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La botanica franco‑argentina Alicia Lourteig, nata a Buenos Aires da padre francese e madre argentina, dopo la formazione e i primi anni di carriera in patria approdò in Europa per lavorare nei grandi erbari storici, depositari di oltre tre secoli di raccolte sudamericane. Dal 1955 fu ricercatrice del laboratorio delle fanerogame del Muséum national d’Histoire naturelle di Parigi, dove visse e lavorò fino alla morte. Il suo contributo alla tassonomia di famiglie come Malpighiaceae, Lythraceae, Ranunculaceae e Oxalidaceae fu enorme; altrettanto decisive la competenza e la disponibilità con cui accompagnò e facilitò le ricerche dei molti colleghi che bussavano alla sua porta. Onore probabilmente unico per una botanica, la ricordano tre generi validi: Lourteigia, Lourtella, Alicia. Anni di formazione: da Buenos Aires a Tucumán Per quasi quarant’anni, Alicia Lourteig (1913–2003) lavorò al Laboratorio delle Fanerogame del Muséum d’Histoire naturelle di Parigi, diventando una delle figure più autorevoli della botanica del XX secolo e un punto di riferimento imprescindibile per gli studi sulla flora sudamericana. Non era però nata a Parigi, ma a Buenos Aires, la più europea delle città sudamericane. Il padre proveniva dalla Francia, più precisamente da Beuste, nei Pirenei Atlantici, mentre la madre era argentina di origini castigliane. Crebbe così tra due lingue e due culture. Dopo il baccalaureato nel 1932, nel 1937 si diplomò in farmacia e biochimica all’Università di Buenos Aires. L’incontro decisivo avvenne nelle aule universitarie, nel luglio 1933, quando la ventenne Alicia, insieme ai compagni del corso di farmacia, si trovò ad affrontare un compito arduo per ragazzi cresciuti tra asfalto e cemento: creare un erbario. A insegnare come farlo non furono né il capo del dipartimento né lo studente diplomato – neppure loro sapevano davvero come procedere – ma un ragazzo di poco più grande, Carlos Alberto O’Donnell (1912–1954), che durante le vacanze invernali ed estive si prodigava come “studente ad honorem”. Sotto la sua guida, nei giorni festivi, gruppi di studenti che quasi mai erano usciti dalla città esplorarono le rive del Río de la Plata e il bosco di Palermo, ai margini di Buenos Aires, imparando la botanica sul campo. E, in laboratorio, appresero a preparare sezioni istologiche e a usare quelle sostanze misteriose – balsamo del Canada, coloranti, alcool assoluto – che davano forma a un mondo nuovo. Dopo il diploma, Lourteig era ormai decisa: non sarebbe diventata farmacista, ma botanica. E fu nuovamente O’Donnell, diplomatosi anch’egli nel 1937, a indicarle la strada. Iscrittosi al primo anno del dottorato in biochimica, accettò un incarico temporaneo come ricercatore alla Fondazione Miguel Lillo di Tucumán. Dopo qualche mese ne tornò entusiasta: la flora misteriosa e lussureggiante della selva, e un erbario ricchissimo ancora tutto da investigare! Nel 1938 il suo incarico divenne definitivo; il suo entusiasmo contagiò Alicia, che nello stesso anno entrò come ricercatrice alla Fondazione. La Fondazione Miguel Lillo era nata dal lascito di Miguel Lillo (1861–1931), un’eccezionale figura di naturalista, collezionista e docente. Interessato a tutti i campi della natura e del sapere scientifico, nel corso della sua vita aveva creato una vasta biblioteca e imponenti collezioni naturalistiche, tra cui un erbario di più di 20.000 esemplari appartenenti a oltre 6.000 specie. Prima di morire donò tutte le sue proprietà – incluso un esteso terreno e una cospicua somma di denaro – all’Università di Tucumán che, per portare avanti le