la curiosa esclusiva sia per i numerosi nomi pubblicati, oltre 1600, sia come fondatore della Linnean Society, dunque in un certo senso come erede diretto di Linneo; de Candolle, con i suoi oltre 17.000 taxa, è l'autore di gran lunga più prolifico; Fries deve il riconoscimento soprattutto al suo ruolo come padre fondatore della micologia (ha pubblicato "appena" 500 nomi di piante); quanto a Swartz, è anch'egli autore di oltre 1600 nomi, e soprattutto ha lasciato un'impronta indelebile nella classificazione di specifici gruppi di piante, come le orchidee e le felci. Nato a Nordkoping in Svezia, Olof Swartz ( 1760-1818 ) per ragioni anagrafiche non fu allievo diretto di Linneo, ma si formò alla sua scuola. Nel 1778, quando arrivò a Uppsala diciottenne per studiare medicina e scienze naturali, il vecchio Linneo era morto da pochi mesi; così il suo primo professore fu il figlio di Linneo Carl junior. Ma il suo vero maestro fu Carl Peter Thunberg, che nel 1779 ritornò dai suoi viaggi in Sudafrica e Giappone e per qualche anno fu dimostratore di botanica a Uppsala, per poi assumere la cattedra alla morte di Carl junior nel 1784. Da lui, con il quale strinse una duratura amicizia, Swartz apprese i metodi del lavoro sul campo con una serie di spedizioni estive in varie province della Svezia, la più impegnativa delle quali nel 1780, insieme ad altri studenti lo portò in Lapponia, ripercorrendo l'itinerario di Olof Rudbeck e Linneo; l'anno successivo fu nell'isola di Åland e visitò anche Gotland. In queste spedizioni per così dire casalinghe dimostrò il suo occhio di lince con una serie di prime segnalazioni per la Svezia e qualche nuova scoperta. Il suo interesse principale andava ai muschi, un gruppo di piante poco studiate; nei pressi di Uppsala scoprì una nuova specie, Jungermannia sertularoides, che fu pubblicata dal figlio di Linneo con l'annotazione "Scoperta da Ol. Swartz, studioso di botanica di ottime speranze". E proprio ai muschi nel 1781 dedicò la sua dissertazione di primo livello, De Methodo Muscorum, di fatto il primo testo svedese sulle briofite. Nel 1783 superò l'esame come candidato di medicina. Era deciso a partire e a fare nuove esperienze. Poteva farlo a spese proprie (anche se non lautamente), avendo ereditato dal padre, un manifatturiere di successo, un piccolo patrimonio. Poco dopo l'esame, lasciò Uppsala per Goteborg; in attesa di un imbarco fece visita a Alströmer a Christinedal e strinse amicizia con i suoi assistenti Fagraeus e Dahl. , anche loro discepoli di Linneo e attivi nel Gabinetto di storia naturale del possidente. Finalmente ad agosto si imbarcò su una nave mercantile diretta a Boston, dove arrivò ad ottobre. Vi si trattenne circa otto settimane, facendo qualche raccolta e visitando l'accademia di Cambridge (ovvero la futura università di Harvard) che lo deluse. La vera meta era la Giamaica. Lasciata Boston alla fine di novembre, vi arrivò il 5 gennaio 1784. La flora dell'isola era già stata esplorata da importanti botanici, a partire da Sloane per arrivare a von Jacquin; ciò nonstante, nell'anno e mezzo in cui la esplorò in quasi ogni angolo, dalla cosiddetta Cickpit Country ad ovest alle Blue Mountains ad est, scoprì centinaia di specie nuove per la scienza; lavorava metodicamente, raccogliendo un numero impressionante di campioni di erbario (oltre 6000) e prendendo note accurate; artista di talento, disegnò inoltre dal vero numerose piante. Visitò anche Haiti, Cuba e alcune isole minori. Oltre alle piante, raccolse anche insetti e uccelli, ma i campioni andarono in gran parte distrutti nel corso di un uragano. Affrontò anche una grave malattia. Infine nell'autunno del 1786 salpò per Londra, dove aveva già spedito due casse di materiali, portando con sé il grosso del suo erbario. Londra, dove si trovavano gli erbari di Sloane, di Patrick Browne e altri botanici che prima di lui avevano esplorato le Antille, era una tappa obbligata nel suo progetto di scrivere una flora sistematica delle isole. Banks gli mise a disposizione la biblioteca e le sue collezioni e rimase fortemente impressionato dalla sua competenza; scrisse a Smith: "Swartz è il miglior botanico che abbia mai visto dai tempi di Solander" e gli propose un posto come "botanico itinerante" (ovvero cacciatore di piante) della Compagnia delle Indie. Swartz desiderava tornare in Svezia e rifiutò; mise a frutto il soggiorno londinese scrivendo Prodromus descriptionum vegetabilium: maximam partem incognitorum quæ sub itinere in Indiam Occidentalem annis 1783-87, che poi fu pubblicato a Stoccolma subito dopo il suo ritorno in Svezia nell'autunno 1787. L'opera contiene la descrizione di 61 generi e 955 specie, molte delle quali nuove per la scienza. Tra i generi di nuova