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AliciaAlicia W.R.Anderson W.R. Anderson, Novon, 16: 174 (2006) Alicia è un piccolo genere della famiglia Malpighiaceae che comprende due specie di liane legnose native del Sudamerica tropicale, di relativamente ampia diffusione, dalla Colombia al Nordeste argentino. Adattabili, crescono in una varietà di ambienti, tipicamente le foreste pluviali e le foreste stagionalmente aride. Hanno foglie opposte, spesso con lamina cordata, provviste di piccole ghiandole sia sul picciolo sia lungo il margine inferiore della lamina. Le stipole sono minuscole e si trovano alla base del picciolo.
Le infiorescenze sono pannocchie ramificate, portate sia all’estremità dei rami sia lateralmente. I fiori hanno sepali con due ghiandole (tranne quello anteriore) e petali bianchi, rosati o lilla, leggermente pelosi nella pagina inferiore. Gli stami sono dieci, tutti uguali e fertili. L’ovario è unico e gli stili sono diritti e simili tra loro, con un apice semplice. Il frutto è una samara: un piccolo nocciolo con ampie ali laterali che lo aiutano a disperdersi col vento. Le ali sono sottili, quasi trasparenti, e spesso percorse da venature ad anello. Le due specie del genere sono Alicia macrodisca (Triana & Planch.) Griseb. e A. anisopetala (A.Juss.) W.R.Anderson. La prima, più settentrionale — dalla Colombia e dal Venezuela fino all’Ecuador, alle Guyane e al Brasile — è legata soprattutto agli ambienti della foresta pluviale amazzonica. Si riconosce facilmente per le ampie samare discoidi che le danno il nome. Più ampio l’areale di A. anisopetala, che dalla Bolivia e dal Perù si estende fino al Nordeste argentino, passando per il Brasile. È una specie più adattabile, presente anche in foreste stagionalmente aride, vegetazione secondaria e ambienti disturbati. La caratteristica distintiva che le dà il nome sono i petali fortemente diseguali: quattro lunghi quanto il calice, il quinto molto più lungo e spesso di colore purpureo. Negli ultimi anni A. anisopetala è stata talvolta commercializzata come “black ayahuasca”, presumibilmente come succedaneo più economico e facilmente reperibile rispetto a Banisteriopsis caapi. Tuttavia, gli studi chimici disponibili non hanno rilevato alcaloidi psicotropi, e l’identità botanica del materiale venduto è spesso incerta o non verificabile. La tradizione d’uso, quando attestata, sembra essere depurativa e non psicotropa. |