sue ricerche, nel 1933 istituì la fondazione che porta il suo nome, strettamente collegata al Museo di Scienze Naturali di cui Lillo era stato prima direttore e poi direttore onorario. Ma quando O’Donnell e Lourteig arrivarono a Tucumán, la Fondazione era poco più di un nome su documenti burocratici. A darle forma e forza fu un terzo arrivo contemporaneo: quello del farmacista, biochimico e botanico Horacio Raúl Descole (1910–1984), nominato nel 1937 professore di botanica generale alla Facoltà di Farmacia e Biochimica dell’Università di Tucumán e direttore della sezione botanica del Museo di Historia Natural. Energico e politicamente vicino al peronismo, Descole si impegnò attivamente nello svecchiamento e nella rifondazione dell’Università, avviando la realizzazione della città universitaria. Come animatore e guida della sezione botanica della Fondazione, creò la rivista "Lilloa" e concepì l'ambizioso progetto di una flora dell’intera Argentina (Genera et species plantarum Argentinarum). È un lavoro titanico ma entusiasmante quello in cui si getta a capofitto un gruppo di giovani ricercatori – sono tutti quasi coetanei –, senza paura di confrontarsi con la difficoltà del compito e con “l’opposizione decisa e occulta di antichi elementi che si opponevano a ogni cambiamento”. Ma, come scriverà Lourteig anni dopo commemorando O’Donnell, “c’era molto da fare, tutto andava fatto, ma che gioia fare tutto il necessario, soprattutto quando ogni cosa procede”. L’erbario viene riorganizzato in modo sistematico, si allacciano contatti con ricercatori negli Stati Uniti e in Europa, la rivista "Lilloa" viene lanciata e diventa rapidamente un punto di riferimento, e iniziano i lavori preparatori per la Flora. Lourteig è coinvolta immediatamente. Nel 1939, accanto a Descole e O’Donnell, firma il suo primo articolo, Plantae novae Lilloanae, dedicato ad alcune specie inedite dell’erbario di Lillo. Poi lavora a due famiglie di grande peso nella flora argentina: le Zygophyllaceae, ancora con entrambi, e le Euphorbiaceae, con O’Donnell. La trattazione di entrambe, preceduta da una serie di articoli su "Lilloa", compare nel 1943 nel primo volume di Genera et species plantarum Argentinarum. Intanto la ricerca si allarga ad altre famiglie e il ritmo di lavoro si fa frenetico: nel 1942, con O’Donnell, oltre all’esame di diverse tribù di Euphorbiaceae, Lourteig pubblica su "Lilloa" la revisioni delle Primulaceae argentine; nel 1943, con Descole, quella delle Malpighiaceae e, da sola, quella delle Lythraceae, seguita da un Addenda nel 1944. Poi il silenzio: per tre anni, fino al 1948, Lourteig non pubblicherà più nulla; e non scriverà più su "Lilloa", tranne un necrologio dell’amico‑maestro O’Donnell, nel 1959. Non abbiamo risposte precise, solo indizi. Non sappiamo neppure con esattezza quando Lourteig lasciò Tucumán. Molte fonti collocano la fine della collaborazione con la Fondazione al 1946, altre al 1947; lei – sempre pudica nel raccontare di sé – lo archivia come qualcosa che è avvenuto, e basta. Ma forse era tornata a Buenos Aires già da tempo, nel 1946 o addirittura nel 1945. Sappiamo per certo che nel 1946 era nella città natale per completare il dottorato, conseguito proprio quell’anno. Forse pesarono la situazione familiare – la malattia o la morte dei genitori? – e la situazione generale dell’Argentina: Lourteig parla di “uno dei periodi più neri della storia argentina”. Il piccolo miracolo economico favorito dalla seconda guerra mondiale, quando il paese sudamericano, rimasto neutrale, si trovò a fornire materie prime ai belligeranti, era finito. Iniziavano gli scontri sociali, culminati