introduzione, la maggior parte è tuttora valida; sono Alchornea, Ardisia, Brosimum, Chloris, Cranichis, Ernodea, Evolvulus, Gymnanthes, Hoffmannia, Labatia, Lacistema, Leersia, Marattia, Marila, Microtea, Ochroma, Picramnia, Rochefortia, Tanaecium, Tetranthus, Trixis, Wallenia. Le specie tuttora accettate sono centinaia. Priva di immagini e con un testo succinto, limitato a una breve diagnosi e, per le specie note, ai rimandi bibliografici, era concepita da Swartz come un semplice Prodromus, preliminare a una pubblicazione più sostanziosa, cui cominciò a lavorare immediatamente. Completata già nel 1788, non poté essere stampata fino al 1791, da un editore tedesco, con il titolo Observationes Botanicae. Presentata come supplemento all'edizione di Murray (1784) del Systema Vegetabilium di Linneo per le Indie occidentali, era caratterizzata da diagnosi molto più dettagliate e comprendeva anche undici incisioni tratte da disegni dello stesso Swartz. Al momento del suo rientro in Svezia, egli non aveva alcuna posizione accademica, anche se durante la sua assenza, grazie a Thunberg, era stato dichiarato dottore in medicina. Poté però dedicarsi interamente alla botanica vivendo, sia pure assai parcamente, dell'eredità paterna. Inoltre nel 1789 il re lo nominò curatore delle collezioni di storia naturale di Drottningholm. Lo stesso anno fu ammesso all'Accademia svedese delle scienze. A mutare drasticamente la sua vita fu il generoso dono dei fratelli Bergius che istituì l'orto botanico Bergianus e la connessa cattedra; nel suo testamento Peter Jonas Bergius raccomandò che a ricoprire l'incarico fosse appunto Swartz, con il quale corrispondeva da molto tempo. La sua volontà fu rispettata dall'Accademia delle scienze e nel 1791 egli divenne il primo professor Bergianus. Da quel momento divise la sua vita tra la casa di città dove trascorreva l'inverno, e la residenza di Bergielund, dove si trasferiva nei mesi estivi. Prese molto sul serio il compito di curatore del giardino, trasformandolo in un giardino modello, tenendo lezioni e pubblicando articoli di orticoltura e giardinaggio; inizialmente l'Accademia delle scienze gli versava l'affitto del giardino, ma ciò comportava obblighi onerosi, che sottraevano tempo al lavoro scientifico. A partire dal 1796 rinunciò all'affitto e si trasferì permanentemente a Bergielund, mantenendo però lo stipendio come professor Bergianus. Come botanico, era attivissimo. Tra il 1788 e il 1807 fece numerose spedizioni in Svezia, spesso coronate da nuove scoperte. Ma soprattutto scrisse e pubblicò moltissimo. Il primo progetto cui diede mano fu una flora complessiva delle Indie occidentali, che avrebbe dovuto essere illustrata da tavole a colori tratte dai suoi disegni; si rivolse ancora una volta all'editore di Erlangen che aveva pubblicato l'opera precedente, ma la guerra dilatò i tempi. Molti disegni andarono perduti in mare e i 200 che egli spedì nel 1796 non furono mai pubblicati. Alla fine, Flora Indiae Occidentalis venne pubblicata in tre volumi tra il 1797 e il 1806, ma senza illustrazioni; solo 13 furono pubblicate nei due fascicoli di Icones plantarum incognitarum (1794 e 1800). Rispetto alle due opere giovanili, è un ulteriore ampliamento che, oltre a tenere conto delle ricerche di altri botanici, include un gran numero di specie nuove; particolarmente significativa la trattazione delle orchidee, che passano dai sette generi del Prodromus a 13, con 37 specie. Insieme ad esso, è considerato una pietra miliare delle studio delle orchidee tropicali. A partire dal 1802, fu coinvolto nella grande flora svedese illustrata Svensk botanik diretta da Johan Wilhelm Palmstruch, per la quale scrisse alcuni testi; dopo la morte Conrad Quensel, ne divenne il principale redattore; collaborò inoltre all'opera gemella Svensk Zoologi. Scrisse infatti anche di zoologia, sebbene il suo interesse principale sia rimasto sempre la botanica. Oltre alla flora delle Antille, i suoi contributi più incisivi riguardano le orchidee e le felci. Tra il 1799 e il 1800 sulla rivista dell'Accademia delle scienze pubblicò una serie di articoli sulla classificazione delle orchidee, probabilmente i primi esclusivamente dedicati a questa famiglia, con un'analisi dettagliata della struttura dei fiori e la distinzione in due gruppi, orchidee con due antere (24 generi) e con due antere (un genere, Cypripedium). Fu anche l'atto di fondazione di generi come Cymbidum, Dendrobium, Disperis, Oncidium, Stelis. Scritti in svedese e poi tradotti in inglese e latino, guadagnarono a Swartz il titolo di "padre dell'orchidologia". Nel 1805 gli articoli furono ripubblicati in latino con il titolo Genera et species Orchidearum systematice coordinatarum. Nel 1806 pubblicò Synopsis filicum, un