prima nella nascita e nell’ascesa del peronismo, poi nel golpe del 1955 e nella dittatura militare. Erano tempi difficili per la scienza: finanziamenti sempre più scarsi, carriere bloccate, ricercatori costretti a cercare sbocchi altrove. A partire non fu solo Lourteig: il gruppo si disperse: “La ricerca scientifica si ridusse al minimo […]. Con grande dolore, vedemmo partire i ricercatori stranieri demoralizzati da una situazione economica e morale che peggiorava ogni giorno”. La dispersione del gruppo originario del Lillo sarebbe culminata nel 1955 con il licenziamento e l’esilio del troppo peronista Descole. Ma a quel punto Lourteig era già da tempo in Europa. Parigi: un erbario, una vita Nel 1948 Lourteig entrò come ricercatrice al Darwinion di San Isidro e riprese il filo interrotto, pubblicando su "Darwiniana", la rivista dell’Istituto, gli Addenda sulle Primulaceae e sulle Lythraceae. Ma il Darwinion fu solo un punto di passaggio verso la carriera internazionale: nel 1949, ancora su "Darwiniana", uscì un terzo Addenda alle Lythraceae argentine, una breve nota su un campione raccolto da Tweedie che Lourteig aveva rintracciato nell’erbario di Kew. Aveva infatti ottenuto una borsa di ricerca del British Council e dal 1948 si trovava già in Europa. Anche il suo campo di ricerca cambiò rispetto agli anni di Tucumán: forse per marcare il distacco dalla “lussureggiante e misteriosa flora tropicale” scelse ora una famiglia botanica di casa sia in Europa sia nell’America temperata, le Ranuncolaceae. Da Kew, dove lavorò dal 1948 al 1950, le sue ricerche si irradiarono in numerosi erbari storici del continente, e la portarono anche negli Stati Uniti (New York e Harvard), in altri erbari britannici (Kew, British Museum, Cambridge, Edimburgo, Oxford), e poi a Ginevra, Losanna, Bruxelles, Parigi, Copenhagen, Stoccolma. Il risultato fu un lavoro imponente che nel luglio 1950 Lourteig presentò a una seduta del Congresso internazionale di botanica, il primo dei molti cui avrebbe partecipato. Pur tornando periodicamente in Argentina per seguire la pubblicazione dei suoi lavori, da questo momento il centro della sua ricerca era ormai altrove: dal 1950 al 1951 lavorò a Stoccolma, nel 1951 a Copenhagen, dal 1952 al 1953 a Boston, nel 1953 a Washington. Accanto alle Ranuncolaceae, il suo campo di studi privilegiato tornarono a essere le Lythraceae, con numerosi contributi pubblicati in riviste argentine e internazionali a partire dal 1954. La sua competenza e la profonda conoscenza degli erbari storici — dove per più di tre secoli era confluita gran parte delle raccolte della flora latinoamericana — furono notate da Jean-Henri Humbert, capo del dipartimento di Fanerogamia del Muséum national d’histoire naturelle di Parigi e responsabile dell’erbario, che ne caldeggiò l’assunzione. Così, nel 1955, Lourteig lasciò definitivamente Buenos Aires e approdò a Parigi, che sarebbe diventata la sua casa fino alla morte. Il Muséum e il dipartimento di Fanerogamia furono la sua casa scientifica per quasi quarant’anni: prima come ricercatrice, poi dal 1976 come Maître de Recherche e dal 1980, dopo il pensionamento, come ricercatrice onoraria. Negli anni parigini il lavoro tassonomico di Lourteig si amplia e si approfondisce. Accanto alle famiglie e ai generi studiati in gioventù — in particolare le Lythraceae, che non abbandonerà mai — apre nuovi fronti di ricerca: le Mayacaceae e, a partire dagli anni Settanta, le Oxalidaceae, di cui diventerà una delle massime esperte mondiali. La sua produzione scientifica si diversifica e si inserisce, come specialista riconosciuta, in grandi progetti internazionali: Flora del Uruguay, Flora Ilustrada Catarinense, Flora de Venezuela, Flora of Panama, Flora Patagonica, Flora of Ecuador, Flora of Venezuelan Guayana, cui si aggiungerà - pubblicata postuma - la trattazione di Lythraceae e Ranuncolaceae per la Flora della Real Expedición Botánica del Nuevo Reino de Granada. Non trascura la flora francese, collaborando ai supplementi della revisione della Flore de France. Numerose sono le revisioni monografiche, e costante l’attenzione alla correttezza nomenclaturale: partecipa assiduamente alle sessioni dedicate al Codice internazionale di nomenclatura botanica nell’ambito dei congressi internazionali, un impegno che dal 1982 si traduce nella vasta serie Nomenclatura Plantarum Americanarum. È inoltre molto attiva nelle istituzioni internazionali, tra cui Flora Neotropica e la Société de Biogéographie, di cui per molti anni fu tesoriera e segretaria. Grande esperta di erbari, Lourteig non era una botanica da scrivania. All’assidua attività in erbario unì infatti numerose spedizioni sul campo, una pratica inaugurata negli anni fondativi di Tucumán e coltivata per tutta la vita. Visitò gran parte dei paesi dell’America tropicale e, alla ricerca di Ranuncolaceae e Oxalidaceae di montagna, esplorò le valli andine di Colombia, Perù ed Ecuador. Tra il 1963 e il 1964, e nuovamente nel 1969, partecipò come membro della Commission Française de Recherches Antarctiques a due spedizioni botaniche nella cosiddetta “Francia antartica”. Era un territorio — e una flora — del tutto diversi sia dall’Europa temperata sia dall’America tropicale. Qui studiò in particolare la distribuzione della flora vascolare delle Kerguélen, confrontando un ambiente subantartico estremo con i paesaggi botanici che aveva conosciuto fino ad allora. Nel corso degli anni Lourteig divenne una figura di riferimento per generazioni di giovani botanici. Non era soltanto una specialista autorevole, ma una mediatrice capace di mettere in relazione studiosi, istituzioni e collezioni. Seguiva tesi, orientava ricerche, apriva porte. Non diceva mai di no ai colleghi che le chiedevano aiuto per ritrovare un tipo nomenclaturale o per interpretare la scrittura indecifrabile di un manoscritto o di un’etichetta d’erbario. Da ogni parte del Sudamerica le arrivavano esemplari da identificare, e il suo sostegno non mancava ai giovani ricercatori che venivano a Parigi per completare le loro tesi: li aiutava a portare a termine il lavoro e, dopo, a inserirsi in un laboratorio nei loro paesi d’origine per iniziare la carriera scientifica. Di questa disponibilità, unita ad autorevolezza e rigore, ci resta un’affettuosa testimonianza diretta di un’altra grande tassonomista argentina, Carmen Lelia Cristóbal. Come racconta nel necrologio scritto dopo la morte di Lourteig, entrò in contatto con lei negli anni Cinquanta, quando era una studentessa dell’Università di Tucumán alle prese con la sua tesi sul genere Ayenia. Lourteig non solo le rispose con cortesia, ma si sobbarcò il compito di riprodurre gli esemplari tipo necessari calcandoli su carta di seta — all’epoca non esistevano metodi affidabili di riproduzione fotografica. Nella lettera allegata le scrisse di non preoccuparsi della spesa: un giorno avrebbe restituito il favore comportandosi allo stesso modo con gli studenti che si sarebbero rivolti a lei. Quando poi Cristóbal e suo marito Antonio Krapovickas arrivarono a Parigi con una borsa di studio di nove mesi, Lourteig moltiplicò le attenzioni, fino a sobbarcarsi una lunga coda per procurare loro i biglietti per una matinée all’Opéra. Era certamente il lascito del suo apprendistato a Tucumán: la