manuale sulle felci, in cui, basandosi sui criteri di classificazione elaborati da James Edward Smith, ovvero la forma e la caratteristiche dei sori e dell'indusio, trattò 33 generi e circa 700 specie; anche se diversi generi erano molto ampi e innaturali, la sua trattazione fu quella più seguita per almeno una trentina di anni, fino alla profonda revisione operata dal boemo Presl. Un altro campo in precedenza poco battuto cui Swartz diede un notevole contributo fu lo studio dei licheni. Nel 1811 pubblicò Lichenes americani, con la descrizione sia dei licheni raccolti durante la spedizione nelle Antille, sia provenienti da altre aree dell'America; le pregevoli illustrazioni sono di sua mano. L'opera ispirò le ricerche di Erik Acharius; Swartz gli mise a disposizione le sue collezioni e lo sostenne nello sviluppo di un nuovo sistema di classificazione. Un altro giovane scienziato profondamente influenzato da lui fu Elias Fries, che incoraggiò nello studio delle crittogame e dei funghi. Nel 1811 divenne segretario permanente dell'accademia delle scienze, incarico che andava a sommarsi a quelli di curatore delle collezioni reali e di Professor bergianus. Il carico di lavoro divenne molto pesante, ma egli lo svolse con la consueta dedizione e serietà, da una parte rafforzando la reputazione della scienza svedese all'estero (egli stesso era membro di 22 società scientifiche), dall'altro sostenendo giovani ricercatori come il già citato Fries, Wahlenberg e Hartman. Già Cavaliere dell'Ordine di Vasa dal 1808, nel 1814 fu nominato Commendatore dell'Ordine della Stella Polare. Morì nel 1818, ad appena 58 anni, in seguito ad un'infreddatura contratta durante un'escursione. Oltre che per la sua incredibile capacità di lavoro, era riconosciuto per il carattere aperto e la generosità con cui cedeva i doppioni delle sue raccolte e metteva a disposizione di altri studiosi le sue collezioni, in base alla profonda convizione che il progresso scientifico nasca dalla collaborazione e non dal genio del singolo. Alberi tropicali per un esploratore della flora americana Come esploratore della flora delle Antille e studioso di orchidee, Swartz è ricordato dall'eponimo di numerose specie, come Dendropanax swartzii o Dendrobium swartzii. Nel 1791, due botanici tedeschi, Johann Christian Daniel von Schreber e Johann Friedrich Gmelin, gli dedicarono due generi Swartzia, Quello è accettato è quello di Schreber, il quale non aggiunse alcuna motivazione, ma vi inserì alcune specie descritte da Swartz nel Prodromus. Swartzia Schreb., famiglia Fabaceae, comprende poco meno di 200 specie esclusive dell'America tropicale, diffuse principalmente nelle foreste pluviali di bassa quota, ma presenti anche in altri ambienti, come le savane, le foreste premontane e le foreste stagionalmente aride. E' distribuito dal Messico e dai Caraibi alla Bolivia e al Brasile meridionale, con il centro di diversità è l'Amazzonia dove nella stessa area possono convivere anche una decina di specie. Per la presenza in ambienti così vari e la differenziazione in così tante specie spesso di limitata diffusione è considerato un esempio di "evoluzione esplosiva". Sono principalmente alberi, da quelli di piccole dimensioni che vivono nel sottobosco ai giganti le cui chiome emergono nello strato superiore o canopia. Le specie della savana sono invece per lo più arbustive. A caratterizzare questo genere è soprattutto la peculiare morfologia dei fiori; nella maggior parte delle specie presentano un singolo petalo di grandi dimensioni, eretto in funzione vessillifera, bianco o giallo; nelle specie della sezione Terminales, i petali mancano. Gli stami sono numerosissimi e si presentano in due forme: la maggior parte sono brevi e si appressano nel centro del fiore; pochi altri, in numero variabile secondo la specie, sono molto più lunghi, ricurvi e protrusi all'esterno. I fori sono riuniti in infiorescenze che possono nascere direttamente dal tronco. I frutti sono follicoli o legumi, per lo più deiscenti che contengono da uno a più semi avvolti in un arillo. Tra le specie più notevoli, S. panacoco, nota con il nome comune di ebano brasiliano, un albero della Guiana il cui legame duro e durevole, di un colore dal bruno oliva scuro al nero, è usato in ebanisteria; purtoppo, come spesso accade in questi casi, è a rischio per l'eccessivo sfruttamento. S. simplex è invece una specie di ampia diffusione (dal Messico al Brasile) delle foreste pluviali, di altezza media (da 5 a 15 metri), con una chioma di forma irregolare quando cresce nel sottobosco, di forma regolare e più ricca di foglie quando cresce in aree dove riceve più luce; oltre che per il legname è utilizzata localmente per i frutti che contengono semi circondati da una polpa edule. La specie più bella è considerata S. macrosema (sin. S. auresosericea), endemica delle foreste montane amazzoniche tra Ecuador, Perù e Colombia; i suoi fiori sono caratterizzati da un grande vessillo giallo-oro, che ricorda quasi un ventaglio plissettato, da numerisissimi piccoli stami raggruppati al centro e da quattro stami protrusi, uno dei quali lunghissimo. I fiori di Swartzia sono impollinati da imenotteri, in particolare appartenenti ai generi Xylocopa e Trigona. A più riprese, trasportati dalle navi della Compagnia svedese delle Indie orientali che fanno scalo al Capo di Buona Speranza di ritorno dalla Cina, arrivano a Linneo cesti e cassette con il gradito dono di piante, bulbi, insetti sudafricani. Il donatore è il governatore Ryk Tulbagh, abile e solerte funzionario coloniale appassionato di scienza. E Linneo lo ricambierà con la dedica dell'odorosa ma bellissima Tulbaghia. Dalla gavetta a padre della Colonia Il 22 febbraio 1751, la Compagnia olandese delle Indie orientali (VOC) nominò governatore della Colonia del Capo il cinquantenne Ryk Tulbagh (1699-1771) che assunse il suo incarico il seguente 15 aprile. Era il culmine di una carriera partita dalla gavetta. Nato in una modesta famiglia di Utrecht, che durante la sua infanzia si era trasferita a Bergen-op-Zoom, vi frequentò le scuole e imparò il suo latino; quindi a sedici anni si imbarcò su una nave della VOC diretta al Capo, con un contratto di cinque anni come apprendista, che poteva comportare di "imbracciare un moschetto o impugnare una penna". Diligente, industrioso e di buone maniere, si fece presto notare dai superiori; a diciannove anni fu nominato assistente segretario del Consiglio di Polizia, e tre anni dopo fu promosso impiegato capo e segretario del Consiglio. Era un compito di responsabilità che comportava una stretta relazione sia con il governatore, che presiedeva quell'organismo, sia con la direzione della VOC (i famosi, o famigerati, 17 signori). Nel 1725 sposò Elizabeth Swellengrebel, sorella di un membro del Consiglio, Hendrik Swellengrebel. Nel 1728 ottenne il rango di mercante junior (al di là del nome, si trattava di un grado gerarchico che non implicava necessariamente compiti di compravendita), un seggio nella corte di giustizia ed entrò a fare parte del Consiglio con diritto di voto. Nel 1732, fu promosso mercante senior. Nel 1737 alla morte del governatore Adriaan van Kervel, il Consiglio dovette affrontare una decisione difficile. La consuetudine voleva che fosse nominato governatore il secunde, ovvero il funzionario di più alto rango dopo il governatore stesso; a rivestire questo ruolo era Hendrik Swellengrebel, il cognato di Tulbagh. Tuttavia il fiscale Daniël van den Henghel rivendicava per sè l'incarico, in quanto mercante senior da un numero maggiore di anni. Quando si passò ai voti, i due candidati risultarono in parità. Si decise perciò di ricorrere al sorteggio, che favorì van den Henghel. La decisione definitiva però spettava ai 17 signori; appena furono informati, censurarono l'operato del Consiglio e stabilirono che van den Henghel tornasse al ruolo precedente, Hendrik Swellengrebel fosse promosso governatore e Ryk Tulbagh secunde, ruolo che ne faceva il presidente dell'Alta corte e gli apriva la strada di futuro governatore. Tulbagh affiancò il cognato per 14 anni e quando questi lasciò l'incarico per stabilirsi in Olanda, gli succedette puntualmente. Fu poi governatore per un ventennio (fino alla morte, avvenuta nel 1771), segnando profondamente la vita della Colonia. Con trent'anni di esperienza amministrativa, conosceva perfettamente tutti i problemi di affrontare. Privo di figli, e rimasto vedovo fin dal 1753, poteva dedicare tutto il suo tempo e le sue energie ai suoi amministrati, che presero a chiamarlo affettuosamente "papà Tulbagh ". La più celebre delle sue iniziative, tuttavia, certo non fu gradita a tutti: sul modello già imposto a Batavia, introdusse una legge suntuaria che vietava gli abiti di velluto, di seta o con strascico, le carrozze ornate con stemmi, le ostentazioni durante i funerali e l'uso di ombrelli parasole retti da schiavetti (erano uno status symbol). Né tutti avranno approvato il Codice Tulbagh emanato nel 1754, che rendeva meno dura la condizione dei neri: quelli nati liberi (Fryswartes) ottenevano la parità legale, mentre agli schiavi era concesso di praticare un mestiere per mantenersi ed acquistare la propria libertà; la pena di morte rimaneva solo per chi avesse ucciso il proprio padrone, mentre per reati minori era previsto il lavoro forzato. A conquistare l'affetto degli abitanti della colonia furono invece certamente la costruzione di nuove strade e di nuove aree urbanizzate, l'installazione di prese