ricerca concepita come un’opera collettiva, non individuale, in cui chi sa di più ha il dovere di condividere il proprio sapere. Lavorando sugli erbari storici, Lourteig incontrò indirettamente anche coloro che li avevano raccolti e creati, e iniziò così a interessarsi alla storia della botanica. Nel 1966 pubblicò un articolo sull’erbario di Paul Hermann, seguito nel 1971 da osservazioni sulle raccolte brasiliane di Casaretto. Ma l’incontro più importante fu quello con Aimé Bonpland, il cui percorso di vita fu opposto e complementare al suo: anziché da Buenos Aires a Parigi, da Parigi all’Argentina. A Bonpland dedicò profili biografici, pubblicò i suoi diari e i manoscritti conservati al Muséum, e ne visitò persino la casa, in una sorta di pellegrinaggio intellettuale. Sugli erbari storici tornò poi con quello che è forse il suo ultimo scritto — altri uscirono successivamente, ma presumibilmente risalivano a ricerche precedenti — la descrizione di cinquantatré erbari conservati nel laboratorio di fanerogamia del Muséum. Il lavoro, iniziato da Paul Jovet, morto nel 1991, fu completato e pubblicato da Lourteig nel 1997, quando aveva ottantaquattro anni. Su uno di essi, l’erbario raccolto da Surian nelle Antille, annunciava l’intenzione di pubblicare uno studio approfondito. Ma l’età avanzava e la salute si faceva sempre più fragile, e il progetto rimase incompiuto. Morì nella sua casa dal simbolico indirizzo 17, rue Linné — a due passi dall’ingresso del Muséum — nel 2003, all’età di ottantanove anni, e volle essere sepolta a Beuze, la cittadina dei Pirenei Atlantici da cui suo padre era partito alla volta dell’Argentina. Una vita scientifica in tre generi Cristóbal ha definito l’opera di Alicia Lourteig “ciclopica”. La sua produzione scientifica conta 203 pubblicazioni tra articoli, monografie e contributi a grandi opere collettive, con la descrizione di circa 290 taxa. Partecipò a una cinquantina di congressi e simposi, che sfruttava per consultare erbari e svolgere ricognizioni sul campo, accumulando non meno di una trentina di missioni botaniche. Straordinaria poi la sua attività di facilitatrice e mediatrice del lavoro altrui, grazie all'ineguagliabile conoscenza degli erbari storici, come testimoniano i ringraziamenti che costellano le revisioni tassonomiche dei tanti colleghi che si avvalsero del suo aiuto, tra cui spicca l’elogio collettivo firmato da R.S. Cowan, F.R. Fosberg, L.B. Smith, F.A. Stafleu e J.J. Wurdack e pubblicato su "Taxon" 25 (1975). La sua presenza ha lasciato tracce anche fuori dalla botanica: le sono dedicati il Lac Alicia nell’arcipelago delle Kerguelen e il sentiero “Mademoiselle Alicia Lourteig” nella Reserva Biológica de Sapitandura (Serra do Mar, Paraná). Una ventina di specie vegetali portano gli eponimi lourteigiae — come la spettacolare Heliconia lourteigiae — o più raramente aliciae, tra cui Peruviasclepias aliciae, da lei scoperta in Perù. Caso rarissimo nella botanica del Novecento, e probabilmente unico per una botanica, le furono dedicati tre generi validi: Lourteigia (1971), Lourtella (1987) e Alicia (2006). È una testimonianza eloquente della profondità dell'impronta lasciata nella comunità scientifica. Quando nel 1971 Robert Merrill King e Harold Ernest Robinson istituirono il genere Lourteigia, sottolinearono il suo ruolo centrale nella tassonomia della flora latinoamericana: «È con grande piacere che nominiamo questo genere in onore della dottoressa Alicia Lourteig del laboratorio delle fanerogame del Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi. Il suo lavoro ha dato un grande contributo alla tassonomia delle piante americane». Ascritto alla tribù Eupatorieae (Asteraceae), il genere comprende una dozzina di erbacee perenni distribuite tra Colombia e Venezuela, soprattutto nelle valli andine. Alcune specie — in particolare L. ballatifolia e L. stoechadifolia, la specie tipo — trovano impiego nella medicina tradizionale; studi recenti ne confermano attività antiossidanti, antinfiammatorie e antimicrobiche, grazie ai composti fenolici e ai metaboliti secondari tipici della tribù. Anche Lourtella, istituito nel 1987 da Shirley A. Graham, Pieter Baas e Hiroshi Tobe, celebra Alicia Lourteig soprattutto nel suo ruolo di tassonomista e specialista delle Lythraceae. Nel protologo gli autori scrivono: «Questo genere monotipico è appropriatamente dedicato alla dottoressa Alicia Lourteig del laboratorio delle fanerogame del Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi, che, con il suo interesse di lunga durata per le Lythraceae, ha dato un contributo fondamentale alla moderna conoscenza tassonomica della famiglia». Il genere comprende un’unica specie, Lourtella resinosa, un raro arbusto andino raccolto originariamente in Perù da Graham e presente anche in Bolivia. All’interno delle Lythraceae è morfologicamente distintivo per la presenza di tricomi globosi e soprattutto per la copiosa secrezione resinosa che ricopre i giovani getti e le foglie, carattere che lo rende immediatamente riconoscibile. Con Alicia, istituito dopo la sua morte da William R. Anderson, si chiude idealmente il percorso degli omaggi dedicati a questa grande botanica. Pur ricordando il suo contributo alla tassonomia delle Malpighiaceae — in particolare come coautrice della prima trattazione argentina della famiglia (O’Donnell, Lourteig 1943) — Anderson rende soprattutto omaggio alla sua figura umana di facilitatrice e mediatrice della conoscenza. Nel protologo scrive: «Sono felice di nominare questo genere in onore della mia amica Alicia Lourteig (1913–2003), coautrice della prima trattazione delle Malpighiaceae dell’Argentina. Nel 1981, durante la mia visita di studio al grande patrimonio di Malpighiaceae dell’erbario del Muséum d’Histoire naturelle di Parigi, la dottoressa Lourteig fu incessantemente utile e amichevole, rendendo il mio soggiorno parigino allo stesso tempo piacevole e fruttuoso». Il genere, istituito per distinguere un piccolo gruppo di Malpighiaceae sudamericane precedentemente incluse in Mascagnia, comprende oggi due specie, Alicia anisopetala e A. macrodisca, rampicanti legnose ampiamente diffuse nelle foreste sudamericane: dalla foresta amazzonica alla Mata Atlântica brasiliana, fino alle foreste decidue e più aride dell’Argentina settentrionale. Questa distribuzione, insieme al tono affettuoso e riconoscente della dedica, chiude idealmente il cerchio della ciclopica attività di Lourteig: iniziata esplorando i boschi planiziali di Tucumán e conclusa tra i fogli delle grandi raccolte sudamericane dell’erbario di Parigi. Lourteigia, Lourtella, Alicia: tre dediche, tre ritratti complementari di Alicia Lourteig, che, nella tradizione linneana - la dedica come sola gloria che spetta a un botanico (e a una botanica!) - ci consegnano la sua memoria come tassonomista, specialista di grandi famiglie, figura scientifica e umana.
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CimbalariaAppassionata da sempre di piante e giardini, mi incuriosiscono gli strani nomi delle piante. Un numero non piccolo di nomi generici sono stati creati in onore dei personaggi più diversi. Vorrei condividere qui le loro storie e quelle delle piante cui sono legati. Archivi
April 2026
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