d'acqua nelle vie cittadine per combattere tempestivamente gli incendi, la creazione di una stazione di polizia, le misure sanitarie contro le ricorrenti epidemie di vaiolo, l'apertura della prima biblioteca pubblica. Durante il suo mandato, riprese anche l'esplorazione del territorio. Nel 1752 ricorreva il centenario della creazione della Colonia, Oltre a celebrarlo con una solenne cerimonia e con un banchetto cui furono invitati i borghesi della città e gli ufficiali delle navi straniere che in quel momento erano all'ancora nella Baia, Tulbagh volle solennizzarlo con una spedizione, la più vasta dai tempi di Simon van der Stel nel 1685. Il primo scopo era comprendere meglio la situazione ai confini orientali della colonia, che non erano mai stati definiti con esattezza. In teoria il confine era il Great Fish River, ma da tempo gruppi di cacciatori e allevatori lo avevano superato e non erano mancati tragici scontri popolazioni locali, soprattutto con i Bantu, che a loro volta muovevano verso sud e verso occidente alla ricerca di nuovi pascoli. La spedizione si svolse tra il febbraio e il novembre 1752 e coinvolse ben 71 persone e un convoglio di undici carri, sotto il comando dell’insegna August Frederik Beutler; oltre a un cartografo, un diarista ufficiale e un chirurgo, c’era anche un addetto alla raccolta delle piante, il sorvegliante del granaio della compagnia Hendrik Beenke. Muovendosi verso nord est, il gruppo esplorò i territori dei Thembu e degli Xhosa fino al Qora River. Una spedizione anche più imponente avvenne una decina di anni dopo. Nel 1760 il fattore Jakobus Coetse fu autorizzato a una spedizione di caccia agli elefanti; dopo aver attraversato le Copper Mountains, piegò a nordest e dopo dodici giorni giunse al Gariep, o “Grande fiume” (qualche anno dopo sarebbe stato ribattezzato Orange River) e ne seguì il corso per un tratto. Al ritorno, ne parlò con il capitano Hendrik Hop. Questi propose a Tulbagh di inviare una spedizione ad esplorare il territorio scoperto da Coetse. Diretta dallo stesso Hop, essa si svolse tra il luglio 1761 e l’aprile 1762 e vide la partecipazione sia di una trentina di coloni volontari (tra cui Coetse) sia della VOC, che fornì tre carri, armi, materiali e una cinquantina di portatori ottentotti e personale tecnico: un topografo, un esperto di metallurgia e il capo giardiniere Johann Andreas Auge. Il gruppo si mosse lungo l’itinerario già percorso l’anno prima da Coetse e dopo aver attraversato il fiume, si spinse a nord fino all’attuale Warmsbad in Namibia dove giunse in dicembre; l’estrema aridità di questa regione li costrinse a ritornare sui loro passi. In seguito a queste spezioni, nel 1770 Tulbagh fissò i confini della colonia al distretto di Swellendam a est e ai monti Swartberg a nord. Di fatto, non furono mai rispettati né dai coloni né dai Bantu, Veniamo ora alla politica culturale di Tulbagh che, nonostante la sua limitata formazione, era un uomo colto che padroneggiava perfettamente il latino e il francese; di mente aperta, abbandonò il tradizionale atteggiamento di chiusura e di sospetto con il quale la VOC guardava agli stranieri. Poco dopo la sua nomina, arrivò dalla Francia l’abate Louis-Nicolas de Lacaille (o La Caille, 1716-1772), inviato dall’Accademia delle Scienze a fare osservazioni astronomiche e geodetiche. Tulbagh fece costruire per lui un osservatorio, attrezzato con gli strumenti che questi aveva portato dalla Francia. Nell’arco di circa due anni (aprile 1751-marzo 1753), l'abate fece straordinarie osservazioni: catalogò circa 10.000 stelle del cielo australe, determinò la longitudine dell’insediamento, misurò la lunghezza di un grado di latitudine e corresse la carta del territorio fino a St Helena Bay. Durante il suo soggiorno, mandò periodicamente a Parigi esemplari naturali, inclusi semi e bulbi, e al suo ritorno portò con sé un erbario per il Jardin des Plantes. Come abbiamo visto, durante le spedizioni, e certamente anche al di fuori di esse, venne promossa la raccolta di esemplari di piante e animali; gli archivi attestano che membri della Compagnia erano regolarmente inviati alla ricerca di piante, erbe e insetti. Il più attivo di questi raccoglitori era certamente Johann Andreas Auge (1711-ca. 1805) che Tulbagh promosse sovrintendente del giardino della VOC al Capo. Le raccolte erano destinate al giardino stesso, ma anche agli orti botanici di Leida e Amsterdam, nonché a scienziati europei. Il più noto di questi corrispondenti è indubbiamente Linneo, con il quale il governatore probabilmente entrò in contatto intorno al 1760 attraverso il capitano Ekeberg. Nel 1761 gli inviò circa 200 piante, diversi uccelli impagliati, una collezione di bulbi e una cinquantina di tipi di semi, presumibilmente raccolti da Auge. Linneo espresse la sua soddisfazione con una lettera di ringraziamento che purtroppo non ci è pervenuta. Tulbagh replicò con l'invio di una cassa con 63 tipi di bulbi da fiore, un cesto con 82 tipi di semi e una cassetta dei "migliori insetti che offre questo paese" (lettera del 25 aprile 1763). La risposta di Linneo (lo vedremo meglio più avanti) fu la dedica del genere Tulbaghia, annunciata con una lettera datata 30 giugno 1764. La corrispondenza continuò negli anni successivi, ma tutte le lettere sono andate perdute, tranne quella inviata da Tulbagh il 20 marzo 1769 in cui promette l'invio di altri bulbi e di un "libro di piante secche", ovvero un erbario. Forse esso non avvenne mai: Tulbagh sarebbe morto poco più di un anno dopo, e anche la salute di Linneo aveva cominciato a declinare. Poté però approfittare degli invii del governatore per descrivere numerose piante sudafricane in Mantissa plantarum altera (1771), una delle quali è appunto quella dedicata al generoso governatore, T. capensis. Bulbose in technicolor Torniamo dunque a quella lettera del 1764 in cui Linneo annuncia la creazione del genere Tulbaghia, accludendo anche un disegno della pianta che, confida, "sarà un monumento duraturo a Vostro Onore finché perdurerà la tribù dei vegetali"; chiede poi di inviargliene qualche bulbo, "affinché possa essere propagata e diffusa in tutti i giardini d'Europa, così da rendere il vostro nome familiare a tutti gli amanti delle piante rare e belle". Quindi si congratula con Tulbagh per abitare (e governare) un vero paradiso terrestere, e conclude: "Se potessi scambiare il mio destino con quello di Alessandro Magno, di Salomone, di Creso o di Tulbagh, senza esitazione preferirei quest'ultimo". Oggi il genere Tulbaghia (famiglia Amaryllidaceae) comprende 28 specie di bubose, distribuite principalmente nella Provincia del Capo orientale. La loro caratteristica più evidente è il pronunciato odore agliaceo delle foglie, da cui il nome comune wild garlic, o anche society garlic, forse perché tendono a formare gruppi fitti e compatti, oppure perché il loro odore, meno pungente di quello dell'aglio, li rende adatti ad essere consumati in società. Sono per altro piante molto belle, spesso con fiori dal colore insolito e con una struttura singolare, data da sei tepali più o meno stretti e da una piccola "corona centrale", a volta in colore contrastante. La specie più rustica e più frequentemente coltivata da noi è T. violacea che nel corso dell'estate produce splendidi fiori viola ametista che, a dispetto dell'odore delle foglie, sono anche piacevolmenti profumati. Vale però la pena di menzionare almeno T. acutiloba, con fiori a tromba con tepali bianco-verdastro e corona aranciata, la candida T. cominsii, la gialla T, dregeana, la rossa T. capensis che profuma di notte. Qualche approfondimento nella scheda. L'orto botanico di Stoccolma ha una storia molto particolare. E' amministrato congiuntamente dall'Università e dalla Reale Accademia delle Scienze, alla quale nel 1790 fu donato con lascito testamentario dal medico Peter Jonas Bergius, che era stato allievo di Linneo, e l'aveva creato presso la sua casa di campagna insieme al fratello, il bibliofilo e storico Bengt Bergius. Lasciò anche un cospicuo capitale e la raccomandazione che a dirigere il giardino fosse un professore nominato dall'accademia che sarebbe stato allo stesso tempo un ricercatore. Dal 1791 al 2014 l'orto botanico è stato dunque diretto dal Professor Bergianus, a cominciare dal grande tassonomista Olof Swartz. Dato che non viaggiò al di fuori della Svezia, Bergius non è considerato un apostolo di Linneo, ma era molto stimato dal maestro che gli dedicò il genere Bergia. Un medico di successo appassionato di botanica I fratelli Bengt (1723-1784) e Peter Jonas Bergius (1730-1790) erano figli del governatore distrettuale Bengt Bergius e di sua moglie Sara Maria Dryselia. Quando il primo aveva sette anni e il secondo era un neonato, il padre morì, ma l'energica madre riuscì a tenere a galla la numerosa famiglia (c'erano altri cinque figli), fino a quando non morì anch'essa. I ragazzi vennero dispersi e affidati a diversi parenti, ma, grazie ad alcuni di essi, Bengt però poté studiare e laurearsi in filosofia all'università di Lund, dove insegnò per qualche tempo. Fin da studente, incominciò a raccogliere documenti sulla storia svedese, che divenne il suo campo di studi; celebre per la sua erudizione, fu autore di cronache su Carlo IX e su Gustavo Adolfo e di una imponente raccolta di documenti originali. Membro dell'Accademia delle scienze, ne fu per due volte presidente. Affidati a parenti diversi, per qualche tempo Bengt e Peter Jonas furono separati, finché si ritrovarono a Lund, dove il primo all'epoca era professore associato di storia e il secondo si iscrisse all'università sedicenne, ancora incerto sul proprio futuro. Avrebbe potuto diventare prete o avvocato, ma la balbuzie sconsigliava queste carriere basate sulla parola. Fu così che, su consiglio di Bengt, decise di trasferirsi a Uppsala per studiare medicina. Vi arrivò diciannovenne e scoprì la sua vera vocazione, grazie a un professore carismatico, ovvero il grande Linneo. Seguiva le sue lezioni private e pubbliche e partecipava alle celebri escursioni naturalistiche settimanali. Si appassionò di botanica e nel 1750 discusse la tesi preliminare De seminibus muscorum sulle spore dei muschi, eccezionalmente scritta almeno in parte da lui. Forse Linneo, che ne stimava grandemente l'intelligenza e la dedizione allo studio, pensava di farne uno dei suoi apostoli. Organizzò per lui due brevi spedizioni, la prima nel Dalarna, la seconda nel Gotland, con l'incarico di raccogliere coralli e fossili per il conte Tessin (era anche un modo per assicurare qualche guadagno all'allievo, promettente ma senza mezzi). Nelle sue intenzioni, erano forse il preludio a una spedizione nelle Indie Orientali, finanziata dalla regina Lovisa Ulrika, Il progetto però non si concretizzò. Anche se era interessato alle scienze naturali, Bergius desiderava essere soprattutto un medico e fu profondamente influenzato anche dall'altro professore di Uppsala, Rosén von Rosenstein, che indirizzò il suo interesse verso le malattie infettive. Proprio con lui nel 1755 concluse gli studi di medicina con una tesi sul vaiolo. Si trasferì quindi a Stoccolma dove iniziò una carriera medica di straordinario successo. Entrò a far parte del Collegium medicum e nel 1758 fu ammesso all'accademia delle scienze, di cui fu presidente tre volte. Nel 1761, quando il Collegium medicum istituì una cattedra di storia naturale e farmacologia, fu chiamato a ricoprirla. Come medico, era stimato e richiestissimo, e ciò gli permise di accumulare una discreta fortuna. La investì nell'acquisto di una residenza estiva, detta Bergielund, con un parco che nel 1777 fu ampliato a sette ettari. C'era ampio spazio per la biblioteca e la collezione di documenti di Bengt e per l'erbario di Peter Jonas che trasformò il parco in un vero e proprio orto botanico e in un giardino modello, soprattutto per gli alberi da frutto. Nei loro rispettivi campi, i due fratelli erano eruditi e scrittori prolifici. Si influenzarono anche a vicenda; grazie al fratello minore, Bengt incominciò ad interessarsi di agricoltura (scrisse, tra l'altro una memoria sulla gestione dei prati e delle erbe foraggere), mentre Peter Jonas non rifuggiva dal dare una dimensione storica ai suoi scritti di medicina, come la sua prolusione all'Accademia delle scienze in cui mise a confronto la Stoccolma dei suoi giorni con quella di duecent'anni prima. Peter Jonas Bergius scrisse molto sia di medicina sia di botanica. Come medico fu tra gli iniziatori in Svezia dell'inoculazione del vaiolo, suggerendo anche misure legislative per estenderne la pratica; scrisse anche diverse memorie sull'argomento. Tra le sue opere mediche più importanti, uno studio commissionatogli dal Collegium medicum sulle cause dei decessi tra il 1754 e il 1756, che è considerato l'esordio dell'epidemiologia descrittiva in Svezia. A cavallo tra medicina e botanica si situa Materia medica (1778) in cui descrisse 571 erbe medicinali usate nella farmacologia svedese dell'epoca. Tra le opere di agronomia, la più importante è un "Discorso sui frutteti e la loro promozione nel nostro Regno", che può essere considerato un vero e proprio manuale pratico di frutticoltura, basato anche sulle sue esperienze a Bergielund. Non aveva mai cessato di corrispondere con Linneo (di cui era corrispondente anche il fratello) e, su sua influenza, a interessarsi di piante esotiche. Pubblicò una trentina di lavori di botanica, per lo più dedicati ad esse. Il più importante è Descriptiones plantarum ex Capite Bonæ Spei (1767), basata su una collezione di piante sudafricane ricevuta da Michael Grubb, futuro direttore della Compagnia svedese delle Indie Orientali. Bergius vi istituì 14 nuovi generi (9 dei quali tuttora validi) e descrisse 130 specie inedite, tra le quali potremmo citare almeno Erica verticillata, Dilatris corymbosa, Disa uniflora, Pelargonium crispum. Si tratta di un notevole contributo alla conoscenza delle piante sudafricane, ma soprattutto della prima opera su questa flora pubblicata posteriormente a Species plantarum, che come è noto segna il punto di partenza delle denominazioni botaniche. Nello stesso torno di tempo, Linneo stava scrivendo Mantissa plantarum [prima], che contiene un certo numero di piante sudafricane, alcune delle quali coincidono con quelle pubblicate da Bergius; ma poiché la sua opera uscì un mese dopo quella dell'allievo, in caso di conflitto ad essere valide sono le denominazioni di quest'ultimo. La collezione di Grubb costituì il primo nucleo dell'erbario di Bergius che, costantemente arricchito con acquisti e donazioni, giunse a comprendere 9000 specie. E' di notevole importanza storica perché contiene molti tipi di piante descritte dallo stesso Bergius e dai botanici che si succedettero nella fondazione da lui istituita. Provengono soprattutto dal Sudafrica, dall'America tropicale, dall'Oriente, dalla Cina e dalla Siberia. L'altra grande opera botanica di Bergius è il suo stesso giardino. Su stimolo di Linneo, nel 1753 il Collegium Medicum aveva istituito un giardino presso l'Ospedale Seraphim, dove venivano coltivate soprattutto le piante medicinali destinate all'ospedale stesso; nel 1761, dopo la sua nomina a professore, la direzione venne affidata a Bergius che lo ampliò trasformandolo in un vero orto botanico sul modello di quello di Uppsala. Per motivi finanziari, il giardino fu chiuso nel 1774, ma l'esperienza fu utile a Bergius per l'orto botanico che creò Bergielund. Negli ultimi anni della loro vita, i fratelli, scapoli e senza eredi, incominciarono a preoccuparsi della sorte del giardino e delle collezioni. Stabilirono di comune accordo di lasciarle all'Accademia della scienze, insieme a un cospicuo lascito. Il primo a mancare nel 1784 fu Bengt, lasciando in custodia al fratello superstite la biblioteca e la raccolta di manoscritti, che comprendeva un gran numero di lettere e documenti pubblici e privati. Peter Jonas lo seguì nel 1790. Il suo testamento legava all'Accademia quasi l'intero patrimonio suo e del fratello (che, oltre a un capitale liquido, comprendeva anche una ricca miniera), la biblioteca con i documenti - con la condizione, voluta da Bengt, non fossero resa disponibili per la ricerca prima di cinquant'anni -, l'erbario, la proprietà di Bergielund. Inoltre espresse la volontà che nel giardino venisse istituita una scuola di orticoltura e che a presiedere l'orto botanico fosse uno studioso a cui l'erbario e la biblioteca avrebbero offerto opportunità di ricerca. Indicò anche il nome della persona ideale in Olof Swartz. Nel 1791 le ultime volontà di Peter Jonas Bergius si tradussero nella creazione di una Fondazione e nella nascita ufficiale dell'Hortus Bergianus (Bergianska trädgården), amministrato congiuntamente dall'Accademia reale svedese delle scienze e dall'Università di Stoccolma. A dirigerlo il Professor Bergianus. Con la sua singolare commistione tra fattoria modello, orto botanico e istituto di ricerca, da allora avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella storia della botanica svedese. Piante anfibie Nel 1771, in Mantissa plantarum altera, Linneo dedicò al suo vecchio allievo il genere Bergia; purtroppo all'epoca non aveva più l'abitudine di indicare le ragioni delle sue dediche, ma è molto probabile che pensasse all'opera di Bergius sulla flora del Capo di Buona Speranza, visto che come unica specie indicò B. capensis, scrivendo "habitat in Capite Bonae Spei". In realtà, l'informazione è errata: questa specie, di ampia diffusione in altre zone dell'Africa, in Sudamerica, nell'Asia occidentale e centrale, in India, in Indocina, proprio in Sudafrica non c'è, al punto che è stato anche suggerito di sostituirla come specie tipo (cosa non possibile secondo le regole vigenti). Bergia è uno dei due soli generi della famiglia Elatinaceae (l'altro è Elatine); comprende circa trenta specie distribuite nel nord America, nelle Antille, in gran parte dell'Africa, l'Asia tropicale e subtropicale e l'Australia, con due centri di diversità, in Africa e in Australia. Sono erbacee annuali o perenni o suffrutici; possono essere sia terrestri sia acquatiche, e alcune si adattano ad entrambi gli ambienti: ad esempio, B. capensis quando cresce in acqua sviluppa radici verdi e fluttuanti che producono fotosintesi; quando cresce in terra, ha radici bianche, forti e ramificate. Sono dunque definite erbe anfibie. L'ambiente tipico sono aree stagionalmente allagate. Sono piante solitamente di piccole dimensioni. I fusti possono essere eretti o prostrati, molto ramificati; hanno foglie opposte, con margini serrulati, e numerosi fiori, raccolti in cime ascellari o raggruppati alle ascelle fogliari, per lo più minuscoli. I frutti sono piccole capsule che contengono semi oblunghi, lievemente ricurvi. |
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Il tema di quest'anno è "Alberi di Natale". CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
November 2025
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